.... Il salotto è abbandonato, deserto. Dalla finestra aperta il
plenilunio piove raggi nel buio come in una tomba violata; le cose
tutte paiono dormire il sonno eterno nell’ombra densa intorno alle
pareti, e rivivere in sogno nell’irradiazione spettrale di quel
rettangolo di luce. Nei vasi, nelle anfore, nelle coppe, appassiscono
tristi e foschi i crisantemi; dall’arpa alta, dorata, pendono rotte
due corde, sul tavolino la fotografia è rovesciata come la pietra
d’un altare distrutto da mano sacrilega; il volumetto di versi
trascina lacerato a brani; la cestellina da lavoro è chiusa, negletta;
sull’ultima pagina del libriccino di appunti, un altro verso di De
Musset, vergato con calligrafia femminile:
.... «Elle songe une année a qui lui pense un jour.»
Sulla tela del cavalletto scende un velo di crespo; sul divano largo,
di damasco, un fazzoletto di trina intriso di lagrime; sulla scrivanìa,
accanto ai pètali fossilizzati d’una rosa thea, in un foglietto bianco,
una sola parola:
«Addio.»