Donna Laura infine era giunta alla casa dei pioppi.
Ella si sentiva sfinita: le si offuscava la vista, le tempie le
battevano forte, la lingua le ardeva; le gambe sotto le si piegavano.
Dinanzi a lei, un cancello stava aperto. Ella entrò.
L'aia circolare era limitata da pioppi altissimi. Due delli alberi
sostenevano un cumulo di paglia di fromento, tra mezzo a cui uscivano i
rami fronzuti. Poichè in giro l'erba cresceva, due vacche falbe vi
pascolavano pacificamente battendosi con la coda i fianchi nutriti; e
tra le gambe a loro penzolavano le mammelle gonfie di latte, colorite
come frutti succulenti. Molti arnesi di agricoltura stavano sparsi pe 'l
suolo. Le cicale, in su li alberi, cantavano. Nel mezzo, tre o quattro
cuccioli giocavano abbaiando verso le vacche o inseguendo le galline.
"O signora, che cerchi?" chiese un vecchio, uscendo dalla casa. "Vuoi
_passare_?"
Il vecchio, calvo, con la barba rasa, teneva tutto il corpo in avanti su
le gambe inarcate. Le sue membra erano deformate dalle rudi fatiche,
dall'opera dell'arare che fa sorgere la spalla sinistra e torcere il
busto, dall'opera del falciare che fa tenere le ginocchia discoste,
dall'opera del potare che curva in due la persona, da tutte le opere
lente e pazienti della coltivazione. Egli, dicendo l'ultima parola,
accennava al fiume.
"Sì, sì," rispose Donna Laura non sapendo che dire, non sapendo che
fare, smarrita.
"Allora vieni. Ecco Luca che torna," soggiunse il vecchio, volgendosi al
fiume dove navigava a forza di pertiche una chiatta carica di pecore.
Egli condusse la passeggiera, a traverso un orto irrigato, fin sotto a
una pergola dove altri passeggieri attendevano. Camminando innanzi, egli
lodava le verzure e faceva pronostici, per consuetudine di agricoltore
invecchiato tra le cose della terra.
Volgendosi a un tratto, poichè la signora restava muta come se non
udisse, vide che ella aveva li occhi pieni di lacrime.
"Perchè piangi, signora?" le chiese con la stessa tranquillità con cui
parlava delle verzure. "Ti senti male?"
"No, no.... niente...." mormorò Donna Laura che si sentiva morire.
Il vecchio non disse altro. Egli era così indurato alla vita, che i
dolori altrui non lo commovevano. Egli vedeva tutti i giorni, tanta
gente diversa _passare_!
"Siedi," fece, come giunse alla pergola.
Là tre uomini della campagna attendevano, uomini giovani, carichi di
fardelli. Tutt'e tre fumavano in grosse pipe, mettendo nel fumare una
attenzione profonda, come per gustarne intera la voluttà, secondo il
costume della gente campestre nei rari diletti. Ad intervalli, dicevano
quelle lunghe cose insignificanti che l'agricoltore ripete senza fine e
che appagano lo spirito di lui tardo ed angusto.
Guardarono un poco, stupefatti, Donna Laura. Poi ripresero la loro
impassibilità.
Uno di loro avvertì, tranquillamente:
"Ecco la chiatta."
Un altro aggiunse:
"Porta le pecore di Bidena."
Il terzo:
"Saranno quindici."
E si levarono, insieme, intascando le pipe.
Donna Laura era caduta in una specie di stupidimento inerte. Le lacrime
le si erano fermate su i cigli. Ella avea perduto il senso della
realità. Dov'era? Che faceva?
La chiatta urtò leggermente contro la riva. Le pecore, strette le une
contro le altre, belavano intimidite dall'acqua. Il conduttore, il
traghettatore ed il figlio le aiutavano a discendere a terra. Le pecore,
appena discese, facevano una piccola corsa; poi si fermavano, si
riunivano e si mettevano a belare ancora. Due o tre agnelli saltellavano
su le gambe lunghe e deformi, tentando i capezzoli materni.
Compiuta la bisogna, Luca Marino fermò la chiatta. Poi a grandi passi
lenti salì la riva, verso l'orto. Era un uomo di quarant'anni circa,
alto, magro, con la faccia rossiccia, calvo alle tempie. Aveva baffi di
colore incerto e una manata di peli sparsa disugualmente per il mento e
per le guance; l'occhio un po' torbido, senza alcuna vivacità
d'intelligenza, venato di sanguigno, come quello dei bevitori. La
camicia aperta lasciava vedere il petto velloso; un berretto carico
d'untume copriva la testa.
"Ahuf!" esclamò egli d'un tratto, in faccia alla pergola, fermandosi su
le gambe, aperte e nettandosi con le dita la fronte stillante di sudore.
Passò dinanzi ai passeggieri, senza guardarli. In tutti i suoi gesti e
in tutte le sue attitudini era incomposto e quasi brutale. Le mani,
enormi, gonfie di vene sul dorso, le mani avvezze al remo parevano
essergli d'impaccio. Egli le teneva penzoloni lungo i fianchi e le
dondolava camminando.
"Ahuf! Che sete!..."
Donna Laura stava come impietrita, senza più parole, senza più
conscienza, senza più volontà.
Quello era il suo figliuolo! Quello era il suo figliuolo!
Una femmina gravida, che aveva già una figura senile, disfatta dal
lavoro e dalla fecondità, venne a porgere al marito assetato un boccale
di vino. L'uomo bevve d'un fiato. Poi si asciugò le labbra col dorso
della mano e fece schioccare la lingua. Disse, bruscamente, come se la
nuova fatica gli fosse dura:
"Andiamo."
Insieme co 'l primogenito, ch'era un grosso fanciullo di quindici anni,
preparò il legno; mise tra il bordo e la riva due tavole per rendere
agevole ai passeggieri l'imbarco.
"Perchè non monti, signora?" fece il vecchio di dianzi, vedendo che
Donna Laura non si moveva e non parlava.
Donna Laura si levò, macchinalmente, e seguì il vecchio che le diede
aiuto nel salire. Perchè saliva ella? Perchè passava il fiume? Non
pensò; non giudicò l'atto. Il suo spirito, così colpito, rimaneva ora
inerte, quasi immobile in un punto. -- Quello era il figlio. -- E a poco
a poco ella sentiva in se qualche cosa estinguersi, vanire: sentiva
nella mente a poco a poco farsi una gran vacuità. Non comprendeva più
niente. Vedeva, udiva, come in un sogno.
Quando il primogenito di Luca venne a lei per chiedere la mercè del
traghetto, prima che la barca si staccasse dalla riva, ella non intese.
Il fanciullo scoteva nel concavo delle mani le monete ricevute da uno
dei passeggieri; e ripeteva la domanda a voce più alta, credendo che la
signora fosse sorda per la vecchiezza.
Ella come vide li altri due uomini mettere la mano in tasca e pagare;
imitò quell'atto, risovvenendosi. Ma diede un maggior valore.
Il fanciullo volle farle intendere ch'egli non poteva renderle l'avanzo,
perchè non l'aveva. Ella ebbe un gesto inconsciente. Il fanciullo prese
tutto il danaro, con una smorfia di malizia. I presenti sorrisero, di
quel sorriso astuto che hanno li uomini campestri in conspetto di un
inganno.
Uno disse:
"Andiamo?"
Luca, che fin allora stava intento a tirar l'áncora, spinse la barca che
si mosse dolcemente su l'acqua gorgogliante. La riva parve fuggire, con
le canne e con i pioppi, ed incurvarsi come una falce. Il sole
incendiava tutto il fiume, appena inclinato verso il cielo occidentale
dove sorgevano vapori violetti. Si vedeva ora su la riva un gruppo di
gente che gesticolava; ed erano i mendicanti a torno all'idiota. A
tratti, col vento giungevano anche lembi di parole e di risa simili a
un'agitazione di flutti.
I rematori, nudi il busto, vogavano a gran forza per superare il filo
della corrente. Donna Laura vedeva il dorso di Luca, nero, dove, le
costole si disegnavano e colava a rivoli il sudore. Teneva li occhi
fissi, un po' dilatati, pieni d'ebetudine.
Uno dei passeggieri avvertì, prendendo sotto il banco le sue robe:
"Ci siamo."
Luca afferrò l'áncora e la gittò alla riva. La barca ridiscese con la
corrente per tutta la lunghezza della corda; quindi si fermò, con una
stratta. I passeggieri furono a terra, d'un salto; ed aiutarono la
vecchia signora, tranquillamente. Quindi si rimisero in cammino.
La campagna da quella parte era coltivata a vigneti. Le viti, piccole e
magre, verdeggiavano in filari. Alcuni alberi interrompevano qua e là il
piano, con forme rotonde.
Donna Laura si trovò sola, perduta, su quella riva senz'ombra, non
avendo più conoscenza di sè che per il battito continuo delle arterie,
per un romorío cupo ed assordante nelli orecchi. Il suolo sotto i piedi
le mancava e pareva affondarsi come fango o arena, ad ogni passo. Tutte
le cose in torno turbinavano e si dileguavano; tutte le cose, ed anche
là sua esistenza, le apparivano vagamente, lontane, dimenticate, finite
per sempre. La follia le prendeva la mente. Ella, d'un tratto, vide
uomini, case, un altro paese, un altro cielo. Urtò in un albero, cadde
su una pietra; si rialzò. E il suo povero corpo di vecchia traballava in
moti terribili e insieme grotteschi.
Ora, i mendicanti dall'altra riva avevano eccitato per dileggio l'idiota
a passare il fiume a nuoto ed a raggiungere la donna per aver
l'elemosina. Essi l'avevano spinto nell'acqua, dopo avergli strappati i
cenci di dosso. E l'idiota nuotava come un cane, tra una pioggia di
sassate che gl'impedivano di tornare a dietro. Quelli uomini deformi
fischiavano e urlavano, prendendo diletto nella crudeltà. Essi, come la
corrente traeva l'idiota, arrancavano lungo la sponda e imperversavano.
"Affoga! Affoga!"
L'idiota, con sforzi disperati, prese terra. E così ignudo, poichè in
lui era morto con l'intelligenza il sentimento del pudore, si mise a
camminare verso la donna, di traverso, com'era suo costume, tendendo la
mano ad ogni tratto.
La demente, rialzandosi, vide; e con un moto di orrore e con un grido
acutissimo si diede a correre verso il fiume. Sapeva quel che faceva?
Voleva morire? Che pensava ella, in quell'attimo?
Giunta all'estremo limite, cadde nell'acqua. L'acqua gorgogliò, si
chiuse pienamente; e tanti circoli successivi partirono dal luogo della
caduta e si allargarono in lievi ondulazioni lucide e si dispersero.
I mendicanti dall'altra riva gridavano verso una barca che si
allontanava:
"Oh Lucaaa! Oh Luca Marinooo!"
E correvano verso la casa dei pioppi a dare la novella.
Allora, come seppe il caso, Luca spinse la barca verso il luogo che
gl'indicavano, e chiamò La Martina che se ne veniva placidamente con il
suo legno in balia della corrente.
Disse Luca:
"C'è un'annegata, laggiù."
Non si curò di raccontare il fatto o di parlare della persona, poichè
non amava le molte parole.