II.

Tutte queste vicende ripensava la vecchia signora, sotto la pergola, nel

giardino tranquillo. Che cosa ora dunque la tratteneva dal rivedere il

figlio? Ella avrebbe avuto la forza di reprimersi; ella non si sarebbe

svelata, no. Le bastava di rivederlo, il figlio suo, quello ch'ella

aveva tenuto sulle braccia un giorno solo, tanti anni a dietro, tanti,

tanti anni! Era cresciuto? Era grande? Era forte? Era bello? Com'era?

E mentre così interrogava sè stessa, nel fondo del suo spirito ella non

giungeva a raffigurarsi l'uomo. Sempre in lei l'imagine dell'infante

persisteva, si sovrapponeva ad ogni altra imagine, vinceva con la nitida

chiarezza delle sue forme ogni altra forma fantastica che tentasse di

sorgere. Ella non preparava l'animo, si abbandonava debolmente al

sentimento indeterminato. Il senso della realtà in quel momento le

mancava.

-- Io lo vedrò! Io lo vedrò! -- ripeteva in sè stessa, inebriandosi.

Le cose in torno tacevano. Il vento faceva incurvare i roseti che,

passato il soffio, seguitavano a muoversi pesantemente. Li zampilli

scintillavano e guizzavano, tra il verde, come stocchi.

Donna Laura stette un poco in ascolto. Dal silenzio sorgeva non so qual

grandezza che le infuse nell'animo quasi uno sgomento. Ella esitò. Poi

si mise pe 'l viale, da prima con passi rapidi; giunse al cancello tutto

abbracciato dalle piante e dai fiori; sostò, per guardarsi in dietro:

aprì. Dinanzi a lei la campagna si stendeva deserta sotto il meriggio.

Le case di Penti in lontananza biancheggiavano su l'azzurro del cielo,

con un campanile, con una cupola, con due o tre pini. Il fiume si

svolgeva nella pianura, tortuoso e lucentissimo, toccando le case.

Donna Laura pensò: -- Egli è là. -- E tutte le sue fibre di madre

vibrarono. Animata, riprese a camminare, guardando dinanzi a sè con li

occhi che il sole fastidiva, non curando il calore. A un certo punto

della strada cominciarono li alberi, magri pioppetti tutti canori di

cicale. Due femmine scalze, ciascuna con un cesto su 'l capo, venivano

incontro.

"Sapete la casa di Luca Marino?" chiese la signora, presa da una voglia

irresistibile di pronunziare quel nome a voce alta, liberamente.

Le femmine la guardarono, stupefatte, soffermandosi.

Una rispose, con semplicità:

"Noi non siamo di Penti."

Donna Laura, malcontenta, seguitò la via, provando già un poco di

stanchezza nelle povere membra senili. Li occhi, offesi dalla luce

intensa, le facevano vedere alcune mobili macchie rosse nell'aria. Un

leggero principio di vertigine le turbava il cervello.

Penti si avvicinava sempre più. I primi tuguri apparvero tra molte

piante di girasoli. Una femmina, mostruosa per l'adipe, stava seduta

sopra una soglia; ed aveva su quel gran corpo una testa infantile, li

occhi dolci, i denti schietti, il sorriso placidissimo.

"O signora, dove andate?" chiese la femmina, con un accento ingenuo di

curiosità.

Donna Laura si accostò. Aveva il volto tutto infiammato e la

respirazione corta. Le forze erano per mancarle.

"Mio Dio! Oh mio Dio!" gemeva ella, reggendosi le tempie con le palme.

"Oh mio Dio!"

"Signora, riposatevi," diceva la femmina ospitale, invitandola ad

entrare.

La casa era bassa ed oscura; ed aveva quell'odor particolare che hanno

tutti i luoghi dove molta gente agglomerata vive. Tre o quattro bambini

nudi, anch'essi col ventre così gonfio che parevano idropici, si

trascinavano su 'l suolo, borbottando, brancicando, portando alla bocca

per istinto qualunque cosa capitasse loro sotto le mani.

Mentre Donna Laura seduta riprendeva le forze, la femmina parlava

oziosamente, tenendo fra le braccia un quinto bambino, tutto coperto di

croste nerastre tra mezzo a cui si aprivano due grandi occhi, puri ed

azzurri, come due fiori miracolosi.

Donna Laura domandò:

"Qual è la casa di Luca Marino?"

L'ospite co 'l gesto indicò una casa rossiccia, all'estremità del paese,

in vicinanza del fiume, circondata quasi da un colonnato di alti pioppi.

"È quella. Perchè?"

La vecchia signora si sporse per guardare.

Li occhi le dolevano, feriti dalla luce solare, e le palpebre le

battevano forte. Ma ella stette qualche minuto in quell'attitudine,

respirando con fatica, senza rispondere, quasi soffocata da una

sollevazione di sentimento materno. -- Quella dunque era la casa del suo

figliuolo? -- Subitamente, per una involontaria operazion dello spirito,

le apparvero dinanzi l'interno della stanza lontana, il paese di

Provenza, le persone, le cose, come nel bagliore di un lampo, ma

evidenti, nettissimi. Ella si lasciò ricadere su la sedia, e rimase

muta, confusa, in una specie di ottusità fisica proveniente forse

dall'azione del sole. Nelli orecchi aveva un ronzio continuo.

Disse l'ospite:

"Volete passare il fiume?"

Donna Laura fece un cenno inconsciente, incantata da un turbinio di

circoli rossi che gli si producevano nella retina.

"Luca Marino porta uomini e bestie da una riva all'altra. Ha una barca e

una chiatta," seguitò l'ospite. "Se no, bisogna andare fino a Prezzi a

cercare il guado. È tant'anni che fa il mestiere! È sicurissimo,

signora."

Donna Laura ora ascoltava, facendo uno sforzo per raccogliere tutte le

sue facoltà sensorie che si disperdevano. Ma pure, dinanzi a quelle

novelle del figliuolo, restava smarrita; quasi non comprendeva.

"Luca non è del paese," riprese la femmina grassa, trascinata dalla

nativa loquacità. "L'hanno allevato i Marino che non avevano figliuoli.

E un signore, non di qui, gli ha dotata la moglie. Ora vive bene;

lavora; ma ha il vizio del vino."

La femmina diceva queste cose ed altre, con semplicità grande, senza

malizia per l'origine sconosciuta di Luca.

"Addio, addio," fece Donna Laura, levandosi, presa da un vigore

fittizio. "Grazie, buona donna."

Porse a uno dei bimbi una moneta: ed uscì alla luce.

"Per quella viottola!" le gridò dietro, indicando, l'ospite.

Donna Laura seguì la viottola. Un gran silenzio regnava intorno, e nel

silenzio le cicale cantavano a distesa. Alcuni gruppi d'olivi contorti e

nodosi sorgevano dal terreno disseccato. Il fiume, a sinistra, brillava.

"Ooh, La Martinaaa!" chiamò una voce, in lontananza, dalla parte del

fiume.

Quella voce umana d'improvviso fece a Donna Laura un'impressione

singolare. Ella guardò. Su 'l fiume navigava una barca, a pena visibile

tra il vapor luminoso; e un'altra barca, ma a vela, biancheggiava a

maggior distanza. Nella prima barca si scorgevano forme d'animali: erano

forse cavalli.

"Ooh, La Martinaaa!" richiamò la voce.

Le due barche si avvicinavano l'una all'altra. Quello era il punto delle

secche, dove i barcaiuoli pericolavano quando il carico pesava.

Donna Laura, ferma sotto un olivo, appoggiata al tronco, seguiva con lo

sguardo la vicenda. Il cuore le palpitava con tanta violenza che le

pareva i battiti empissero tutta la campagna circostante. Il fruscio dei

rami, il canto delle cicale, il lampeggio delle acque, tutte le

sensazioni esteriori la turbavano, le mettevano nello spirito un

disordine quasi di demenza. L'accumulamento lento del sangue nel

cervello, per l'azione del sole, le dava ora una visione leggermente

rossa, un principio di vertigine.

Le due barche, giunte a un gomito del fiume, non si videro più.

Allora Donna Laura riprese a camminare, un po' barcollante, come

un'ebra. Le si presentò dinanzi un gruppo di case riunite in torno a una

specie di corte. Sei o sette mendicanti meriggiavano ammucchiati in un

angolo: le loro carni rossastre, maculate dalle malattie della cute,

uscivano di tra i cenci; nei loro volti deformi il sonno aveva una

pesantezza bestiale. Qualcuno dormiva bocconi, con la faccia nascosta

tra le braccia piegate a cerchio. Qualche altro dormiva supino, con le

braccia aperte, nell'attitudine del Cristo crocifisso. Un nuvolo di

mosche turbinava e ronzava su quelle povere carcasse umane, denso e

laborioso, come sopra un cumulo di fimo. Dalle porte socchiuse veniva un

romore di telai.

Donna Laura attraversò la piazzetta. Il suono de' suoi passi su le

pietre fece risvegliare un mendicante che si levò su i gomiti e, tenendo

li occhi ancora chiusi, balbettò macchinalmente:

"La carità, per l'amore di Dio!"

A quella voce tutti i mendicanti si risvegliarono, e tutti sorsero.

"La carità, per l'amore di Dio!"

"La carità, per l'amore di Dio!"

La torma cenciosa si mise a seguitare la passante, chiedendo

l'elemosina, tendendo le mani. Uno era storpio e camminava a piccoli

salti, come una scimmia ferita. Un altro si trascinava su 'l sedere

puntellandosi con ambo le braccia, come fanno con le zampe le locuste,

poichè aveva tutta la parte inferiore del corpo morta. Un altro aveva un

gran gozzo paonazzo e rugoso che ad ogni passo ondeggiava come una

giogaia. Un altro aveva un braccio ritorto come una grossa radice.

"La carità, per l'amore di Dio!"

Le loro voci erano varie, alcune cavernose e roche, altre acute e

femminine come quelle delli evirati. Ripetevano sempre le stesse parole,

con lo stesso accento, in un modo accorante.

"La carità, per l'amore di Dio!"

Donna Laura, così inseguita da quella gente mostruosa, provava una

voglia istintiva di fuggire, di salvarsi. Uno sbigottimento cieco la

teneva. Avrebbe forse gridato, se avesse avuta la voce nella gola. I

mendicanti le instavano da presso, le toccavano le braccia, con le mani

tese. Volevano l'elemosina, tutti.

La vecchia signora si cercò nella veste, prese delle monete, le lasciò

cadere dietro di sè. Li affamati si fermarono, si gittarono avidamente

su le monete, lottando, stramazzando sul terreno, dando calci,

calpestandosi. Bestemmiavano.

Tre rimasero con le mani vuote; e ripresero a seguitare la vecchia

incattiviti.

"Noi non l'abbiamo avuta! Noi non l'abbiamo avuta!"

Donna Laura, disperata per quella persecuzione, diede altre monete,

senza volgersi. La lotta fu tra lo storpio e il gozzuto. Ambedue

presero. Ma un povero epilettico idiota, che tutti opprimevano e

dileggiavano, non ebbe nulla; e si mise a piagnucolare, leccandosi le

lacrime e il moccio che gli colava dal naso, con un verso ridicolo:

"Ahu, ahu, ahuuu!"

San Pantaleone · 第 30 / 64 题