Forse per una vicenda del vento, ora li odori non erano più li stessi.
Veniva, forse dalla collina d'Orlando, il profumo dei limoni, così
possente e così dolce e così sottilmente instigatore. Forse dai giardini
di Scalia originavano i profumi delle rose, i profumi zuccherini che
davano all'aria il sapore d'un'essenza aromale. Montavano forse dal
padùle della Farnia le fragranze umide dei gigli fiorentini, che
respirate deliziavano come un sorso d'acqua.
I due rimanevano ancora taciturni, sul cassone, immobili, oppressi dalla
voluttà della notte lunare. Dinanzi a loro la fiammella della lampada
oscillava rapidamente, e curvavasi fino a lambire l'esilissimo cerchio
d'olio, sul quale ancora galleggiava alimentandosi. Come la fiammella
ebbe un primo stridore, i due si volsero; e stettero così, ansiosi, con
li occhi dilatati e fissi, a guardare la fiammella che finiva di beversi
le ultime stille. D'improvviso la fiammella si spense. Allora, tutt'a un
tratto, con un'avidità concorde, nel tempo medesimo, essi si strinsero
l'uno all'altra, si allacciarono, si cercarono con la bocca,
perdutamente, ciecamente, senza parlare, soffocandosi di carezze.