I cinque giorni della festa Anna visse così, dentro la chiesa, dall'ora
mattutina fino all'ora in cui le porte si chiudevano, fedelissima,
respirando quell'aria calda che le metteva nei sensi un torpore
beatifico, nell'anima una felicità piena di umiltà. Le orazioni, le
genuflessioni, le salutazioni, tutte quelle formule, tutti quei gesti
rituali ripetuti incessantemente, le avevano dato una specie di ottusità
contro ogni altra sensazione che non fosse religiosa.
Rosaria, la figlia di Sblendore, intanto ne traeva profitto, movendo la
pietà di lei con false querimonie e con lo spettacolo miserevole del
vecchio paralitico. Ella era una femmina malvagia, esperta nelle frodi,
dedita alla crapula; aveva tutta la faccia sparsa di umori vermigli e
serpiginosi, i capelli canuti, il ventre obeso. Legata al paralitico dai
comuni vizi e dalle nozze, ella insieme con lui aveva disperse in breve
tempo le già scarse sostanze, bevendo e gozzovigliando. Ambedue nella
miseria, inveleniti dalla privazione, arsi da sete di vino e di liquori
ignei, affranti da infermità senili, ora espiavano il loro lungo
peccato.
Anna, con uno spontaneo moto caritatevole, diede a Rosaria tutto il
denaro tenuto per le elemosine, tutti i panni superflui; si tolse li
orecchini, due anelli d'oro, la collana di corallo; promise altri
soccorsi. E riprese quindi il cammino di Pescara, in compagnia di Fra
Mansueto, portando nel canestro la testuggine.
In cammino, come le case di Ortona si allontanavano, una gran tristezza
scendeva su l'animo della donna. Stuoli di pellegrini volgevano per
altre vie, cantando: e i loro canti rimanevano a lungo nell'aria,
monotoni e lenti. Anna li ascoltava, e un desiderio senza fine la traeva
a raggiungerli, a seguirli, a vivere così pellegrinando di santuario in
santuario, di terra in terra, per esaltare i miracoli d'ogni santo, le
virtù d'ogni reliquia, le bontà d'ogni Maria.
"Vanno a Cocullo," le disse Fra Mansueto, accennando co 'l braccio a un
paese lontano. E ambedue si misero a parlare di san Domenico che
protegge dal morso dei serpenti li uomini e le semenze dai bruchi; poi
d'altri patroni. -- A Bugnara, su 'l Ponte del Rivo, più di cento
giumenti, tra cavalli, asini e muli, carichi di frumento vanno in
processione alla Madonna della Neve: i devoti cavalcano su le some, con
serti di spighe in capo, con tracolle di pasta; e depongono ai piedi
dell'imagine i doni cereali. A Bisenti, molte giovinette, con in capo
canestre di grano, conducono per le vie un asino che porta su la groppa
una maggiore canestra; ed entrano nella chiesa della Madonna delli
Angeli, per l'offerta, cantando. A Torricella Peligna, uomini e
fanciulli, coronati di rose e di bacche rosee, salgono in pellegrinaggio
alla Madonna delle Rose, sopra una rupe dov'è l'orma di Sansone. A
Loreto Aprutino un bue candido, impinguato durante l'anno con abbondanza
di pastura, va in pompa dietro la statua di san Zopito. Una gualdrappa
vermiglia lo copre, e lo cavalca un fanciullo. Come il santo rientra
nella chiesa, il bue s'inginocchia su 'l limitare; poi si rialza
lentamente, e segue il santo tra il plauso del popolo. Giunto nel mezzo
della chiesa, manda fuora li escrementi del cibo; e i devoti da quella
materia fumante traggono li auspicii per l'agricultura.
Di queste usanze religiose Anna e Fra Mansueto parlavano, quando
giunsero alla foce dell'Alento. L'alveo portava le acque di primavera
tra le vitalbe non anche fiorenti. E il cappuccino disse della Madonna
dell'Incoronata, dove per la festa di san Giovanni i devoti si cingono
il capo di vitalbe, e nella notte vanno su 'l fiume Gizio a _passar
l'acqua_ con grandi allegrezze.
Anna si scalzò per guadare. Ella sentiva ora nell'animo un'immensa
venerazione d'amore per tutte le cose, per li alberi, per le erbe, per
li animali, per tutte le cose che quelle usanze cattoliche avevano
santificato. E dal fondo della sua ignoranza e della sua semplicità
l'instinto dell'idolatria insorgeva ora, per un fenomeno naturale,
pienamente.
Alcuni mesi dopo il ritorno, scoppiò nel paese un'epidemia colerica; e
la mortalità fu grande. Anna prestò le sue cure alli infermi poveri. Fra
Mansueto morì. Anna n'ebbe molto dolore; e nel 1866, per la ricorrenza
della festa, volle prendere congedo e rimpatriare per sempre, poichè
vedeva in sogno tutte le notti san Tommaso che le comandava di partire.
Ella prese la testuggine, le sue robe e i suoi risparmi; baciò le mani
di Donna Cristina, piangendo; e partì questa volta sopra un carretto,
insieme con due monache questuanti.
A Ortona ella abitò nella casa dello zio paralitico; dormì su un
pagliericcio; non si cibò che di pane e di legumi. Dedicava tutte le ore
del giorno alle pratiche della chiesa, con un fervore meraviglioso; e la
sua mente vie più perdeva ogni altra facoltà che non fosse quella di
contemplare i misteri cristiani, di adorare i simboli, d'imaginare il
paradiso. Ella era tutta rapita nella carità divina, era tutta compresa
di quella divina passione che i sacerdoti manifestano sempre con li
stessi segni o con le stesse parole. Ella non comprendeva che
quell'unico linguaggio; non aveva che quell'unico ricovero, tiepido e
solenne, dove tutto il cuore le si dilatava in una pia securtà di pace,
e li occhi le s'inumidivano in un'ineffabile soavità di lacrime.
Soffrì, per amor di Gesù, le miserie domestiche; fu dolce e sommessa;
non mai profferì un lamento, un rimprovero, o una minaccia. Rosaria le
sottrasse a poco a poco tutti i risparmi; e cominciò quindi a farle
patire la fame, ad angariarla, a chiamarla con nomi disonesti, a
perseguitarle la testuggine con insistenza feroce. Il vecchio paralitico
omai non faceva che emettere una specie di mugolío rauco, aprendo la
bocca entro cui la lingua tremava, e da cui colava in abbondanza la
saliva continuamente. Un giorno, poichè la moglie avida beveva innanzi a
lui un liquore e gli negava il bicchiere sfuggendo, egli si levò dalla
sedia con uno sforzo, e si mise a camminare verso di lei: le gambe gli
oscillavano, i piedi si posavano su 'l terreno con un'involontaria
percussione ritmica. D'un tratto egli si accelerò, co 'l tronco
inclinato in avanti, saltellando a piccoli passi incalzanti, come spinto
da un impulso progressivo irresistibile, finchè cadde bocconi su l'orlo
delle scale, fulminato....