Ma una tacita promessa di nozze fu data molti giorni dopo, in ottobre,
nella prima natività dell'olio d'oliva e nell'ultima migrazione delle
rondini. Con licenza di Donna Cristina, un lunedì Zacchiele condusse
Anna alla fattoria dei Colli, dov'era il frantoio. Uscirono da
Portasale, a piedi, e presero la via Salaria, volgendo le spalle al
fiume. Dal giorno della favola di Galeana e di Mainetto, essi provavano
l'un verso l'altra una specie di trepidazione, un misto di temenza,
vergogna e rispetto. Avevano perduta quella bella familiarità d'una
volta; parlavano poco insieme e sempre con un tal riserbo esitante,
senza mai guardarsi nel volto, con incerti sorrisi, confondendosi talora
per una subitanea espansion di rossore, indugiando così in questi timidi
bamboleggiamenti d'innocenza.
Camminarono in silenzio, da prima, ciascuno seguendo lo stretto sentiero
asciutto che i passi dei viandanti avevano praticato su i due margini
della via; e li divideva il mezzo della via fangoso e segnato di solchi
profondi dalle ruote dei veicoli. Una libera gioia vendemmiale occupava
le campagne: i canti del mosto per la pianura si avvicendavano.
Zacchiele si teneva un poco in dietro, rompendo a tratti a tratti il
silenzio con qualche parola su la temperie, su le vigne, su la raccolta
delle olive. Anna guardava curiosa tutti i cespugli rosseggianti di
bacche, i campi lavorati, le acque dei fossi; e a poco a poco le nasceva
nell'animo una letizia vaga, quale di chi dopo lungo tempo sia dilettato
da sensazioni già innanzi conosciute. Come il cammino prese a volgere su
pe 'l declivio tra i ricchi oliveti di Cardirusso, chiaramente le sorse
nell'animo il ricordo di Sant'Apollinare e dell'asino e del custode
delli armenti. Ed ella sentì quasi rifluirsi al cuore tutto il sangue,
d'improvviso. Avvenne allora in lei un fenomeno. Quell'episodio obliato
della sua giovinezza le si coordinò nella memoria con una perspicuità
meravigliosa; l'imagine dei luoghi le si formò dinanzi; e nella scena
illusoria ella rivide l'uomo dal labbro leporino, ne riudì la voce,
provando un turbamento nuovo senza sapere perchè.
La fattoria si avvicinava; fra li alberi soffiava il vento facendo
cadere le ulive mature; una zona di mare sereno si scopriva
dall'altitudine. Zacchiele s'era messo a fianco della donna e la
guardava di tratto in tratto con una pia supplicazione di tenerezza. --
A che pensava ella dunque? -- Anna si volse, con un'aria quasi di
sbigottimento, come fosse stata colta in fallo. -- A niente pensava. --
Giunsero al frantoio, dove i coloni macinavano la prima raccolta delle
olive cadute precocemente dall'albero. La stanza delle macine era bassa
e oscura; dalla vôlta luccicante di salnitro pendevano lucerne di ottone
e fumigavano; un giumento bendato girava una mola gigantesca, con passo
regolare; e i coloni, vestiti di certe lunghe tuniche simili a sacchi,
nudi le gambe e le braccia, muscolosi, oleosi, versavano il liquido
nelle giare, nelle conche, nelli orci.
Anna si mise a considerare l'opera, attentamente; e, come Zacchiele
impartiva ordini ai faticatori, e girava tra le macine, osservando la
qualità delle olive con una grave sicurezza di giudice, ella sentì per
lui in quel momento crescere l'ammirazione. Poi, come Zacchiele dinanzi
a lei prese un gran boccale colmo e versando nell'orcio quell'olio
purissimo e luminoso nominò la grazia di Dio, ella si fece il segno
della croce, tutta compresa di venerazione per l'opulenza della terra.
Venivano intanto su la porta le due femmine della fattoria; e ciascuna
teneva contro il seno un poppante, e si traeva un bel grappolo di
figliuoli dietro le gonne. Si misero a conversare placidamente; e,
poichè Anna tentava accarezzare i fanciulli, ciascuna si compiaceva
della propria fecondità, e con una ridente onestà di parole ragionava
dei parti. La prima aveva avuti sette figliuoli; la seconda undici. --
Era la volontà di Gesù Cristo; e per la campagna poi ci volevano
braccia. Allora la conversazione volse in materie familiari. Albarosa,
una delle madri, fece molte domande ad Anna. -- Ella non aveva avuto mai
figliuoli? -- Anna, nel rispondere che non s'era maritata, provò per la
prima volta una specie di umiliazione e di rammarico, dinanzi a quella
possente e casta maternità. Poi, cambiando il discorso, ella tese la
mano sul più vicino dei bimbi. Li altri guardavano con li occhi ampi che
pareva avessero assunto un limpido color vegetale dallo spettacolo
continuo delle cose verdi. L'odore delle olive infrante si spandeva
nell'aria, ed entrava nelle fauci ad eccitare il palato. I gruppi dei
faticatori apparivano e sparivano sotto il rossore delle lucerne.
Zacchiele, che fino a quel momento aveva invigilato su la misura
dell'olio, si accostò alle donne. Albarosa lo accolse con un volto
festevole. -- Quanto voleva aspettare Don Zacchiele a prender moglie? --
Zacchiele sorrise con un po' di confusione, a quella domanda; e diede
un'occhiata sfuggente ad Anna che accarezzava ancora il bimbo selvatico
e fingeva di non avere inteso. Albarosa, per una benevola arguzia
contadinesca, riunendo visibilmente con l'ammiccar delli occhi bovini il
capo di Anna e quello di Zacchiele, seguitò le incitazioni. -- Erano una
coppia benedetta da Dio. Che aspettavano? -- I coloni, avendo sospesa
l'opera per attendere al pasto, facevano in torno cerchia. E la coppia,
anche più confusa per quella testimonianza, restava muta in
un'attitudine tra di sorriso tremulo e di pudica modestia. Qualcuno dei
giovini fra i testimoni, esilarato dalla faccia amorosamente compunta di
Don Zacchiele, sospingeva con urti di gomito i compagni. Il giumento
nitrì, per fame.
Fu apprestato il pasto. Un'attività diligente invase la gran famiglia
rustica. Su lo spiazzo, all'aperto, tra li olivi pacifici e in conspetto
del sottostante mare, li uomini sedevano alla mensa. I piatti dei legumi
conditi d'olio novello fumavano; il vino scintillava nelle semplici
forme liturgiche dei vasi; e il cibo frugale dispariva rapidamente entro
li stomachi dei faticatori.
Anna ora si sentiva come assalire da un tumulto di giubilo, e si sentiva
d'un tratto quasi legata da una specie di dimestichezza amichevole con
le due donne. Queste la condussero nell'interno della casa, dove le
stanze erano larghe e luminose benchè antichissime: su le pareti le
imagini sacre si alternavano con le palme pasquali; provvigioni di carni
suine pendevano dai soffitti, i talami dal pavimento si elevavano ampi
ed altissimi con a canto le culle; da tutto emanava la serenità della
concordia familiare. Anna, considerando quell'ordine, sorrideva
timidamente a una dolcezza interiore; e in un punto fu presa da una
strana commozione, quasi che tutte le sue latenti virtù di madre
casalinga e i suoi istinti di allevatrice fremessero e insorgessero
d'improvviso.
Quando le donne ridiscesero su lo spiazzo, li uomini stavano ancora in
torno alla tavola; Zacchiele parlava con loro. Albarosa prese un piccolo
pane di frumento, lo divise nel mezzo, lo consperse d'olio e di sale, e
l'offerì ad Anna. L'olio novello, allora allora gemuto dal frutto,
spandeva nella bocca un saporoso aroma asprino; ed Anna allettata mangiò
tutto il pane. Bevve anche vino. Poi, come il vespro cadeva, ella e
Zacchiele ripresero il cammino del declivio.
Dietro di loro i coloni cantarono. Molti altri canti sorsero dalla
campagna, e si dispiegarono nella sera con la piana larghezza di un
salmo gregoriano. Il vento soffiava fra li oliveti più umido; un
chiarore moriente tra roseo e violaceo indugiava effuso pe 'l cielo.
Anna camminò innanzi, con passo celere, rasente i tronchi. Zacchiele la
seguì, pensando alle parole ch'egli voleva dire. Ambedue, da poi che si
sentivano soli, provavano una trepidazione infantile, quasi un timore. A
un punto Zacchiele chiamò la donna per nome; ed ella si volse umile e
palpitante. -- Che voleva? -- Zacchiele non disse più altro; fece due
passi, giunse al fianco di lei. E così continuarono il cammino, in
silenzio, finchè la via Salaria non li divise. Come nell'andare, essi
presero ciascuno il sentiero del margine, a destra e a manca. E
rientrarono a Portasale.