IV.

Su li ultimi giorni di giugno l'asino infermò. Non prendeva cibo nè

bevanda da quasi una settimana. I viaggi s'interruppero. Una mattina che

Anna discese alla tettoia, scorse la bestia tutta ripiegata su lo strame

in un avvilimento miserevole. Una specie di tosse roca e tenace scoteva

di tratto in tratto la gran carcassa malcoperta di cuoio; su li occhi

s'erano formate due cavità profonde, come due orbite vacue; e li occhi

parevano due grosse bolle gonfie di siero. Quando l'asino udì le voci di

Anna, tentò levarsi: il corpo gli traballava su le zampe e il collo gli

si abbatteva giù dalle spalle acute e le orecchie gli penzolavano con i

movimenti involontari e incomposti di un enorme giocattolo che avesse

guaste le commessure. Un liquido mucoso gli colava dalle nari, talvolta

allungandosi in filamenti sino ai ginocchi. Le chiazze nude nel pelame

avevano il colore azzurrognolo e quasi cangiante della lavagna. I

guidaleschi qua e là sanguinavano.

Anna, allo spettacolo, si sentì stringere da una angoscia pietosa; e,

poichè ella per natura e per uso non provava alcuna repugnanza fisica in

contatto della materia immonda, si accostò a toccare l'animale. Con una

mano gli sorreggeva la mascella inferiore, con l'altra una spalla; e

così tentava fargli muovere i passi, sperando in una qualche virtù

dell'esercizio. L'animale prima esitava, squassato da nuovi sussulti di

tosse; poi finalmente prese a camminare per la china dolce che scendeva

al lido. Le acque, dinanzi, nella natività del giorno biancheggiavano; e

i calafati verso la Penna spalmavano una carena. Come Anna levò il

sostegno delle mani e trasse la corda della cavezza, l'asino per un

fallo de' piedi anteriori stramazzò d'improvviso. La gran macchina delle

ossa ebbe uno scricchiolío interno di rotture, e la pelle del ventre e

dei fianchi risonò sordamente e palpitò. Le gambe fecero l'atto di

correre; per l'urto, dalla genciva uscì un poco di sangue e tra i denti

si diffuse.

Allora la donna si mise a gridare andando verso la casa. Ma i calafati,

sopraggiunti, in conspetto dell'asino giacente ridevano e motteggiavano.

Uno di loro percosse co 'l piede il ventre del moribondo. Un altro gli

afferrò le orecchie e gli sollevò il capo che ricadde pesantemente a

terra. Li occhi si chiusero; qualche brivido corse fra il pelame bianco

del ventre aprendone le spighe, come un soffio; una delle gambe di

dietro battè due o tre volte nell'aria. Poi tutto fu immobile; se non

che nella spalla ov'era un'ulcera, si produsse un lieve tremito, simile

a quello che per la molestia d'un insetto avveniva dianzi volontario

nella carne vivente. Quando Anna tornò su 'l luogo, trovò i calafati che

tiravano per la coda la carogna, e cantavano un _Requiem_ con false voci

asinine.

Così Anna rimase in solitudine; e per lungo tempo ancora visse nella

casa dei parenti ed ivi appassì, adempiendo umili uffici, e sopportando

con molta pazienza cristiana le vessazioni. Nel 1845 li accessi

epilettici riapparvero con violenza; sparvero dopo alcuni mesi. La fede

religiosa in quell'epoca divenne in lei più profonda e più calda. Ella

saliva alla basilica tutte le mattine e tutte le sere; e s'inginocchiava

abitualmente in un angolo oscuro protetto da una gran pila di marmo

dov'era figurata con rozza opera di bassorilievo la fuga della Sacra

Famiglia in Egitto. Da prima scelse ella forse quell'angolo attratta dal

docile asinello trasportante il pargolo Gesù e la Madre alla terra

dell'idolatria? Una quietudine d'amore le discendeva su lo spirito,

quando aveva piegate le ginocchia nell'ombra; e la preghiera le sgorgava

puramente dal petto come da una fonte natale, poichè ella pregava

soltanto per la voluttà cieca dell'adorazione, non per la speranza

d'ottener grazia di beni nella vita terrena. In lei il desiderio del

miglioramento, questo universal desiderio umano, s'era andato spegnendo

via via che l'intelligenza svaniva, e che per le condizioni

consuetudinarie si semplificavano nell'organismo i bisogni. Ella

pregava, con la testa china sulla sedia; e come i cristiani

nell'accedere e nell'uscire attingevano con le dita l'acqua della pila,

e si segnavano, ella a quando a quando trasaliva, sentendo su' capelli

qualche stilla benedetta cadere.

San Pantaleone · 第 14 / 64 题