E ora concludiamo.
L’Aretino non è quel pessimo e mostruoso uomo che s’è voluto fare
di lui, o almeno non merita solo l’infamia, se le male qualità che
gliel’hanno procacciata appartengono, non meno che a lui, al suo
secolo.
L’Aretino non può essere messo nel novero dei grandi scrittori, perchè
non lasciò dopo sè nessun capolavoro; ma alcune delle cose sue sono
molto pregevoli, e tutte fanno fede di uno spirito ardito e di certe
tendenze novatrici delle quali non fu tenuto conto abbastanza, e
che meritano invero molta considerazione. A mio giudizio, l’Aretino
ha, come letterato, assai più importanza che non il Guidiccioni, il
Casa, o alcun altro simile, il cui nome figura nientedimeno assai più
onoratamente nelle molte storie della nostra letteratura.
La doppia infamia, morale e letteraria, che ingombrò il nome
dell’Aretino, si deve in parte alla invidia degli emuli superati da
lui, in parte, e credo principalmente, alla reazione cattolica. La
Chiesa, in vena di riforme, guardò con dispetto e con esecrazione quel
secolo che pur da un pontefice doveva prendere nome, e detestò quei
costumi, ch’essa stessa, scientemente o non, aveva favoriti, ma che
le procacciarono poi la più grande jattura che mai le sia toccata, lo
scisma di Lutero. E poichè condannare intero quel passato non poteva
senza condannare in pari tempo sè stessa, e poichè diveniva urgente
di dare altrui un chiaro concetto di quella depravazione da cui
bisognava appunto scostarsi, essa riversò tutta l’ira sua sopra alcuni
che in quel secolo avevano primeggiato, e, come tipi, li propose alla
abominazione delle genti. Così incontrò all’Aretino; così incontrò
anche al Machiavelli; e l’uno e l’altro furono messi fuori dell’umano
consorzio, furono cacciati nel deserto come capri emissarii, carichi
delle colpe d’Israele.
O prima o poi si troverà chi rinarri, nel modo che dai tempi è
richiesto, la vita di Pietro Aretino, e non sarà un accusatore, nè un
panegirista, ma uno storico. Non so quali nuove e particolari notizie
potrà recare l’opera sua; ma la leggenda, credo, ne sarà sparita, e
ne terrà il luogo questo giudizio: Pietro Aretino non è, moralmente
parlando, peggior del suo secolo, e come scrittore vale più di parecchi
che godono assai miglior fama di lui.