O tetra Apocalissi, io non credo in te, perchè credo nella carità!
Ecco la base del mio socialismo: il certo e continuo incremento della
pietà nel cuore dell'uomo. Tutti i fatti raccolti dai materialisti
della storia, non provano che questo: che l'uomo da solo ragionevole è
divenuto anche sentimentale.
Non è stato l'interesse che ha via via suggerite le grandi
trasformazioni sociali, ma un sentimento opposto all'interesse.
La considerazione della storia a quel modo, è un continuo e facile
sofisma.
È stata Roma che ha fatto trionfare la croce, sono stati i padroni che
hanno abolita la schiavitù, è la borghesia che predica il socialismo.
E sarà il cuore che troverà l'assetto ottimo della società, non il
cervello e molto meno il ventre. Non sarà un _dies irae_ il gran
giorno: sarà il giorno della pietà!
Io vedo moltiplicato all'infinito per tutta la terra il convito di
Elena. Si ricordano, intorno alla mensa, tutti, famigliari e ospiti,
le loro sventure. Il racconto delle miserie altrui suscita il ricordo
delle sue proprie. Il pianto si fa compianto, la passione si fa
compassione,
— Come potemmo noi odiar voi che tanto avete pensato?
— E noi come potemmo dispregiar voi che tanto avete sudato?
— E noi non riconoscemmo la vostra mente!
— E noi non baciammo le vostre mani!
— E sì: dovevamo a voi il pane dei nostri bambini!
— Oh! no: noi noi lo dovevamo a voi...
— Figli, venite a ringraziare il vostro benefattore.
— Figli, abbracciate il vecchio operaio che vi alimentò.
— No...
— Baciatevi, o piccoli, tra voi, che siete fratelli.
— Oh! quando penso, che tu non avevi sempre il pane...
— Taci: e io che t'invidiavo? Pareva che noi non sapessimo che anche a
voi erano lunghi i giorni e lunghissime le notti... e breve la vita!
— E ora? Per il meglio, lavoreremo anche noi un poco, manualmente: fa
bene alla salute e al cuore...
— E anche noi avremo un po' di tempo per l'intelletto
— Io non ho bisogno del superfluo, perchè sono certo dell'avvenire dei
miei figli, affidati all'amore del consorzio umano...
— E io ho già più del necessario, perchè oltre il cibo, il tetto e il
vestire, ho l'istruzione per i miei figli e la gioia di questa gran
pace.
— E dire che io a forza ti volevo negare ciò che è tanto mio utile
averti dato!
— E dire che io volevo aver per forza ciò che per amore mi avresti dato!
— Quanto abbiamo sofferto!
— Oh! sì: quanto!
— Ed era così facile finirla!
— Così facile e così bello!
E la divina Elena verserà nelle coppe di quelli uomini mesti il farmaco
contro il dolore e contro l'ira.
Chi mi dirà che questo è lontano e fantastico? Chi mai, al quale io non
possa opporre che l'avvenire ch'egli prevede è anche più lontano e più
fantastico?
Qual dato di scienza economica, per esempio; che, per esempio, la
ricchezza tende ad accentrarsi e la proprietà individuale a sparire;
è più certo della mia semplice intuizione che l'uomo, il quale ha già
asili e ospedali in cambio d'altrettanti ergastoli di schiavi e di
gladiatori, tende sempre a migliorare?
E dunque, mi si dirà, ce ne dobbiamo star con le mani in mano ad
aspettare l'avvento di codesto regno della carità?
Tutt'altro! tutt'altro! tutt'altro! Solamente, bisogna fare, non
dire! Noi dobbiamo adempierlo tutti, intorno a noi, il gran sogno
dell'avvenire, nel modo che meglio possiamo. Molti fatti anche piccoli,
costituiranno un gran fatto; molte parole, anche grandi, non possono
formare che un grande discorso. E la durezza dei cuori si frange
soltanto con l'esempio, quando si frange.
E sopratutto, io credo non s'abbia a parlare di lotta, se non di quella
che ognuno ha da combattere con sè stesso. Il più e il meglio che possa
fare un animoso combattente in pro' dell'ideale umano, è di ridurre
sè stesso più che può simile a quello ch'egli afferma dover essere gli
uomini futuri.
E in queste parole non è nessuna intenzione d'offesa per quelli che per
tanta parte della mia vita chiamai i miei compagni, e chiamerei ancora
così, se loro non dispiacesse: ho conosciuto, e conosco, tra loro
tanti che non solo parlano, ma e fanno. O miei vecchi amici, medici dei
poveri, avvocati gratuiti, maestri per carità, io non vi ho dimenticati
e non vi disconosco! Ma voi non solo nascondete, col pudore del bene,
la vostra opera caritatevole, ma la rinnegate a confronto della vostra
predicazione! Voi disprezzate e condannate quella che chiamate la
_filantropia_, volgendovi a questi, e la _carità_, volgendovi a quelli.
Ebbene io credo, e questo ho voluto dire, che il fatto d'amore e di
carità ha maggior importanza e consistenza, dirò così, scientifica, che
le vostre teorie economiche e sociali. Tanto che qualunque uomo sia,
qualunque sia la sua fede o il suo sistema, se fa il bene è più vostro
compagno che il vostro compagno che il bene non lo faccia.
Tanto che io, o miei buoni eroici compagni della lontana giovinezza,
io non vi ho abbandonati, se non credo a ciò a cui voi credete,
all'efficacia della lotta di classe e ai prematuri disegni
dell'avvenire, ma, se mai, vi ho rinnegati, perchè non obbedisco
all'aspirazione a cui voi obbedite, e che è la pietà; ma, se mai,
perchè non faccio quel che voi fate, non perchè non dico quel che voi
dite; ma, se mai, per l'odio o il disprezzo che io abbia conservato
e concepito per uomini più ricchi o più poveri, più potenti o più
deboli, più sapienti o più ignoranti di me, buoni o cattivi, onesti
o delinquenti, pure infelici e mortali come me e voi tutti: cui solo
l'amore può rendere, dandoci figli, meno mortali; dandoci fratelli,
meno infelici.