Donne gentili, fedeli della pietà, che avete il cuore all'infanzia
abbandonata, che siete qui adunate per dare cibo e ricovero ai piccoli
dell'uomo che non hanno ciò che hanno i piccoli della bestia:
è l'Avvento! Sta per nascere l'infante che sarà involto di cenci e
deposto nella mangiatoia d'una capanna.
— Non c'era luogo per essi nell'albergo —
Ho sentito sonare la zampogna dei monti. Non era cominciato il
crepuscolo mattutino. S'udiva sul lastrico appena appena qualche
scalpiccìo che pareva d'uomini già stanchi sin dal primo principio
della faticosa giornata. In uno di quei _fondi_ ove, oltre tutto il
resto, manca l'aria, ardeva un lume rosso. Di là dentro veniva quel
dolce suono d'organo pastorale antico come gli antichi pastori che
erravano con le greggi prime addomesticate. Ne usciva la voce mesta e
soave della fanciullezza del genere umano, della fanciullezza d'ognun
di noi, con quell'accorarsi non si sapeva perchè, con quello sperare
non si sapeva di che, con quel bisogno improvviso di godersi a piangere
al collo della madre, chi l'aveva ancora.
Le stelle brillavano ancora nel cielo così bello e puro. Quel canto di
zampogna pareva dovesse avere un'eco nel firmamento. Quel focherello
di quaggiù, così umile e rossastro, pareva avere un perchè di cui le
stelle di lassù, così limpide e d'oro, fossero consapevoli.
Di lì a poco le stelle impallidirono e scomparvero insensibilmente. Il
lumino si spense e la sinfonia pastorale si tacque e il piccolo rito
finì. E all'apparire dell'alba cominciò il tramestìo e lo scalpitìo
soliti, con quel doloroso sforzo di voci strascicate, di piedi
strascicati, di vite strascicate.
Era giorno, e tutto era come prima: l'oggi come il ieri e il domani.
O povero _ciaramellaro_ dei monti, perchè hai dunque sonato l'avvento?
l'avvento di che? che cosa è questo regno che ha sempre da venire e
non viene mai? questo regno che ha da essere in terra come in cielo?
questo regno che ha da fare un cielo della terra? Oh! come ogni anno
si dice che verrà? come ogni secolo si dice che è per venire? come
ogni millennio si dice che non è venuto? Mai dunque? mai? Vano è
dunque sperare, vano sognare, vano pensare; chè gli uomini, e singoli
e insieme, sono condannati a patire o fame o rimorso; a patire l'odio
che loro si porta e, peggio, l'odio che portano agli altri; a patire,
oltre il male che la natura ci ha assegnato, anche quello che ci fanno
i nostri fratelli, e peggio quello che facciamo noi ai nostri fratelli?
Povero _ciaramellaro_, perchè canti così dolcemente e inconsciamente
l'avvento del regno che non può avvenire? Non vedi, nel tugurio dove
suoni l'organo silvestre dell'umile rito, non vedi forse un infante
involto appena in cenci, deposto su peggio che una mangiatoia? non sai
che quell'infante è destinato forse a non aver pietra su cui posare la
testa, a non aver forse cibo nè per il suo corpo nè per la sua anima,
a essere forse col tempo incatenato e segregato, privato della sua
libertà dagli uomini che gli negarono la sua educazione, spogliato del
suo nome dalla società che gli negò il suo pane? _Ciaramellaro_, riponi
la tua _ciaramella_.
Noi non ci crediamo più!