Questo io penso che mi avrebbe risposto cercando nell'equanimità della
sua placida vecchiaia le ragioni della sua poesia. Ma la sua voce io
non intesi e non udrò più. Ho riletto, per rifarmene, la sua anima
scritta. Ho riletto le elegie Pompeiane, vibranti di passione, gli
epigrammi greci e latini dal sorriso amaro, le iscrizioni d'una nobile
romanità, le prose, a dir vero, troppe fiorite, l'Asino Pontaniano
troppo, a dir vero, acre nella sua comicità pedantesca, lo Xiphia...
Rimane questa la migliore opera sua, e gli dispiaceva sentirselo dire e
ripetere; ma è così. Il primo fiore che fece la pianta, ricca di tutti
i succhi di primavera, fu, come spesso avviene, il più grande e il più
bello. Poi era il suo mare che l'ispirava, erano le osservazioni fatte
sin da fanciullo che nutrivano la sua ispirazione.
Egli è, in questo suo primo lavoro, verista, per così dire; ma la
verità da lui veduta e resa ottimamente, egli proietta luminosamente
nel passato mitico. Caritone è un giovane pescatore de' nostri tempi
e del nostro mare che conosce tutti i pesci col loro pregio relativo;
Umbrone è un vecchio lupo di mare come ce n'è tanti per queste riviere,
che sono stati un po' da per tutto; e Clite è una bella, ardente,
faticante ragazza calabrese di nostra conoscenza: ma là in quel fondo
lontano, illuminati dall'arte del poeta, ci sembrano più grandi e più
belli.
È opera di mano moderna, e seppellita, in certo modo, perchè prendesse
la patina e muffa d'antico; ma la mano è d'un Michelangelo o, meglio,
d'un Cellini. Sì che l'illusione è grande; e ci fa dire che pochi poeti
Alessandrini e Romani avrebbero saputo concinnare con altrettanta
grazia nativa, tra lo stil de' moderni e il sermon prisco, tra le
reminiscenze del mondo Omerico ed Esiodeo e le particolarità usuali
della casa e della strada, un poema così perfetto.
Il quale oh! avessi potuto intendere dalla tua bocca, o poeta. Dicono
che tu eri recitatore armonioso e persuasivo. Avrei voluto sentirti
ripetere questi versi soavissimi, che continuano Virgilio, in faccia
al mare che tu hai popolato di ninfe, vedendo le cimbe dei pescatori
di pesce-spada, di che hai favellato al mondo. Ma tu ora non reciterai
più soave e piano. La morte ha chiuso per sempre la tua bocca di poeta
antico. Eppure non sei morto. I poeti non muoiono quando lasciano tanta
vita d'imagini.
Queste ricambiano a lui il sacro dono. Vennero alla vita per lui,
poichè prima erano confuse nell'oscurità e nel caos, per così dire,
della natura e della psiche, ed esso le trasse fuori e soffiò loro
sopra ed apparvero a tutti: ora sono esse quasi l'alito incessante
d'una sua seconda vita. E chiunque udrà in questo mare bellissimo,
ripercosse dai monti le voci dei pescatori trionfali, chiunque fermerà
gli occhi su una paranza immobile ad esplorare, chiunque udrà il
tintinnio cadenzato dei cembali, penserà a te, come a vivente, come
ad immortale, o poeta sepolto; e vedendo uscir dalla sua grotta
di conchiglie iridescenti la fata Morgana e addensare con la spola
arguta del vento sull'ordito della bonaccia la sua trama variopinta,
e distendere la meravigliosa tela in cui ondeggiano le città e si
moltiplicano le cose, ripeterà il tuo nome, come di mago non ìmpari e
non diverso, o Diego Vitrioli.