XIII.

E guardate le stelle. Pensate, che fu un tempo in cui esse erano

credute come appaiono, piccole, atomi di luce.

E la terra allora pareva grandissima al suo abitatore il quale credeva

_sè stesso dato signore e fine al tutto_.

Invece è la terra che è piccola, minima, un granello di sabbia. Credere

la terra grande e le stelle piccole; o credere, come sono, infinite

di numero e di grandezza le stelle e minima la terra: ecco le due

religioni, ecco lo _scòtos_ e il _phôs_, la tenebra e la luce.

Guardate il Vesevo sterminatore, il bagliore di lava fiammeggiante

nelle tenebre, la fiaccola che s'aggira in un palazzo vuoto, guardate

la morte.

Guardatela in faccia senza piegare codardamente il capo e senza

erigerlo orgogliosamente. Voi sentirete la necessità di essere in pace

coi vostri simili.

E non dite che sì, che tutti lo sanno di essere mortali, ma che ciò

nessuno ha trattenuto mai dal male.

Io vi dico che non basta saperlo, bisogna averne satura l'anima e non

avere nell'anima che questo.

Sanno anche, gli uomini, che le stelle sono grandi, o a dir meglio

se ne rimettono con ozioso assentimento ai dotti che lo affermano. Lo

sanno insomma, ma non lo pensano ancora. Verrà tempo che lo penseranno.

Giova sperarlo per il bene o per il meno male del genere umano;

giova sperare che gli uomini i quali cominciarono come la greggia

col non sapere di essere mortali e che poi dalla loro greggia si sono

distinti, si può dire, per questo solo sapere di essere mortali, ma

via via vigliaccamente hanno adombrata o nascosta questa conoscenza,

hanno cercato, infelici! di uccidere la morte e di frodare il destino;

si rimetteranno coraggiosamente nella loro via: nella via oscura,

solitaria, tutta rovina, tutta cenere infeconda, avanti cui guizza la

fiamma della morte, su cui splendono le stelle dell'infinito.

Infelici siete, infelici sarete; ma allora, i vostri compagni di via,

voi li amerete, o uomini mortali.

Miei Pensieri di varia Umanità · 第 43 / 93 题