E guardate le stelle. Pensate, che fu un tempo in cui esse erano
credute come appaiono, piccole, atomi di luce.
E la terra allora pareva grandissima al suo abitatore il quale credeva
_sè stesso dato signore e fine al tutto_.
Invece è la terra che è piccola, minima, un granello di sabbia. Credere
la terra grande e le stelle piccole; o credere, come sono, infinite
di numero e di grandezza le stelle e minima la terra: ecco le due
religioni, ecco lo _scòtos_ e il _phôs_, la tenebra e la luce.
Guardate il Vesevo sterminatore, il bagliore di lava fiammeggiante
nelle tenebre, la fiaccola che s'aggira in un palazzo vuoto, guardate
la morte.
Guardatela in faccia senza piegare codardamente il capo e senza
erigerlo orgogliosamente. Voi sentirete la necessità di essere in pace
coi vostri simili.
E non dite che sì, che tutti lo sanno di essere mortali, ma che ciò
nessuno ha trattenuto mai dal male.
Io vi dico che non basta saperlo, bisogna averne satura l'anima e non
avere nell'anima che questo.
Sanno anche, gli uomini, che le stelle sono grandi, o a dir meglio
se ne rimettono con ozioso assentimento ai dotti che lo affermano. Lo
sanno insomma, ma non lo pensano ancora. Verrà tempo che lo penseranno.
Giova sperarlo per il bene o per il meno male del genere umano;
giova sperare che gli uomini i quali cominciarono come la greggia
col non sapere di essere mortali e che poi dalla loro greggia si sono
distinti, si può dire, per questo solo sapere di essere mortali, ma
via via vigliaccamente hanno adombrata o nascosta questa conoscenza,
hanno cercato, infelici! di uccidere la morte e di frodare il destino;
si rimetteranno coraggiosamente nella loro via: nella via oscura,
solitaria, tutta rovina, tutta cenere infeconda, avanti cui guizza la
fiamma della morte, su cui splendono le stelle dell'infinito.
Infelici siete, infelici sarete; ma allora, i vostri compagni di via,
voi li amerete, o uomini mortali.