Del tutto! E la tua patria italiana, o Tristano, la tua patria, per la
quale _ardevi d'amore, ringraziando il cielo d'averti fatto italiano_,
quella a cui ventenne, nel compiere anzi il ventesimo anno, dicevi con
voce di delirio: «O patria, o patria mia: non posso spargere il sangue
per te, che non esisti più»; quella a cui, nella tua veemente canzone,
auguravi la gloria e il ferro, a cui consacravi il tuo sangue, che
doveva essere _foco agl'italici petti_; quella tua patria che intanto
ha cautamente, lentamente, alzata la faccia di tra le ginocchia, e s'è
guardata attorno, e s'è provata di alzarsi su' due piedi, e s'è alzata,
e già fa tintinnire le catene di cui è avvinta? Più tardi dicevi che
dalle donne non poco aspettava la patria, e volevi la nuova stirpe
amante del pericolo e della virtù, della sudata virtù; e, con una
penetrazione dell'avvenire meravigliosa in un giovine conte dello stato
pontificio, cresciuto nell'ombra della biblioteca e della chiesa, sotto
lo sguardo d'un uomo ligio al governo clericale e nemicissimo d'ogni
novità, volevi educazione forte, e armi.
E ora dunque, o Tristano? Leggo in una tua lettera: «Sapete che io
abbomino la politica, perchè credo, anzi vedo che gli individui sono
infelici sotto ogni forma di governo, colpa della natura che ha fatto
gli uomini all'infelicità».
Ad Aspasia scrivevi così. Eppure in altri tempi dalla considerazione
dell'infelicità umana traevi ben altre conclusioni. Dicevi che, poichè
la nostra vita non vale se non a spregiarla, poichè è beata solo
nell'oblio di sè stessa tra i pericoli mortali e nella gioia d'essersi
da quelli poi sottratta, il forte non poteva far cosa più a sè utile,
oltre che bella, che cimentare quella vita per la patria.
Come la conclusione oggi è così diversa? Perchè quel sogghigno di
malaugurio nel vedere
le barbe ondeggiar lunghe due spanne;
nell'udire, la setta sorta tra i topi ragionar con forza e leggiadria
d'amor patrio, d'onor, di libertade?
Non fuggiranno già sempre i topi congiurati! Nè sempre, già allora,
erano fuggiti, avanti i granchi! E s'avvicina il tempo in cui
apprenderanno a resistere e ad assalire, a morire e a vincere; e molte
nobili teste, con le barbe o no, o Tristano, saranno strette dal laccio
o recise dalla scure. Sta per fluire, o Tristano, il sangue generoso, a
fiotti, il sangue che sarà fuoco, fuoco inestinguibile, che ridurrà in
cenere il passato di schiavitù e abbiezione, che pur hai detestato con
la parola giovanile!
Vanità, vanità: dice il tuo cuore, stanco.