IX.

Mentre però in Francia, dal IX secolo in poi, si hanno documenti sicuri

e via via più copiosi per seguire passo per passo lo svolgimento di

quegli idiomi, in Italia, invece, fino alla prima metà del sec. XIII,

i documenti scarseggiano. Questa differenza proviene soprattutto dal

fatto, che Provenzali e Francesi, essendo meno di noi affezionati al

latino, cominciarono prima di noi a usare i loro volgari anche in opere

letterarie, le quali, com’è naturale, si conservano più facilmente.

Ma se è certo che le due letterature di Francia sono più antiche della

nostra, non è men certo che gl’idiomi italiani si svolsero, per dir

così, parallelamente ai francesi, di guisa che la storia di questi

è anche, in sostanza, la storia dei nostri, come di tutti gli altri

neolatini. Del resto, anche gli scarsi documenti che abbiamo, se sono

insufficienti a risolvere molte questioni filologiche parziali, sono

però più che sufficienti per la questione storica generale, potendosi

applicar loro il noto detto: _ex ungue leonem_.

Nelle _Inscriptiones Christianae urbis Romae_, pubblicate dal De Rossi,

come anche in altre simili, s’incontrano forme volgari o semivolgari

perfino nel IV secolo. Per esempio, un _mesis_ per _mensibus_,

s’incontra nell’anno 310 (pag. 31); un _mesis nobe_ (_nove_) nell’anno

350 (pag. 67); un _Pitzinnina_ (_Pizzinina_, _Piccinina_, nome o

soprannome d’una giovine) nell’anno 392 (pag. 177); un _septe_ per

_septem_ nell’anno 394 (pag. 183). Importante e curiosa mi pare poi

sotto questo rispetto un’iscrizione dell’anno 404 (pag. 226), che dice

così:

LEPUSCLU^[S] LEO

QUI VIXIT ANUM ET ME[N]SIS UNDECI

ET DIES DECE^[ET]]NOVE

PERIT SEPTIMU CALENDAS AGUSTAS etc.

Qui, oltre le forme _undeci_ e _septimu_, tuttora venti in alcuni

dialetti, e oltre l’_agu_ di _agustas_, vivente anch’esso nell’_Agusto_

(Augusto) del romanesco e d’altri dialetti e nell’italiano _agosto_;

abbiamo quelle tre correzioni sovrapposte a _Lepusclu_, _mesis_ e

_decenove_, le quali mi paiono attestar chiaramente, che lo scolpitore

dell’epigrafe si era fatto rubar la mano dalla sua parlata, e poi si

corresse o fu corretto.

Un _visse_ per _vixit_ s’incontra in un’iscrizione dell’anno 564 (pag.

501); un _con_ per _cum_, in un’altra dell’anno 565 o 550 (pag. 503).

Certo, forme consimili, più vicine cioè ai volgari italiani, che

al latino classico, spesseggiano anche nel latino arcaico, come

nelle altre antiche lingue italiche;[61] e appariscono perfino nel

secolo d’Augusto. Ma nel quinto e sesto secolo dell’era cristiana

cominciano a diventare un vero diluvio. Scorrendo la citata raccolta

del De Rossi, si vede chiaramente che in que’ tempi il buon latino è

già un’eccezione. E se così era nella culla stessa della latinità,

figuriamoci che cosa dovesse essere altrove. L’arcaismo, prima

relegato e quasi nascosto negl’infimi strati sociali, rialzava il capo

arditamente col prevalere di questi; e data la mano al neologismo, che

nasceva spontaneo dalle mutate condizioni materiali e morali, cospirava

con esso a precipitare la trasformazione del linguaggio.

De’ successivi progressi di tale trasformazione ci fanno sufficiente

testimonianza gli atti notarili e cancellereschi, che per usanza e per

legge dovevano essere scritti in latino, o almeno in una forma che ne

avesse l’apparenza.

Nella massima parte di codeste scritture, che specialmente dall’VIII

secolo in poi ci son rimaste in gran copia, il capriccio individuale

è per solito così sfrenato, e la mancanza d’ogni norma grammaticale

così assoluta, da non lasciare ombra di dubbio, che i loro autori non

scrivevano nessuna vera lingua, nè viva nè morta; ma storpiavano alla

peggio, ognuno a suo modo, la propria parlata, su quello stampo informe

di latino che ognun d’essi aveva in capo, o meglio che gli veniva

in capo mentre scriveva. E quindi era possibile che, per esempio,

un notaro e un prete di Lucca e un altro notaro della vicina Sovana

usassero nello stesso tempo (a. 736–740) tre formule orribilmente

sgrammaticate rispetto al latino, ma con spropositi del tutto diversi,

sicchè ognuna, per di così, costituisce una lingua a sè. Il notaro

lucchese, infatti, scriveva: _Regnante piissimi dn. nostro Liutprand

et Hilprand vir excellentissimis regibus_....[62] Il prete, invece:

_Regnante Domnos noster Liutprand et Helprand, Domino juvante,

regibus_....[63] E il notaro sovanese: _Regnante Domni nostri Liutprand

et Hilprand viri excellentissimi rigis_....[64] Basterebbero,

dunque, questi tre soli esempi tra mille, a provare che nel principio

del sec. VIII gl’idiomi parlati in Italia non erano più il latino.

Ma i notari e i cancellieri, e in parte anche i cronisti, i biografi e

simili, ci offrono prove ben più dirette e lampanti; poichè, alle volte

per maggior chiarezza, ma più spesso per ignoranza, incastrano qua e là

ne’ loro scritti forme semivolgari o prettamente volgari. Eccone qui

pochi saggi, desunti da documenti d’ogni regione d’Italia.

A. 539. In un papiro ravennate, contenente un istrumento di vendita:

_Eundemque comparatorem_ [compratore] _Pelegrino Vaistrini_ [sic],

_heredesque ejus causa hujus venditionis in ss_ [supra–scriptam] _rem

inremittere, ingredi, possidereque permiserunt_. (MAFFEI, _Istoria

Diplomatica_; Mantova, 1727; pag. 151.)—_Nomero centum decem_ ...

_nomero_. (_Ibid._, pag. 152).—_Vindetrice_ (ripetuto due volte,

invece del genitivo _venditricis_.—_Ibid._, pag. 153).

A. 557. In un papiro reatino: _Aetatis invicillitatem_. (_Ibid._, pag.

161 _bis_.) _Invicille_ e _invecille_, per _imbecille_, vivono ancora

in alcuni de’ nostri vernacoli.

A. 602 o 603. _In valle que nominatur Bobio_. (_Historiae patriae

Monumenta, edita jussu regis Caroli Alberti._ Chartar. tom. I, pag. 3.)

A. 685. _Orare diveatis_ ... _tam movile quam imovile_ ...

_scrivendam_ ... _stavilitum_. (_Docum. Lucch._, tom. IV, pag. 63–64.)

A. 713. _Ego Fortunato_.... _Et posi hanc completa cartula,

rememoravimus particellula nostra de oliveto in Vaccule, ego Fortonato

et Bunuald parte nostra in integrum offerimus Deo et beati S. Petri,

quem novis heredem constituemus_. (_Ibid._, tom. V, par. II, pag. 4–5.)

A. 730. _De uno latere corre via publica_. (Carta pisana, nel MURATORI,

Diss. cit., col. 480–81.)

A. 746. _De uno latum decorre via publica_ ... _nomero quindeci_.

(_Docum. Lucch._, tom. V, par. II, pag. 23.)

Origine della lingua italiana: dissertazione · 第 24 / 29 题