XXXVIII.

"Amor che a nullo amato amar perdona".

Fornita quella importantissima bisogna, Lorenzo Salvani aveva da

tornare a casa, sebbene per pochi minuti. Quel giorno egli fingeva di

dover contentare l'amico Assereto, facendo una scampagnata con lui, e

non gli rimaneva più altro a fare che accennar la cosa a Maria, perchè

non avesse da attenderlo per desinare.

Il pensiero della fanciulla era l'unico rimorso che avesse in cuore

Lorenzo. Quando l'angelico sembiante di Maria gli si parava dinanzi

agli occhi della mente, egli bene intendeva che il suo disegno, in

apparenza così generoso e tale da meritargli lode e rimpianto presso

l'universale, era un delitto bello e buono al cospetto della sua

coscienza, ch'egli non poteva ingannare. Ed erano allora combattimenti

feroci nell'anima sua travagliata.--Ma, infine, dovrò io vivere a

questo modo? Sarò io incatenato, come Prometeo, alla rupe

dell'esistenza, col rostro dell'avvoltoio nel cuore, e senza il

conforto di tornar utile in alcuna maniera ad anima nata?--

Quella mattina, un poco di calma gli era pur derivato, non sapremmo se

più dalla istessa vicinanza della catastrofe, o dal pensiero di aver

provveduto, come si poteva meglio, al futuro.

--Vivo,--pensava egli, in quella che uscito dal palazzo Pietrasanta si

avviava al basso della città,--non tornavo di alcun giovamento a lei.

Morto io, conosciuto l'arcano de' suoi nascimenti, un nobil parente,

se non forse sua madre medesima, oggi vedova, ricca e padrona di sè,

avrà cura di lei, tergerà facilmente le lagrime che la perdita di un

fratello d'adozione potrà farle versare. Animo, dunque; ciò che

importa oggi, è di vederla un'ultima volta, senza balenare; di poter

uscire da capo, senza che ella s'insospettisca di nulla.--

Sicuro; andar tranquillamente a casa, annunziare a Maria che quel

giorno egli desinava fuori, star dieci minuti a ragionar di cose da

nulla, uscire da capo e buona notte; questo era il disegno, facile a

concepirsi, facile a mandarsi ad effetto, tranne i casi imprevisti, od

una di quelle cose da nulla, che conducono i casi a farne qualcuna

delle loro, come spesso interviene.

Le cose da nulla c'erano, e attendevano in casa sua l'inconscio

Salvani.

I nostri lettori non ignorano che il servo Michele era nel segreto

della congiura, e rammentano certamente il suo dialogo col Bello

nell'osteria della Piccina, nel qual dialogo s'eran fatte allusioni

parecchie all'impresa, e alla parte che ci aveva da prendere Lorenzo.

Queste cose. Michele non le sapeva soltanto dal Bello, ma dal suo

padrone medesimo, il quale non avrebbe onestamente potuto tacerne a

quel vecchio commilitone di suo padre, legionario d'America e veterano

di Roma. Michele, sebbene in umilissimo stato, era quel che oggi si

direbbe un uomo politico; e Lorenzo Salvani, se non era andato

tant'oltre da lasciargli intendere che cosa aspettasse per sè dallo

scoppio della congiura, aveva pur dovuto chiarire al suo fidato,

com'egli ci fosse a capo fitto, per riuscire a raccomandargli di star

zitto in casa, ed altresì a persuaderlo che volesse tenersi quella

sera in disparte, per custodire la signorina Maria.

A questo non s'era piegato agevolmente il vecchio servitore, Le mani

gli pizzicavano anche a lui, e un po' di governo provvisorio fatto con

quelle sue mani, gli sarebbe parso doppiamente gustoso. Ma Lorenzo gli

aveva dipinto con tanto vivi colori il pericolo di lasciar sola in

casa Maria, e lo sgomento naturalissimo della fanciulla quando ella

avesse udito far le schioppettate per le vie, che Michele, il quale

amava la signorina quanto il signorino, anzi quanto l'Italia e la

repubblica insieme, s'era finalmente rassegnato; e dopo aver promesso

di starsene colle mani in tasca, aveva anche giurato di tenersi la

lingua tra i denti, per non spaventare innanzi tempo la sua

padroncina.

Aveva giurato, diciamo; ma serbava il giuramento a modo suo, sebbene

colle migliori intenzioni del mondo, e col più saldo proponimento di

non mettere la fanciulla in sospetto. Figuratevi che da parecchi

giorni, in casa, mentre accudiva alle sue faccende, non faceva altro

che canticchiare le canzoncine spagnuole. Ora, per Maria era segno di

guerra, quando Michele cantava spagnuolo, e segno di guerra grossa,

imminente, quando erano canzoni di genere gaio e soave. Michele

somigliava in ciò a quel gran capitano che soleva dissimulare la

gravità dei suoi disegni con qualche facile cantilena mormorata tra'

denti. E più Michele era internamente agitato, più dava nell'arcadico;

più era grave il sopraccapo, più gaia la canzone.

Già due o tre volte nei giorni precedenti la giovinetta aveva chiesto

a Michele che cosa volessero dire quelle sue insolite riprese di canto

spagnuolo.

--Nulla, nulla!--aveva risposto il servitore con aria

impacciata.--Canto per distrarmi un tantino, la non ci abbadi!--

E poi, gli uscivano dette, tra una strofa e l'altra, certe frasi di

colore oscuro, le quali non aveano nulla a strigare colle canzoni, nè

con ciò ch'egli andava facendo. Ed ella ad interrogarlo da capo, ma

senza cavarne un costrutto.

--È tempo di finirla!--aveva gridato Michele, proprio la sera innanzi,

in quella che stava in cucina a rigovernare il vasellame da tavola, e

non s'era addato della presenza della padroncina che passava lì

presso.

--Che cosa?--aveva chiesto Maria, fermandosi sull'uscio.

--Nulla, signorina. Parlavo da solo come fanno i matti.

--Non avete detto che è tempo di finirla?

--Ah sì, certo, gli è tempo. Se comandassi io...

--Da bravo, Michele! Sempre colla politica?

--Che vuole, signorina? Il dente batte.... cioè, la lingua duole....

insomma, dico che se comandassi io, la finirei senza tanti

discorsi.... Ma già, un giorno o l'altro, l'ha da venire, la resa dei

conti; e certi stancapopoli.... Ma basta, acqua in bocca; se no, esco

fuori dei gangheri.--

Questi discorsi non erano fatti, come i lettori argomentano, per

raffidare Maria; Maria che aveva notato la crescente tristezza di

Lorenzo; Maria che lo vedeva taciturno, chiuso in sè stesso, non

d'altro sollecito che di sviare il discorso quando ella si faceva a

chiedergli la cagione di quel suo umore malinconico; Maria infine che

talvolta pregava Michele a volerla aiutare per vincere quella ritrosia

di Lorenzo, e non otteneva altro da lui che diplomatici stringimenti

di labbra.

Però, argomentate come fosse grande il turbamento della giovinetta,

nella mattina del 29 giugno, allorquando Lorenzo fu uscito ed ella

passando rasente l'uscio della camera di lui, sentì odore di

bruciaticcio, ed entrata prontamente, vide ogni cosa sossopra,

minuzzoli di carta ammonticchiati nel cestino, rimasugli di lettere

arse in un angolo, le cassette del canterano mezzo aperte e quasi

vuote, le poche carte rimaste incolumi accuratamente raccolte e

legate, tutti i segni, infine, d'un lungo e paziente riordinamento,

che, per la sua novità, non le presagiva nulla di buono.

Il cuore della poverina batteva, batteva forte, come se fosse ad ogni

tratto per rompersi. Ella non giungeva a intendere le ragioni di

quella lunga e molesta fatica; ma indovinava che una assai grave

necessità l'avesse consigliata a Lorenzo.

Credete nei presentimenti? Noi sì, e abbiamo dalla nostra intelletti

fortissimi; tanto è vero che al mondo c'è di molte cose oscure

tuttavia, e non sempre la nuda ragione è norma ragionevole all'animale

che pensa. Ora la povera Maria, alla vista di tutti quegli

apprestamenti malinconici, sentì una stretta al cuore, che le diceva

esser quel giorno uno dei più gravi, forse il più grave, il più

triste, di tutta la sua vita!

Corse difilata da Michele; il quale, come la vide giungere con quel

piglio risoluto, fece atto di non aver occhi se non per le sue

faccende.

--Non mentite, Michele;--disse ella, guardandolo in faccia e

costringendolo a guardarla del pari,--voi sapete qualcosa.

--Io nulla, signorina, proprio nulla.

--Nulla! di che?

--Ma.... di quello che vorrà dir Lei;--ripigliò impacciato Michele.

--Guardatemi bene in viso, se potete!--soggiunse Maria.--Troppo presto

vi siete provato a negare. Stamane c'è qualcosa.

--Stamane? Oh no! che vuole Ella ci abbia ad essere stamane? Di

mattina fa un bel dormire per molti, e chi dorme non piglia pesci.

--Suvvia, Michele, non istate a celiare sulle parole. Oggi c'è

qualcosa di grave, e Lorenzo ci ha mano. Non mi dite di no; io so

tutto.

--O come?--esclamò il servitore, spalancando gli occhi le

braccia.--Egli le ha detto?...

--Ah! ci siete caduto?

--Come una bestia!--aggiunse mentalmente Michele.--Maledetta lingua!

Ma veda, signorina, io non so niente.... cioè.... qualcosa ci ha da

essere, ma ragazzate, cose da nulla; il signor Lorenzo c'entra come

c'entro io, che non c'entro affatto; gliene hanno parlato, ed egli ne

ha parlato con me.... Ma già, poi, non ne faranno niente....--

E voleva tirare innanzi su questa solfa; ma la signorina era diventata

pallida, si sentiva venir meno, e cadeva su d'una scranna, in quella

che colla mano tesa gli accennava di smettere quelle sue invenzioni.

Qui il povero servitore perde veramente la bussola.

--Si faccia animo, padroncina! Se il signor Lorenzo giunge a risapere

che mi son lasciato cavare il segreto di bocca, povero a me! Sono una

talpa; anzi peggio; una talpa si sarebbe avveduta di qualche cosa.

Animo, padroncina; non mi faccia quegli occhi!... La cosa non è grave

come Ella immagina; neanco il diavolo è così brutto come si

dipinge....

--Ditemi tutto, Michele!--gridò la fanciulla, afferrando le mani

callose del veterano.--Ditemi tutto, se non volete vedermi morire

d'angoscia!

--Oh, per l'anima di.... Morir lei! Ecco, le dirò ogni cosa; tanto ho

cominciato, e chi ha fatto il male faccia la penitenza.

Così preso l'aire, il buon Michele ci andò proprio di punta,

raccontando ogni cosa per filo e per segno a lei che stava ansiosa ad

udirlo; come per quella sera medesima tutti i volenterosi avessero

giurato di menar le mani, per metter Genova a tumulto, e così riuscir

d'aiuto efficace a Livorno, a Napoli e ad altre regioni della

penisola, le quali avevano da sollevarsi tutte, per farne una sola e

libera famiglia; come una parte dei congiurati dovessero muovere

all'assalto dei forti, altri impadronirsi del palazzo Ducale,

costringendo le poche soldatesche del presidio ad uscir fuori le mura

della città, altri piombar sulla Darsena, e ghermiti i legni da guerra

che erano in porto, dar opera sollecita ad una spedizione navale per

altre provincie italiane; e il resto in conseguenza. Ma Lorenzo?

chiedeva Maria. Lorenzo doveva capitanare un centinaio d'uomini pronti

ad ogni sbaraglio, quelli appunto che dovevano tentare il colpo dalla

parte del mare, a mala pena i forti principali fossero caduti in mano

del popolo; la qual cosa doveva accadere di prima sera, ed essere

annunziata da un colpo di cannone dall'alto del forte Sperone,

quindi....--

Quindi il discorso di Michele fu interrotto sul più bello da una

scampanellata all'uscio di casa.

--Poveri a noi!--gridò il servitore, balzando al suono

improvviso.--Questi è il signor Lorenzo. Se egli sa ch'io non ho

tenuta la lingua a segno, sono un uomo spacciato. Padroncina, mi

raccomando....--

La giovinetta lo raffidò con un gesto, e in quella ch'egli andava ad

aprir l'uscio, ella si ridusse nella sua camera da lavoro. Giunta

colà, si assise al suo deschetto, nel vano della finestra, e tolse tra

mani il suo ricamo; ma la poverina, era cosiffattamente fuori di sè,

che non potè mettere un punto, e rimase colla mussolina tra le dita,

le braccia prosciolte sulle ginocchia, gli occhi sbarrati, immobile

come una statua.

Pochi minuti dopo, Lorenzo entrava nella camera della fanciulla, colle

labbra composte a sorriso. Maria non si addiede di quel sorriso, tanto

era turbata; ma ben s'avvide Lorenzo del turbamento di lei, e il

sorriso col quale s'era studiato d'ingannarla, scomparve d'un subito,

cedendo il luogo alla consueta mestizia.

--Maria,--diss'egli avvicinandosi,--oggi sono a pranzo fuori....--

Voleva aggiungere: con l'Assereto; ma non ardì. Al primo vederla,

aveva rapidamente, quasi istintivamente, capito che quello non era

tempo da mendicar pretesti, sibbene da disporsi a gravi ragionamenti,

con schiette ed aperte parole.

--Lo so;--aveva risposto la giovinetta, crollando lievemente il capo e

senza alzar gli occhi verso Lorenzo.

--Come?... sapevate....

--So tutto, io.

--Ah! Michele ha parlato....

--No, non accusate il povero Michele. Ho indovinato, la mercè di

questo (e accennava il cuore) che non mi ha ingannata mai. Ditemi ora,

Lorenzo, quali sono le vostre speranze? che cosa pensate di fare?--

Il giovine, andato a sedersi su d'una scranna di rincontro alla

parete, rimase taciturno guardando il pavimento. La fanciulla non

udendo risposta alla sua domanda, incalzò:

--Voi non siete uso a mentire, Lorenzo, fratello mio; vi ho udito

sempre a dire la verità, anche se dovesse tornarvi a danno. Parlate

dunque; sperate di esser utile alla patria vostra, con ciò che

tentate?

--No!--rispose asciuttamente, dopo una breve pausa, il giovine

Salvani, senza alzar gli occhi da terra.

--No, voi dite? E allora, perchè tentate?--L'interrogazione della

fanciulla, ricisa, diritta, sibilò come uno strale all'orecchio di

Lorenzo. Tremò egli, ma non rispose parola, disponendosi a sviare il

discorso.

--Non parliamo di me!--disse poscia,--parliamo di voi. Stamane,

rassettando le mie carte, ho dovuto aprire la cassettina d'ebano, e

leggere il segreto de' vostri natali. Nè avrei dovuto ragionarvene io,

sibbene un altro, stasera o dimani; cioè a dire Aloise di Montalto....

vostro cugino.

--Che dite voi mai?--proruppe Maria, lasciando cadere il ricamo che

aveva tra le mani sospeso.

--Sì, vostro padre era un Montalto. Vostra madre, povera donna, ha

molto patito, o Maria. Ella vive; è libera, ora, e padrona di sè;

quando conoscerà la sua figliuola da tanti anni perduta, l'amerà,

l'amerà!--

La sospensione che s'era fatta nell'animo di Maria alle prime parole

di Lorenzo, cessò tutto ad un tratto. Un altro pensiero, più grave,

più urgente, le ingombrava lo spirito.

--E perchè avete aperta la cassettina?--dimandò ella, piantando gli

occhi in viso a Lorenzo.

--Perchè.... perchè non potevo lasciarvi, o Maria, senza prima aver

provveduto ai casi vostri.

--Ai casi miei! è presto provveduto,--soggiunse ella, con accento di

profonda intenzione.--La mia sorte non si dipartirà dalla vostra.

Senza voi, senza la casa vostra, che sarebb'egli avvenuto della povera

bambina?... Ricordo,--proseguì con tono solenne,--ricordo i primi anni

della mia infanzia, e un uomo dai capegli neri, dal viso pallido e

severo, che mi teneva sulle sue ginocchia, e mi baciava e piangeva, ed

io, aggrappandomi a lui, gli gridavo: «babbo, non piangere!» Vedete,

Lorenzo, questo ricordo d'infanzia era il mio segreto, il mio unico

segreto, che ho custodito gelosamente dentro di me, senza mai farne

parola ad alcuno; un ricordo che spesso mi assaliva, e che, fatta più

grandicella, mi stemperava in lagrime, nella solitudine della mia

cameretta. Ricordo altresì che fui posta un giorno, non so il come nè

il quando, in compagnia d'una vecchia dama, e che io dimandavo del

babbo e piangevo. Ella mi rispose che mio padre era in cielo, e

m'insegnò a giungere le mani, e a pregare per lui. Io non so molte

orazioni; ma questa preghiera non l'ho mai dimenticata. Da quel tempo,

ogni mattina, ogni sera, ho giunte le mani ed ho pensato a mio padre,

la cui faccia pallida, severa, lagrimosa, mi stava davanti agli occhi.

Poi, venne un signore che sulle prime mi parve mio padre, e rammento

che corsi ad abbracciargli le ginocchia, chiamandolo babbo.--Sì,

bambina, chiamami con questo nome!--mi disse egli con una voce soave,

che voi conoscete, o Lorenzo;--d'ora innanzi io sarò veramente tuo

padre.--E andai con lui di buon grado, come se lo avessi conosciuto ed

amato da un pezzo. Ed egli mi fu padre davvero, e mi diede anche una

madre; la vostra; quell'angelica donna, sulla tomba della quale egli è

andato a morire, amante disperato; accanto alla quale egli riposa, da

due anni, nel camposanto di Montobbio. Perdonatemi, Lorenzo, se io

turbo l'anima vostra con queste dolorose ricordanze. Esse sono, come

per voi, sacrosante per me; ho vissuta la vostra medesima vita; sono

cosa vostra, io, e i vostri son miei. Così ha voluto il cielo; così

voglio pur io. Il passato non si distrugge, Lorenzo; esso è la catena

che ci lega al futuro. Una nuova famiglia! Una madre che mi amerà!...

Ma io l'ho avuta, una madre; ed era Luisa Salvani. La nuova, di cui mi

parlate, mi darà essa un fratello? Mi darà essa colui che correva gaio

al mio fianco? colui che bambina mi baloccava colle sue arti

fanciullesche? colui che più tardi ha patito per me e con me? colui

che fu la mia guida, la mia salvezza, la mia vita? Andate, Lorenzo;

fate ciò che vi consiglia il cuor vostro; ma non chiedete a Maria di

strapparsi il cuore dal petto, e di vivere, quando tutto il passato,

tutto il suo dolce passato, dintorno a lei fosse morto!--

E pronunziate queste ultime parole, la povera fanciulla diede in uno

scoppio di pianto. Lorenzo Salvani pallido, ansante, non aveva potuto

interromperla; non sapeva che risponderle. L'animo suo durava una

guerra la quale ai lettori sarà più facile argomentare, che non a noi

raccontare.

--Maria! Maria!--gridò egli perduto.--voi mi straziate l'anima con

queste parole. Abbiate pietà di me, ve ne supplico. Lorenzo, il vostro

povero fratello, non è più buono a nulla su questa terra. Non vedete?

Il destino mi perseguita, m'incalza; la mia vita è senza luce di

allegrezza presente, senza un barlume di speranza lontana. Ella è buia

buia, paurosa, come un sogno d'infermo, trabalzato senza posa di

dolore in dolore, di sgomento in sgomento. Siate pietosa, o Maria, a

un uomo il quale non ha più coscienza di sè; lasciate che il mio fato

si compia!

--Quanto dolore. Dio santo!--proruppe Maria in un impeto di angoscia

prepotente, suprema, che le tolse ogni misura, ogni rispetto di

sè:--quanto dolore, per una donna che non vi ama! Ma che ho fatto io a

quella donna, perchè ella abbia da uccidermi in tal guisa?--

Sussultò Lorenzo a quelle parole, che il soverchio dell'amarezza

dettava a Maria; ma egli era tuttavia lontano dallo intenderne il

perchè.

--V'ingannate, sorella;--rispose con accento sicuro;--io non amo

quella donna che voi dite: non la ricordo nemmeno.

--Giuratelo!

--Per tutto quanto ho di più sacro al mondo; per la memoria venerata

dei miei parenti, che voi avete invocata testè, per voi medesima, lo

giuro; quella donna mi ha fatto del male, ma da gran tempo io la ho

dimenticata, e dimenticati i dolori che mi vennero da lei; ella ora è

per me come non fosse vissuta mai.

--E perchè dunque volete morire? Perchè,--soggiunse con piglio

deliberato la fanciulla,--io vi ho inteso, Lorenzo. Voi avete dato

sesto a tutte le cose vostre, come un uomo che si dispone ad uscire di

vita. Perchè dunque volete morire?

--Perchè? Ve l'ho detto. Perchè la vita m'è in uggia, non potendo io

quind'innanzi esser utile ad alcuno; perchè v'hanno nella vita gradi

di decadenza, sotto i quali non c'è più altro che l'abbiettezza;

momenti in cui il soffrire pazienti, il volere aggrapparsi

all'esistenza, sarebbe viltà senza pari. Voi siete giovine, bella,

soave; voi dovete essere felice, se Dio è giusto con anima nata.

Perduto me, non rimarrete già sola; che anzi, rotto il legame di una

oscura e turpe miseria, il segreto svelato dei vostri natali vi

condurrà ad un'altra e più lieta, quanto più vera famiglia; dove sarà

altissimo conforto alla mia tomba se ricorderete con memore affetto i

Salvani, e penserete che valevano assai più del loro miserando

destino; dove, povera colomba raccolta finalmente sotto l'ala materna,

riposerete le membra e lo spirito affaticato dal turbine che vi aveva

divelta dal nido. Ora sapete tutto, Maria; lasciate che il vostro

fratello di adozione se ne vada con Dio, a cercare egli pure, ma in

una mareggiata di sangue, il riposo che non ha avuto e che non

potrebbe trovare sulla terra.--

In quella che Lorenzo parlava, il volto della giovinetta si andava

facendo cupo sotto l'impressione d'un fiero disegno, come il mare

s'infosca sotto il riflesso di un temporale che si addensi nell'aria.

--Andate, Lorenzo;--diss'ella con voce lenta ma risoluta, mentre si

alzava dalla scranna, quasi volesse rendere le sue parole più solenni

col gesto;--andate a cercar quella morte che vi è tanto cara. Io

pregherò per voi, quando uscirete di qui: vi aspetterò fino a domani,

e poi, ve lo giuro innanzi a Dio che ci ascolta, vi seguirò nella

morte.

--Ma voi....--soggiunse titubante Lorenzo:--voi avete una madre....

--Che importa,--gridò la fanciulla (e così parlando apparve come

trasfigurata agli occhi di lui)--se non avrò più voi sulla terra, voi,

Lorenzo, mio sole, mia luce, mia vita?

--Maria!... Maria!...--esclamò il giovine, balzando in piedi a sua

volta, e guardandola in viso trasognato, come uomo che non sa se debba

aggiustar fede a' suoi sensi medesimi.

La fanciulla sostenne animosa lo sguardo, quasi volesse dirgli ch'egli

si apponeva al vero, e, quantunque il volto fosse tutto una fiamma,

proseguì con sublime ardimento:

--Orbene, morite adesso, se vi dà l'animo di farlo, e uccidete me

pure. Io v'ho detto ogni cosa.--

Fatta questa confessione, si mosse dignitosa come una regina, per

uscir dalla camera.

Lorenzo rimaneva tuttavia al suo posto, incerto, quasi istupidito, a

guardarla; ma come la vide già presso l'uscio, mosso da uno di que'

pensieri che, ratti a guisa d'un lampo, illuminano d'un guizzo i più

oscuri recessi dell'anima umana, non corse, precipitò a' suoi piedi,

le afferrò la mano e la baciò.

--Vi amo. Maria, vi amo!--

Qual foste allora, o divina fanciulla, e che arcano struggimento fu

quello del vostro nobilissimo cuore, quando udì, diciam male, quando

bevve la confessione dell'uomo diletto? Come v'hanno parole che

tolgono, così ve n'hanno altre che dànno la vita.

Pallida in quel momento quanto s'era fatta rossa dapprima, ansante,

tremebonda, chinò gli occhi a guardarlo. Nuovo, insolito, era lo stato

dell'animo, com'era insolito e nuovo quello stato di cose tra essi,

vissuti fino a quel giorno nella inesplorata tranquillità di un

affetto fraterno. La faccia del giovine era rivolta a lei, e lo

sguardo fiso, fiammante, le diceva, le ripeteva «vi amo» dimostrandole

che un amore profondo, immenso, era balzato fuori, aveva rotta ed

invasa quella calma superficie della tenerezza fraterna, in quella

medesima guisa che dagli occhi e dalle parole di lei, in un momento di

angoscia suprema, erasi sprigionato il suo, con tutto l'impeto di un

vergine cuore. E il capo di Maria si chinò allora sul capo di Lorenzo,

e le sue labbra attratte da un'arcana virtù, sfiorarono i capegli

dell'amato.

--E adesso andrete, Lorenzo, poichè avete promesso....

--Andrò.... andrò.... ma non ho più nessuna voglia di morire.--

I rossi e i neri, vol. 1 · 第 44 / 54 题