Qui si racconta come il padre Bonaventura sapesse sfruttare le
ribalderie de' suoi simili.
Intanto il vecchio Vitali, la mercè degli accorgimenti del medico
Mattei, andava risanando ad occhi veggenti. Egli aveva l'aspetto più
florido, e la tosse cominciava a recargli meno molestia; per le quali
cose è agevole argomentare che l'animo, fedele termometro della sanità
del corpo, gli si era sollevato di molto.
Battista, il maggiordomo, era poi entrato cosiffattamente nelle grazie
del padrone, che questi gli aveva già fatto un bel regalo, e gli aveva
promesso di largheggiare di più, appena si fosse alzato dal letto.
Aloise andava tutte le notti a casa del nonno, per accompagnare il
Mattei. A quest'ultimo era doluto un poco di dover andare così di
soppiatto a visitare il banchiere, sapendo egli benissimo che la
consuetudine comandava un certo riguardo tra colleghi, e non
permetteva che uno vogasse all'altro sul remo. Ma qui, più che
altrove, era necessario opporre astuzia ad astuzia, e non si trattava
punto di uno dei soliti casi, nei quali il timore di offendere un
pregiato collega debba legar le braccia di un medico e vietargli l'uso
del suo nobile ministero.
E poi, Aloise lo aveva tanto pregato! Il Mattei era uno spirito
generoso, il quale già si mostrava degnissimo di quella fede
universale che gli è venuta di poi, e di quella fama scientifica che
egli ha di presente grandissima, in Genova e fuori. Però, alla guisa
di tutti i nobili intelletti, egli cedeva al fascino di quell'animo
gentile che era Aloise di Montalto; laonde per lui, più che medico,
era amico, e il corso di questa narrazione lo dimostrerà anche più
largamente ai lettori.
L'infermo era contento, e gli si leggeva negli occhi come gli andasse
a' versi la cura del suo notturno Esculapio. Egli s'inteneriva perfino
col nipote, e quasi piangeva al ricordo di Eugenia, la sua poco amata
figliuola, la nobilissima madre di Aloise, mostrandosi pentito di non
essere andato a darle l'ultimo bacio sul suo letto di morte.
E vedete un po' come entrasse la gratitudine nel cuore di un egoista!
Egli era tornato, in un suo discorso con Aloise, sull'argomento dei
quattrini, esortando il nipote ad accettare qualche regaluccio.
--Tu avrai bisogno di un bel cavallo;--gli aveva egli detto.--Alla tua
età e col nome che porti, non s'ha da guardar tanto nel sottile. S'ha
da spendere con riserbo, ma non s'ha per contro da dimenticare la
dignità del casato.
--No, caro nonno,--aveva risposto il giovine;--vi ho già detto che non
voglio nulla, perchè non ho bisogno di nulla. In quanto a cavalli, ci
ho __Antar__, il mio sauro, balzano di tre, che non cambierei con
nessun altro di maggior prezzo.--
E Aloise tenne fermo sul niego. Era una buona azione quella che egli
faceva in casa del nonno, e la sua buona azione doveva esser pura
d'ogni speranza, e perfino d'ogni sospetto di ricompensa.
Il dottor Mattei non voleva nulla neppur egli, ed aveva detto al
banchiere, il quale avrebbe voluto almeno pagargli le visite:--No,
signor Vitali. Se io fossi il suo medico, piglierei cinque lire per
visita come un altro, e non un quattrino di meno. Ma sono in cambio un
medico di straforo, e qui non fatico nemmeno per la gloria.--
Non c'era verso di far mutar pensiero a quei due. Il vecchio banchiere
si trovava così di sbalzo in mezzo a due galantuomini, e gli pareva di
sognare.
Ma gli altri non dovevano star molto a tornare alla riscossa. Lo
stesso giorno che avveniva il dialogo tra il Collini e il padre
Bonaventura, sul terrazzo di quest'ultimo, ambedue si recarono in casa
Vitali.
Il vecchio li accolse asciuttamente, siccome da parecchi giorni aveva
uso di fare. Ascoltò i ragionamenti e le raccomandazioni del medico,
le chiacchiere del Gallegos, e respirò soltanto appena vide che si
congedavano.
Bonaventura vedeva tutto, notava tutto, epperò aveva notati anche i
modi asciutti del vecchio banchiere; ma fece le viste di non badarvi,
contento di saperne la cagione e di poter rimediare con un colpo
maestro. Giunto nell'anticamera, pigliò il maggiordomo in disparte, e
scambiò con lui queste parole:
--Battista, vi aspetto a casa mia, e subito.
--Per far che?
--Ho da parlarvi di cose gravi.--
Battista era uomo che capiva il latino; però, sebbene intendesse dove
l'altro voleva andare a battere, stette saldo e rispose:
--O perchè non può Ella dirmele qui? Io ho da assistere il padrone, e
non posso venire da Lei.
--Non potete?--disse ironicamente il padre Bonaventura, aggrottando le
sopracciglia.
--Non posso,--ripetè Battista, rizzando il capo e facendo il muso
lungo una spanna.
--Ah non volete venire? Badate, messer Battista! Ho da informarvi di
certe cartelle di rendita che sono state vendute per venticinque mila
lire; le quali venticinque mila lire sono state affidate, perchè
fruttino, al banco Cardi Salati e compagni. O che? Non mi fate più
cipiglio? La superbia è svampata tutta quanta?--
Altro che superbia svampata, come diceva padre Bonaventura! La faccia
di Battista, a quelle parole, era diventata di tutti a colori, o
temperanza di colori, dal bianco al pavonazzo. Egli balbettò alcune
parole scomposte, e si lasciò cadere su d'una sedia.
--Non temete, Battista!--gli disse il padre Bonaventura con accento
più rimesso e mettendogli una mano sulla spalla.--Se voi obbedirete,
io sarò muto come una tomba. Venite dunque, io vado ad attendervi.--
Mezz'ora dopo. Battista, pallido e reggendosi a mala pena sulle gambe,
entrava nello studio del padre Bonaventura, camera malinconica,
coperta tutta intorno di scansie zeppe di libri, e senz'altro
ornamento tranne un gran crocifisso che stava a piombo sulla scranna
del gesuita, e che noi portiamo opinione avrebbe fatto assai meglio a
cascargli addosso, in cambio di starsene appiccato alla parete.
--Battista,--gli disse il padre Bonaventura, alzando il capo dalla
scrivania, e assumendo un'aria tra inquisitoria e patema,--io sono
molto scontento dei fatti vostri.
--Signore!...--balbettò il maggiordomo.
--Voi tradite il vostro padrone:--proseguì il gesuita.--Sì, voi; non
istate a farmi quelli occhiacci stralunati. Io lo so di buon luogo.
Voi date il vostro padrone in balìa dei suoi nemici.
--E quali nemici può avere il mio padrone?--si provò a chiedere il
maggiordomo.
--Meno chiacchiere! Voi lo sapete meglio di me. Il marchesino di
Montalto è tornato in casa di suo nonno, e voi lo avete aiutato a ciò.
E ditemi ora: quanto v'ha egli promesso di farvi lasciare, sul
testamento del vecchio?
--Signor Bonaventura,--rispose Battista, appigliandosi a queste ultime
parole,--io non so che cosa Ella voglia dire....
--Badate, badate! Io so che ricevete tutte le notti il Montalto; e
quando ve lo dico io....
--Non sa nulla del medico!--pensò in cuor suo il maggiordomo;--costui
tira ad indovinare, ed io non sarò così bietolone da lasciarmele
cavare di bocca.--
Fatta questa preparazione mentale, Battista si sentì più animo a
rispondere:
--Non è vero!--
Ma il padre Bonaventura aveva meditata la sua progressione oratoria, e
la dimenticanza del nome del medico non era che un artifizio retorico.
--Ah, non è vero? E come va dunque che egli ci si trova, e lo
accompagna sempre il medico Mattei? Come va che voi andate a comprare
altri medicamenti, secondo le ricette del vostro medico clandestino?
Sareste per avventura sonnambulo, da non ricordarvi più di giorno
quello che fate di notte tempo?--
Il maggiordomo non seppe più oltre schermirsi, e rimase muto, in
quella che Bonaventura proseguiva la sua perorazione in questo modo:
--Voi siete su d'una mala strada, Battista. Vi mettete a tenere il
sacco all'erede, prima che sia morto il nonno; al quale frattanto si
abbrevia la vita con quelle medicine che non ardiscono mostrarsi alla
luce del sole. Se fossero tali da risanare l'infermo, il vostro
Montalto e il suo complice non si nasconderebbero nelle ombre della
notte, e voi non vi fareste a mentire, a negar quello che io so, senza
bisogno che lo confermiate voi.
--Orbene,--disse il maggiordomo, che non vedeva più scampo,--poichè
Vossignoria lo sa, non c'è più ragione che io m'ostini a negarlo. Ma
posso giurarle che io mi sono piegato per obbedienza al signor Vitali,
e con idea di far bene. Il signor Aloise è un gentiluomo; il dottor
Mattei è un medico molto stimato, ed io non posso credere che abbiano
perversi disegni. Essi alla perfine non vorranno andar mica in
galera!...
--Ah! ci andrete voi, messer Battista, se a me salterà il grillo di
parlare delle vostre prodezze. Ricordatevi quello che io v'ho
accennato testè nell'anticamera del signor Vitali, e che v'ha tirato
qui tutto mogio e tremante. Dove avete rubato il denaro che sta a
frutto per voi nel banco Cardi Salati?...
--Sono i miei risparmi;--rispose il maggiordomo turbato, che non si
studiava nemmeno più di negare i fatti, tanta appariva la certezza del
suo inquisitore.
--Ah, i vostri risparmi! E quando mai, in venti anni di servizio, con
moglie e figli alle costole, si possono risparmiare venticinquemila
lire? Voi avete quarantasei anni; siete maggiordomo da otto anni, e
prima eravate un semplice valletto. Dove l'avete guadagnato quel
gruzzolo? Probabilmente lo scrigno di casa Anselmi, donde vi hanno
scacciato, senza farvi peggio (che l'avrebbero largamente potuto), ne
saprà qualche cosa. Anche certa argenteria, mancata quindici anni or
sono in casa Priamar, se potesse parlare ne direbbe di belle sul conto
vostro; e finalmente uno studio accurato sui conti di casa del signor
Vitali, che andate derubando a man salva da otto anni, metterebbe il
suggello alla vostra probità esemplare. Orbene, messer Battista, osate
dire ancora che sono i vostri risparmi?--
Ad ogni nuova ribalderia appostagli da quel giudice severo del padre
Bonaventura, il disgraziato impallidiva sempre più; perchè le erano
tutte autentiche, e meritavano di essere bollate davvero. Ma donde
aveva potuto risaperle, il padre Bonaventura, tutte queste prodezze,
che egli, il reo, credeva morte e sepolte da un pezzo? Certo egli era
un negromante, che se la intendeva con gli spiriti maligni. Però la
testa gli girava come un arcolaio; sentiva alle tempie il sangue
picchiar nelle arterie; la camera gli si allungava stranamente davanti
agli occhi; la persona del suo inquisitore si rimpiccioliva, in quella
che la voce di lui gli suonava cupa e minacciosa come rombo di
temporale in lontananza.
L'interrogazione beffarda, con cui il padre Bonaventura chiuse il
discorso, comandava una risposta sollecita, e Battista dovette alzare
il capo, mostrando una faccia così livida che mai la somigliante non
fu veduta davanti ad una Corte d'Assise. Lo sciagurato cadde
ginocchioni e, giungendo le mani in atto supplichevole, gridò:
--Signore, ho moglie e quattro figli! Per carità non mi rovini!...
--Sì,--continuò l'altro, per dargli il colpo di grazia,--avete una
moglie che va attorno, vestita di seta e di velluto. In casa vostra si
fa scialo d'ogni ben di Dio. Vostra figlia, la maggiore, ne fa di
tutti i colori, sotto quello di trovare un marito. Ecco i vostri guai,
le vostre disgrazie! E per sovramercato, ci avete venticinque mila
lire da mettere al dodici per cento, presso gli usurai che ne cavano
il cinquanta. Una entrata sicura di tremila lire all'anno.... eh, non
c'è male! Senza contare quello che guadagnate onestamente, e quello
che pensate di arraffare ancora.... Perchè voi, signor Battista, non
siete uomo da volervi fermare a mezza strada; non è egli vero?
--Signor Bonaventura, per carità.... per tutto quello che ha di più
sacro in questo mondo, non mi rovini! Sono padre di famiglia.... Le
dirò tutto.... Le racconterò tutto quello che desidera sapere da
me....
--Che cosa volete narrarmi che io non sappia a menadito?--ribattè il
padre Bonaventura.--Ma via, raccontate pure; dalla vostra schiettezza
argomenterò se meritate che io vi usi misericordia.
--Oh, non dubiti, Vossignoria!--gridò il maggiordomo.--Non
dimenticherò una parola. Il signor Vitali fu quegli che mi mandò a
cercare il nipote, ed io l'ho obbedito. Saranno adesso venti giorni da
quella notte che il marchese di Montalto è venuto in casa, e s'è
rappattumato col nonno. La notte appresso tornò, insieme col medico
Mattei, il quale ha esaminato l'infermo e la cura del signor Collini.
Il signor Giovanni, non so perchè, non aveva più fede in quest'ultimo.
--Ah, ah!--esclamò il padre Bonaventura.--E che cosa gli hanno detto
quei bravi signorini?
--Che la cura era sbagliata. Anzi, a dirla schietta, il signor Aloise
pareva che sospettasse della onestà del medico Collini, come ho potuto
argomentare da certe sue parole. Insomma, che le dirò? hanno ordinato,
lì su due piedi, una cura diversa.
--Lo so, lo so. Ma come hanno potuto venirne a capo, se l'infermo
continuava a bere della solita pozione?
--Oh, questo si fece per darla ad intendere. Il medico Mattei ha
levato l'acònito dalla emulsione del Frank. Io seguitavo a comperarne,
giusta la ricetta del signor Collini, ma la gettavo via subito,
mettendo nella boccia quell'altra più semplice, o più innocente, come
la chiamava il dottor Mattei che l'aveva ordinata. Questo, come le ho
detto, era un artifizio perchè durasse l'inganno.
--Ma qui non è tutto, certamente!--esclamò il padre Bonaventura,
piantando gli occhi addosso alla sua vittima, come se volesse
divorarsela.
--Sì, c'è il rimanente. Hanno levato il signor Giovanni dalla dieta,
raccomandando che fosse nutrito di cibi succosi, dandogli anche a bere
del vino con infusione di china. Ed ecco in qual modo lo hanno
sollevato dalla sua fiacchezza.
--Volete dire che lo hanno tirato più presso alla
sepoltura,--interruppe il gesuita.
--Questo poi non lo so; non avrei mai potuto immaginarlo;--rispose il
maggiordomo, facendosi incontro alla ipocrisia del padre
Bonaventura.--Anch'io me ne stavo all'apparenza.
--E l'apparenza inganna!--soggiunse il gesuita.--Voi per esempio,
messer Battista, ne siete la prova lampante. Chi al vedervi, non vi
direbbe un onest'uomo?--
Battista chinò il capo e non rispose nulla.
--Ma via, a tutto c'è rimedio. Avete confessato il mal fatto; ed io
voglio usarvi misericordia, se mi promettete di attenervi ai miei
comandi.
--Son pronto a tutto!--rispose umilmente Battista.
--Orbene, aspettatemi un po'.--E così dicendo il padre Bonaventura si
alzò, e corso all'uscio, disparve, lasciando il povero maggiordomo
pauroso ed incerto in mezzo alla stanza.
Il dottor Collini stava in quell'altra camera dove il padre
Bonaventura era andato a cercarlo, e tenendosi presso all'uscio aveva
origliato tutto quel dialogo. Però egli non ebbe mestieri di molte
spiegazioni del maestro, per dirgli con accento di sicurezza:
--Non dubitate, padre mio; ho già rimediato a tutto, purchè quest'uomo
voglia servirci.
--In quanto a ciò, ve ne sto io mallevadore. Venite dunque.--
Ed ambedue entrarono nello studio, dove ebbero col maggiordomo del
signor Vitali una conversazione edificante, la quale i nostri lettori
avranno soltanto ad indovinare, da quello che ne avvenne di poi.