Les jeunes gens de vingt à trente-cinq ans ont grandi dans la
révolution..... Eux seuls sont notre espérance[28].
_Victor Cousin._
Le parole di Cousin, poste in fronte all'articolo, racchiudevano, parmi,
un alto senso politico, e compendiavano in certo modo la scienza del
moto sociale nel secolo XIX. Egli le proferiva parlando allo Zschokke, e
Zschokke, canuto, ma d'anima giovine e repubblicana, le raccoglieva con
amore, e le registrava in fronte a un suo libro, intravvedendovi una
profezia di vittoria e di civiltà.
Quando Cousin parlava quelle parole, la Francia era schiava a un
dipresso, com'oggi noi siamo. I miracoli repubblicani tornati in nulla,
le corruttele de' governi nulli, intermedi fra la Convenzione e
Bonaparte, le servilità dell'Impero, che trasparivano attraverso il
manto di gloria steso dal genio dell'uomo del destino, poi la tirannide
del _ristoramento_, le brighe sacerdotali e gesuitiche, le delusioni e
la cortigianeria prevalente avevano diffuso un sonno sulle menti degli
uomini dell'89, una pace stanca, un silenzio di rovina, che vietava ogni
speranza di meglio. Le forze della generazione nata fra i due secoli
XVIII e XIX, s'erano consumate nei quaranta anni di guerra ostinata e di
sagrifici, spesi a ricadere nel fango d'onde avea voluto levarsi. Gli
uomini che aveano veduto il primo e l'ultimo giorno d'una rivoluzione
destinata a mutare le sorti europee, disperavano del progresso. Tante
credenze s'erano accumulate in quello spazio di tempo, e tante volte la
prepotenza de' fatti le avea soffocate, che gli animi erano giunti a
rinnegare ogni fede, e gl'intelletti giacevano sconfortati, avviliti,
sfiduciati dell'avvenire. Le teoriche filosofiche, perduta ogni attività
d'esame, ogni eccitamento di contrasto, dormivano nel materialismo del
secolo XVIII, e confinavano l'uomo nell'esercizio delle facoltà
individuali. Letteratura non v'era, tranne nelle accademie, vendute al
potere, qualunque si fosse, e inerti per natura d'ogni collegio
privilegiato. Era quel momento di riposo, che segna l'ultimo moto d'una
razza la cui missione è compiuta, e il primo d'un'altra che raccoglie le
proprie forze a incominciare lo sviluppo di quella, che ogni nuovo
secolo affida a' suoi figli.
[28] L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza
riserva, -- e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto
resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un
giudizio pronunciato da uno de' primi padri della _dottrina_, che
contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.
Il secolo XIX sentiva la propria missione. I fatti accumulati dal secolo
passato erano troppi, perché le conseguenze potessero cancellarsi con un
trattato. L'elemento _giovane_ fermentava tacitamente. Troppo debole
ancora per combattere a visiera levata la tirannide politica, ne' suoi
dominii, s'agitava intorno al vecchio edificio sociale novamente
puntellato, avvezzandosi a guardarlo, a misurarlo senza paura e
venerazione, studiandone il lato piú fragile, logorandolo, poiché al
centro non poteva, per ogni dove all'intorno. Mancava la unione, mancava
la concordia in alcuni principii fondamentali allo sviluppo dei quali si
concentrassero gli sforzi individuali; mancava un _simbolo_ alla
religione che cominciava a farsi via tra le rovine d'un culto perduto,
che i re tentavano rinvigorire col terrore delle baionette; ma lo
studio, non foss'altro, che gl'ingegni nati col secolo ponevano nelle
diverse molle sociali, la tendenza che spingeva le menti alle scienze
storico-filosofiche, l'affetto che viveva nelle grandi memorie,
protestavano contro agli inetti, che negavano il progresso o
s'attentavano d'arrestarlo. Allora sorsero alcuni uomini, potenti
d'intelletto e di dottrina, che avevano desunta dalle pagine di Vico e
d'altri la teorica d'un perfezionamento progressivo indefinito, e si
consecrarono apostoli del rinnovamento morale. Rinnegarono l'autorità,
rinnegarono quanto d'esclusivo si racchiudeva nei mille sistemi,
creazione e pascolo dello spirito umano. Guardarono con occhio d'aquila
le linee storiche del passato, risuscitarono la idea spirituale,
eressero un altare alla civiltà nel santuario della coscienza, e
chiamarono la _giovine Francia_ a sagrificare su quell'altare
salutandola speranza della patria, potente, rigeneratrice. La _giovine
Francia_ rispose a quel grido: La _giovine Francia_ ardita, impaziente,
fiduciosa, e spronata dall'entusiasmo, non aveva raccolto del passato
che i sommi principii, risultati de' fatti, senza aver subíta
l'iniziazione spesso funesta dei fatti stessi, e si slanciò dietro a
quella bandiera. Tentò quante vie s'affacciavano: assunse a tempo quante
forme si offrivano interpreti del pensiero generoso. Fu romantica,
ecclettica, protestante. Si arrestò, appassionandosi, intorno al medio
evo, sulle teoriche trascendentali, nelle incertezze del misticismo. Ma
sempre, attraverso tutte le fasi, sotto le varie gradazioni che
avviavano l'intelletto alla verità, nelle lettere, nell'arti, nella
filosofia, traspariva la coscienza d'una forza indipendente da' vincoli
materiali, traspariva lo spirito di libertà, solo eterno, solo
onnipotente a mutare in meglio le condizioni civili; ma dietro a quella
gioventú desiosa, insisteva una voce che gridava: innanzi! innanzi! --
Protestantismo, Romanticismo, Ecclettismo erano tendenze di transizione:
preludi nei quali l'intelletto sviluppava, esercitava le proprie forze
prima d'intraprendere dirittamente la via del rinnovamento. Bensí, quei
primi, che il caso avea cacciati a condottieri di tanta impresa[29],
avevano forze ineguali all'ufficio. Piú eloquenti che logici, piú vasti
che profondi nelle loro osservazioni, piú ambiziosi forse che caldi
veramente della fiamma santa che crea il genio protettore delle razze
umane, avevano intravveduto un istante la missione del secolo, e s'erano
smarriti davanti alla sua grandezza. Come Pietro Eremita, avevano
sollevato lo stendardo d'una Crociata senza ammetterne, senza intenderne
le inevitabili conseguenze. Tentennavano fra diversi sistemi,
malcontenti di tutti, non rifiutandone alcuno, senz'ardire per
distruggerli, senza fede o potenza per crearne un nuovo. Rivelati alcuni
principii, procedevano paurosi nelle applicazioni, titubavano nello
sviluppo delle proposizioni che avevano prefisso a' loro libri, a' loro
insegnamenti, a' loro giornali. Volevano insomma rovinare il passato, ma
senza creare l'avvenire, senza accettare l'eredità de' padri, senza
sacrificarsi per essa.
[29] [_Scritti_, ecc.: _intrapresa_].
Ma la eredità de' padri era tale, e santa di tanta solennità di
sventura, che i figli non potevano rinunziarvi per amor de' maestri. Per
venti anni d'eroismo, e di sagrificio non v'è fiume d'oblio, e la
gioventú ridestata una volta, trascorse altre ai confini che le
segnavano. I padri avevano predicata una fede, i padri l'avevano
suggellata col sangue; ma, come il secondo Gracco, avevano cacciata una
stilla di quel sangue verso il Cielo, sclamando: frutti il vendicatore!
-- Quel sangue ardeva nelle vene dei figli, e la fede dei padri
s'affacciava ad essi raggiante, pura, piú cara, perché incoronata della
palma del martirio, bella di speranze, o d'un'eterna promessa. La
rivoluzione dell'89 aveva mostrato in compendio tutta la carriera di
riforma che dovea corrersi. Una generazione l'aveva divorata coll'ansia
di chi scopre una nuova terra, a balzi, a slanci, senza arrestarsi. I
primi intraprenditori delle rivoluzioni sono vittime consecrate, e si
muoiono; ma i principii non muoiono, e le generazioni che tengono dietro
s'assumono d'educarli, di svolgerli, di trarre da' primi contorni un
quadro immortale, di ricorrere piú lentamente, ma piú stabilmente la via
che i primi hanno segnata. La grande rivoluzione sociale, della quale la
rivoluzione francese aveva dato il programma, incominciava appena,
quand'altri s'illudeva d'averla spenta. E la gioventú, fatta accorta
della propria potenza, accettò la missione: si strinse, si raggruppò,
stette attenta, vegliando il momento che dovea sorgere nello spazio. Il
momento sorse, la gioventú lo afferrò. Il cannone dell'_Hôtel de Ville_
tuonò la chiamata. La gioventú si levò come un sol uomo: la gioventú
vinse. Cortigiani, baionette, trono, tutto rovinò davanti all'impeto
d'un principio. Il sole del 27 aveva diffusa la luce sopra ogni cosa: il
sole del 29 non salutò che una bandiera: -- la bandiera del secolo. Gli
uomini, che alcuni anni addietro avevano comunicato l'impulso
senz'antivederne gli effetti, s'erano ritratti atterriti; poi, quando la
gioventú riposò dalla sua creazione, si cacciarono addosso al cadavere
d'una monarchia, usurparono la gloria d'averla morta, e giudicarono
l'ossa de' sette mila essere convenevole base al sistema ch'essi avevano
predicato utilmente, viva e prepotente la tirannide. Ora, parlano
tuttavia di progresso, -- e vorrebbero che s'arrestasse dove essi
s'arrestano: magnificano le glorie del Luglio, -- e vorrebbero che una
nazione non si fosse levata se non a mutare un nome nella sua storia:
protestano del loro amore alla libertà, -- e l'hanno rivestita d'un
manto d'infamia, -- l'hanno cacciata ludibrio a' re, sospetto mortale ai
popoli. Due secoli, il XVIII, e XIX, li rinnegano: come que' codardi che
Dante pone alle porte del suo Inferno, si stanno tra l'infamia e
l'oblio: l'oblio per la loro eloquenza che prima eccitava i giovani,
oggi s'è prostituita al potere: -- per la loro letteratura, campo di
prova agli ingegni, ove essi vorrebbero confinare per sempre l'anelito
al moto perenne, che affatica lo spirito umano; -- pel loro ecclettismo,
sistema di transizione, che intendono perpetuare: la infamia per la
gretta e fredda politica individuale, alla quale hanno sacrificate le
grandi speranze sociali suscitate per essi -- pel sangue de' popoli che
hanno pattuito coi re a mendicare una pace che non otterranno -- pel
loro trovato del _giusto medio_, ecclettismo politico, senza passato,
senz'avvenire, senza logica, senza sviluppo, sistema paralitico, che non
s'attenta rifiutare i principii rigeneratori, ma s'industria a
strozzarli in fasce. E sia cosí, poi che vogliono! -- il secolo li aveva
circondati dell'affetto giovenile e di plauso: poi tentarono sostituirsi
al secolo, e il secolo li affogherà. -- Chi può cacciare un principio, e
voler che non frutti? -- Chi può dar moto all'intelletto, e gridargli:
arrestati dov'io m'arresto?
In Italia, siccome in Francia, la tirannide, tanto piú esosa quanto piú
impudente, produsse il suo effetto di reazione, e l'anime inferocirono
nell'odio, crebbero smaniose d'indipendenza. -- In Italia, prima che in
Francia, gl'ingegni intolleranti di freno versarono nella scienza la
idea di progresso che non potevano applicare agli ordini civili, e
levarono il grido di libertà del pensiero nel campo delle lettere[30].
-- In Italia, siccome in Francia, gli uomini che cacciarono i primi semi
di libertà furono oltrepassati da chi venne dopo, però che la sventura è
maestra piú potente d'ogni teorica, e ogni anno, ogni evento, ogni
tentativo fecondò la Italia di nuova rabbia, di sangue e di
insegnamenti. Ed oggi, gli uni contendono per la eccellenza dei metodi
che predominarono soli, e fruttarono negli anni addietro: gli altri,
cresciuti col secolo, predicano la parola del secolo, e si assumono di
esserne interpreti. Bensí la differenza sta in questo, che in Francia,
gli uomini ch'or vorrebbero arrestare il moto, addotrinarono la
crescente generazione, e i loro sforzi furono talvolta coronati dalla
vittoria: in Italia, le circostanze, avverse sempre e prepotentemente
fin'ora, vietarono a ogni uomo di convalidare il proprio sistema
coll'autorità del trionfo, e gl'Italiani non raccolsero ammaestramento a
fare che dai rovesci, e da quel tanto di sviluppo che i fatti continui
impongono all'intelletto. -- Però, ogni questione s'agita fra due
opinioni, nessuna delle quali ha generato finora risultati positivi. Noi
siamo schiavi: per quali mezzi si riacquista da schiavi la libertà? -- e
stabile? -- ed efficace? Quali principii hanno a reggere i tentativi? --
Gli antichi, recentemente praticati, fallirono. Fu legge di cose,
necessità di tempi, o vizio inerente al sistema, che, mutati gli
elementi, dovea mutarsi? Forse fu la prima cagione; non pare a ogni modo
che a favorir quei sistemi giovi il mal esito. La tendenza del secolo ne
predica altri; e le tendenze non nascono a caso, non prevalgono per
capriccio di pochi: emergono da' bisogni, trionfano col voto dei piú.
[30] Il _Conciliatore_, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò
il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola
avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese
meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale,
perseguitandone gli scrittori.
A noi, dovendo spesso nelle pagine della _Giovine Italia_, occorrere di
combattere il sistema che i casi -- e non le nostre parole, --
dimostrano ogni dí piú sistema vecchio e impotente a rigenerare una
nazione caduta in fondo, corre obbligo, corre necessità di spiegarci una
volta per tutte sulle nostre intenzioni a riguardo d'un partito
politico, che rappresenta cotesto sistema, e che pur numera -- forse a
torto -- ne' suoi ranghi molti uomini puri, incorrotti e deliberati
nemici d'ogni tirannide, a' quali la Italia, comunque spinta dalla forza
delle cose per altre vie, serberà gran tempo venerazione e affetto di
gratitudine. Le denominazioni di _Giovine Italia_ e d'_uomini del
passato_ increscono a primo tratto a que' molti che non s'addentrano
nelle cose. La mediocrità è sospettosa, e intravvede offese per ogni
dove. Gli uomini che invecchiarono in un sistema d'idee, che hanno
combattuto e sofferto per esso, mutano difficilmente. La educazione
politica non si rifà, se non ne' pochissimi creati a camminare fino alle
esequie cogli anni, immedesimati col moto progressivo della civiltà; e
l'affetto che si genera dall'abitudine è potente quant'altro mai.
D'altra parte la gioventú, fervida, impaziente s'affaccia briosa alla
vita dell'avvenire, si sente fremere dentro potente il concetto
d'emancipazione, e rompe guerra al passato: nol guarda, o se il fa,
guarda dispettosa, o sprezzando. Quindi l'ire aspreggiate dalla
sventura: quindi le accuse reciproche, e ciò che spesso è colpa di fati,
attribuito all'una o all'altra opinione. Da siffatte guerre non esce che
danno alla patria. E però vogliamo interpretare que' termini, che
potrebbero prestare alimento a gare funeste: vogliamo snudare tutta
intera l'anima nostra, perch'altri non vi sospetti un pensiero che ogni
Italiano rifiuta. È duro dover discendere a spiegazione di ciò che tutti
dovrebbero intendere: è duro l'esser tratto a scolparsi di tacce che tra
noi nessuno avrebbe sognato. Bensí, la unione[31] anzi tutto -- e
v'hanno tali materie, nelle quali giova rimovere anche il nudo sospetto.
[31] [_Scritti_, ecc.: _Ma l'unione_].
Noi lo dichiariamo solennemente: -- _Per Giovine Italia_ noi non
intendiamo che un _sistema_, voluto dal secolo: quando noi combattiamo,
la _vecchia_, noi non intendiamo combattere che un _sistema_, rifiutato
dal secolo.
Le denominazioni _giovine e vecchia Italia_ non sono nostre; e perché
vorremmo noi gravarci l'anima d'un rimorso, creando una divisione, dove
i fatti non ci strozzassero[32] a riconoscerla, dove il progresso
inerente alle umane cose non ci soggiogasse col mostrarcela inevitabile?
Abbiamo dieci secoli d'oltraggi a vendicare[33]: abbiamo a distruggere
un servaggio di cinque secoli. I padri, i padri de' padri, e gli avi
remoti ebbero tutti la loro parte di quell'oltraggio: tutti hanno bevuto
a quel calice che Dio serbava all'Italia, e del quale la fortuna
assegnava a noi l'ultime goccie -- e le piú amare forse. E noi gemiamo
per tutti, fremiamo per tutti; e se a rigenerare una terra guasta da
cinquecento anni di servitú muta bastasse levarsi e combattere[34] gli
uomini del passato, quanti insorsero e morirono per la patria da
Crescenzio fino al Menotti, sarebbero nostri fratelli alla pugna, dove
alcuno potesse evocarli dalla loro polvere. -- Ma il sangue solo
santifica, non rigenera una nazione. Stanno contro di noi non le sole
baionette straniere, ma le discordie cittadine inveterate per lunga
memoria di stragi, rieccitate sordamente dalla tirannide
artificiosamente ineguale e corrompitrice: stanno i vizi, che si
generano nelle catene, e la intolleranza di freno, ottimo elemento per
distruggere, pessimo per fondare, e piú ch'altro sta la mancanza di
fede: di quella fede, che sola crea le forti anime e le grandi imprese,
di quella fede che sorride tranquilla nel sagrificio, perché trae seco
sul palco, o nel campo la promessa della vittoria nell'avvenire. Queste
cagioni di servitú durano tuttavia prepotenti, e a superarle conviene
giovarsi di quanti elementi, di quante forze fermentano tacitamente in
Italia, ridurle a centro, calcolarle colla maggiore esattezza -- e ogni
anno le modifica, le tramuta, le aumenta -- poi mormorare ad esse la
parola di fede, spirarvi dentro l'alito d'una vita potente, animarle di
quello spirito che dagli elementi inerti crea il moto d'un mondo, e vi
stampa sopra l'orma di Dio. Ma il segreto del secolo sta nelle mani dei
nati col secolo. -- Né il linguaggio che suscita le passioni, e le
dirige a grandi cose, e insegna a santificarle consecrandole
coll'altezza d'un intento sociale, si rivela ad altri che a coloro, i
quali hanno sorbito[35] col primo alito le passioni del secolo, e
l'ansia di moto che affatica l'anime de' fratelli. Or, perché illuderci,
quando ogni illusione frutta rovine? -- e che giovamento può nascere dal
rinnegare la nostra potenza e dissimularci la missione d'intelletto che
la natura ci assegnava cacciando la nostra culla alla sorgente delle
rivoluzioni, per paura che l'ossa de' padri s'agitino irrequiete ne'
loro sepolcri, irate ai figli perché intraprendono franchi e deliberati
la via ch'essi calcarono incerti e timidamente? -- Oh! da que' grandi
ch'ora dormono l'ultimo sonno, non viene fremito a noi se non
d'incoraggiamento e di conforto ad osare: -- da que' sepolcri non esce
voce che non esclami: -- «siate migliori di noi! siate grandi, come la
vostra sciagura, come l'epoca nella quale vivete: grandi nell'atto come
noi nel pensiero! Noi fummo a tempi, ne' quali il solo concetto di
rigenerazione era un trionfo sulla tiranide; la rivoluzione sociale era
un'alba[36], e noi, avvezzi alle tenebre, non potevamo misurare la luce
del giorno venturo, né oprare risolutamente animosi, quando fiacchi e
forti, tranne pochissimi, stavano contro di noi, e la esperienza era
muta. Ma voi nasceste ne' moti, e v'allevaste tra i moti: ammaestratevi
nelle nostre disavventure: abbiate le nostre virtú, ma rinnegate i
nostri errori».
[32] [_Scritti_, ecc.: _sforzassero_].
[33] [_Scritti_, ecc.: _da vendicare_].
[34] [_Scritti_, ecc.: _a combattere_].
[35] [_Scritti_, ecc.: _assorbito_].
[36] [_Scritti_, ecc.: _sociale un'alba_].
Le denominazioni _giovine e vecchia Italia_, non sono nostre: noi non le
abbiamo create: le ha create una tal potenza contro la quale non valgono
né ciance d'uomini, che sentono sfuggirsi di mano una influenza già
consumata da' fatti, né rancori e sospetti d'inetti maligni, che
vorrebbero occupare il secolo delle loro meschine ambizioni, e della
loro vita incognita al mondo. E la potenza de' fatti: -- la potenza che
mutava alcuni anni addietro nella Germania il _Tugenbund_[37]
(fratellanza della virtú) in _Jugenbund_ (fratellanza di gioventú): --
la potenza che concentrava in Polonia poco tempo avanti la rivoluzione
le molte società patriottiche nella grande associazione della gioventú
condotta da Lelewel: -- la potenza che commettendo alla _giovine
Francia_ la impresa di luglio e i fati Europei, strappava di bocca a
Cousin le parole che noi ponemmo in capo allo scritto -- e Cousin
eccitatore un tempo della gioventú francese, è pure in oggi un di que'
tanti che s'industriano a distruggere l'opera loro, tentando confinare
nel cerchio angusto d'una _dottrina_ immutabile e inapplicata gli uomini
del progresso; ma la verità vuole il suo dritto, e si fa via tra'
sistemi. La verità si rivela continua e progressiva attraverso gli
eventi; e se gli eventi ci sono propizii d'ispirazioni politiche: -- se
il secolo ci suggerisce una nuova via di successo, perché rifiuteremo
noi di seguirla?[38] perché diremo al secolo: tu se' diseredato di
mente: trascorri inutile alla umanità?
[37] [Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. Nella _Giovine
Italia_ si legge invece: _il_ Tugenbund].
[38] [_Scritti_, ecc.: _seguirlo_].
Bensí, dalla nostra credenza non esce spregio, o biasimo assoluto alle
vecchie credenze politiche, né perché abbiamo opinione che le cose nuove
debbano trattarsi con metodi nuovi, gittiamo l'anatema dell'ingrato alle
teoriche applicate sinora. Quelle teoriche sono storia, e come storia le
veneriamo: come storia vi leggiamo dentro una manifestazione del
principio adattata a' tempi e alle circostanze. Soltanto in oggi le
vicende, le sciagure, e gl'insegnamenti de' fatti hanno svolti nuovi
elementi, hanno messa in luce chiarissima la _idea_, che prima giaceva
oscura ne' simboli. Allora conveniva accennare il principio; ora ci par
giunta l'epoca d'una manifestazione solenne. -- Ogni cosa ha il suo
tempo: ogni sistema ha la propria necessità d'esistenza nella condizione
morale dell'epoca. Chi schernisce o maledice al passato, è stolto o
maligno: egli dimentica come dai vagiti e da' modi informi e plebei di
Guittone Aretino esciva la bella lingua dell'Alighieri, di Petrarca e
Boccaccio, né senza quei primi e timidi tentativi politici, non
parleremmo[39] in oggi queste parole. Ma noi non malediciamo al passato,
se non quando c'incontriamo in uomini, i quali s'ostinano a farne[40]
presente, e quel ch'è peggio, avvenire. Le rivoluzioni son tali fatti
che non si compiono in un istante o con un solo sistema, perché non v'è
momento nello spazio, o sistema nella mente umana che valga a
raccogliere, a concentrare in una unità potente d'azione tutti quanti
gli elementi che mutano faccia agli stati. I sistemi politici non sono
per noi che i risultati degli elementi d'azione che stanno a un dato
tempo in un popolo, calcolati e ordinati pel meglio. Se ogni popolo
potesse rassegnarsi ad attendere in pace il momento nel quale l'elemento
_morale_ rivoluzionario equabilmente diffuso e coordinato fosse giunto a
tale un grado di potenza che assorbisse l'elemento _materiale_, le
rivoluzioni non avrebbero che un sistema. -- Ma la natura non ha voluto
che dalla morte nascesse a un tratto la vita; e la rigenerazione d'un
popolo non balza fuori nella sfera de' fatti, potente e compiuta, come
Minerva dal capo di Giove. La natura non ha voluto che le rivoluzioni si
operassero senza lunghe fatiche, forse perché i popoli imparassero a
gradi e attraverso le delusioni il prezzo della libertà; né una nazione
cresce grande davvero, se non è consecrata all'eternità della missione
sociale nel sacramento del dolore. E d'altra parte, la tirannide
soverchiante, e inquieta per coscienza d'infamia, non concede che la
guerra fra gli elementi del progresso e la inerzia si consumi sordamente
e mutamente nella società, e l'urto non si manifesti che quando il
trionfo è sicuro; ma inferocita nei sospetti e nei terrori che
l'affaticano, caccia nell'arena, come un guanto a' popoli, qualche testa
di prode -- e i forti di sdegno e d'audacia titanica traggono anzi tempo
le moltitudini incerte al giudicio di Dio. Quindi le vittorie brevi, e
le dubbie vicende, e gli errori. E dalle dubbie vicende e dai molti
errori hanno vita, incremento e perfezione i sistemi.
[39] [_Scritti_, ecc.: _politici, noi parleremmo_].
[40] [_Scritti_, ecc.: _farlo_].
E v'è un periodo nella vita de' popoli, come in quella degli individui,
nel quale le nazioni s'affacciano alla libertà, come l'anime giovani
all'amore: per istinto -- per bisogno indefinito e segreto -- perché la
natura creando l'uomo gli scrisse nel petto _libertà e amore_ -- ma
senza conoscenza intima della cosa bramata, senza studio de' mezzi,
senza determinazione irrevocabile di volontà, senza fede. Allora la
libertà è passione di pochi privilegiati a sentire e soffrire per tutta
una generazione, a spiare il progresso e il voto de' popoli, a intendere
il gemito segreto che va dalle moltitudini al trono di Dio -- a vivere
profeti e morire martiri; per gli altri è desiderio, sospiro, pensiero,
e null'altro. Allora le rivoluzioni si tentano artificialmente colle
congiure: gli uomini liberi si raccolgono a metodi d'intelligenza
misteriosa: s'ordinano a fratellanze segrete: costituiscono setta
educatrice, e procedono tortuosi. Però che le moltitudini durano inerti,
e i piú vivono astiosi al presente, ma spensierati dell'avvenire -- e se
taluno rompe guerra al tempo, e tenta rivelarlo a' milioni, i milioni lo
ammirano onesto, ma la scherniscono sognatore di belle utopie. Il
sagrificio solenne è venerato anche allora, perché nel core degli uomini
v'è un istinto di verità che mormora: quel sangue è sparso per voi;
quelle vittime si stanno espiatrici delle vostre colpe; que' martiri
equilibrano a poco a poco la bilancia tra le creature ed il creatore. È
venerato, perché v'è un sublime nel sagrificio, che sforza i nati di
donna a curvare la testa davanti ad esso, e adorare; perché s'intravvede
confusamente che da quel sangue, come dal sangue di un Cristo, escirà un
dí o l'altro la seconda vita, la vita vera d'un popolo -- ma la
venerazione si consuma sterile e solitaria, nel profondo del core, nel
gemito dell'impotenza; non crea imitatori; non risplende maestosa e
fidente intorno al simbolo della nuova fede, ma soggiorna paurosa nelle
iniziazioni d'un culto proscritto, e piange d'un pianto che non ha
conforto neppur di fremito. -- La condizione de' tempi impone allora
doveri particolari ai pochi che s'assumono l'opera rigeneratrice; allora
il voler sanare gli estremi mali cogli estremi rimedi è piú follia che
virtú; perché dove il male è inviscerato nella società e ti preme d'ogni
lato predominante, o tenti struggerlo alla radice, e cadi tra via deriso
da' tristi; o fai guerra ineguale a' rami, e tu sei[41] gridato tiranno
da' buoni. -- Allora l'ostinarsi a fondar la vittoria su forze proprie e
sui miracoli del valor nazionale frutta disinganno amaro e talora pure
rimorso, perché le nazioni si _rigenerano colla virtú o colla morte_; ma
dove non è virtú di sagrificio né furore di gloria, dove nei cuori non
vive un'eco alle grandi passioni, i vasti concetti falliti e le molte
vittime infondono la inerzia, non il coraggio della disperazione. Quindi
la moderazione nell'applicazione de' principii piú scaltrezza che
inconseguenza; quindi la speranza e l'aiuto accettato dello straniero
necessità deplorabile piuttosto che codardia; e l'arti diplomatiche
usate a tempo, pericolose sempre, pure talvolta efficaci a smembrare le
forze nemiche. Ad ogni operazione politica è base prima il calcolo delle
proprie forze; e dove queste non reggono, è forza cercarne altrove, o
ristarsi[42]. Siffatti mezzi non danno libertà mai alle nazioni, bensí
conquistano anime alla santa causa, e insegnano a intendere la libertà
ed amarla dolce, tollerante, incontaminata. -- Poi le vicende
ammaestrano a conseguirla.
[41] [_Scritti_, ecc.: _e sei_].
[42] [_Scritti_, ecc.: _ritrarsi_].
Ma poi che il pensiero concentrato ne' pochi s'è diffuso alle
moltitudini, e la libertà è fatta sorella dell'anime -- quando il voto
segreto s'è convertito in anelito irrefrenabile, e la speranza in fede,
e il gemito in fremito -- quando il sangue delle migliaia grida vendetta
agli uomini e a Dio, ed ogni famiglia conta un martire o un iniziato
alla religione del martirio -- quando le madri non hanno piú sonni,
l'amplesso delle mogli ha il tremore e il presagio della separazione, e
un pensiero di rancore, un pensiero di cupa vendetta solca le fronti de'
giovani nati all'amore, e al sorriso spensierato degli anni vergini
sottentrano anzi tempo le cure e le gravi apparenze dell'ultima età --
allora -- l'ora di risurrezione è suonata. Guai a chi non si assume
tutto il dolore, tutto il dritto di vendetta solenne, che spetta ai suoi
fratelli di patria! Guai a chi non sente il ministero che le circostanze
gli affidano, e reca le idee mal certe del tentativo nella lotta
estrema, decisiva, tremenda! -- Allora la tirannide ha consumato il suo
tempo; le _transizioni_, e i sistemi di _transizione_ diventano passi
retrogradi; la guerra è tant'oltre che tra la distruzione e il trionfo
non è via di mezzo, e gli ostacoli che un tempo si logoravano coll'arti
della lentezza, vanno atterrati rapidamente. -- Allora la iniziazione è
compiuta; alla religione del martirio sottentra la religione della
vittoria; la croce modesta e nascosta s'innalza[43] nell'alto convertita
in _Labarum_; la parola della fede segreta fiammeggia segno di potenza
scritto sulla bandiera de' forti -- e una voce grida: _in questo segno
voi vincerete!_
[43] [_Scritti_, ecc.: _si svolge_].
E allora la gioventú si leva -- raggiante, concorde, serrata a una lega
di pensieri e fatti magnanimi, aspirante un'aura di vittoria, spinta da
una forza di progresso e di moto che insiste sovr'essa, che la purifica
in un oblio d'ogni affetto individuale, che la ingigantisce nella
potenza d'un desiderio sublime. Salute a quella gioventú! -- Date il
varco alla generazione, che venne col secolo, e maledetto colui che la
guardasse con occhio d'invidia, o gittasse dietro ad essa il motto dello
scherno amaro, però ch'essa ha intesa la voce del passato e quella
dell'avvenire, ha raccolti gl'insegnamenti dell'esperienza dalla bocca o
sulle tombe dei padri, e s'è ispirata al soffio della civiltà
progressiva, all'armonia della umanità, che ogni secolo, ogni anno, ogni
giorno rivela all'anime nuove un arco del proprio orizzonte!
Ora -- è il tempo, o non è? Siam noi giunti al punto in cui una nuova
rivelazione[44] politica dia moto alle menti, e gli antichi sistemi
esauriti abbiano a cedere davanti a' nuovi suggeriti dalla esperienza,
voluti dai piú, potenti a struggere ed a creare?
[44] [_Scritti_, ecc.: _rivoluzione_].
La questione è codesta -- e noi, uomini del secolo XIX, la riteniamo
decisa.
Noi stiamo sul limitare d'un'epoca, e non è l'epoca de' sistemi di
_transizione_, che gli uomini delle rivoluzioni hanno predicato finora.
L'epoca de' sistemi di _transizione_ è il gradino che la necessità
impone alle nazioni, perché salgano dal muto servaggio alla libertà. La
libertà è troppo santa cosa, perché l'anima dello schiavo la intenda e
il suo cuore possa farsene santuario, se prima non s'è riconsecrato alla
_vita morale_ nelle lunghe prove e nel lungo dolore. Ma noi l'abbiamo
consumata quest'epoca: quaranta anni di tentativi, il battesimo del
pianto e del sangue, e la vicenda europea che s'è svolta davanti a'
nostri occhi, hanno fruttato sapienza ed ardire; e noi siamo d'una
terra, che ha dato celerità singolare agli ingegni, e un battito piú
concitato al cuore de' suoi figli.
Noi guardammo all'Europa. Dappertutto è sorto un grido di nuove cose, un
appello alle nuove passioni, una chiamata a' nuovi elementi, che il
secolo ha posto in fermento. Dappertutto due bandiere hanno diviso i
combattenti per una medesima causa; e la guerra oggimai non riconosce
altro arbitro che la vittoria, però che gli uni contendono per
arrestarsi a' primi sviluppi della _idea_ rigeneratrice, gli altri per
inoltrarsi e spingere i principii alle legittime conseguenze: i primi
avvalorati dal silenzio delle moltitudini, naturalmente cieche,
naturalmente inerti, magnificano il riposo supremo de' beni, non
avvertendo che anche la morte è riposo; i secondi, forti di logica e di
fede negli umani destini, intimano il moto, come legge, necessità, vita
delle nazioni. -- La guerra è implacabile, perché tra il sistema che da
noi s'intitola _vecchio_ e la nuova generazione sta, come pegno d'eterno
divorzio, una rivoluzione portentosa ed europea negli effetti, divorata
in un giorno da pochi codardi e venali, ridotta a un mutamento di nome,
e non altro -- sta l'_Associazione universale_ costretta a retrocedere
d'un passo davanti a delusioni siffatte[45], che un secolo di strage non
basterebbe a scontarle, se un'ora di libertà non avesse potenza di
cancellare il passato. La guerra è implacabile, però che le sorti di
mezza Europa sono strette al successo, e non v'è pace possibile, poiché
l'Europa ha imparato fin dove meni la ostinazione d'un sistema d'inerzia
a fronte d'una volontà irrevocabile. L'Europa ne ha lette le conseguenze
al lume degl'incendi di Bristol, e scritte col sangue de' Lionesi -- e
noi vorremmo, per la speranza d'una transazione impossibile, dissimulare
la verità ai nostri fratelli, rinnegare la bandiera che il secolo ci
pone alle mani, contrastare ad un fatto universale, evidente, che sgorga
dai minimi incidenti, da' giornali, da' libri, dai tentativi, da ogni
popolo, da ogni lato? La unione! noi la vogliamo; ma tra buoni, e
fondata sul vero. L'altra, che alcuni paurosi od inetti gridano
tuttavia, senza insegnare il come si stringa, è unione di cadavere colla
creatura vivente: spegne il lume della vita dov'è, senza infonderlo
dov'è morte.
[45] [_Scritti_, ecc.: _tali_].
Noi guardammo alla Italia, -- alla Italia, scopo, anima, conforto de'
nostri pensieri, terra prediletta da Dio, conculcata dagli uomini, due
volte regina del mondo, due volte caduta per la infamia dello straniero
e per colpa de' suoi cittadini, pur bella ancora di tanto nella sua
polvere, che il dominio della fortuna non basta ad agguagliarle l'altre
nazioni, e il genio si volge a richiedere a quella polvere la parola di
vita eterna, e la scintilla che crea l'avvenire. Guardammo con quanta
freddezza d'osservazione può dare un desiderio concentrato, un bisogno
di afferrarne l'intima costituzione (e il core ci batteva forte nel
petto, perché abbiamo passioni giovani e l'orgoglio del nome italiano ci
solleva l'anima dentro); ma noi imponemmo silenzio al cuore, e la
vedemmo come era, vasta, forte, intelligente, feconda d'elementi di
risorgimento, bella di memorie tali da crearne un secondo universo,
popolata d'anime grandi nel sagrifizio, e nella vittoria -- ma guasta,
divisa, diffidente, ineducata, incerta fra la minaccia delle tirannidi e
le lusinghe perfide dei molti, che adulandola dell'antica grandezza,
l'addormentano sicch'ella non ne tenti una nuova -- e tutta la forza de'
suoi elementi controbbilanciata, annientata dalla mancanza d'unione e di
fede -- due virtú, che né dieci secoli di sventura derivata dalle
animosità provinciali, né potenza d'intelletto o fervore di fantasia
hanno potuto ancora far predominanti tra noi -- e a fondarle, volersi
piú che ogni altra cosa l'autorità d'un principio alto, rigeneratore,
universale, applicabile a tutti i rami della civiltà italiana, che li
riformi tutti purificandoli e dirigendoli ad un intento -- d'un
principio uno e potente a cui si concentrino tutti i raggi, tutti gli
elementi di vita; nella cui fede l'anime si rinverginino, e la coscienza
mormori una destinazione alle masse -- perché in oggi manchiamo non di
mezzi, ma d'accordo e di vincolo fra questi; non di materia, ma di moto
che la sospinga; non di potenza, ma di convinzione che noi siamo
potenti. Noi vedemmo la Italia, soffermata ai confini del mondo
_sociale_ dall'_individualismo_, rimanersi tuttavia sottoposta
all'influenza del medio-evo. La idea _personale_, il sentimento radicato
in ogni uomo della propria indipendenza, la ripugnanza a confondere la
unità singolare nella vasta unità del concetto nazionale, predominavano,
elementi ottimi in sé, ma avversi, quando sono spinti tropp'oltre, al
progresso comune. -- De' tristi non favelliamo; ma la tendenza
individuale traspariva fin nella passione di libertà, che assumeva ne'
migliori aspetto d'odio a' ceppi, di reazione forzata, di vendetta
suscitata dalle lunghe offese. Pochissimi amavano la libertà per amore;
perché fine prefisso all'uomo; perché mezzo unico di progresso sociale.
Pochissimi mostravano coscienza dell'alta missione, che ogni vivente ha
dalla natura verso la umanità. É la coscienza di questa missione che
creava giganti Mirabeau, gli uomini della Convenzione, Bonaparte,
Robespierre -- e finché la seguirono, furono grandi -- e perché mal si
scerne il punto in cui svaniva davanti ad altri moventi, la posterità li
griderà grandi. -- Ma all'Italia, come noi la vedemmo, il materialismo,
struggendo ogni dignità d'origine e di destino nell'uomo disseccava la
vita al cuore; o la indifferenza, sperdendo ogni sete di vero, rapiva
molte di quell'anime, piú frequenti in Italia che altrove, che vivono e
muoiono martiri d'una idea. Quindi la mancanza di fede, di fede in sé,
nel dritto, e nell'avvenire, perché l'uomo, confinato
dall'_individualismo_ dominatore nel cerchio ristretto della propria
influenza, schiacciato sotto la vastità del concetto, o si rassegna a
vivere schiavo, o si fa libero colla morte sul palco. -- E questi vizi,
che il lungo servaggio e Roma imposero alla Italia, stavano contro ad
ogni tentativo piú tremendi delle baionette tedesche.
E guardammo al passato a vedere se potesse trarsene il rimedio. Ma il
passato c'insegnava a non disperare; il passato c'insegnava quante e
quali fossero l'arti della tirannide, e le reliquie del servaggio
nell'anime -- non altro. La scienza de' padri s'era esercitata intorno
ai principii piú che intorno alle applicazioni. Forse la fiamma di
patria e di libertà, che li ardeva, aveva illuminato ad essi quanto era
vasto l'arringo: ma le circostanze avevano affogato il concetto; e i
tentativi non avevano assunto né la energia, né la vastità, né l'armonia
che si richiedeva a tanta opera. Era necessaria una unità di principii e
d'operazioni -- e i moti prorompevano invece parziali, e
provincialmente. Ma senza un moto universale, riescirà impossibile
sempre il trionfo, senza la universalità dell'accordo precedente, il
moto non proromperà simultaneo e veramente italiano mai -- e per
consumare ad un tratto le invidie, e le animosità che vivono tuttora tra
le provincie, vuolsi affratellarle tutte nella fratellanza del tentativo
del pericolo e della vittoria. Era necessario il diffondere lo spirito
riformatore, il bisogno di rinovamento sovra tutti i rami
dell'incivilimento italiano -- e limitavano la riforma a un ramo solo
dell'umano intelletto; agli altri contendevano il progresso; e gli
uomini che predicavano libertà politica e indipendenza dalle vecchie
abitudini di sommessione, bandivano la crociata addosso agli ingegni
vogliosi d'emancipazione dalle teoriche antiche filosofiche e
letterarie; rubavano agli Inglesi la bilancia dei poteri e i principii
della monarchia costituzionale, mentre vilipendevano schiavi del nord e
traditori della patria quanti tentavano rivendicarsi negli studii e
nelle composizioni quella libertà che non s'era mai perduta nel
settentrione -- né badavano alla necessità di educare all'indipendenza
intellettuale gli uomini che volevano trarre al concetto
dell'indipendenza politica; però che l'uomo è _uno_, e l'intelletto non
s'educa a un tempo a due sistemi contrarii. La grande rigenerazione alla
quale intendevano, aveva bisogno d'alimentarsi di sagrificio sublime, di
forti esempli, di rinnegamento totale dell'individuo a prò d'un
principio. Conveniva levar l'uomo all'altezza d'una generalità, levarlo
a un concetto partito d'alto tanto[46], che potesse abbracciare tutta
quanta la umana natura. Conveniva scrivergli dentro la tavola de' suoi
diritti e de' suoi doveri, dargli la coscienza d'una grande origine,
prefiggergli una missione _sociale_, e rivelargliela nell'azzurro de'
cieli stellati, nella grande armonia del creato, nell'universo fisico
ridotto a simbolo d'un pensiero potente, nelle rovine del passato, nella
idea generatrice delle religioni, nella profezia de' poeti, nel raggio
onde il Genio solca la terra, ne' moti inquieti del cuore, perché egli
da tutte le cose imparasse sé essere nato libero, gigante di facoltà e
d'energia, re del mondo e della materia, non sottomesso mai ad altre
leggi, che alla eterna della ragione progressiva ed universale.
Conveniva purificarne le passioni, animarle d'amore, cacciargli a fianco
l'entusiasmo, ala dell'anima alle belle cose, e davanti a' suoi passi la
vergine speranza col suo sorriso che dura in faccia al martirio -- ed
essi lo trattenevano nel materialismo, credenza fredda, scoraggiante ed
individuale, rifugio a ogni uomo contro alla prepotenza delle
superstizioni e della tirannide sacerdotale, ma nella quale ei non può
durare senza che gli s'inaridisca il fiore dell'anima: -- lo indugiavano
nello sconforto d'una lotta eterna, avvezzandolo a contemplarsi dominato
alla cieca e inesorabilmente dai fatti, mentre bisognava convincerlo che
v'era tal forza dentro di lui indipendente da' fatti, padrona de' fatti,
dominatrice dell'istesso destino: -- lo angustiavano in una vicenda
alterna d'_azione_ e di _reazione_, mentr'era d'uopo stampargli in petto
una coscienza di _progresso_ invincibile e di trionfo. Irridevano le
vecchie credenze, né tentavano sostituirne altre nuove; spegnevano
l'entusiasmo, e volevano risvegliarlo con nomi: parlavano di patria alle
moltitudini, e struggevano la fede, patria dell'anime; la fede in una
legge superiore di miglioramento, in un concetto di moto perenne che
abbracci e promova tutta la serie dei fenomeni umani: -- la fede che
creò la potenza di Roma, la vasta dominazione del Maomettismo, i
diciotto secoli del Cristianesimo, la Convenzione, Sand[47], e la Grecia
risorta: -- la fede che ridona la dignità perduta allo schiavo, e gli
grida: _Va! va! Iddio lo vuole! Iddio, che t'ha creato a immagine sua, e
t'ha spirato una scintilla della sua onnipotenza!_ Questo avrebbero
dovuto tentare i primi riformatori d'una nazione caduta in fondo, se i
primi potessero far altro che intravvedere un rinnovamento e morire per
esso. Poi, scendendo alle applicazioni, era necessario avere il popolo,
suscitare le moltitudini: a farlo, bisognava convincerlo che i moti si
tentavano per esso, pel suo meglio, per la sua prosperità materiale,
perché i popoli ineducati non si movono per nudi vocaboli, ma per una
realtà; e a convincerlo di queste intenzioni, bisognava adoprarlo,
parlargli, cacciar nell'arena quel nome antico e temuto di Repubblica,
solo forse che parli ai popoli una parola di simpatia, una idea di
_utile_ positivo: -- ed essi tremavano del popolo; disperavano -- mosso
che fosse -- di poterlo dirigere; e lavoravano ad addormentarne il
ruggito, o a moverlo, gli esibivano teoriche astruse di poteri
equilibrati, idee metafisiche di lotta ordinata, sicché ne escisse
quiete permanente allo stato, e costituzioni accattate da altri paesi,
provate oggimai inefficaci a durare, e non adattate ai costumi, alle
abitudini, alle passioni. -- Le rivoluzioni si preparano colla
educazione, si maturano colla prudenza, si compiono colla energia, e si
fanno sante col dirigerle al bene comune. Ma le rivoluzioni, a questi
ultimi tempi, sorsero inaspettate, non preparate, artificialmente
connesse; furono dirette al trionfo d'una classe sovra un'altra,
d'un'aristocrazia nuova sovra una vecchia -- e del popolo non si
fece[48] pensiero -- poi, procedettero sulla fede di principii fittizi,
lasciati all'arbitrio di governi astuti che gl'interpretassero, paurose
di ogni cosa, disperate d'ogni soccorso, che non venisse dalla
diplomazia, o dallo straniero, l'una, arte essenzialmente menzognera,
l'altro, essenzialmente sospetto, amico talvolta dei forti, non mai de'
fiacchi. Noi vedemmo uomini insultare a re, imponendo loro leggi e patti
che insegnavano aperta la diffidenza, e dimezzavano il loro potere -- e
nello stesso tempo fidarsi illimitatamente nelle loro promesse e nei
loro giurí come se i tiranni avessero un Dio nel cui nome giurare.
Vedemmo assalita nelle costituzioni proposte l'aristocrazia, e non
pertanto venir chiamata alla somma delle cose, come se le caste
potessero mai suicidarsi. Leggemmo sulle bandiere il nome d'Italia,
mentre si rinnegavano ne' proclami e nelle operazioni i fratelli vicini
e insorti per la stessa causa, nell'ora stessa, in forza di concerto
comune. Udimmo gridare indipendenza di territorio, mentre il barbaro
guardava alle porte; e intanto l'andamento de' nuovi governi si fondava
sulla speranza d'evitare una guerra, che la natura ha posta eterna fra
il padrone, e lo schiavo, che rompe la sua catena -- e si frenavano i
giovani che volevano diffondersi in piú largo terreno -- e si
decretavano toghe, non armi. -- Errori che ci hanno fruttato taccia di
codardia dagli stessi che ci hanno illusi vilmente e traditi: errori
figli forse piú delle circostanze e della infamia de' gabinetti europei,
che degli uomini preposti alle cose nostre; ma tali che il sostenerli
avvedimenti politici di profonda esperienza è oggimai parte d'inetti o
di traditori.
[46] [_Scritti_, ecc.: _concetto alto_].
[47] [_Scritti_, ecc.: _Convenzione, e la Grecia_].
[48] [_Scritti_, ecc.: _ebbe_].
E allora -- guardammo d'intorno a noi; allora ci lanciammo
nell'avvenire. L'anima sconfortata dalle lunghe delusioni si ritemprò
nella coscienza d'una eterna missione, si rinfiammò nel sentimento d'un
furore di patria, d'un voto di libertà ch'è la vita per noi. Gli errori
de' padri erano voluti dai tempi; ma noi perché dovevamo insistere sugli
errori de' padri? Gli anni maturano nuovi destini; e noi, contemplando
il moto del secolo, intravvedemmo una giovine generazione, fervida di
speranze -- e la speranza è il frutto in germoglio -- commossa a nuove
cose dall'alito _spirituale_ dell'epoca -- agitata da un bisogno
prepotente di forti scosse, e di sensazioni: e di mezzo ad essa, tra la
incertezza dei sistemi, tra l'anarchia de' principii,
dall'individualismo del medio evo, dal fango che fascia la vita
italiana,[49] sorgere qua e là uomini che vivono e muoiono per una idea;
levarsi anime che, come Prometeo, protestano contro la fatalità che li
opprime, e l'affrontano sole; apparire aspetti, che hanno una profezia
d'avvenire sulla fronte: esseri d'una natura superiore che la natura
caccia sempre sulla terra al finire d'un'epoca per congiungerla alla[50]
nuova -- e tutta la generazione, e que' pochi privilegiati non mancano,
ad esser grandi, che d'un riconcentramento d'opinioni e tendenze, d'una
unità nella direzione, d'una _parola_ feconda, energica, incontaminata
d'odio e paura, che riveli nudo e potente il voto del secolo.
[49] [_Scritti_, ecc.: _italiana_, _vedemmo_].
[50] [_Scritti_, ecc.: _colla_].
Questa _parola_ noi la diremo.
Questo voto noi tenteremo d'interpretarlo. Tutte le tendenze che ci
parve intravvedere nel secolo, e che abbiamo accennate nel corso di
quest'articolo, noi le svilupperemo nel nostro giornale coll'ardore di
gente che né spera, né teme dai partiti politici, e non vede sulla terra
se non uno scopo e una via per arrivarlo[51]. E da queste tendenze ch'or
sono in germe, da tutte le necessità che sgorgano innegabilmente dai
fatti trascorsi, dalle ispirazioni dell'epoca, escirà, noi lo speriamo,
un sistema che raccoglierà intorno a sé la generazione crescente. Non è
che un sistema, ripetiamolo anche una volta, che noi abbiamo voluto
accennare col nome di _Giovine Italia_; ma questo vocabolo noi lo
scegliemmo, perché con un solo vocabolo ci parea di schierare innanzi
alla gioventú italiana l'ampiezza de' suoi doveri, la solennità della
missione che le affidano, le circostanze, perch'essa intenda come l'ora
è suonata di levarsi dal sonno ad una vita operosa e rigeneratrice. -- E
lo scegliemmo, perché, scrivendolo, noi avevamo in animo mostrarci quali
siamo: combattere a visiera levata: portare in fronte la nostra
credenza, come i cavalieri del medio evo la tenevano sullo scudo -- però
che noi compiangiamo gli uomini che non sanno la verità, ma disprezziamo
coloro che, sapendola, non osano dirla.
[51] [_Scritti_ ecc.: _raggiungerlo_].
Vergini di vincoli, e di rancori privati, con un cuore ardente di sdegno
generoso, ma schiuso all'amore, senz'altro desiderio fuorché di morire
pel progresso dell'umanità e per la libertà della patria, noi non
dovremmo essere sospetti d'ambizioni personali, o d'invidie. -- La
invidia non è passione di giovani. -- Fra noi chi cura gl'individui? chi
move guerra a' nomi? L'epoca de' nomi è consumata; siamo all'epoca de'
principii; non difendiamo, né assaliamo che questi, non siamo
inesorabili che su quel terreno. Là è il perno del futuro; là stanno le
nostre piú care speranze. -- Le generazioni passano; i nomi e le
battaglie intorno ad essi passeranno soffocate dal torrente popolare,
che sta per diffondersi. Stendiamo un velo sui fatti che furono: chi può
far che non siano? -- ma l'avvenire è nostro; le teoriche del passato
noi le rifiutiamo pel tempo che c'incalza. Noi cacciamo la nostra
bandiera tra il mondo vecchio, ed il nuovo -- chi vuole s'annodi intorno
a questa bandiera; chi non vuole, viva di memorie, ma non cerchi di
sollevarne un'altra, caduta, e lacera.
Che se tra gli uomini a' quali l'esser nati in un'epoca anteriore alla
nostra ha stillato un dubbio nell'anima, che si voglia per noi e per le
nostre dottrine rimoverli dalla impresa, vi sono uomini[52] che abbiano
la canizie sul capo e l'entusiasmo nel core, uomini che procedendo col
tempo veglino[53] lo sviluppo progressivo degli elementi rivoluzionari,
e modifichino a seconda di questo sviluppo il loro piano d'operazione,
oh vengano a noi! guardino spassionatamente alle nostre teoriche, a'
nostri atti, ai nostri affetti -- e vengano a noi! Vengano, e ci snudino
le ferite onorate che ottennero nei campi delle patrie battaglie: noi
bacieremo quelle sante ferite; venereremo que' capegli canuti;
accetteremo il loro consiglio, e raunandoci intorno ad essi, li
mostreremo con orgoglio a' nostri nemici sclamando: noi abbiamo la voce
del passato, e quella dell'avvenire per la nostra causa!
[52] [_Scritti_, ecc.: _alcuni_].
[53] [_Scritti_, ecc.: _vogliano_].
Sia dunque pace! -- Pace è il voto dell'anime nostre. In nome della
patria -- in nome di quanto v'è di piú sacro, noi gridiamo pace! --
L'accusa di seminar la discordia ricada sulla testa degli uomini che si
gridano liberi e non ammettono progresso nelle cose umane -- che parlano
di concordia e accumulano le interpretazioni maligne e i sospetti sulle
parole proferite candidamente -- che predicano la unione, e schizzano il
veleno sulle intenzioni. -- Con questi, non è via d'accordo possibile.
Giovani miei confratelli -- confortatevi, e siate grandi! -- Fede in
Dio, nel dritto, ed in noi! -- Era il grido di Lutero, e commosse una
metà dell'Europa. Innalzate quel grido -- e innanzi! I fatti mostreranno
se c'inganniamo, dicendo che l'avvenire era nostro.
_Mazzini._