NOTE

[432] _Inf._, XX, 115-7.

[433] Scrive ADOLFO BARTOLI nel VI volume della sua _Storia della

letteratura italiana,_ parte 2ª, p. 78: «Non molto ci interessano

gli indovini della quarta bolgia, se non forse per dimostrarci che

Dante non prestava fede all'arte magica. In tale giudizio non posso

accordarmi con l'illustre amico mio, profondo conoscitore dell'opere

tutte dell'Alighieri. Da più luoghi del poema, e in particolar modo dal

racconto posto in bocca a Virgilio nel IX canto dell'_Inferno_, vv.

22-7, si ricava, parmi, con sicurezza, che Dante non dissentiva, per

questo capo, dalla comune credenza de' tempi suoi, credenza che Tommaso

d'Aquino aveva, con logico procedimento, ridotto in forme dottrinali.

Dante vide nella magia un'arte diabolica, nascente dalla mostruosa

alleanza dell'uomo con le potenze infernali; e se potè credere, con

altri assai, che i prodigi per essa operati non fossero se non finzioni

e frodi del diabolico ingegno, non però credette quell'arte un'arte

vana, come oggi s'intende. Già LATTANZIO aveva detto, parlando dei

demonii: «Eorum inventa sunt astrologia, et aruspicina, et auguratio,

et ipsa quae dicuntur oracula, et necromantia, et ars magica». (_De

origine erroris_, l. II, cap. 16). Non altrimenti la pensò Dante; e

s'egli disviluppò Virgilio dalla leggenda magica che gli s'era stretta

d'attorno, penso il facesse, non tanto perchè tal leggenda gli paresse

assurda in sè stessa, quanto perchè gli premeva purgare da un'accusa

gravissima il nome venerato del suo maestro ed autore. Cfr. uno scritto

recente di F. D'OVIDIO, _Dante e la magia_, nella _Nuova Antologia _del

16 settembre 1892.

[434] I biografi che scrissero in latino s'attengono alla forma

_Scotus_, e il DEMPSTER espressamente avverte (_Historia ecclesiastica

gentis Scotorum_, Bologna, 1627, p. 494): «cognomentum etiam Scoti

non est familiae sed nationis». Vedi in contrario WUESTENFELD, _Die

Uebersetzungen arabischer Werke in das Lateinische seit dem XI.

Jahrhundert,_ estr. dalle _Abhandlungen der königlichen Gesellschaft

der Wissenschaften zu Göttingen_, vol. XXII, 1877, p. 99. Gualtiero

Scott (v. citazione più sotto) scrisse _Michael Scott._

[435] «E dice l'autore poetando che _ne' fianchi è poco_, quasi a dire:

elli fu spagnuolo, in per quello che li spagnuoli nel suo abito fanno

strette vestimenta». _Commedia di_ DANTE DEGLI ALLAGHERII _col commento

di Jacopo di Giovanni dalla Lana Bolognese_, Milano (1865), p. 93.

[436] Così pure il BOCCACCIO (_Decam._, giorn. VIII, nov. 9ª): «...

ebbe riome Michele Scotto, perciò che di Scozia era». Il Landino,

avvertito come alcuni volessero lo Scotto spagnuolo, altri scozzese,

soggiunge, senza brigarsi di sapere chi abbia ragione e chi torto: «Ma

tutti conchiudono, che fosse ottimo astrologo, et gran mago».

[437] _Chiose anonime alla prima cantica della_ Divina Commedia _di un

contemporaneo del poeta, pubblicate da_ Francesco Selmi, Torino, 1865,

p. 114. La seconda notizia data dall'anonimo è da collegare, senza

dubbio, con una delle interpretazioni di quelle parole del poeta: _che

ne' fianchi è così poco_, allusive, secondo alcuni, a certa foggia

di vestire: «abiti corti e strettissimi usati da Scozzesi, Inglesi e

Fiamminghi», dice il Daniello. Altri vuole che quelle parole alludano

a forma naturale della persona, o a magrezza prodotta da soverchio

studio: dubbio grande, che lasceremo volentieri insoluto.

[438] Vedi: BALAEUS, _Illustrium Majoris Britanniae scriptorum, hoc est

Angliae, Cambriae et Scotiae summarium_, s. l., 1548, f. 120 r.; PITS,

_De rebus anglicis_, Parigi, 1619, t. I, p. 374; DEMPSTER, _Op. cit.,

l. cit_.; LELAND, _Commentarii de scriptoribus britannicis_, Oxford,

1709, vol. I, p. 254; TANNER, _Bibliotheca Britannico-Hibernica_,

Londra, 1748, p. 525; HUILLARD-BRÉHOLLES, _Historia diplomatica

Friderici secundi_, Parigi, 1859-61, t. I, p.e 1ª, Introduzione, p.

DXXII; _Nouvelle biographie générale_ (1861); WUESTENFELD, _Op. cit._,

l. cit.; HAURÉAU, _Histoire de la philosophie scolastique_, Parigi,

1872-80, p.e 2ª, vol. I, p. 124; _Encyclopaedia britannica_, s. _Scot_.

[439] _Biblioteca Napoletana_, Napoli, 1678, p. 216. PIER LUIGI

CASTELLOMATA avrebbe espresso quella opinione in un suo libro

intitolato _Amor della patria_, libro che a me non venne fatto di

ritrovare nemmeno nelle biblioteche di Napoli. Il NICODEMO, nelle

_Addizioni_ alla _Biblioteca_ del TOPPI, Napoli, 1683, p. 174, rimise

le cose a posto, dicendo che lo Scotto, da alcuni era stimato scozzese,

da altri inglese.

[440] Il BOCCACCIO, _Decam._, nov. cit., fa dire a Bruno che Michele fu

un tempo in Firenze, e vi lasciò due suoi discepoli; Jacopo della Lana,

Francesco da Buti, l'Anonimo Fiorentino dicono ch'egli fu in Bologna.

[441] Parecchi fanno vivere Michele sino verso il 1290 e anche più

tardi; ma vedi in contrario BUDINSZKY, Die Universität Paris und die

Fremden an derselben im Mittelalter, Berlino, 1876, p. 96. Il Pits

dice a dirittura: «Claruit anno post incarnatum Dei Verbum 1290, dum

Anglicani Regni solio sedebat Edwardus Primus»; e altri soggiungono che

Michele fu in molta grazia presso quel re, e s'ebbe da lui, nel 1286,

una missione importante. Ma poichè l'anno della nascita di poco può

essere spostato, recando una delle traduzioni di Michele la data del

1217, si vede quanto quelle notizie, che farebbero vivere il filosofo

un secolo, o più, sieno poco probabili. L'errore nacque, senza dubbio,

da eguaglianza di nomi. RUGGERO BACONE, _Opus majus_, parte 2ª, cap.

8, si scostò meno dal vero dicendo Michele apparso _annis Domini 1230

transactis_.

[442] Vedi intorno al sapere di Michele Scotto, e al luogo che

gli spetta nella storia della filosofia, STÖCKL, _Geschichte der

Philosophie des Mittelalters_, Magonza, 1864-6, t. II, parte 1ª, p.

346; REUTER, _Geschichte der religiösen Aufklärung im Mittelalter_,

Berlino, 1875-7, vol. II, pp. 271-2; ma soprattutto Hauréau, Op. cit.,

l. cit.

[443] _Physonomia. La qual compilò_ MAESTRO MICHAEL SCOTTO_ a preghi

de Federico Romano Imperatore, huomo de gran scientia. Et è cosa molto

notabile e da tener secreta_, ecc. Vinegia, Bindoni e Pasini, 1537. Di

questo libro ebbe a ricordarsi l'Aretino, quando, per burlarsi della

scienza ond'esso s'intitola, fece dire a messer Biondello medico, nella

scena 4ª dell'atto III dell'_Ipocrito_: «È studio molto dilettevole

e pulcro quel de la fisonomia, e però ho fatto uno opuscolo _de

cognitione hominum per aspectum_ secondo Aristotile, Scoto, Cocle,

Indagine e la eccellenza di me filosofo moderno, perocchè _frons

magna et cuperata est inditium potatoris, nasus aquilinus testis est

majestatis imperatoriae, et facies rugosa testimonium senectutis_».

[444] Fare un elenco esatto, sia delle traduzioni, sia delle opere

originali di Michele Scotto non è possibile. Vedi, oltre agli autori

già citati, che parlano del filosofo, _Jourdain_, Recherches_ sur

l'âge et l'origine des traductions latines d'Aristote_, nuova edizione,

Parigi, 1843; HARTWIG, _Uebersetzungsliteratur Unteritaliens_, 1886, p.

21. Per le stampe vedi le opere bibliografiche dell'Hain, del Brunet

et del Grässe. Qui ricorderò ancora che sotto il nome di Michele va

un _Libro della Sfera_, in ottava rima, s. l. nè a., che io non potei

vedere, ma che probabilmente fu desunto dalla versione del trattato di

Alpetrongi.

[445] Vedi l'Appendice, num. 2.

[446] HUILLARD-BRÉHOLLES, _Op. cit., t. cit._, p. dxxiv.

[447] _Chronica_, Parma, 1857, pp. 169-70. V. l'Appendice, num. 3.

[448] _In astrologiam_, l. XII, c. 7.

[449] _Acta Sanctorum_, t. II di maggio, p. 405.

[450] COMPARETTI, _Virgilio nel medio evo_, Livorno, 1872, vol. II, pp.

96-7.

[451] _Novellino_, nov. XXI del testo gualteruzziano.

[452] D'ANCONA, _Tradizioni carolingie in Italia, Rendiconti della R.

Accademia dei Lincei, Cl. di sc. mor., stor. e filol._, t. V, 1º sem.,

fasc. 6. Quivi, per trascorso di penna, il fatto, anzichè a Federico

II, è riferito a Federico Barbarossa. Questo Riccardo miracoloso non fu

il solo della sua specie. Da più cronisti è ricordato certo Giovanni,

detto, non senza ragione, de Temporibus, il quale, essendo stato a'

servigi di Carlo Magno, morì circa il mezzo del secolo XII, in età

di più che 350 anni. Lo stesso Carlo ebbe a dare argomento a qualche

leggenda consimile. Nella _Chanson de Roland_ dice re Marsilio a

Ganellone (vv. 537-9, testo di T. Müller):

Mult me puis merveillier

De Carlemague qui est canuz et vielz,

Mien escientre, dous cenz ans ad e mielz.

Qui può essere ricordato pure quell'Artefio, che, secondo più scrittori

del medio evo, visse 1025 anni, e fu tutt'uno con Apollonio Tianeo.

[453] _Fioretto di croniche degli Imperadori_, Lucca, 1858, p. 30.

[454] _L. cit._

[455] ANONIMO FIORENTINO, _Commento alla_ Divina Commedia, _stampato

a cura di_ Pietro Fanfani, Bologna, 1866-74, vol. I, p. 452. V.

l'Appendice, num. 9. Si sa che questo commento è originale soltanto per

l'Inferno e parte del Purgatorio; nel rimanente è tutt'uno con quello

di Jacopo della Lana.

[456] PETRI ALLEGHERII _super_ Dantis _ipsius genitoris_ Comoediam

_commentarium_, Firenze, 1846, p. 209.

[457] _L'Ottimo Commento della_ Divina Commedia, Pisa, 1827, vol. I, p.

372.

[458] FIAMMAZZO, _I codici friulani della_ Divina Commedia, Parte 2ª,

_Il commento più antico e la più antica versione latina dell'_Inferno

_dal codice di Sandaniele_, Udine, 1892, p. 89.

[459] L. II, cap. 27.

[460] Tale distinzione è anche fatta dai musulmani. Vedi MAURY, _La

magie et l'astrologie dans l'antiquitè et au moyen-âge_, 4ª ediz.,

Parigi, 1877, p. 196. Sanno tutti di quanta celebrità abbia goduto

fra' rabbini, e goda tuttavia fra' seguaci di Maometto, Salomone, quale

institutore massimo della magia divina.

[461] Veramente non mancò nel medio evo chi il facesse cristiano.

[462] Alcuno vi fu cui spiacque dirlo mago, e che i prodigi operati da

lui ascrisse a solo saper naturale. Nel _Rosajo della vita_ di MATTEO

CORSINI (Firenze, 1845, pp. 15-16) si legge: « Troviamo che uno Alberto

Magno, el quale fu de' Frati Predicatori, venne a tanta perfezione di

senno, che per la sua grande sapienzia fe' una statua di metallo a sì

fatti corsi di pianeti, e colsela sì di ragione, ch'ella favellava:

e non fu per arte diabolica nè per negromanzia: però che gli grandi

intelletti non si dilettano di cioè, perchè è cosa da perdere l'anima e

'l corpo; che è vietata tale arte dalla fede di Cristo. Onde uno frate

chiamando frate Alberto alla sua cella, egli non essendogli, la statua

rispose. Costui credendo che fosse idolo di mala ragione, la guastò.

Tornando frate Alberto, gli disse molto male, e disse che trenta anni

ci avea durata fatica, e: Non imparai questa scienza nell'ordine de'

Frati. El frate dicea: Male ho fatto; perdonami. Come! non ne potrai

fare un'altra? Rispose frate Alberto, di qui a trenta migliaia d'anni

non se ne potrebbe fare un'altra per lui; però che quello pianeto ha

fatto el suo corso, e non ritornerà mai più per infino a detto tempo».

Questa novella, che ha riscontri assai numerosi, fu, da altri, narrata

alquanto diversamente. Confrontisi con ciò che FILIPPO VILLANI (_Vite

di uomini illustri_) narra di una statua costruita da Guido Bonatti,

_non arte magica, ut infamatores sui nominis voluerunt, sed astrologiae

diligentia et observatione_. (BONCOMPAGNI, _Della vita e delle opere di

Guido Bonatti, astrologo ed astronomo del secolo XIII_, Roma, 1851, pp.

6-7).

[463] _El mágico prodigioso_, giorn. III, in fine.

[464] I demonografi sono pressochè concordi nel dire che il diavolo non

può essere forzato, e che la sua obbedienza ai maghi è finzione ancor

essa; ma la credenza popolare contraddisse in questo, come in altri

punti, alla opinione dei trattatisti di professione.

[465] Intorno alla condizione del sentimento religioso in Italia, in

quel tempo, vedi il bel libro del GEBHART, _L'Italie mystique. Histoire

de la renaissance religieuse au moyen-âge_, Parigi, 1890. Vedi pure:

_Briefe heiliger und gotterfürchtiger Italiener gesammelt und erläutert

von_ ALFRED VON REUMONT, Friburgo, i. B., 1877, Prefazione.

[466] Cfr. intorno all'argomento GASPARY, _Geschichte der italienischen

Literatur,_ vol. I, Lipsia, 1855, pp. 355 sgg.; MAZZATINTI, _Un profeta

umbro del secolo XIV_ (Tommasuccio da Foligno) nel _Propugnatore_, vol.

XV (1882), parte 1ª.

[467] Vedi SAN-MARTE (A. SCHULZ), _Die Sagen von Merlin_, Halle,

1858, pp. 9 sgg., 262 sgg.; HERSART DE LA VILLEMARQUÉ, _Myrdhinn ou

l'enchanteur Merlin_, Parigi, 1862, pp. 291 sgg. Il celebre Battista

Mantovano (1448-1516), in fine del suo poema in tre libri su Niccolò da

Tolentino, parla ancora di Merlino come di un uomo singolare, generato

dal diavolo e dotato di spirito profetico.

[468] HERSART DE LA WILLEMARQUÉ, _Op. cit._, pp. 343 sgg. G. Manni, in

una nota apposta alla Cronaca di Buonaccorso Pitti, da lui pubblicata

(Firenze, 1720, p. 93, n. 1) ricorda una _Profezia di Merlino, tradotta

in toscano da un certo Paulino_, contenuta, secondo egli dice, in un

manoscritto antico, posseduto allora dall'abate Pier Andrea Andreini.

[469] P. 29. Il _Fioretto_ è scrittura dei primi anni del sec. XIV.

[470] _Scriptores rerum italicarum_, t. VIII, pp. 1177-8. Li riprodusse

il San-Marte, Op. cit., pp. 264-5.

[471] Pp. 176-8.

[472] _Chronicon_, ap. MURATORI, _Scriptores_, t. IX, p. 670. V.

l'Appendice, num. 1.

[473] L'HUILLARD-BRÉHOLLES pubblicò alcuni versi che sono, in parte,

quelli stessi riportati da Salimbene, ma disposti in altro ordine. Essi

trovansi adespoti nel codice onde li trasse; ma un codice di Bruxelles

li attribuisce a Michele Scotto (_Chronicon_ _placentinum et chronicon

de rebus in Italia gestis_, Parigi, 1856, Prefazione, pp. XXI-XXII).

[474] _Rerum sicularum libri sex_, l. I, cap. 2, ap. MURATORI,

SCRIPTORES, t. VIII, coll. 788-9.

[475] _Cronica_, l. VI, capp. 36 e 41. Avverte ancora il Villani che

nemmeno in Faenza volle mai por piede Federico.

[476] _Historiae_, Lione, 1527, parte III, tit. XIX, cap. 6, § 2, f. 42

r., col. 1.

[477] Vedi in questo volume a p. 26.

[478] Vedi CASTELLI, _La vita e le opere di Cecco d'Ascoli_, Bologna,

1892, pp. 47, 155.

[479] _Lo_ Inferno _della_ Commedia _di_ DANTE ALIGHIERI _col comento

di_ GUINIFORTO DELLI BARGIGI, Marsiglia e Firenze, 1858, p. 477.

[480] _Comentum super_ DANTIS ALDIGHERIJ Comoediam, Firenze, 1887 sgg.,

vol. II, p. 88.

[481] JACOPO DELLA LANA, _l. cit,; Commento di_ FRANCESCO DA BUTI

_sopra la_ Divina Commedia di DANTE ALLIGHIERI, Pisa, 1858, vol. I.

p. 533; ANONIMO FIORENTINO, l. cit.; DANTE _con l'espositioni di_

CRISTOFORO LANDINO _et d_'ALESSANDRO VELLUTELLO, Venezia, 1596, f. 106

v.

[482] _Lexicon_, s. v. Πάσης. Di questo Pasete ebbe a parlare anche

Apione Grammatico, in un suo libro _De mago_.

[483] _Contra Celsum_, I, 68.

[484] PLUTARCO, _Vitae, Numa_, 15; PLINIO, _Hist. nat._, XXX, 6;

FILOSTRATO, _De vita Apollonii Thyanaei_, III, 27; Comparetti, _Op.

cit._, vol. II, pp. 137-8, 146, 257-8, 300; _Albertus Magnus in

Geschichte und Sage_, Colonia, 1880, pp. 155-9; GRAESSE, _Sagenbuch

des preussischen Staats_, Glogau, 1868-71, vol. II, pp. 72-3; _The

famous Historie of Fryer Bacon, Early english Prose Romances, with

bibliographical and historical Introductions, edited by_ WILLIAM J.

THOMS, 2ª ediz., Londra, 1858, vol. I, p. 195;_ Historia von Doctor

Johann Fausten, in Simrock, Die deutschen Volksbücher_, volume IV,

p. 45; SCHEIBLE, _Das Kloster_, vol. V, Stoccarda, 1847, pp. 169-70;

vol. XI, 1849, pp. 1130 sg.; ZAMBRINI, _Meraviglie diaboliche,

Propugnatore_, vol. I, 1868, pp. 238-9.

[485] _Morgante Maggiore_, c. XXV, st. 220-1.

[486] FILIPPO CAMERARIO, _Operae horarum subcisivarum_, centuria prima,

nuova edizione accresciuta, Francoforte 1644, cap. LXX. Il Goethe ebbe

a giovarsi di questa novella nella scena della cantina di Auerbach.

[487] PALERMO, _I manoscritti palatini di Firenze_, vol. II, Firenze,

1860, p. 252.

[488] _Magnum Chronicon Belgicum_, in PISTORIUS, _Rerum germanicarum

scriptores_, ediz. dello Struvio, Ratisbona, 1726 sg., t. III, pp.

268-9; TRITHEMIUS, CHRONICON HIRSAUGIENSE, ad ann. 1254, ecc. Cfr. la

nov. 5 della giorn. X del _Decamerone_.

[489] _Chiose sopra_ DANTE, pubblicate a cura di Lord Vernon, Firenze,

1846, pp. 162-3, V. l'Appendice, num. 8.

[490] _Cronica_, cap. 8, ap. MURATORI, _Scriptores_, t. V, coll.

1076-7. Virgilio fece in Napoli anche una fontana,

La quale sempre olio si gittava,

E dal gittare mai non s'astenia.

[491] _Il Paradiso degli Alberti_, edito da A. WESSELOFSKY, vol. II,

Bologna, 1867, p. 180-217 (_Sc. di cur. lett._, disp. 86-7).

[492] Nov. cit. Questa novella, che è la XX del testo borghiniano, può

vedersi pure, segnata col n. XXVIII, fra le Novelle_ antiche dei codici

Panciatichiano-Palatino 138 e Laurenziano-Gaddiano 193_, edite a cura

di GUIDO BIAGI, Firenze, 1880, pp. 36-8.

[493] Vedi, a questo riguardo, D'ANCONA, _Le fonti del Novellino, in

Studj di critica e storia letteraria_, Bologna, 1880, pp. 310-12. La

novella trovasi pure fra quelle suppositizie che Gaetano Cioni mise

sotto il nome di Giraldo Giraldi, e nella seconda edizione, Amsterdam

(Firenze) 1819, sta a pp. 183-98. Basta darle un'occhiata per farsi

certo che il Cioni conobbe il romanzo di Giovanni da Prato.

[494] V. l'Appendice, num. 10.

[495] Queste navi, le quali, alcuna volta, anzichè sull'acqua, correvan

per l'aria, servivano ai maghi, sia per sottrarsi a particolari

nemici, sia per sottrarsi alla giustizia. Spesso si vedono i maghi,

sia buoni, sia malvagi, deludere i giudici, uscire miracolosamente

di carcere, sgusciar di mano al carnefice; tema di racconti di cui è

facile riconoscere il carattere affatto popolare. Non citerò esempii,

essendovene in grandissimo numero. (Vedi COMPARETTI, _Op. cit._, vol.

II, pp. 133-5, 137, 155-6, 255-6, 277-9, 292, 296, 300-1; Camerario,

Op. e l. cit.). Bensì possono essere ricordate a questo proposito le

navi aeree di cui si servivano i malvagi incantatori per trasportare

nel paese di Magonia le messi rubate. (Cf. _Des_ GERVASIUS VON

TILBURY, _Otia imperialia in einer Auswahl, neu herausgegeben und mit

Anmerkungen begleitet von_ FELIX LIEBRECHT, Hannover, 1856, pp. 2-3,

62, 261). Intorno a Pietro Barliario vedi D'ANCONA, _Un filosofo e un

mago_, in _Varietà storiche e letterarie_, Milano, 1883-5, vol. I, pp.

15-38.

[496] _La saggia pazzia, fonte d'allegrezza, madre de' piaceri, regina

de' belli humori_, Pavia, 1607, l. II, pp. 53-4. Questo libro ebbe la

poco meritata ventura di due traduzioni francesi. L'autore ricorda

pure un altro Scotto, _più moderno_, del quale dicevasi che ajutato

da spiriti facesse «giuochi d'importanza» e facesse «stravedere alle

persone». Di quest'altro Scotto non so nulla. Di Michele si fa beffe

anche il GARZONI, nella _Piazza universale di tutte le professioni del

mondo_, disc. XL.

[497] _The Lay of the last Minstrel_, note 11, 13, 14 al canto II. Non

tutte le edizioni hanno queste note, e non tutte quelle che le hanno le

han per intero: esse si possono vedere, tradotte, anche nel commento di

Filalete (DANTE ALIGHIERI'S _Göttliche Comödie metrisch übertragen und

mit kritischen und historischen Erläuterungen versehen von Philaletes_,

Lipsia, 1865-6).

[498] Vedi LANDAU, _La novella di messer Torello (Decam., X, 9), e

le sue attinenze mitiche e leggendarie, nel Giornale storico della

letteratura italiana_, vol. II (1883), pp. 58-78. Pietro Barliario

ascoltò in uno stesso giorno tre messe, in Roma, in San Giacomo di

Compostella, in Gerusalemme; ovvero nella stessa notte, in Londra, in

Parigi, in Salerno (TORRACA, _A proposito di Pietro Barliario, Rassegna

settimanale_, 19 decembre 1880). Il dottore Torralva, che nel primo

quarto del secolo XVI ebbe grande riputazione di mago, compiè parecchi

di questi viaggi miracolosi (WRIGHT, _Narratives of sorcery and magic_,

Londra, 1851, vol. II, pp. 5 sgg.).

[499] Vedi il mio libro _Il Diavolo_, Milano, 1889, pp. 299 sgg.

[500] I versi inglesi propriamente dicono:

Maister Michael Scott's man

Sought meat and gate nane.

[501] Vedi MAURY, Op. cit., p. 20, n. 2; p. 51; C. MEYER, _Der

Aberglaube des Mittelalters_, Basilea, 1884, pp. 367-8.

[502] Vedi HERTZ, _Der Werwolf, Beitrag zur Sagengeschichte_,

Stoccarda, 1862; LEUBUSCHER, _Ueber die Wehrwölfe und Thierwandlungen

im Mittelalter_, Berlino, 1850.

[503] Dice GERVASIO DA TILBURY, parlando delle streghe (_Otia

imperialia_, decis. III, c. 93): «Scimus quasdam in forma cattarum a

furtivo vigilantibus de nocte visas ac vulneratas, in crastino vulnera

truncationesque membrorum ostendisse». Cf. ROSKOFF, _Geschichte des

Teufels_, Lipsia, 1869, vol. I, pp. 305-6.

[504] Negli _Assempri_ di _Fra Filippo da Siena_ (Siena, 1864), è

un capitolo (il 51) intitolato: _Come le bestie e gli animali bruti

guardano le feste_.

[505] Su questo tema ci sarebbe da scrivere un libro non meno

istruttivo che dilettevole, ed io da gran tempo l'ho in mente. Quel

tanto che se n'è scritto sinora è poco, rispetto alla vastità del

tema. Cito: MAURY, _Essai sur les légendes pieuses du moyen-âge_,

Parigi, 1843; CAHIER et MARTIN, _Mélanges d'archéologie, d'histoire

et de littérature sur le moyen-âge_, Parigi, 1847-56; vol. II,

pp. 106-228; vol. III, pp. 203-83; KOLLOF, _Die sagenhafte und

symbolische Thiergeschichte des Mittelalters_, in RAUMER, _Historisches

Taschenbuch_, serie IV, vol. VII, 1867; CAHIER, _Nouveaux mélanges_,

etc., Parigi, 1874, pp. 106-64; MASCI, La leggenda degli animali,

Napoli, 1888; MENABREA, _De l'origine, de la forme et de l'esprit des

jugements rendus au moyen-âge contre les animaux_, Chambéry, 1854;

AGNEL, _Curiosités judiciaires et historiques. Procès contre les

animaux_, Parigi, 1858; PERTILE, _Gli animali in giudizio, Atti del R.

Istituto Veneto_, serie VI, t. IV; HAROU, _Procès contre les animaux,

La Tradition_, anni 1891-2; D'ADDOSIO, _Bestie delinquenti_, Napoli,

1892.

[506] Ap. MURATORI, _Scriptores_, t. IX, col. 670. Vedi l'Appendice,

num. 4.

[507] RICCOBALDO DA FERRARA, _Historia imperatorum_, ap. MURATORI,

_Scriptores_, t. IX, col. 128; _Annales caesenates_, Murat., t. XIV,

col. 1095. Per un curioso errore GIOVANNI DA SERRAVALLE (_Translatio

et comentum totius libri_ DANTIS ALDIGHERII, Prato, 1891) narra che

Michele predisse cotal morte a Federico II. Il NAUDÈ (_Apologie pour

tous les grands personnages qui ont esté soupçonnez de magie_, La

Haye, 1653, p. 497), ricordato come, secondo la leggenda, Michele

avesse preveduto di dover morire in una chiesa soggiunge: «comme il y

estoit un jour la teste descouverte pour adorer le corps et sang de

Jesus-Christ, la cordelle de la cloche que l'on sonnoit fit tomber

un pierre sur sa teste qui le coursa mort au mesme lieu ou il fust

enterré». Non so d'onde il Naudé togliesse questi particolari; ma dal

libro del Naudé probabilmente passò nel _Grand Dictionnaire universel

du XIXe siècle_ del Larousse la notizia che Michele fu «_écrasé_ dans

une église par la chute d'une pierre».

[508] _Op. e l. cit_.

[509]

Before their eyes the wizard lay,

As if he had not dead a day.

His hoary beard in silver roll'd,

He seem'd some seventy winters old;

A palmer's amice wrapp'd him round,

With a wrought Spanish baldric bound,

Like a pilgrim from beyond the sea;

His left hand held his book of might;

A silver cross was in his right;

The lamp was placed beside his knee;

High and majestic was his look,

At which the feilest fiends had shook,

And all unruffled was his face;

They trusted his soul had gotten grace.

[510] Vedi l'Appendice, num. 11.

[511] _De Michaele Scoto, veneficii injuste damnato_, Lipsia, 1739.

[512] Fu vivissima un tempo in Italia anche la leggenda di Pietro

d'Abano, di cui, tra l'altro, si narrò, come di Virgilio, che avesse

preparato il bisognevole per risuscitare, ma non risuscitò, per colpa

di un servitore che non seppe osservare i suoi ordini. Il MAZZUCHELLI

fa memoria di una «celebre popolare commedia», che traeva argomento

dalla vita di Pietro, e rappresentata circa il mezzo del secolo XVIII

(_Notizie storiche e critiche intorno alla vita di Pietro d'Abano_,

nella _Raccolta d'opuscoli scientifici e filologici_ del CALOGERÀ,

vol. XXIII, Venezia, 1741, p. III). La leggenda era ancor viva negli

ultimi anni di quel secolo, quando FRANCESCO MARIA COLLE scriveva

la _Storia scientifico-letteraria dello Studio di Padova_ (Padova,

1824, vol. II, p. 128); ma non so se tale siasi serbata anche dopo. Il

VEDOVA (_Scrittori padovani_) e il RONZONI (_Della vita e delle opere

di Pietro d'Abano, Atti della R. Accademia dei Lincei, serie terza,

Memorie della classe di scienze morali, storiche e filologiche_, vol.

II, 1878, pp. 526-50) non dicon nulla di questo.

Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. II · 第 50 / 75 题