L'ESEMPI DE BERTOLD.[iii]

Ona volta, Bertold, el ghe fava tanti raddrizz[iv] al Re; e lu, l'ha

ciappàa, l' ha fàa mett in d'on sacch per buttall in de l'acqua.

Intant, quij, che aveven de buttall in de l'acqua, l'han poggiàa al

mur; e el sacch l'era ligàa. E lu, el diseva:—«No, vuj propi tœulla no,

la tosa del Re.»—E gh'era on alter, che l'ha sentìi; el dis:—«Cosse

l'è, che te diset?»—«Perchè me vœuren fa tœu la tosa del Re, e m'han

ligaa denter in del sacch e me vœuren buttà in de l'acqua. Mi la vœuri

propi no, la tosa del Re.»—E quell'alter, che l'ha sentìi, el ghe

dis:—«Ben, l'è per quell che te vœuren buttà denter in de l'acqua? Ben,

allora, ven fœura ti, che ghe vòo denter mi in del sacch.»—E Bertold,

l'è vegnùu fœura, eva denter quell'alter, e pœu l'han buttàa in de

l'acqua. Lor saveven minga, ch'el fuss pu Bertold. E pœu veden Bertold,

ch'el ven giò di collinn[v]; e gh'han dimandaa:—«Ma in che manera,

ch'el Re t'ha faa buttà in de l'acqua, che te set chiancamò?»—E Bertold

el ghe dis _che el Re, l'era minga bon de fà quell, che faseva Bertold

per salvà la vitta_.

[i] Vedi a pag. 51 del presente volume, la postilla in cui è

riferita un'altra parte della _Storia di Campriano_.

[ii] —«Dubito forte, che _dar la Berta_ derivi dal mito raccontato,

che è piuttosto foggiato sulla somiglianza delle due parole.

_Berta_ nome di donna; _Berta_ per burla. Di più noto, che si dice

_Berta_ quello strumento, che serve a conficcare i paloni per una

palafitta.»—Nota dell'avv. prof. Gherardo Nerucci.

[iii] Il LIEBRECHT annota:—«Eine Episode des bekannten

italienischen Volksbuches von Bertoldo. S. K. M. n.º 61 _Das Burde_

und n.º 146 _Die Rübe_. KOEHLER in den G. G. A. M.DCCC.LXXI seite

2096 zu n.º 41.»—STRAPAROLA. Notte prima, Favola terza: _Prete

Scarpacifico, da tre malandrini una sol volta gabbato, tre fiate

gabbu loro. Finalmente vittorioso con la sua Nina lietamente

rimane_:—«.... Laonde sdegnati andarono a casa del prete e non

volsero più udire le sue fole; ma lo presero e lo posero in un

sacco con animo di affogarlo nel vicino fiume. E mentre che lo

portavano per attuffarlo nel fiume, sopraggiunse non so che ai

malandrini; onde forza gli fu metter giù il prete, che era nel

sacco strettamente legato, e fuggirsene. In questo mezzo, che il

prete stava chiuso nel sacco, per avventura indi passò un pecoraio

col suo gregge, la minuta erba pascendo. E così pascolando udì

una lamentevole voce, che diceva: _I me la vogliono pur dare

ed io non la voglio, che prete sono e prendere non la posso?_

e tutto sbigottito rimase, perciocchè non poteva sapere, donde

venisse quella voce tante volte ripetita. E voltatosi or quinci or

quindi, finalmente vide il sacco, nel quale il prete era legato;

ed accostatosi al sacco (tuttavia il prete vociferando forte) lo

sciolse e trovò il prete. Et addimandatelo per qual causa fusse

nel sacco chiuso, e così altamente gridasse, gli rispose: che il

signor della città gli volea dar per moglie una sua figliuola; ma

che egli non la voleva sì perchè era attempato, sì anche perchè di

ragione avere non la poteva per esser prete. Il pastorello, che

pienamente dava fede alle finte parole del prete, disse: _Credete

voi, messere, che il Signore a me la desse?_—_Io credo di sì_,

rispose il prete _quando tu fosti in questo sacco, si come io era,

legato._ E, messo il pastorello nel sacco, il prete strettamente

lo legò, e con le pecore da quel luogo si allontanò. Non era ancor

passato un'ora, che li tre malandrini ritornarono al luogo, dove

avevano lasciato il prete nel sacco; e, senza guatarvi dentro,

presero il sacco in ispalla, e nel fiume lo gettorono. E così il

pastorello invece del prete la sua vita miseramente finì. Partitisi

i malandrini, presero il cammino verso la lor casa; e, ragionando

insieme, videro le pecore, che non molto lontano pascevano. Onde

deliberarono di rubare un pajo di agnelli; e, accostatisi al

gregge, videro prete Scarpacifico, ch'era di loro il pastore, e si

maravigliarono molto, perciocchè pensavano, che nel fiume annegato

si fusse. Onde dimandarono come fatto aveva ad uscire dal fiume. A

i quali rispose il prete: _O pazzi, voi non sapete nulla! Se voi

più sotto mi affogavate, con dieci volte artante pecore di sopra

me ne veniva._ Il che udendo i compagni, dissero: _O messere,

volete voi farne questo beneficio? Voi ne porrete ne' sacchi e ne

getterete nel fiume; e di masnadieri custodi di pecore diverremo._

Disse il prete: _Io sono apparecchiato a fare tutto quello, che

vi aggrada; e non è cosa in questo mondo, che volentieri per voi

non la facessi._ E trovati tre buoni sacconi di ferma e fissa

canevazza li pose dentro; e strettamente, che uscir non potessero,

li legò; e nel fiume li avventò; e così infelicemente se n'andorono

le anime loro a i luoghi bui, dove sentono eterno dolore. E prete

Scarpacifico, ricco e di denari e di pecore, ritornò a casa e con

la sua Nina ancora alquanti anni allegramente visse.»—Vedi anche DE

GUBERNATIS. _Novelline di Santo Stefano di Calcinaja. XXX. I due

furbi e lo scemo._ Tralascio di indicare infinite altre varianti,

che non mi sovvengono con tutta precisione.

[iv] _Raddrizz_ non ho trovato nel Cherubini.

[v] _Vegnì giò di collinn._ Sarebbe proprio lo _scollinare_;

adoperato dal Fagiuoli.

La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare · 第 218 / 292 题