[1] «Narrata dalla Luisa Ginanni del Montale di Pistoja all'avv.
prof. Gherardo Nerucci. Vi è a stampa un poemetto popolare col
titolo:—_Storia di Florindo e Chiara Stella, dove s'intende
varj avvenimenti di due amanti con felice fine. Firenze (con
approvazione)._»—G. N.—Vedi GUPPERNATIS. (_Novelline di Santo Stefano_)
VII. _Il Re di Spagna._—PITRÉ. (Op. cit.) C. _Lu mircanti 'Smailitu
Giumentu._ Si troveranno alcuni punti di somiglianza ne _L'Aldimiro_
| _del_ | _Cavalier_ | FRA CARLO DE CONTI | _della Lengueglia._ |
_Dedicato_ | _All'Illustrissimo Signor_e | _Il Signor_ | _Christoforo_
| _Centurione_ | _In Milano._ | _Per Filippo Ghisolfi MDCXXXVII._ |
_Ad instan. di Gio. Battista Cerri,_ | _et Carlo Ferrandi._ | _Con
licenza dei superiori._ (Vedi specialmente Libro secondo). L'autore
stesso confessa, che,—«sotto il nome di Aldimiro è un accidente di
Carlo Magno narrato dal Petrarca nella terza delle sue pistole, et in
quello di Nefiteo l'avvenimento di Corrado secondo, scritto da Giovanni
Villani a capo quattordici dell'undecimo libro. Volendo scrivere non
mi sono appigliato alle sole favole, poichè quel gentil maestro di
buoni costumi condanna per cosa sconcia, il raccontare alle brigate i
vaneggiamenti dei proprî sogni. Ho condotti questi due imperatori sotto
finto nome nell'isola di Cipro; nè però stimo, che abbia a dolersene la
Germania, la quale è stata a' forastieri popoli di suoi tanti Principi
liberale: oltrechè fu buon augurio, che non dovessero le loro amorose
fiamme essere infruttuose, trasportandogli in quell'Isola, ove anche le
fiamme sono di volanti parti feconde,» ecc. ecc.—Vedi pure quanto di
Corrado Imperatore si racconta, nel Libro VI della _Historia_ | _Varia_
| _di M. Ludovico_ | _Domenichi,_ | _nella quale si contengono_ |
_molte cose argute, nobili, e degne di memoria_ | _di diversi Principi
et huomini illustri;_ | _divisa in XIII libri;_ | _con due tavole, la
prima de'_ | _nomi delle persone e delle cose notabili, et_ | _l'altra
della proprietà delle cose._ | _Con Privilegio._ | _In Vinegia appresso
Gabriel_ | G_iolito de' Ferrari._ | _M D L X V._ Noterò, per utile
degli studiosi di novellistica paragonata, che l'avventura di Carlo
Magno, utilizzata da fra Carlo è la stessa, che forma l'argomento
dell'avvenimento II della I delle _Sei Giornate_ dello Erizzo.—«Il
Re Carlo, congnominato Magno, amando una giovine morta e non potendo
abbandonare il suo corpo, fu inteso per rivelazione divina, la cagione
di quel suo furore essere un anello, ch'era sotto la lingua della
giovine. Il quale dal vescovo coloniese rimosso e dipoi gettato in una
palude, il Re torna nella primiera sanità del suo animo.»—Giangiacomo
Lavagna, altro secentista, fece un bel sonetto su questo tema, che
termina:
Nè sperar posso già pace o ristoro Al mio strano languir, al mio
tormento, S'amo la morte e suoi trionfi adoro.
[2] Come dice il Metastasio?
Nasce al bosco, in rozza cuna,
Un felice pastorello;
E, con l'aure di fortuna,
Giunge i Regni a dominar.
Presso al trono, in regie fasce,
Sventurato un altro nasce;
E, fra l'ire della sorte,
Va gli armenti a pascolar.