NOTE

[1] Il LIEBRECHT annota:—«ZU GRIMM K.—M. n.º VI. _Der treue

Johannes_. Sieh meine Anzeige von FRÈRE's _Hindoo Legends_ in

den _Heidelb. Jahrb._ MDCCCLXIX, Seite 489 f. n.º V. Rama und

Luxman.»—Vedi _Lo cuorvo_, trattenimento IX della giornata IV del

_Pentamerone_:—«Iennariello, pe' dare gusto a Milluccio, Re de

Fratta—Ombrosa, fratiello sujo, fa luongo viaggio; e, portatelo chello,

che desederava, pe' liberarelo da la morte, è connannato a la morte.

Ma, pe' mostrare la 'nnocenzia ssoja, deventanno statoa de preta

marmora, pe' strano socciesso, toma a lo stato de' primmo e gaude

contiento.»

[2] Antica moneta toscana; valeva sette de' nostri centesimi. Il soldo

ne valeva tre. Quindi il Giusti il chiamò _uno e trino_.

[3] Confronta questo esordio, con quello dello esempio milanese

_L'Ombrion_, a pag. 327 del presente volume.

[4] Il _Luigi d'oro_ era moneta franzese antica di ventiquattro lire

francesi (_livres_); il _napoleone d'oro_ è moneta di questo secolo di

venti franchi (pari alle lire Italiane); ma si usano promiscuamente

i due termini. Nell'Alta Italia si chiama _marengo_ il venti franchi

d'oro, perchè introdotto dopo la celebre battaglia. In gergo:

_giallino_.

[5] Eufemisticamente per _accidente_; e forse satiricamente, giacchè

talvolta i cattivi preti ed arcipreti fan più danno che gli accidenti e

l'apoplessia:

E fuvvi un tempo una vecchia lombarda,

Che credeva che il papa non foss'omo;

Ma un drago, una montagna, una bombarda!

[6] In tutte le novelle e fiabe, che io ho raccolte in Toscana, ecco il

solo, unico accenno a personaggi della mitologia cristiana; e ci stanno

appiccicati collo sputo, proprio, i demonî in questo racconto.

[7] _Sic_. Questa tendenza ad amalgamare e confonder l'articolo col

vocabolo seguente (massime quando comincia per vocale) c'è in Italiano;

anche senza alludere alle parole arabe, come _almanacco_, _ammiraglio_,

_alcole_ eccetera, nelle quali tutte l'articolo originario è divenuto

prima sillaba del vocabolo nostro.

[8] Ecco un sogno di Nifeo, Scena V dell'Atto II dell'_Avventurose

Disavventure_ di Giambattista Basile.

....Odi 'l tutto, e dirai, ch'ascosi in questi

Velami, alti misteri il ciel comprenda....

...._Non_ fui sì tosto in dolce oblio sopito,

Che di veder mi parve (o pur già vidi

Con certa visïon) squalida serpe,

Che per lo mar notando a te veniva.

Tu allor, fuggir volendo,

Fosti da quella in mille nodi avvinta,

Come l'edera al tronco o vite a l'olmo.

Dal destro lato, intanto,

Sento una voce dir:—«Togli pur, togli,

Giovane disperata, il caro amante,»—

Con sì grata armonia,

Che ne l'orecchio ancor dolce risuona.

Così, tre volte replicando, al fine

Dal soverchio desìo vinto il timore,

La man stendesti ardita;

E da te strinta appena

Le vedevi lasciar l'antica spoglia....

....Tu allor, lieta e ridente,

Di cotanta avventura,

L'abbracciavi e baciavi; e del tuo pianto

La rendevi già molle.

Quando veder mi parve, che giungesse

Al lido empia balena,

Per farvi del suo sen tomba vitale....

....Or tu, veggendo tronche in sul fiorire

Le tue gioje, versavi da' begli occhi

Pioggia di vaghe perle. In questo apparve

Candida nube, che 'l marino mostro

Coperse. Ond'ei cangiossi in bel delfino;

Che, piacevole in vista,

Ti fea lusinghe e vezzi. E, mentr'io, lieto

Di tua felice sorte,

Teco mi rallegrava, agli alti gridi

D'alcuni pescator, che poco lunge

Traean le reti, mi destai dal sonno.

[9] Quell'_ha_ s'ha a pronunziare lungo, essendo una contrazione di _ha

a_.

La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare · 第 147 / 292 题