LE TRE MELARANCE.[1]

C'era una volta un Re, che aveva un figlio che era sempre serio; non

era mai riuscito a farlo ridere. Dopo aver tentato tutte le vie per

rallegrarlo, fu stabilito di mettere tre orci d'olio, ove il popolo

sarebbe andato a raccoglierlo dalle fonti. Giunto al terzo giorno, che

l'olio veniva a piccole goccioline[2], venne una vecchierella con una

boccettina, che con gran fatica riuscì ad empire d'olio. Quando lei

si avviava per andarsene, il principe gli gittò dalla finestra una

palla sulla boccetta; e la boccetta si spezzò. Il principe sorrise

allorquando si ruppe la boccetta e cadde l'olio in conseguenza. La

vecchia si voltò in su e gli disse:—«Non avrai bene, finchè non avrai

trovato la bella dalle tre melarance.»—Dopo quel momento, il principe

tornò nuovamente ad esser serio. Una mattina finalmente il padre,

alzandosi da letto e cercando del figlio, trovò una lettera, che gli

diceva che era partito in cerca della bella dalle tre melarance.

Cammina cammina, il principe, dopo aver percorso molti paesi, arrivò

finalmente ad una casetta; e domandò dove si poteva trovare questa

bella dalle tre melarance, e gli dissero che era poco distante; ma

che era guardata da un orco, che, quando aveva gli occhi chiusi, era

sveglio, quando li aveva aperti, dormiva[3]. Arrivato al posto, si

attenne alle indicazioni; e prese le tre melarance, senza che l'Orco si

disturbasse o se ne accorgesse. Ne aprì una e ci sortì una bellissima

signora, e chiese di vestirsi. Ma il Principe non aveva premunito

niente e la bella sparì. Comperò un vestito ricchissimo; e poi aprì la

seconda. E ci sortì un'altra signora, che era più bella della prima, e

chiese di vestirsi. Quando la signora fu tutta vestita, gli mancava il

pettine. Il Principe al pettine non ci aveva pensato e la bella sparì.

Finalmente aprì la terza; ci sortì un'altra signora, che era più bella

di tutte le altre. Chiese di vestirsi. Fu vestita. Chiese il pettine.

Il Principe le diede anche il pettine; e non mancandogli altro, decise

di condurla alla corte. Però, pensa che non era conveniente di condurla

a piedi; e disse:—«Io anderò a prendere delle belle carrozze. Dove ti

lascerò?»—Alzando gli occhi la vide un albero foltissimo. Dice:—«Bene,

monterò lassù, e intanto mi pettinerò.»—E così fece: montò sull'albero

e si mise a pettinare. Il Principe andò a prendere tutto il corteggio.

Sotto l'albero ci era un pozzo; poco distante dal pozzo una casetta,

ove abitavano tre ragazze tutte brutte[4]. La maggiore prese la

brocca e andò a attinger l'acqua al pozzo, ove rispondeva l'immagine

della principessa sull'albero. Nel tirar la brocca, vide quella bella

immagine, credette d'esser sè stessa, buttò la brocca e se n'andò.

Tornando a casa, disse:—«Tutti mi dicono che io son brutta, ma io

son tanto bella; e l'acqua non l'ho voluta tirare.»—La seconda fece

lo stesso della prima. La minore, più furba di tutte, alza la testa

e vede la bella principessa sull'albero. E disse subito:—«Signora,

verrò a pettinarla.»—E salì. Si mise a pettinarla, e quando era già

pettinata, gli mise uno spillo nella testa. La Principessa divenne una

bella colomba e fuggì; e la brutta si mise gli abiti della Principessa.

Arrivò il Principe con tutto il corteggio; e quando la vidde, non si

persuase da tanto bella trovarla tanto brutta. Tutti i ministri si

guardarono e sorrisero: non potendo persuadersi che le descrizioni

date dal Principe di tanta bellezza fossero in un momento cambiate, ne

domandarono le ragioni alla Principessa. E lei gli disse che, stando

sull'albero al sole, l'aveva tinta e cambiata. Giunti al palazzo, il

giorno dopo fu imbandito un magnifico pranzo. Giunti all'arrosto,

invano l'aspettavano. Quando venne su il coco e disse che l'arrosto

s'era bruciato. Disse che si era affacciata alla finestra una colomba,

che aveva detto:—«Bondì, sor coco.»—Lui gli aveva risposto:—«Bondì,

sora colomba.»—E lei rispose:—«Che l'arrosto vi possa bruciare, e

Serafina non lo possa mangiare.»—Dice il coco al Principe:—«Per

tre volte ho rimesso l'arrosto, ma è sempre bruciato.»—Il Principe

disse:—«Prendete questa colomba e portatela qui.»—La sposa non voleva.

Però il coco, ascoltando la voce del Principe, scese; e riuscì a

prender la colomba e portarla su in tavola. Subito andò nel piatto

della principessa e gnene rovesciò sull'abito. Indignata sgridò e

voleva scacciare la povera colomba; il Principe però la prese e

l'accarezzò; e sentì che sulla testa aveva un piccolo gonfio. Nel

toccarlo questo gonfino, si accorse che era uno spillo; si sfilò e

questa colomba ritornò la bella signora delle tre melarance, che era

sua sposa. La brutta fu bruciata in piazza con una camicia di pece[5];

e la bella fu felice e stette col Principe.

_Se ne vissero e se ne godettero;

A me nulla mi dettero.

Mi dettero un confettino:

Lo messi in un bucolino:

Vai a vedere se c'è sempre._

La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare · 第 109 / 292 题