[1] La fiaba della presente raccolta, intitolata _Le tre fornarine_, è
una variante di questa, che va pure confrontata con quelle intitolate
_L'Orco_ ed _Il contadino che aveva tre figlioli_, nonchè, per alcuni
punti, con l'altra intitolata _Il Re avaro_. Vedi GONZENBACH (Op. cit.)
X. _Die jüngste kluge Kaufmannstochter_. PITRÈ (Op. cit.) XXII. _Li
sette Latri_, ecc.
[2] Si abbia sempre presente la costruzione delle case fiorentine, che
accennammo in nota all'_Uccellino, che parla_.
[3] In altre versioni, il Principe è ben morto e la giovane il
risuscita o con un unguento miracoloso, che i suoi padroni posseggono,
oppure anche con un'erba di strana virtù il cui uso le è stato
insegnato da un uccello. Era difatti un tempo credenza generale,
che esistesse un'erba con la potenza di risuscitare o di risanar le
ferite. BRUNETTO LATINI dice nel _Tesoro_:—«Rigogolo è un uccello de la
grandezza del pappagallo, et volentieri usa ne' giardini et ne' luoghi
freschi et inarborati; et chi vae al nido loro et tronca la gamba ad
uno de' figliuoli loro, la natura gli dà tanta conoscenza, che gli va
per una erba, et portala al suo nido, et la mattina li truova l'uomo
sani. Et simigliantemente, se l'uomo lega bene li suoi pulcini, l'altro
dì li truova isciolti, non sarebbeno stati legati sì fortemente. Et non
puote l'uomo saper con che erba elli li guarisce, nè con che ingegno
li scioglie.»—Vedi anche in PITRÈ (Op. cit.) il conto XI. _Li tri
belli curuni mei_; e, nella _Posillechejata_ del SARNELLI, il conto I.
_La pietà remmonerata_:—«Pececca pe' compassione menaje 'na savorra
sopramano; e pe' bona fortuna cogliette lo vozzacchio e le fece cadere
la palommella da le granfe. La quale, caduta 'ncoppa a 'na troffa
d'erva, a malappena la toccaje, che subeto, fatte quatto capotrommola
e brociolejata 'no poco 'nterra, sse ne tornaje a bolare bella e bona,
comme se maje fosse stata scannarozzata.»—Con la stessa erba la Pacecca
risuscita il figliuol del Be di Campochiaro, che se la sposa; e poi il
cognatuzzo, del quale le veniva a torto apposta l'uccisione. Questo
racconto del vescovo di Bisceglie ha infiniti punti di contatto, anzi
è tutt'una cosa in fondo, col conto CXII del PITRÈ (_Lu tradimentu_),
il quale ne è una trasformazione religiosa. (Così il divo Antonino Pio
è divenuto in Sorrento Sant'Antonino; così Ercole Ostiario divenne San
Cristoforo, ed i miti pagani si trasformarono in leggende cristiane
e da noi e dovunque). Altro riscontro a _La pietà remmonerata_ può
leggersi nella prima dispensa della _Scelta di Curiosità Letterarie
inedite o rare dal secolo XIII al XVII_, edita dal librajo Gaetano
Romagnoli, in Bologna. È la _Storia d'una donna, tentata dal cognato,
scampata da pericoli, ritornata in grazia del marito per sua castità
e divozione_, che il Zambrini ricavò da un codice miscellaneo
dell'Università bolognese, segnato di n.º 158.
[4] _Che_, nel significato di _se non_; è gergo infranciosato moderno;
ma in buona lingua non si dice.
[5] Vedi, nel _Pecorone_, la Novella Prima della Giornata
Vigesimaquinta:—«Democrate di Ricanati delibera di dare una caccia di
animali selvaggi, a certi signori forestieri. Muore di questi un'orsa
grossissima. Alcuni masnadieri fanno disegno di rubare Democrate. Un di
loro si veste della pelle di essa; e, messo dagli altri in una gabbia,
si presenta a Democrate, fingendo che gli mandi quest'orsa un albanese
suo amico. La notte introduce i compagni. Al romore accorre un fante, e
va a raccontare che l'orsa è fuori della gabbia. È uccisa, e allor si
scuopre l'infelice masnadiero.»—Questa novella, Ser GIOVANNI FIORENTINO
la desunse dall'_Asino d'oro_ di APULEJO. (Vedi, nella versione del
FIRENZUOLA, il Libro IV).