L'UCCEL BEL—VERDE.[1]

C'era una volta un Re di Francia che era molto amante della caccia. Un

giorno, andando a caccia, i cani principiarono a urlare fortemente. E

lui va per tirare a una fiera e invece ci trova una bellissima donna.

Il Re, sorpreso di questa bellissima giovane, voleva sapere la ragione

perchè l'aveva trovata sola in questo bosco, abbandonata? perchè

stava in una grandissima afflizione? Lei dunque gli disse che facesse

della sua vita quel che voleva, ma che non le strappasse il secreto

de' suoi natali. Il Re rispettò il suo secreto, la fece mettere in

corte, le dette il suo quartiere e disse che fosse rispettata come

una di famiglia. Dopo alcun tempo il Re andò a far visita alla bella

incognita e s'accorse da' suoi modi gentili e dal suo dolore che

doveva appartenere ad una famiglia illustre e distinta. E quindi se

ne innamorò talmente, che pensò di farla sua sposa. La madre del Re,

indispettita di sentire che doveva avere per nuora una sconosciuta

trovata in un bosco, giurò che ne avrebbe fatto crudele vendetta e

che il sangue de' Reali di Francia non si sarebbe mai contaminato con

una sì vile sposa. Difatti, dopo pochi mesi che il Re aveva sposata

questa sconosciuta, arrivò un corriere d'Inghilterra intimando al Re

una improvvisa guerra. Il Re non poteva intendere come l'Inghilterra

volesse fare a lui la guerra senza alcuna ragione. Ma per meglio

accomodare le cose pensò di andare lì da sè con un piccolo esercito

per conoscere la ragione di questa intimazione. Piangendo andò a

congedarsi dalla sposa, la quale lo pregò di trattenersi qualche

altro giorno perchè aveva qualche cosa da dargli. Difatti ella si

pose a ricamare una bandiera francese; ma l'arme era d'Inghilterra; e

disse:—«Quando sarai vicino al Re, spiega questa bandiera, chè nessuno

ti farà danno.»—Il Re partendo raccomandò caldamente la sua sposa alla

madre e le disse che la lasciava incinta; e le disse che avesse cura

di lei e del figlio che sarebbe nato. Il Re, arrivato in Inghilterra,

nulla trovò d'intimazione di guerra. Ma quando fu veduta la bandiera

spiegata dal Re di Francia, tutti gli corsero incontro per fargli

omaggio. E quando il Re d'Inghilterra seppe che la bandiera era stata

ricamata dalla moglie del Re di Francia, lo abbracciò teneramente e gli

disse:—«Tu sei mio genero.»—Il Re, pieno di gioia e di consolazione

per questa felice scoperta, ebbe una lettera di sua madre nella quale

gli diceva che sua moglie aveva partorito tre cani e si trovava in fin

di vita. Il Re subito rispose che custodissero i cani e la sposa, che

lui quanto prima sarebbe tornato trionfante nel Regno. Tornato il Re

di Francia, trovò tutta la corte in lutto; e la madre piangendo gli

disse che i suoi tre cani e la moglie erano tutti morti; lei era morta

dal dolore di questo tristo parto. Il Re si afflisse tanto di questa

cosa che fece giuramento di non vedere più nessuno. Si rinchiuse in

una stanza, e meno che il servo che gli portava da mangiare, non era

permesso a nessuno di entrare nella camera del Re. Dopo diciotto anni

che il Re viveva in questo stato di disperazione, di abbattimento,

una mattina sentì del rumore per la strada. Domandò cosa fosse quel

rumore insolito che sentiva. E gli fu risposto che una giovine sorella

di due guardie reali della Regina, aveva preso quartiere di faccia

alla camera del Re, e che essendo tanto bella, la gente andava a

vederla; si fermava lì sotto alle finestre a vederla che era seduta

al suo balcone. Il Re sentì desiderio di vedere questa ragazza:

s'affacciò alla finestra e disse:—«È tanto bella che mi rammenta la

mia Uliva.»—Informata la Regina madre di questa impressione del Re, di

questa parola, sente nascere una grande avversione per questa ragazza.

E non sapendo come più facilmente poterle nuocere, mandò a chiamare una

vecchia strega che era la sua intima confidente. La strega le disse

che era difficile nuocere a questa ragazza, perchè la Regina delle

fate la proteggeva; ma che l'unico mezzo era quello di salutarla e

dirle:—«Bella, tu se' bella! ma se tu avessi l'acqua che balla, che

canta e che sona; l'albero del sole; e l'Uccel Bel—Verde[2]; saresti

anche più bella.»—La sera appresso, sulle ventitrè, quando la bella

Amalia si metteva sul balcone a lavorare, la Regina si affacciò e le

disse:—«Bella, tu se' bella! ma se tu avessi l'acqua che balla, che

canta e che sona; l'albero del sole; e l'Uccel Bel—Verde; saresti

anche più bella.»—Appena dette queste parole alla povera Amalia,

che soleva essere di carattere tranquillo e molto allegra, le entrò

una smania addosso che non le diede più pace. Principiò a piangere

dirottamente; e quando vennero i suoi fratelli, la trovarono immersa

nelle lagrime. Uno di essi, chiamato Federico, volle assolutamente

saperne la cagione. E quando sente le parole che gli aveva dette la

Regina, disse alla sua sorella:—«Tu sarai più bella! Io ti troverò

l'acqua che balla, che canta e che suona; l'albero del sole; e l'Uccel

Bel—Verde.»—La mattina appresso, prese congedo dalla Regina perchè era

guardia, si licenziò dall'Amalia e le lasciò un anello con la pietra

turchina e le disse:—«Finchè quest'anello avrà la pietra turchina,

spera che io ti porterò quel che ti manca. Se questa pietra turchina

diventerà nera, allora io sarò morto e il nostro fratello Alfredo

penserà a cercarti ciò che desideri.»—Quindi si partì sopra un bel

cavallo e se n'andò fuori della porta. Sceso, uscito fuori delle mura

della città, si mise a pensare a che via doveva prendere. Mentre che

era pensoso, seduto da una bottega, si presentò una vecchia e gli

disse:—«Mi farebbe un po' di carità? Io posso consolarla in quello che

desidera. So quello che Ella cerca: e se mi dà retta porterà alla Sua

sorella l'acqua che canta, che balla e che suona, l'albero del sole e

l'Uccel Bel—Verde.»—Lui disse:—«Ben volentieri farò tutto quello che

tu vuoi.»—Allora la vecchia gli dette una boccia che gli attaccò alla

cintura per mezzo di un nastro rosso; gli dette una gabbia, un'ascia

d'argento e un vasellino contenente della pomata. Gli disse poi:—«Voi

camminerete in fondo in fondo a questa strada tre giorni e tre notti

senza riposarvi; alla fine del terzo giorno vi troverete in un gran

prato che attraverserete. Quindi entrerete in un viale costeggiato di

molte statue. Passate a diritto, senza voltarvi nè da una parte nè

da un'altra. Finito il viale entrerete nel bosco dove c'è la fontana

dell'acqua che balla, che canta e che suona e l'albero del sole con

sopra l'Uccel Bel—Verde. Presentate la gabbia e l'uccello entrerà

in gabbia; chiudetela, perchè non voli via. Presentate la boccia e

si riempirà subito d'acqua: turatela, perchè non esca di dentro.

Toccate l'albero del sole con questa accettina, toccate un ramo e

vi si staccherà subito.»—Mi sono scordato che quando gli dette il

vasellino, gli dette anche un pennello, questa vecchia a Federico.—

«Quando vi siete caricato di tutta questa roba, ritornate nel viale

delle statue e col pennello intinto nella pomata, toccate le statue

che saranno alla vostra diritta.»—Mi sono scordata un'altra cosa: nel

prato doveva lasciare il cavallo prima d'entrare; doveva smontare da

cavallo quando lui entrava nel viale delle statue.——«Farete tutto ciò

con la massima velocità, senza mai voltarvi indietro. Sentirete urli,

lamenti, preghiere: non vi voltate indietro. Raggiungete il vostro

cavallo nel prato, salite e tornate a Parigi. Se vi voltate, siete

morto.»—Federico, pieno di gioja, montò sul suo cavallo e fece tutto

quanto la vecchia gli avea detto. Ma appena ebbe toccata qualcuna delle

statue, quelle riebbero la vita, e piene di gioia e di riconoscenza,

chiamavano, abbracciavano Federigo, per dargli una prova della loro

consolazione. Federigo non ebbe la fermezza di non voltarsi: un

momento si voltò e rimase statua anch'egli[3]. Il quarto giorno la

povera Amalia guarda il suo anello: il suo anello era divenuto nero,

la pietra; segno certo che Federigo più non ritornava. Disperata e

piangente, torna Alfredo e gli racconta che la pietra era diventata

nera e che Federigo era morto. Allora Alfredo gli dice:—«Io voglio

seguitare la via di Federigo. O lo vendico e trovo l'acqua che canta,

che balla e che suona, l'albero del sole e l'Uccel Bel—Verde; oppure

voglio morire per vederti contenta.»—Quindi preso congedo dalla Regina

che glielo diede con la massima consolazione: dato un anello con la

pietra verde alla povera Amalia, che era indizio della sua vita se

non cangiava colore; si partì dall'amata sorella nella speranza di

farla felice. Appena uscito fuori di porta, si presenta la solita

vecchierella, gli fa le solite offerte del fratello e gli dice che se

avesse avuto il coraggio di non voltarsi, avrebbe salvata la vita anche

a Federigo. Pieno di speranza e di sicurezza intraprende la strada;

percorre velocemente la via; e dopo, ma dopo aver fatto tutto quanto la

vecchia gli aveva detto, egli pure cade nelle lusinghiere parole degli

amici, si volge indietro e resta statua di marmo. Al quarto giorno la

povera Amalia guarda il suo anello fatale e vede che anche il suo

secondo fratello è morto. Nessun desiderio la lega alla vita; vuole

seguire la sorte de' suoi fratelli. Si veste da uomo, monta sur un

cavallo, esce fuori della porta e le viene incontro la solita vecchina,

che l'ammonisce dei soliti oggetti per poter salvare tutti que' giovani

e per poter fare invidia alla Regina con tutti gli abbellimenti che

l'avrebbero resa più bella. Amalia monta a cavallo; percorre la via:

traversa il prato; passa il viale delle statue; vede l'acqua che

canta, che balla e che suona, l'albero del sole e l'Uccel Bel—Verde;

in un attimo se ne impadronisce; col suo gran pennello unge tutte le

statue che ha a diritta; e non badando nè a gemiti, nè a lamenti, nè

a parole d'affetto, raggiunge il suo cavallo, ci monta ed è salva.

Tutti i giovani liberati da lei sono già nel prato; tutti le rendono

mille grazie del bene ricevuto; chi le dà collane, chi corone, chi

anella: son tutti figli di Re incatenati da una trista fata che aveva

fatto questo incantesimo. Il quarto giorno la strada del Re è popolata

di gente. L'acqua che canta, che balla e che suona richiama tutta la

popolazione; l'Uccel Bel—Verde chiacchiera con tutti quelli che lo

interrogano[4]; l'albero del sole riflette i raggi e si volge sempre

dalla parte ove il sole lo illumina. Il Re stesso si sente commosso a

tanta gioja, s'affaccia, vede la bella giovane che gli rammenta la sua

Uliva, vede tutto il popolo esultante a tanta festa, a tanta bellezza.

Dopo diciotto anni si fa radere la sua barba, cambiare le sue vesti

in più ricche vesti, e dice che desidera di vedere da vicino la bella

Amalia. La Regina madre temendo di perdere il trono e che il Re suo

figlio debba prendere un'altra moglie, manda a chiamare la solita

strega e gli dimanda cosa può fare per ammazzare questa sua nemica. La

strega gli dice che inviti tutti a pranzo, l'Amalia, Federigo, Alfredo,

e che avveleni il pranzo. Essa finge di voler compiacere il Re e di

voler invitare i giovani a pranzo da lei. Amalia accetta con gioia: ma

chiede la grazia di portare l'Uccel Bel—Verde, perchè l'Uccel Bel—Verde

l'aveva già avvertita. Il Re, beato di questa dimanda. Il pranzo è

imbandito, ma i giovani non mangiano altro che quello che l'Uccel

Bel—Verde becca. Gli aveva detto che non dovevano mangiare altro che

quello che lui avrebbe beccato. Alla fine del pranzo l'Uccel Bel—Verde

chiede di poter contare una novella. Il Re è beato, la Regina madre si

turba. L'Uccel Bel—Verde principia la novella raccontando la cacciata

del Re; il ritrovamento della Uliva; il parto della Principessa che

non aveva fatto tre cani, ma tre bei figli; ma che la Regina li aveva

mandati in un bosco per essere ammazzati. Quello che doveva ammazzare

i bambini ne ebbe compassione, li fece educare e poi li fece impiegare

guardie della Regina. La Principessa del Re languiva da diciott'anni

dentro una prigione e l'unico servo fedele della Regina era consapevole

di questo misfatto. A questo racconto la Regina sviene; il Re monta

in furore; si percorre il palazzo reale; si trova la povera Uliva

quasi in fin di vita. L'uccello dice di essere una fata e di essere

venuto per salvare quelli innocenti. La Regina madre muore di dolore.

Il Re ritorna nel suo florido stato; amato dalla moglie e dai figli è

ricompensato di diciott'anni di patimenti. La Regina è riconosciuta per

figlia del Re d'Inghilterra; e una pace durevole si strinse fra quelle

due nazioni.

La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare · 第 50 / 292 题