(Stampata in principio della _Novellaja Milanese_)
Da parecchi anni, io raccolgo fiabe e novelline popolari. Finora ho
sempre accumulato materiale, proponendomi di pubblicare in seguito
ogni cosa insieme, ravvicinando e confrontando le diverse lezioni del
medesimo racconto, diverse per dialetto e pel modo, in cui svolgesi
il tema. Adesso, riflettendoci meglio, ho risoluto di stampare
separatamente le novelle raccolte in ciascun dialetto. Procrastino il
lavoro di raffronto e di paragone, pel quale è necessario un accumulo
preventivo di materiale, che da un solo mal può procacciarsi. Se a me
non riuscirà mai di eseguirlo, altri più felice sottentrerà prima o
poi nel mio luogo; e mi sarà merito l'avergli agevolato il compito.
Comincio dal mandar fuori un gruzzoletto di fiabe, facezie e novelline
lombarde, raccolte in Milano stessa e nel contado. Le ho stenografate,
mentre si narravano da contadine, operaje, domestiche; e quindi
trascritte senza farmi lecito di mutar sillaba alla dicitura ingenua
primitiva. Non ho cancellata una ripetizione, non un foderamento
di parole; non ho supplito lacune. Avrei stimato delitto l'alterar
checchessia, anche dove fondatamente poteva credere di migliorare.
Malgrado l'ajuto benevolo di parecchi amici, non posso persuadermi di
non essere incorso in errore di sorta: è sempre grandissima temerità
l'affaccendarsi intorno ad un dialetto, del quale non s'è udito
sillaba prima del sesto lustro. Ma dove nessuno fa, chi pel primo fa,
quantunque non faccia se non mediocremente, ha forse dritto almeno a
qualche indulgenza. Forse! e forse anche la temerità sua merita di
venir esemplarmente scorbacchiata e castigata. Della utilità d'un
simigliante lavoro per la mitologia comparata, perla novellistica e
per la filologia, credo inutile parlare, perchè non suppongo esista
al mondo chi la revochi in dubbio. Risparmio al lettore lunghe note
intorno alle origini ed alle vicende di ciascuna novella o fiaba; e
voglio solo aver dichiarato, che, con questi ventotto racconti, non
pretendo mica di aver dato tutte le tradizioni orali di Lombardia, nè
la miglior versione di ciascuna delle tradizioni raccolte. So benissimo
esser questo lavoro di quelli, ne' quali non può mai farsi tanto, che
non rimanga da fare altrettanto e più.
Firenze, XXIII Marzo MDCCCLXX.