La questione semitica e la sua possibile soluzione.
Un senatore del Regno, l'on. G. B. Borelli, si è occupato dell'argomento
che ci preoccupa in un opuscolo intitolato: la _Questione semitica e la
sua possibile soluzione_. Il Borelli, diciamolo subito, conviene con noi
che oggi la questione semitica è questione sociale non religiosa, e
nemico come egli si addimostra di tutte “le superstizioni religiose e di
tutte quelle modalità materiali di culto che isteriliscono ed ammorbano
il sentimento religioso” vede la soluzione della questione nei matrimoni
misti.
Alieni siccome siamo da ogni pregiudizio religioso, non proviamo nessuna
ripugnanza per la soluzione proposta dall'on. Borelli. Gli osserviamo
però che egli manca di logica.
Poichè egli ammette che il fanatismo religioso non entra per nulla nella
persecuzione degli Israeliti, poichè egli ammette che gli Ebrei sono
perseguitati “perchè assorbono e monopolizzano molti interessi
commerciali ed industriali e sono in via di impossessarsi della maggior
parte di essi” a che cosa crede egli di rimediare coi suoi matrimoni
misti?
Se l'on. Borelli legge i giornali, egli vedrà che oggi il partito che
aspira al sovvertimento sociale ha messo in pratica il principio della
divisione del lavoro.
In quei paesi dove le maggiori ricchezze sono nelle mani
dell'aristocrazia, giornalisti, indegni di questo nome, vanno
racimolando nella storia tutto quanto può servire a gittar l'onta ed il
discredito sugli eredi dei più grandi nomi storici; dove l'aristocrazia
è povera, e perciò non odiata, e l'industria potente, sono gli
industriali che si designano alle ire del popolino come sanguisughe
efferate, come sfruttatori dei loro operai, ecc., ecc. Là infine dove
gli Ebrei sono più ricchi è contro di essi che si eccitano le malvage
passioni della plebe ignorante e fanatica.
Metta in pratica l'on. Borelli la sua panacea del matrimonio misto, vada
anche anche più in là se vuole, converta tutti gli Ebrei al
Cristianesimo, li copra magari della cocolla del cappuccino o li ascriva
al terz'Ordine di San Francesco, e la questione muterà forse nome, ma
resterà intatta.
Se tutti i membri della famiglia Rothschild si unissero in matrimonio
con Cristiani, ciò non scemerebbe punto il numero degli invidiosi della
loro fortuna.
E la questione sociale, come la questione semitica, è fatta di invidia.
Ora creda pure l'on. Borelli che l'invidia non si attutisce coi
matrimoni misti.
Ciò che occorre, ciò che è necessario, è che i perseguitati di ieri,
come i perseguitati d'oggi, come quelli di domani, tutti coloro insomma
che hanno qualche cosa da perdere, si stringano in un fascio, che tutti
concorrano a dissipare le calunnie che gli interessati vanno sobillando
or contro una casta, or contro una Corporazione religiosa, or contro i
seguaci di una credenza.
Il pericolo che minaccia gli uni, minaccia gli altri e l'Ebreo che
ridesse delle persecuzioni che contro il clero cattolico si
organizzarono in taluni paesi, non sarebbe meno insensato del Gesuita
che plaudisse agli eccessi che i degni successori degli Unni, commettono
in Ungheria.
Gli uni e gli altri riderebbero del trionfo dei loro nemici!
3º L'ANTISÉMITIQUE (giornale) — _Montdidier_.
Abbiamo sormontato quel disgusto che ad ogni uomo onesto ispirano la
menzogna la più impudente e la calunnia la più schifosa, ed abbiamo
letto, con scrupolosa attenzione, i primi dieci numeri
dell'_Antisémitique_ che vede la luce a Montdidier collo scopo apparente
di combattere gli Ebrei, collo scopo reale di combattere le convenzioni
ferroviarie proposte dal ministero francese, e di farsi gettare nelle
fameliche fauci un'offa dal Barone di Rothschild.
Il nostro coraggio nel leggere il giornale-libello non vogliamo sia
inutile, sicchè daremo ai lettori nostri una breve recensione
dell'immondo fogliaccio.
A dimostrare la sciocchezza e l'ignoranza crassa dei redattori di quel
giornale, addurremo tre prove soltanto.
Nel suo sesto numero, annoverando gli Ebrei che occuparono altissime
cariche in Europa, pone fra questi, non lo si indovinerebbe in mille, il
cardinale Antonelli! E quasi ciò non bastasse, nel numero 8, ribadisce
la strana asserzione con queste precise parole: _Le feu cardinal
Antonelli qui était juif de sang et de naissance._
Come meravigliarsi dopo ciò che lo stesso giornale che tratta da ebreo
un cardinale di Santa Chiesa, affermi, con sicumera tutta propria, che
gli Ebrei esalano un odore speciale? e come meravigliarsi che difetti a
tal segno di logica, da pubblicare, nel suo numero 9, una lettera d'un
tal di Hervilly, — che pare voglia farsi credere letterato e poeta — il
quale si lagna di tre scortesie ricevute dal conte di Larochefoucauld
duca di Bisaccia, uno dei capi del partito cattolico francese, dalla
duchessa di Magenta, la cui severa pietà è universalmente nota, e dalla
principessa Riccardo di Metternich e trova che la colpa è, _risum
teneatis_, degli Ebrei, che hanno bandito di Francia la cortesia
francese!!
Parmi bastino questi tre esempi, a dimostrare che l'organo magno
dell'antisemitismo francese è redatto da idioti; uno solo basterà a
provare che è redatto da malvagi e lo trarrò dal solo articolo del
giornale in cui non sia discorso di Ebrei.
È inserito nel numero 10 del giornale ed è tutto rivolto contro gli
inglesi. E l'immondo libellista osa proporre che — in caso di guerra tra
la Francia e l'Inghilterra — la Francia, calpestando i trattati che
seguirono la guerra di Crimea, ristabilisca le lettere di marca e, per
danneggiare la nemica potenza, si valga dell'opera infame dei corsari!!
Davvero che vi è da arrossire di dover, nell'ultimo quarto del XIX
secolo, occuparsi di tali sanguinose aberrazioni.
Noi toccheremo dunque di questo giornale, soltanto perchè pur troppo,
nel secolo nostro che pur si vanta illuminato, non vi ha voce, per
quanto uscita da infame luogo, che non possa produrre le sue
conseguenze.
E ce ne occupiamo anche perchè nell'_Antisémitique_ troviamo la conferma
di parecchie fra le asserzioni che siam venuti mettendo innanzi nel
corso di questo lavoruccio.
Abbiam detto che l'antisemitismo è una delle tante manifestazioni di
quel mostro proteiforme che è il radicalismo, e nel numero 7
dell'_Antisémitique_ troviamo a proposito del famoso processo di Tisza
Esslar e dell'equanime contegno di quel procuratore del Re, sig.
Szeyffert, le seguenti parole:
“Nous ne sommes pas surpris d'apprendre que tous les membres du barreau
presque tous _des démocrates et des ennemis déclarés du cléricalisme_
sont indignés de la partialité du procureur du roi Szeyffert.”
E quasi ciò non bastasse, l'_Antisémitique_ ci prova le strette
relazioni che passan fra esso e la Massoneria francese, e nel numero 5
ne apprende che _les franc-maçons antijuifs sont innombrables_ (334) e
nel numero 6 che _le nombre des maçons antisémites est légion_.
Dichiarazioni queste di grandissima importanza, e perchè non
contraddette dalla Massoneria francese e perchè scritte in un paese
dove, chi ha un po' di memoria, non ha dimenticato gli aiuti che la
Massoneria, col pretesto di porsi mediatrice fra la Comune ed il Governo
di Versailles, ha prestato alla prima.
Abbiam detto che i persecutori dei Gesuiti sono ad un tempo i
persecutori degli Ebrei e l'_Antisémitique_ ci porge, anche di questo
prove abbondanti.
Nel num. 2 in una lettera ai suoi corrispondenti dichiara, parlando
degli Ebrei: “Noi sapremo renderli in esecrazione al mondo intiero
facendoli conoscere” e poche righe prima non ha trovato ingiuria più
grave da scagliare contro gli Ebrei di questa: _Association jésuitique_.
Notiamo, per semplice curiosità, e per mostrare più a nudo i sicari
della penna che abbiam preso a smascherare, che essi nella stessa
lettera si appropriano l'odiosa massima _il fine giustifica i mezzi_,
che attribuita, a ragione od a torto, ai Gesuiti, fu meritamente
stigmatizzata dalla coscienza di tutti gli onesti.
Non è infatti Rodin, od il padre d'Aigrigny, e non è neppure un ebreo,
che esclama nell'articolo già citato: _Qu'importent les moyens quand le
but est loyal!_
Nel numero 6 per eccitare l'odio verso quella eccellente, e veramente
caritatevole Associazione che è l'_Alliance Israélite Universelle_, dice
che essa si compone _d'autant de Jésuites et de Bonapartistes que de
Juifs_ e rincara la dose nei numeri seguenti, e specialmente nell'8º,
dove, in una corrispondenza da Londra, accusa due reverendi Padri della
Compagnia di Gesù, di essersi legati in complicità con dei banchieri
ebrei per commettere, non sappiamo qual grossa frode finanziaria, a
proposito di un prestito della repubblica di Honduras!!
Infine abbiam detto che gli antisemiti attuali, non hanno che fare colla
Chiesa cattolica e con nessuna Comunione cristiana, ed il nostro
compiacente libellista prova anche più di quello che noi avevamo
asserito.
Esso vien pubblicando dei così detti studi sulla Bibbia, dove,
attingendo a piene mani agli scritti di Voltaire e di Pigault Lebrun,
volge in ridicolo il Libro che è egualmente sacro ai Cristiani ed agli
Ebrei, e che entrambe le Religioni hanno siccome rivelato. Una sola
linea tolta da quel lavoro basterà a darne un concetto esatto. La tolgo
dal num. 3: “_Les gens grossiers qui construisirent la Bible._”
Nel num. 10 poi lo stesso giornale ci dà la notizia che la società dei
_Liberi Pensatori_ di Orléans ha deciso di escludere dal suo seno gli
Ebrei, per ciò soltanto che sono Ebrei. Alla grazia di quei _Liberi
Pensatori_!
Ho dimostrato che l'_Antisémitique_ non è soltanto idiota e malvagio, ma
che è radicale, massone, persecutore dei Gesuiti, irrisore della Bibbia,
negatore di ogni religione rivelata, libero pensatore.
Dopo ciò è difficile a spiegarsi che tre giornali cattolici abbiano
annunziato con favore il giornale-libello.
Certamente tre in confronto di tutti i giornali cattolici che vedono la
luce in Europa, non è gran cosa e questo numero scema di importanza
ancora, quando si sappia che a comporre quel numero concorre un ridicolo
giornaluccio di Modena, e l'_Univers_ di Parigi, che non seppe mai
serbar misura in nessuna questione e che è l'organo del fanatismo il più
cieco. Addolora invece trovare fra i giornali che accolsero
favorevolmente il libello di Montdidier, l'_Ateneo_ di Torino, giornale
cattolico nel buon senso della parola, e scevro da ogni fanatismo; e
tanto più ci addolorano le parole che il giornale cittadino indirizzava
nel suo numero del 10 giugno 1883, al libello di Montdidier, in quanto
le vediamo accompagnate da una tenera ammonizioncella, che dimostra
proprio il desiderio dell'_Ateneo_ di ricondurre il figliuol prodigo
sulla buona strada.
Mettiam pegno che il 10 giugno l'egregio e reverendo teologo Biginelli
non era in Torino, e che il saluto mandato dall'_Ateneo_ all'organo
dell'antisemitismo e della pirateria è opera dello scaccino della
parrocchia.
(334) L'antisemitismo non sarebbe cosa nuova in massoneria se è vero, e
crediamo lo sia, quanto ci apprende la _Civiltà Cattolica_ (serie IX,
vol V, p. 107), che tuttora dura in più luoghi e segnatamente in Austria
ed in Germania, l'antica, e già comune, legge di escludere gli Ebrei
dalle loggie.
4º OSMAN BEY. — _Gli Ebrei alla conquista del mondo_, IX Edizione
Internazionale (_sic_) italiana, _aggiuntevi Rivelazioni
sull'Alleanza Israelitica universale_. Venezia, Favaj 1883.
Allorquando un amico mi mandò da Venezia questo libricciattolo,
conoscevo già di nome l'autore. È un grafomane, mezzo turco e mezzo
russo, mezzo osmanli e mezzo cristiano, mezzo bey e mezzo gentiluomo,
_semibovemque virum, semivirumque bovem_. Ho perciò lungamente esitato
prima di dar luogo in questo mio lavoruccio ad una qualsiasi risposta,
ed ho esitato specialmente, perchè, pei gentiluomini non turchi, vi è
qualcheduno di più sacro della donna, del bimbo, del vecchio, del
prete — queste quattro debolezze — ed è il soldato che tollerò,
paziente, sanguinose offese.
Dopo che un signor prof. Ottolenghi di Venezia, rispondendo a questo
signore, ha potuto scrivere impunemente queste parole: “Se osaste
ripetermi in faccia che l'Italia s'è fatta coll'oro, getterei le mie
scarpe nelle immondizie dopo aver loro fatto fare la vostra conoscenza”
pare davvero poco decoroso l'occuparsi di questo bey.
Ma lo stesso amico che mi inviò l'opuscolo, mi previene ora che si è
trovata nel Veneto una accolta di persone, non so se più imbecilli o
maligne, per acquistare molte copie dell'opuscolo del bey e diffonderlo
a larghe mani; è dunque forza occuparsi di questo libricciattolo e lo
faremo.
Chi è Osman bey? La sua grafomania lo ha spinto a rivelarcelo egli
stesso in un libro che col menzognero titolo: _Gli Inglesi in
Oriente_ (335), non è che la storia sua e della sua famiglia. In
quell'opuscolo il bey gitta a piene mani l'oltraggio sulla nobile figura
di suo padre, il dottor Giulio Millingen, egregio medico e pubblicista
inglese dimorante in Oriente, e su una sua stessa sorella, di cui tutta
Venezia onora la profonda pietà, l'intemerato carattere, la contessa
Evelina Millingen ne' Pisani.
Il bey è un rinnegato di tutte le nazioni, di tutte le religioni. Nato
inglese, lo troviamo poi or turco, or russo; anglicano dapprima, poi
cattolico e conte del papa, poi musulmano, ed ora crediamo
greco-scismatico, il bey fu sin dalla sua prima infanzia il protagonista
di un dramma religioso (336).
Adesso lo troviamo animato da un odio veemente, implacabile, contro gli
Ebrei.
Duplice è la causa di quest'odio.
Il povero bey ha due nobili passioni nel cuore. Detesta, esecra la sua
famiglia e la sua patria: l'Inghilterra.
Ora, sua sorella, costretta da lui ad una lite assurda, temeraria,
affidò le sue ragioni ad un avvocato ebreo, l'illustre comm. Diena,
onore del veneto foro, che ebbe anche l'impudenza di vincerla.
Apriti cielo; il bey impugna la sua penna e scrive, in sua favella,
queste belle parole (337).
“Che una dama ultra-cattolica sia ridotta a farsi difendere da un
israelita, non è la minore anomalìa che abbella codesto dramma.”
Questo per la famiglia.
Ma non basta, che un ebreo abbia osato assumere contro di lui la difesa
di una sua sorella; egli vede “in Inghilterra il giudaismo onnipossente,
mercè la sua alleanza con la Gran Brettagna. Interessi comuni
stabilirono un cordiale accordo fra quelle due nazioni commerciali,”
egli vede, o sogna, che il giudaismo mette a disposizione
dell'Inghilterra, “l'influenza finanziaria di cui dispone ed il suo
concorso commerciale” e raccapricciando, egli inglese, scorge che,
“intanto che l'Inghilterra e la Russia si contendevano il primato sulla
Turchia, il giudaismo servì d'ausilio alla prima facendo una guerra
inesorabile alla Russia.”
Acciecato dall'odio pel suo paese, — nobile sentimento invero — il bey
volle fulminare colla sua penna d'oca, molto d'oca, gli Ebrei che egli
crede gli alleati dell'Inghilterra e lo fece con tanto acume, con tanto
buon senso, che, dimenticando di avere scritto i brani che ho finora
citato, scrive a pag. 55, del suo povero opuscolo, queste parole:
“Quando l'Inghilterra e la Francia erano arbitre dell'Europa, il
giudaismo si basava sulle loro influenze... dopo il 1867 disertarono la
bandiera tricolore e la croce di San Giorgio.”
Ma perdoniamo al bey queste sue contraddizioni; perdoniamogli anche la
sua ignoranza assoluta della nostra lingua che gli fa scrivere, come a
pag. 63, _questa pretesta_ per questo pretesto, o come a pag. 64,
_ciurma di intrighi_ invece di non so che; ed occupiamoci alquanto del
suo opuscolo.
Prima però completiamo, con due citazioni dell'opuscolo stesso, il
ritratto morale dell'autore. Il bey fu militare, e pose, è lui che lo
dice, la sua nobile spada al servizio di un generale che proteggeva i
briganti (pag. 5). Fu forse al servizio di questo generale che egli
imparò la lealissima arte di polemica, di cui parla a pag. 75. “Fu
necessario che io mi recassi a Parigi per impossessarmi (leggi:
_rubare_), di trofei negli stessi uffici dell'Alleanza Israelitica.”
Ed ora vediamo cosa ci sa dire contro gli Ebrei questo rinnegato
inglese, questo seida di un generale che protegge i briganti, questo
polemista, che va in casa altrui, ad impossessarsi di trofei.
Avverto però che non rileverò le accuse contro gli Ebrei che il bey
ripete, se già in altra parte di questo libro io abbia avuto ad
occuparmene:
A pag. 13 accusa l'Ebreo di mancare d'amor proprio e soggiunge: “se voi
l'insultate non ne farà caso alcuno.” Chi ha vissuto in società sa che
vi sono Cristiani ed Ebrei assai suscettibili in materia d'onore, e
Cristiani ed Ebrei privi di amor proprio: io, per esempio, conosco un
bey, che professò tutte le religioni meno l'ebraica, e che non si
risentì quando il prof. Ottolenghi lo minacciò per le stampe di
prenderlo a pedate... nel beylicato.
Del resto questo bey ha, fra le tante sue virtù, quella di veder sempre
il fuscello che è nell'occhio dell'Ebreo e di non veder mai la trave che
è nel suo.
Se così non fosse, come oserebbe questo bey accusare gli Ebrei di essere
insensibili ad ogni soddisfazione di amor proprio, e soltanto avidi di
denaro, ricordandosi di aver scritto a pag. 216 di un altro suo libello,
_gli Inglesi in Oriente_, queste precise parole:
“La stampa in Londra (_dice lui_), fu unanime a riscontrarvi dei meriti,
(_in una sua opera_); questa fu la sola soddisfazione e il solo
vantaggio, a ricompensa delle mie fatiche, un centinaio di sterline
m'avrebbe meglio pagato.”
Ebreo d'un bey!
E se avesse meglio pensato ai casi suoi come avrebbe potuto scrivere a
pag. 41 della sua compassionevole catilinaria contro gli Ebrei queste
parole: “Gli Ebrei meriterebbero che si stigmatizzassero (_sintassi
beylicale!_) col nome di lupi sotto pelle d'agnello; perchè in fin dei
conti, tale è il nome che si deve dare a coloro che pretendono aver in
una volta due nazionalità distinte.”
Nessun professore, ebreo o cristiano, potrebbe minacciare impunemente un
lupo di pigliarlo a pedate; l'agnello è tipo di mansuetudine; io non
farò dunque a quelle brave bestie il torto di paragonarle a chi so io;
ma, ti domando, o bey, se chi ha in una volta due nazionalità distinte
deve paragonarsi ad un lupo mascherato d'agnello, a che si deve
paragonare un bey che — avuta l'immeritata fortuna di nascere suddito
inglese — pianta un bel giorno in asso patria e religione e diventa
prima diplomatico turco, poi mussulmano, poi ufficiale turco, finchè un
bel e giorno, piantata anche la Turchia, offre prima la sua nobilissima
spada ai Candioti che non sanno che farsene, e poi la vende, per pochi
copecchi, al Governo russo?
Per siffatte palinodie il regno animale non offre paragoni, ma la
nobiltà di carattere che le inspira è quella che si suole volgarmente
attribuire ai rettili.
Ma questo spaccamontagne di bey ha una faccia tosta tutta sua per
asserire senza provare; si vede proprio che le sue imprese militari, al
servizio di generali che proteggevano i briganti, non gli hanno lasciato
tempo di apprendere il _quod gratis asseritur, gratis negatur_.
A pag. 30, per esempio, egli mi caccia là l'osservazione che gli Ebrei
non hanno mai fatto grande paura ai loro conquistatori, i Romani.
Ecco, dirò: io non sono un bey; io non ho al mio servizio tre o quattro
nazionalità diverse ed altrettante religioni, ma un po' di storia,
umilmente, l'ho studiata anch'io, e credo che nessuno mi smentirà se
dirò che, malgrado le asserzioni di tutti i bey del mondo, gli Ebrei
seppero tenere in scacco per lungo tempo dinanzi a Gerusalemme quella
potenza romana che pur faceva piegar tutto dinanzi a sè, tanto che
Tacito, — sa il bey chi è Tacito? — ebbe a scrivere: _Augebat ira quod
soli Judæi non cessissent_ (338). E lo stesso Tacito, a proposito di
quegli Ebrei, che il nostro bey taccia di vili o poco meno, dice
altrove (339) che non temevano la morte; e lo provarono del resto, in
quelle guerre, i difensori di Massada che, anzichè cedere alle armi
romane, scannarono prima le loro donne ed i loro fanciulli, poi si
uccisero scambievolmente.
Eroismo barbaro, se vogliamo, ma di cui non sono certo capaci i bey
mercenari che servono, contro la loro patria, generali che proteggono i
briganti.
Ma non creda il grafomane bey che noi vogliamo fargli l'onore di seguire
passo a passo la sua tantafera; come pigliar sul serio l'esposizione _ad
usum bey_ che egli fa della storia biblica? Aspetteremo ad occuparcene
che egli abbia scoperto la storia dei Filistei e quella dei Faraoni, di
cui deplora la mancanza e quando egli, dopo averla scoperta ed
illustrata, ci avrà mostrato la verità delle sue gratuite deduzioni,
allora soltanto consentiremo ad occuparcene.
Intanto gli diciamo una cosa sola: se egli professava nel quarto d'ora
in cui scriveva, una religione — questo bey ne cambia più spesso che di
camicie — che ammette la Rivelazione, la sua raffazzonatura della storia
biblica è empia; se egli non l'ammette, empietà per empietà, leggeremo
più volontieri i libri del Voltaire che, almeno, riboccano di quello
spirito che manca completamente negli sproloqui beylicali.
Del resto, a che occuparsi degli spropositi storici di questo
spaccamontagne cosmopolita, quando essi non son messi là che per provare
un asserto incomprensibile?
Ciò che il bey vuoi provare è questo:
“L'interesse costituisce un centro verso il quale convergono le
aspirazioni e le ingordigie umane; dunque il suo possesso equivale al
dominio universale.”
Se tu, o bey, sei _maggiore_ come scrittore, compiango i briganti che tu
dovevi proteggere per ordine del tuo degno generale.
Più ho letto quel periodo, e meno l'ho capito. C'è un _suo_ sopratutto
che non posso capire a che cosa si riferisca, e sì che bramerei saperlo,
perchè saprei allora cosa occorra possedere per ottenere, _secundum_
bey, il dominio universale.
Un'altra accusa, tu, o bey, fai agli Ebrei. A tuo poco illuminato
giudizio, essi hanno eretto ad assioma il principio dell'antagonismo
perpetuo fra gli uomini. Stammi a sentire, o bey. Un certo Plauto, che
nel _Miles gloriosus_ ha fatto la satira ad un bey del suo tempo, ha
lasciato scritto in un'altra sua commedia: _homo homini lupus_, e Plauto
non era ebreo, che io sappia. Un sommo pensatore francese che, anche
senza esser bey, aveva pure qualche valore, ha scritto un intiero
capitolo col titolo: _Le proufit de l'un est dommage de l'aultre_ (340),
e Montaigne non era ebreo.
Ai tempi nostri una scienza è sorta per mostrare agli uomini che il loro
ben inteso interesse consiste nell'armonia, una scienza che, indagando
le ragioni del progressivo sviluppo dei popoli, ha posto in chiaro la
falsità degli apotemi del commediografo pagano e del pensatore francese;
e questa scienza, che è l'Economia Politica, conta fra i suoi maestri
molti, moltissimi Ebrei e nessun bey; tanto è vero che
nell'_Antisémitique_ del 27 ottobre u. s. un tal Joseph Roland, in mezzo
a molte serque di spropositi, ebbe a scrivere questa verità sacrosanta:
_La science économique est juive._
E già che ho nominato l'_Antisémitique_, me ne valgo per opporlo ad
un'altra tua asserzione. Non sono inglese, ma provo un certo gusto a far
combattere le bestie.
A pagina 34 tu scrivi: “La solidarietà ebraica è tale, che se voi
toccate un ebreo, gli ebrei delle cinque parti del mondo si levano ritti
come un sol uomo.”
Leggi, o deliziosissimo bey, un articolo pubblicato nell'_Antisémitique_
del 26 ottobre intitolato: _Les juifs peints par eux-mêmes_, e firmato
da un tale che si dice _Ben Joudi_, e che probabilmente è tanto Ben
Joudi quanto tu sei _bey_, che finisce con queste parole: “Récompense
honnête à qui pourra me dire où reste ce bel adage: Tous les juifs se
soutiennent entre eux.”
Mettetevi d'accordo, dirò anch'io col Giusti, e per non far al diavolo
di troppo brutti augurî, non finirò il verso.
Del resto, o simpatico bey, tu hai un modo di argomentare tutto tuo.
Quando ti conviene mostrare che gli Ebrei dominano dovunque nella
politica, tu scrivi che Arnim è un semita, ciò che è falso; che
Castellar è un semita, ciò che è falso; che Thiers, Odilon Barrot, Jules
Simon, Léon Say, sono semiti, ciò che è falso, falsissimo, arcifalso.
Non posso provarti che tutti coloro che ho nominato sono cristiani, ma
dal momento che tu li qualifichi di semiti sta a te a darne le prove.
Pel solo Say ti dirò, che chiunque ha occupato il suo tempo altrimenti
che penetrando nelle altrui case per impadronirsi di trofei, sa che Léon
Say discende da una nobile e gloriosa famiglia di protestanti svizzeri.
Ma per te, o bey, che consideri arte lecita di polemica l'impadronirti
di trofei, la menzogna è peccato veniale; per ciò mi limiterò a farti
odorare, col tuo beylicale naso, un'altra sola delle sozzure che tu hai
seminato nel tuo libricciattolo.
Tu dici che Blanc, il celebre fondatore del Casino di Montecarlo, è un
ebreo. Menzogna altrettanto spudorata, quanto quella di certi giornali
che vanno insinuando esser la casa di giuoco di Montecarlo sorretta dai
Gesuiti. Blanc non fu mai ebreo; è un cristiano cattolico apostolico
romano, come potrà fartene fede tutta Parigi. E ciò dico non per far
ricadere la colpa della speculazione del Blanc su tutti i suoi
correligionari, perchè questo modo di argomentare non è lecito che ad un
bey, ma pel gusto di darti una volta di più del mentitore sfacciato.
Un'altra sciocchezza, un'altra menzogna tu dici nel tuo libricciattolo.
A pagina 38 tu scrivi: che fra le differenti industrie cui si dedicarono
gli Ebrei non havvene una che abbia contribuito al benessere sociale.
Quale sia stata l'influenza economica degli Ebrei, ho dimostrato alla
gente seria, in un precedente capitolo, con argomenti serî.
Ora voglio dimostrarlo con argomenti tratti dal tuo ridicolo libro.
Non ti dirò che la più disonesta fra le industrie degli Ebrei è migliore
di quella dello sgherro di ogni tirannide, del sicario della penna,
dell'agente segreto del Governo russo, ma domanderò, non a te che scrivi
senza capire ciò che ti si fa scrivere, ma a chi ha un dito di buon
senso, come è conciliabile tale tua asserzione con quanto scrivi a pag.
50 “gli ebrei si dedicarono alla medicina, alla letteratura,
all'istruzione pubblica, al giornalismo.”
Capisco che tu non debba ammettere che la medicina _contribuisca al
benessere sociale_; tu devi dirti che i medici dell'ospedale di Salerno,
che hanno salvato la tua vita, che non vale una buccia di fico, giovano
assai meno al _benessere sociale_ del veterinario che guarisce un
somarello che vale cinquanta lire; capisco che per un dotto della tua
specie letteratura, istruzione pubblica, giornalismo, sieno arti
improduttive; ma non capisco come tu non comprenda che se gli Ebrei,
come tu stesso confessi a pag. 39, _infestavano_ gli Stati italiani
quando questi erano prosperi e ricchi è perchè, checchè tu ne blateri,
gli Ebrei sono fattori di prosperità e di ricchezza e tutti gli esempi
che tu adduci in quella pagina provano contro di te: non è che gli Ebrei
calassero, come cavallette voraci, nei paesi prosperi e ricchi per
divorarli, perchè, in quei tempi di cui tu invochi il ritorno, gli Stati
non accoglievano gli Ebrei se non ne avevano bisogno, ma è che colla
loro attività e con quelle virtù che tu stesso, esagerando perchè ti fa
comodo, riconosci loro, concorrevano potentemente a creare questa
prosperità, questa ricchezza.
E passo ad altro, scorrendo il tuo libro senz'ordine, ma come vien
viene, perchè davvero non merita di più.
A pagina 70 tu hai l'impudenza di venirla a fare da maestro a noi
italiani e di rimproverarci, perchè nelle nostre assemblee legislative è
fatta agli Ebrei una parte troppo preponderante.
Potrei risponderti che in Italia scegliamo i nostri deputati ed i nostri
senatori basandoci sul valore morale ed intellettuale delle persone e
senza preoccuparci della loro religione e, sopratutto senza darci il
menomo pensiero di ciò che ne pensa il più sconclusionato di tutti i
bey.
Ma preferisco risponderti con un argomento _ad hominem_. Come tra gli
Ebrei vi sono dei bricconi, così anche tra i bey ci sono delle persone
ammodo. Ed una di queste, il comm. Paternostro-bey, fu prima deputato e
poi senatore del Regno d'Italia. Ti parrebbe logico se qualcuno
ragionasse così: in Italia non ci sono che due bey, Osman Seify bey, che
non osa portare il suo vero nome ed il suo vero titolo di Conte
Millingen, e Paternostro-bey, fior di gentiluomo, che si è sempre
chiamato così. Ora due bey sopra 28,459,451 abitanti, non hanno diritto
a nessuna rappresentanza, per ciò la presenza di un bey fra i
legislatori italiani è contraria al diritto costituzionale.
Io non so cosa tu penseresti di chi ragionasse così, so che noi italiani
lo chiameremmo un matto.
Un'ultima gemma però voglio rilevare nel tuo libricciattolo. A pag. 42
tu scrivi: “Crémieux e Armand Levy, due celebrità israelitiche del
nostro tempo, hanno categoricamente dichiarato ch'essi sono fieri di
esser ebrei fino all'estremità delle unghie. Evidentemente, siccome al
di là dell'estremità delle unghie non vi è gran che, la nazionalità
francese deve trovarsi molto incomoda in simili individui.”
Bisognava proprio che tu li insozzassi colla tua immonda bava, perchè io
pigliassi a difendere il Crémieux, che come repubblicano non mi è punto
simpatico, il Levy, che come comunardo mi è addirittura odioso; ma qui
non facciamo della politica.
Sicchè ti ricordo che un illustre patrizio e letterato italiano, il
conte Tullio Dandolo, abbiatico di un ebreo battezzato e padre di quei
due Dandolo, il cui nome è legato alla eroica difesa di Roma nel 1849,
aveva assunto per divisa: “Prima sono cattolico e poi italiano”; e
nessuno pensò mai che in Dandolo la religione fosse ostacolo alla
nazionalità. Ma tu che hai avuto il merito di far sì che il professore
Ottolenghi potesse vantarsi di minacciare di pedate, nella tua persona,
cinque o sei religioni e cinque o sei nazionalità diverse, certe cose
non le puoi sapere.
Ed ora prendo commiato da te perchè, pur intendendo discutere le tue
calunnie contro l'_Alliance Israélite Universelle_, non intendo di
mescolare il tuo nome a quello di cose serie; ti do per altro un ultimo
salutare consiglio: se mai il Governo russo ti sopprime il _backscich_,
va in Ungheria; fra gli eredi degli Unni potrai far fortuna: ma in
Italia abbiamo abbastanza dei matti di casa per pigliarci cura dei matti
forestieri.
Senza rancore, bey!
*
* *
Nel 1860 venne fondata a Parigi l'_Alliance Israélite Universelle_ col
triplice scopo:
1º Di lavorare dovunque per l'emancipazione e pel progresso morale degli
Israeliti;
2º Di prestar un appoggio efficace a quanti soffrono per la loro qualità
di Israeliti;
3º Di incoraggiare ogni pubblicazione adatta a produrre questo
risultato.
A questa società si vanno muovendo dagli antisemiti le più atroci e
sconclusionate accuse; le si rimprovera di non aver in nessun paese
esistenza legale, di essere una società segreta, di costituire uno Stato
nello Stato, di creare fra i suoi affigliati una incompatibilità fra i
doveri di cittadino e quelli di socio; e perchè la nota allegra non
debba mancare le si rimprovera persino il suo emblema, che consiste in
una figura allegorica rappresentante il globo sormontato dalle tavole
della legge, quasichè l'Alleanza aspirasse al dominio dell'Universo.
Non so davvero quale persona seria potrebbe far colpa ad una
associazione, di un emblema che significasse il desiderio di condurre il
mondo all'osservanza del decalogo. Cristiani ed Ebrei abbiamo tutti
egualmente sacra quella divina legge che il Redentore è venuto a
perfezionare, non a mutare, sicchè le tavole della legge prese ad
emblema altro non significano che la speranza nel trionfo della legge di
Dio senza allusione a nessuna speciale confessione.
Ma le tavole della legge poste sopra il globo nel suggello
dell'_Alliance_, significano proprio tutto ciò o non piuttosto che quel
sodalizio, fedele al suo titolo di universale, vuole estendere la sua
azione dovunque vi sia un Ebreo da proteggere e da educare?
Ed inteso così nel suo vero senso l'emblema e lo scopo dell'_Alliance_,
qual più severo indagatore troverà in essa qualche cosa da biasimare?
Ogni religione ha sodalizi propri intesi a propagare la sua fede, a
difendere i suoi addetti.
Il cattolicismo ha la sua _Société pour la propagation de la foie_, che
non va confusa colla _Propaganda fide_ di Roma; il protestantesimo ha le
sue Società bibliche e le une e le altre rendono immensi servigi alla
causa della civiltà e maggiori ne renderebbero se anzichè combattersi
tra loro consentissero ad esercitare la loro azione in paesi differenti.
Il mosaismo, più modesto, ha la sua _Alliance_ che non si propone scopo
di propaganda, ma soltanto di difesa, di protezione, d'educazione.
In molti e molti paesi le condizioni morali dell'Ebreo sono lungi
dall'essere prospere; per quel circolo vizioso cui abbiamo accennato
altrove, l'Ebreo dove è più umiliato e maltrattato è anche meno civile,
meno adatto a fondersi colle popolazioni tra cui vive.
Gli Ebrei di Francia, d'Italia, d'Inghilterra, del mondo civile insomma,
potevano fare opera più nobile che costituirsi in sodalizio per
proteggere questi loro sventurati correligionari, per educarli, per
renderli migliori e preparare così quell'auspicato giorno, in cui,
compiuta dovunque l'opera d'incivilimento degli Ebrei, cadranno di
necessità le barriere che li separano dai loro concittadini?
L'_Alliance_ che si è prefissa il generoso intento agisce alla piena
luce del sole; i suoi bollettini regolarmente pubblicati fanno fede che
i mezzi da essa impiegati sono: l'istituzione di scuole, la diffusione
di buoni libri, i soccorsi ad intraprese di colonizzazione o di
emigrazione, tutti quei mezzi insomma che condur possono allo scopo
surriferito.
Tacciare l'_Alliance_ di società segreta è mostrare di ignorare o cosa
essa realmente sia, o cosa significhi società segreta.
Accusarla di non aver esistenza legale in nessun paese è sciocchezza e
peggio. Italiano, scrivo in Italia e per italiani, e fra noi, tutti
sanno che nessuna società ha d'uopo di avere esistenza legale se non si
propone di acquistare beni stabili. Perchè dunque l'_Alliance_ si
esporrebbe a spese inutili per essere legalmente costituita in ente
morale quando pei suoi scopi non ha nessun bisogno di fare uso dei
diritti che da questa costituzione scaturiscono, tanto più quando è
notorio che se domani una ragione qualsiasi le imponesse di farsi
giuridicamente riconoscere, essa non incontrerebbe il più piccolo
ostacolo?
Ma l'_Alliance_ tratta da paro a paro coi Governi, essa invia dei
_memorandum_ ai ministri che si permettono persino di risponderle, essa
crea uno Stato nello Stato.
Ricordiamo che ai tempi di S. M. Re Carlo Alberto il Magnanimo, la
figlia di un ex-diplomatico olandese passò in Torino, malgrado la
volontà paterna, dalla religione protestante alla cattolica.
Ciò dette luogo a proteste diplomatiche dell'Olanda non solo, ma di
tutti gli Stati protestanti. Ora è evidente che se l'Olanda in questo
caso agiva, indipendentemente anche da ogni idea religiosa, per
difendere l'autorità paterna di un suo suddito, di un suo
rappresentante, gli altri Stati protestanti non avevano nessuna veste
per intervenire nella questione, da quella infuori della loro qualità di
protestanti.
Che meraviglia dunque se gli Ebrei che non hanno nessun Governo che li
rappresenti officialmente, pensarono di costituire un sodalizio il quale
colla sola forza della persuasione, dell'appello alla pubblica opinione,
tuteli i loro interessi religiosi?
E chi non sa che nel secolo nostro la forza delle associazioni è tale,
che ogni sodalizio, per poco importante che sia, ha facile mezzo di far
pervenire ai Governi le proprie rimostranze. Sono Stati negli Stati, le
società geografiche e commerciali, i sodalizi operai e quegli altri
infiniti Corpi morali che non si peritano di indrizzare memorie a
Governi e Parlamenti, forti della coscienza di aver solidali nelle loro
domande tutti gli ascritti al sodalizio?
Perchè gli Ebrei soltanto dovrebbero essere esclusi dal diritto di
associarsi per la tutela dei loro interessi religiosi quand'anche i
Governi che più combattono il così detto clericalismo, permettono le
società per gli interessi cattolici?
Prevediamo un'obbiezione desunta dal carattere internazionale
dell'_Alliance_; ci si dirà: l'_Alliance_ ha carattere essenzialmente
internazionale, accoglie soci di ogni paese ed in ogni paese esercita la
sua azione; chi vi è ascritto, chi ne è protetto specialmente, rimane in
certa guisa suo suddito e partecipa quindi quasi di una doppia
sudditanza.
È la stessa sciocca accusa che si muove agli ordini religiosi, sicchè
non mi meraviglierei che qualcuno parodiando la celebre frase,
pronunciata contro i Gesuiti nel _Procès de tendance_ del 1825, dicesse
che l'_Alliance est une épée dont la poignée est a Paris et la pointe
partout_.
Questo modo di argomentare proviene da un residuo involontario di
vecchie idee che ormai hanno fatto il loro tempo. Si credette che lo
Stato avesse diritto anche sulla coscienza del cittadino; da qui gli
sforzi brutali dei Governi per conseguire l'unità della fede,
perseguitando i protestanti come in Francia ed in Ispagna, i cattolici
come in Inghilterra ed in Isvezia.
Ammesso il principio della libertà di coscienza, si capisce che un
inglese può obbedire alla Santa Sede in tutto quanto concerne le
questioni religiose, pur rimanendo tanto buon inglese da poter essere
come Lord Ripon, vicerè delle Indie.
Ma si noti che l'_Alliance_ non avendo altri scopi che quelli infuori
che ho accennato, non impone ai suoi soci il più piccolo dovere, tranne
quello di pagare una quota annua di sei lire; quanto alla protezione che
essa accorda a tutti gli Ebrei, sieno o non sieno ascritti al suo
sodalizio, essa non può esplicarsi che nelle forme e nei modi consentiti
dalle leggi dei diversi paesi, sicchè è tanto assurdo il voler dire che
l'_Alliance_ costituisce un pericolo per gli Stati anche i più deboli,
quanto il credere che l'Inghilterra possa veder indebolita la sua
potenza dagli scritti di un Osman bey.
Intendiamoci però bene, l'_Alliance_ non è un pericolo per nessuno
Stato, ma essa, come tutti i sodalizi che si propongono uno scopo retto
ed onesto, ha, dietro di sè l'opinione pubblica e questa anche da sola e
senza il soccorso dell'_Alliance_ finisce per trionfare di tutto quanto
si oppone al vero progresso.
E certamente non fu per paura dell'_Alliance_, ma per paura
dell'opinione pubblica, che Coloman Tisza, il Presidente del Consiglio
dei ministri ungheresi ebbe a dichiarare al suo collega della giustizia
che il famoso processo di _Tisza Esslar_, in cui figuravano ex-galeotti
divenuti giudici, avea reso la _Hongrie la risée de l'Europe_.
(335) Venezia, Favaj, 1882.
(336) Veggasi un opuscolo, omai rarissimo, di suo padre, il dottor
Millingen, _Arbitrary detention of three Protestant children_.
(337) _Gli Inglesi in Oriente_, p. 240.
(338) _Hist._, lib V, § 10.
(339) § 5.
(340) MONTAIGNE, _Essais_, lib. I, cap. 21. Nello stesso capitolo si
legge: _Il ne se faict aulcun profit qu'au dommage d'aultruy._
5º _Il sangue cristiano nei riti ebraici della moderna sinagoga.
Rivelazioni di Neofito ex-Rabbino, monaco greco, per la prima
volta pubblicato in Italia._ Prato, 1883.
Il signor lettore si tranquillizzi, chè, prendendo a pretesto
quest'opuscolo, non rientreremo nell'esame della calunnia già da noi,
forse con soverchia abbondanza, discussa in altra parte del presente
lavoro. Vogliamo soltanto spendere poche parole attorno a questo libro
per dimostrarne il nessun valore (341).
L'opuscolo, stampato, duole il dirlo, coll'_Imprimatur_ della Curia
ecclesiastica di Prato, consta di 97 pagine; ma colla pagina 39 finisce
la parte di cui intendiamo occuparci, il resto non essendo che una copia
testuale delle articole della _Civiltà Cattolica_.
Le prime 39 pagine dunque contengono le pretese rivelazioni di un
Rabbino moldavo convertito al cristianesimo e da lui pubblicate nel
1803.
Secondo queste rivelazioni gli Ebrei farebbero un uso così frequente di
sangue cristiano, che, se fosse vero, avrebbero dovuto finire collo
spopolare il mondo.
Ma di ciò, ripetiamo, non vogliamo occuparci. Vogliamo soltanto far
rilevare che il preteso Rabbino non ha mai esistito.
Infatti si comincia dall'editore stesso, col dire che tutte le
traduzioni di questo libro sono rarissime, perchè fatte sparire
dall'_oro ebreo!_
Ciò sarà verissimo; ma, di grazia, perchè non cominciare dal dirci dove
fu stampata l'edizione originale che, alla fin fine, non rimonta,
secondo l'editore, che al 1803?
Si sarebbe perduta persino la memoria della città, dove avvenne la
pubblicazione?
Quale era il nome ebraico dell'autore? L'editore non lo sa, o sapendolo,
non lo dice.
Quale era il suo nome da cristiano? mistero egualmente insoluto;
_Neofito_ non essendo un nome proprio ma significando soltanto un
convertito al cristianesimo.
Ora queste pretese rivelazioni, non avendo altro valore da quello
infuori che deriva dalla affermazione dell'autore che dice di _aver
veduto_, è necessario per aggiustarvi fede, sapere il nome dell'autore
ed aver sottocchi l'originale sua deposizione.
Invece lo stesso editore non ha mai veduto l'originale, non ne conosce
che delle traduzioni, posteriori di 30 anni alla pretesa edizione
originale, e non soltanto non sa dirci il nome dell'autore, ma non può
nemmeno farci sapere in che paese sia stata stampata l'edizione
originale.
Non occorre davvero essere nè un Magliabecchi, nè un Muratori per
riconoscere in tutto ciò i caratteri di una delle più volgari
mistificazioni che mai siansi tentate nel mondo bibliografico. Ma quasi
ciò non bastasse il libro stesso ci porge le prove le più evidenti che
l'autore, non soltanto non era un Rabbino, ma ignorava i riti e i
costumi degli Ebrei.
A pagina 22 il preteso Rabbino dice gli Ebrei soggetti a malattie
speciali. Oggi, nelle scuole, nei collegi, nelle caserme, nelle carceri,
negli ospedali, ebrei e cristiani sono mescolati e nessuno ebbe mai
contezza di tali malattie speciali. L'affermarne l'esistenza è prova
certa che l'autore non fu mai ebreo, ma che invece partecipava a tutti i
pregiudizii che il volgo nutre contro gli Ebrei.
A pagina 27 afferma che “quando tra gli Ebrei si celebra il matrimonio,
si preparano i contraenti con un digiuno rigoroso per ventiquattro ore,
astenendosi perfino dall'acqua fino al tramonto del sole” e ciò pure è
falso, falsissimo, come può affermarsi da chiunque conosca i riti degli
Ebrei.
A pagina 34 è detto “Quando io pervenni alla età di 13 anni, nella quale
gli Ebrei sogliono imporre in capo ai loro figliuoli una corona che
chiamano _corona di fortezza..._” Ed anche questo è falso. L'ebreo
compiuti i 13 anni è religiosamente maggiorenne, ma le _corone di
fortezza_ non esistono che nella mente dell'autore.
Ho scelto per citarle tra le molte falsità addotte dall'autore quelle
soltanto che provano la sua ignoranza, non la sua mala fede, perocchè
basta la sua ignoranza dei riti ebraici a provarne che l'autore non è un
ex-Rabbino, e neppure un ex-ebreo.
L'astio, l'interesse o qualsiasi altro motivo può spingere un neofita,
Rabbino o no, a calunniare i suoi antichi correligionarii, ma egli si
guarderà bene, a proposito di cose indifferenti, ed a tutti note dal
cadere in inesattezze che non giovano al suo scopo, ma nuocono togliendo
credito alle altre sue affermazioni.
Ed un'altra di tali inesattezze voglio segnalare:
L'autore ignora che gli Ebrei usano tuttora il calendario lunare. Dice
(pag. 29) che gli Ebrei piangono la distruzione del Tempio di
Gerusalemme, avvenuta per opera di Tito, il 9 luglio e (pag. 30) che
solennizzano l'anniversario del trionfo di Ester il 14 febbraio. Ora,
invece, essi celebrano il primo di questi due anniversari il 9 del mese
lunare di _ab_, ed il secondo il 14 del mese di _adar_; date che non si
riproducono mai in uno stesso giorno dell'anno solare. Le pretese
rivelazioni del Neofito essendo state, a quanto si dice, pubblicate nel
1803, abbiamo voluto verificare in qual giorno questi due anniversari
cadevano in quell'anno e nell'anno precedente ed abbiamo trovato che nel
1802 il 9 di _ab_ cadeva l'8 agosto, ed il 14 di _adar_ il 18 marzo, e
nel 1803 il primo il 28 luglio, il secondo l'8 marzo.
Questo preteso Rabbino ignorava dunque persino il calendario ebraico!
Da queste poche osservazioni ci sembra, a luce meridiana, provato che il
preteso Rabbino Neofito, non ha mai esistito e che le pretese sue
rivelazioni non sono che l'opera di un falsario il quale foggiò nel 1834
la traduzione di un libro che non fu mai scritto ed il cui autore non è
mai vissuto. E credo che basti.
(341) Veggasi quanto scrivemmo a pag. 156.