Con che accorata nostalgia, durante l'estate che m'ero condannato a
trascorrere in terra straniera, ripensavo ai luoghi più grati alla
mia memoria! Le fresche acque correnti ai lati delle vie; il Gorgo
spumeggiante al ponte del Crocifisso; l'erta e ombrosa strada di
Paviglio; il colle boscoso dell'antico convento; la chiostra dei monti
a sfondo del cielo nitido, quale era a riguardarla dal giardino fiorito
della villa....; oh dolci e tristi visioni nella memoria dell'esule! E
che amarezza rammentando ogni giorno le ore belle degli stessi giorni
dell'anno innanzi; le ore passate con _lei_! Nulla più di meschino,
di puerile, in quel mio passato: la lontananza di luogo e di tempo
imponeva alla ricordanza tanta poesia! Provavo il compiacimento come
di un'arrendevolezza generosa e gioiosa ripensando anche alla pazienza
con cui consentivo ai giochi di Mino e com'egli mi trattava da pari a
pari, mi comandava saldo in gambe, impettito nel grembialone quasi in
una corazza, con le braccia dimenate a misura dei passi; e il cappello
di carta, e lo schioppo in ispalla..
Nè egli, Mino, si dimenticava degli amici, sebbene fosse divenuto un
letterato.
_Caro amico_,
Come è bello quel bastimento a vapore che mi ai mandato, tutto il
giorno io mi bagno nel fosso della lavandaia e faccio rabiare un
poco la mamma ma voglio fare il marinaio.
È stato un gran regalone e adesso ti sono proprio affezzionato. I
miei genitori sono stizziti con te perchè non vieni a Valdigorgo
specialmente il babbo che mi comprerà un cavallino vero di carne,
perchè sono passato all'esame.
Anch'io sono instizzito micca con te, con Ortensia che è cattiva,
ma non dirlo alla mamma, non mi racconta più delle favole vere,
di uomini, non ne voglio di bestie. Se tu non vieni mandami delle
favole di uomini, ma spero che verrai e ti aspeto giorno per
giorno.