— Ortensia! Ortensia!
Marcella correva al piano di sopra ove il vento sbatteva vetri e
finestre.
— Una nuvola che passa! — garantì il cavaliere seguendo Ortensia, che
usciva, con gli occhi mollemente pecorini. — Quindi scosse il capo per
asseveranza a quanto diceva. — Sempre più bella, quella ragazza! Ce
ne sono delle più belle?... Grazie! Ma bellezze che non dicono niente;
Ortensia invece.... che simpatia! che _charme_! Eh eh! Il mio Pieruccio
non aveva poi tutti i torti.... Solo, alla sua età le ragazze sono
pericolose; meglio le signore, per imparare ad amare. Laggiù a Varezze
non gli mancherà occasione di far pratica, a quel ragazzo!
Una pausa. Eppoi:
— Tornando a Ortensia, beato lei, dottore!
Io, che guardavo fuori, al tempo, mi rivolsi con un'occhiata feroce. Ma
egli continuò:
— Lei è un uomo superiore ad ogni sospetto, superiore in tutto. Su di
lei non è possibile far malignità, è inutile fin ripetere: _Honny soit
qui mal y pense_. Voglio dire che lei può gustare tutta l'amabilità
della signorina senza dar la minima ombra; la loro è un'invidiabile
amicizia, un'_entente_ semplicemente cordiale. Però mi consenta dirle
anche che se Ortensia avesse solo qualche anno di più....
— Lei scherza! — feci io, aspro.
— Non scherzo niente affatto! Che a lei questa mia idea non sia
venuta, è naturale, perchè lei è un uomo superiore. Ma per me, non
ci sarebbe niente di strano; anzi ci sarebbe da rallegrarsi d'un così
bel matrimonio...., fattibile, ora aggiungo, fattibilissimo pur con la
differenza di età che ci corre fra la signorina e lei.
Non scherzava il cavaliere, e che piacere mi fece!; come di una
gratissima improvvisata. La mia antipatia per lui finì d'un tratto. Non
era un uomo sagace?
— Che acquazzone! — esclamai.
— Una nuvola che passa. Ma senta: un mio amico, il commendatore
Fiscaglia, ha sposato, a cinquant'anni, una ragazza di ventidue; e sono
felici, con un bel maschiotto.... La questione sta nella scelta; nel
volersi bene....; purchè, intendiamoci, si sia ben portanti e sani....
Trasse l'astuccio dello specchietto, e pareva dire: «Se io fossi
vedovo!»
— Lei, dottore, non ne conta cinquanta delle primavere. Quante ne
conta? Trentasei, trentotto? Ebbene, francamente, senza complimenti,
per la pura verità, se io fossi nella signorina Ortensia io non
esiterei un istante nella scelta, tra lei e....
A questa parola di «scelta» io mi era rivoltato d'improvviso,
fissandolo non so come; come chi aspetta una cosa inaudita, come chi
minaccia un guaio a un incauto.
Ma il cavaliere aveva già preso lo sdrucciolo, e sebbene avvertisse il
passo falso dovè tirare innanzi.
—.... non esiterei nella scelta tra lei e l'ingegnere Roveni.
Roveni?... Ero pallido, immoto nella persona e nello sguardo. Il mio
stupore, forse più che altro, esprimeva il dolore profondo d'un animo
generoso colpito a tradimento. E al dolore sottentrava irrefrenabile lo
sdegno.
Con il presentimento di una battaglia più dura di tutte le altre, il
cavaliere aveva tolte dall'astuccio le sole armi che potessero levarlo
d'imbarazzo: lo specchietto e il pettinino; e con tutta la disinvoltura
che potè assumere, con la più tenera occhiata de' suoi occhi pecorini,
con l'ingenuità di chi spera ancora di riparare dopo averla fatta
grossa:
— Che sia poi vero quello che si dice? — domandò.
Io l'investii:
— Si dice?...
Più pallido di me, tenendo il pettinino nella destra e lo specchietto
nella sinistra, a mezz'aria:
— Non assumo alcuna responsabilità — mormorò: — Nessuna responsabilità
delle chiacchiere altrui.... Si dice, dicono, lo dice anche la mia
signora, che la signorina Ortensia sposerà.... l'ingegner Roveni.
Stavo sempre immobile, quasi aspettando ancora. L'altro, al mio
silenzio, si smarrì del tutto, precipitò sino in fondo.
— Sarebbe un matrimonio già combinato....
Allora io gli gettai in faccia una sola parola:
— Sciocco!
E tornai a guardare il cielo. Fremevo, cieco d'ira; tremavo; non vedevo
più l'altro, che balbettava:
— Ma.... ma...., dottore.... È un'offesa....
Ancora tacqui. Durante il nuovo silenzio freddo e pesante il poveromo
si chiedeva che cosa gli restasse a fare. Intascare l'astuccio....
E poi? Mandarmi i padrini. Se no, la dignità del futuro sindaco di
Valdigorgo correva un rischio terribile. Un _gentleman_ a rischio di
parer vile! Ma, d'altra parte, urgeva non comprometter la pelle. Che
fare, dunque? Ah l'ingegnoso diplomatico che trovata ebbe!
Arditamente e solennemente disse:
— Dottor Sivori: lei mi ha offeso; lei ha offeso.... un vecchio!
Quasi disperato, per salvarsi, riconosceva ciò che altrimenti gli
sarebbe stato più grave di ogni insulto: si confessava vecchio!
Ma non solo per questo io ruppi in una risata ironica, mentre Ortensia
stava per rientrare....
E a veder Ortensia, il cavaliere, come ricuperasse l'anima che il
mio riso respingeva su l'abisso, con uno sforzo sublime di spirito,
mi lasciò, andò alla volta della ragazza, e varcando la porta salutò
franco:
— _Au revoir_, signorina!