A ONORATO CARLANDI.

_Mio caro Onorato,_

_Se un anno addietro mi avessero detto che io sarei entrato a far parte

di quei tali seccatori del prossimo, conosciuti volgarmente sotto il

nome di conferenzieri, avrei scommesso chi sa qual somma strepitando

il contrario. Ma è purtroppo vero che a questo mondo si sa come si

nasce e non come si muore! Un anno è passato, ed eccomi qua battezzato

conferenziere e per di più conferenziere stampato._

_Del resto, caro Onorato, se l'Italia conta ora un seccatore di più il

merito mi par che sia tuo._

_Ti ricordi? Eravamo in dieci o dodici nella taverna del nostro Circolo

artistico e parlavamo delle conferenze che allora si tenevano nella

sua sala maggiore: ed io ricordo di aver detto, che le conferenze,

quando non divertono, annoiano. Poi il discorso seguitò fra il giocondo

tintinnìo dei bicchieri e ci dividemmo in due campi. Tu per fare con

la voce squillante l'elogio delle conferenze: io invece per dimostrare

come l'uomo a questo mondo fosse già troppo infelice per infliggergli

anche cotesto martirio._

_Non potendoci mettere d'accordo, si passò a discutere se le conferenze

si dovessero dire o leggere._

— _Si devono leggere._ — _dicevi tu._

_ — No. Si debbono dire. — ripigliavo io._

_ — Non si debbono nè leggere nè dire. — ammonivano gli altri pestando

i piedi._

_Mentre il dibattito era più acuto, con uno di quegli scatti nervosi

che ti sono abituali, tendendo le mani verso di me gridasti: — Tu dici

che le conferenze non si debbono leggere? Ebbene, provalo, dinne una

tu._

_Io mi schermii osservando come le mie convinzioni politiche non mi

permettessero di tenere conferenze artistiche. E tu allora ripigliasti:

— Dunque sei buono solo a far ciarle! — E soggiungesti: — Guarda! Se tu

fai una conferenza io scommetto duecento lire..._

_Quelle duecento lire ipotetiche, che riluccicarono all'improvviso fra

il fumo delle pipe, fecero cessare il baccano. Io mi alzai e accettai

la scommessa._

_Ci stringemmo la mano, e, dinanzi a quattro amici come testimoni,

furono stabiliti i patti._

_La conferenza doveva durare non meno di tre quarti d'ora: nel dirla

non dovevo avere nessun foglietto scritto sotto gli occhi e dovevo

tenerla nella maggior sala del nostro Circolo artistico durante la

stagione invernale._

_Rimaneva da cercare il titolo._

_ — Dev'essere una conferenza artistica. — dissero tutti in coro._

_ — Benissimo. Il tema della conferenza l'ho già trovato._

_ — Quale è? — dimandarono molti._

_ — Il manichino! — risposi io._

_Il vino sprizzò su la tavola dai vetri urtati festosamente. Passò

qualche mese ed io, l'avversario accanito delle conferenze, il

motteggiatore dei conferenzieri, divenni conferenziere a mia volta: e

per un'ora e mezza parlai innanzi ad una folla di signore e di artisti,

alla cui bontà dovetti il successo che ne riportai._

_Ora, caro Onorato, la conferenza a cui tu hai dato origine con l'idea

della scommessa, è data alle stampe, e voglio che il tuo nome vada

unito al mio nella pubblicazione._

_Convieni con me che in quest'affare della conferenza, non ti potevano

capitare fastidi maggiori. Perduta la scommessa ora devi sopportare

perfino la dedica di questa farragine di scioccherie._

_Le disgrazie non capitano mai sole._

_Sta' bene e ricevi una affettuosissima stretta di mano dal tuo_

_1º gennaio 1885._

_Cesare Pascarella._

Prose (1880-1890) · 第 7 / 38 题