V.

Se non che all'unità politica avea precorso da secoli l'unità

intellettuale: l'unità che emerge dal solo fatto del concepire e

rappresentare, e il concetto e l'immagine atteggiare esteriormente

secondo un ideale e sopr'uno stampo, che è quello e non altro che

quello. Nella parola de' suoi poeti, nella mente de' suoi pensatori,

nei miracoli dell'arte emulatrice a quella di Grecia e di Roma, nella

sospirosa melodia de' suoi canti, nella musica perpetua della sua

lingua, l'Italia sempre era stata, e splendidamente era stata. Il

sentimento di questa immanente sopravvivenza ai fenomeni transitorii,

anche nei tempi più depressi e desolati della nostra storia, si salvò

sempre, e con esso fu salva la parte di noi più preziosa: la coscienza

di essere, ed esser noi. Non eravamo «in eterno periti», come nella

voce di Giacomo Leopardi sonava nel 1818 il pianto d'Italia serva: «In

eterno perimmo?»: poichè, rispondeva il poeta,

Voi, di che il nostro mal si disacerba,

Sempre vivete, o care arti divine,

Conforto a nostra sventurata gente,

Fra l'itale ruine

Gl'itali pregi a celebrare intente.

E salutava il sorgere nel tempio di Santa Croce d'un altro di quei

monumenti, dai quali, e dalla storia del nostro pensiero, aveva Ugo

Foscolo invocati gli auspicii al risorgimento d'Italia.

Ben può oggi affermarsi, che il primo passo alla unificazione

politica fu, in quei primi decennii del secolo, la restaurazione

della italianità nel pensiero e nella lingua: della qual restaurazione

furono benemeriti anche tali che, nelle conseguenze sue estreme, non

avrebber certo voluta preparare l'altra unità; ma questa aveva, lo

abbiamo veduto, ragioni di necessità e di diritto che di secolo in

secolo l'hanno avviata e guidata, spingendola innanzi anche quando è

sembrato che ristesse e indietreggiasse, finchè si sia potuto dire:

Siam giunti, e qui stiamo: _hic manebimus optime_! Non pensava certo

a un'Italia dell'avvenire, o ne avrebbe avuto sgomento, il buon padre

Cesari, quando straniandosi valorosamente dal gergo italo-franco

che aveva finito col sostituirsi alla lingua italiana, scriveva le

novellette boccaccevoli, o assettava nel suo artefatto trecento Orazio

e Cicerone, e nel volgar fiorentino del Cinquecento manipolava la

commedia latina: ed è certo altresì che la _Proposta_ di correzioni al

Vocabolario, con la quale il Monti si atteggiò a guerra di lombardo

a toscani, attesta, più ancora che della sua dottrina di lingua e

vivacità di spiriti indomita, della senile sua incoscienza politica.

Ma bene a questa Italia aveva pensato l'Alfieri, quando protestava

contro la soppressione che i pedanti della filosofia riformatrice avean

fatto dell'Accademia della Crusca: ci pensava il Foscolo quando si

appellava alla nazione, dalla sentenza del Gran Consiglio Cisalpino

contro la lingua latina: era purista cittadino il Giordani, quando

incorando negli amici suoi lo stile greco e la lingua del Trecento,

si sottoscrive fratello nel nome dell'«augusta e cara nostra mamma

l'Italia»: e filologia preveggente era quella di Niccolò Tommasèo,

il quale dalla critica delle dottrine del Perticari, dalla vagliatura

fiorentina dei sinonimi, dovea condursi con Daniele Manin al Palazzo

dei Dogi, prigioniero prima, poi Ministro della Repubblica, e, fino

agli estremi delle armi del colèra e della fame, sostenitore d'un

diritto nazionale che al Dalmata si era fin da giovanetto fatto

sentire nel caro idioma d'Italia. Sì, il purismo è stato anch'esso

una potenza benefica alla costituzione della patria, ravvivando e

rivendicando le ragioni della lingua, dagli stranieri influssi e

preponderanze corrotta: al corpo poi, così risanato, un possente

interprete del pensiero e del sentimento umani, restituiva il vivo

alito della toscanità, cioè dell'idioma d'Italia: Alessandro Manzoni.

La unità idiomatica avea suggellato del suo stampo il Poema, sul cui

fondo, disteso fra «cielo e terra», rilevava in figure immortali il

Medio Evo italiano: la unità idiomatica, ricondotta al suo principio

vivente, reintegrò quel medesimo suggello sopra un altro, esso pure

grande poema, dove la servitù e la corruttela italiana, lungo i più

lacrimevoli anni suoi, era ritratta e condannata nella storia di due

egualmente immortali figure, di due poveri perseguitati Promessi Sposi

del contado lombardo. Ed è questa italianità, di pensiero e di forma,

che noi dobbiamo oggi, insieme con la unità che ce la garantisce,

custodire gelosamente e propugnare: è questa italianità che noi con

trepido affetto consegnamo, raccomandiamo, ai nostri figliuoli. La

santa centenaria bandiera, per la quale combattono, soffrono, muoiono

da eroi, i nostri soldati, non si difende solamente sui campi di

battaglia: ogni cittadino operante è per essa soldato.

Altezze Reali, Signore, Signori,

Quella «storia ideale eterna» che Giambatista Vico idealeggiava, «sopra

la quale corrono in tempo tutte le nazioni», assunse nell'alta mente

di lui, la figura d'un circolo: dove però il corso dal male al bene

soggiacerebbe alla legge del ricorso dal bene al male; e simbolo della

vita civile, sarebbe quella linea circolare che «sè in sè rigira», e

a cui gli Aristotelici attribuivano maggior perfezione che non alla

linea retta, apponendo a questa la manchevolezza dell'essere non

finita. Ma Galileo rispose agli Aristotelici; e le teorie del Vico,

detrattone quel che di _a priori_ scolastico si aggravava sopr'esse,

possono conciliarsi con una legge positiva di progresso, che saldi in

armonia scientifica le tradizioni e le speranze del genere umano. Pure,

se ad un elemento della vita delle nazioni rimane tuttavia adattabile

puntualmente cotesta imagine vichiana del circolo, è a quell'elemento

che in sè comprende i caratteri essenziali e distintivi di ciascuna

nazione, pe' quali esse rassomigliano a un conserto di famiglie, il cui

padre unico sovrasta alle cose terrene. Nel circolo della italianità,

nessun progresso è interdetto alla patria nostra: sfasciandosi quello,

i movimenti non avrebbero più nè cammino diritto nè meta sicura.

Il pensiero e la lingua, gli studi del vero e le arti del bello,

le istituzioni e le leggi, descrivono la circonferenza di cotesto

circolo: ma nel centro sta, somma di tutte le forze, principio di vita

necessario, fortezza ed altare, l'unità della Patria.

La vita Italiana nel Risorgimento (1815-1831), parte 1 Conferenze fiorentine - Storia · 第 12 / 29 题