_Come s’arrendè la rocca di Cesena al legato._
Sentendo il legato la compagnia soggiornare in sul Bolognese,
abbandonato ogni altra cosa, con sommo studio si diè a volere vincere
la rocca di Cesena, facendola cavare per abbattere le mura e le
torri, e traboccarvi dentro grandi pietre con otto trabocchi, e
oltre a ciò spesso la faceva assaggiare di battaglia; ma tanto era
la severità di madonna Cia, e la sua sollecitudine di dì e di notte
alla difesa, che per cosa che si facesse quell’animo non si cambiava;
e già essendo per le cave caduto parte delle mura e l’una delle
torri, la donna in persona facea riparare con isteccati e con fossi,
oltre alla considerazione de’ più fieri e de’ più valenti uomini
del mondo, non dimostrando alcuna paura. Ma i valenti conestabili
ch’erano con lei, sapendo che la mastra torre della rocca si mettea in
puntelli, e vedendo la pertinace costanza della donna, ebbono madonna
Cia a consiglio, e dissono: Madonna, e’ si può sapere e conoscere
manifestamente che per voi è mantenuta la difesa della murata e della
rocca infino agli ultimi stremi, e di noi avete potuto conoscere intera
e pura fede, mentre che alcuna speranza s’è per voi e per noi potuta
conoscere, ma ora non ne resta via da potere campare la sepultura de’
nostri corpi sotto la ruina di questa rocca. E perocchè questo non
dobbiamo comportare per alcuna ragione, siamo disposti, o di vostra
volontà, o contro al vostro volere, rendere la rocca per salvare le
nostre persone. La valente donna per questo non cambiò faccia, nè
perdè di sua virtù, e conobbe ch’e’ soldati aveano ragione di così
fare, e però disse a’ conestabili: Io voglio che lasciate fare a me
questo accordo; e i conestabili conoscendo il grande animo della donna,
dissono che di ciò erano contenti; e mandato al legato, e avuti da lui
uditori con pieno mandato secondo la sua volontà, trattò che tutti
i conestabili colle loro masnade, e tutti gli altri soldati fossono
franchi e liberi, e potessonne portare ciò che volessono in su’ loro
colli: ed ella rimanesse prigione del legato col figliuolo, e con una
sua figliuola, e con due suoi nipoti madornali e uno bastardo, e con
due figliuole di Gentile da Mogliano, e cinque sue damigelle. Per sè
e per la sua famiglia non cercò grazia, potendo salvare i soldati che
lealmente l’aveano atata. E fatti e fermi i patti, a dì 21 di giugno
gli anni domini 1357 rendè la rocca al legato, e fu signore di tutto
con gran gloria della sua punga, ma non con mancamento di chiara fama
del forte animo di quella donna: la quale per alcuno caso avverso,
per alcuna intollerabile fatica, mentre ch’era in sua libertà, mai non
cambiò faccia, o mancò di consiglio o d’ardire. E menata in prigione
dov’era il legato nel castello d’Ancona, così contenne il suo animo non
vinto e non corrotto, e in aspetto continente come se la vittoria fosse
stata sua. E il legato maravigliandosi della costanza di questa donna,
benchè la ritenesse prigione a fine di piuttosto domare l’alterezza del
capitano, assai la fece stare onestamente, e bene servire.