_Processo fatto contro a’ signori di Milano per lo vicario
dell’imperadore._
Narrato abbiamo nel sesto libro, come messer Marcovaldo vescovo
augustinese vicario in Pisa per l’imperadore, era fatto capitano della
compagnia, e dell’altra oste de’ Lombardi ch’erano collegati contro
a’ signori di Milano; ed essendo raunati tutti in Lombardia e acconci
d’andare verso Milano, il vescovo fece esaltare nell’oste l’insegna
imperiale ne’ campi di Modena, e ivi dichiarò a tutti, com’egli era
vicario dell’imperadore, e formò un processo sotto il titolo del
vicariato contro a messer Bernabò e a messer Galeazzo signori di
Milano, il quale in effetto contenea: come in derisione e in contento
della santa Chiesa e’ davano l’investiture de’ beneficii ecclesiastici
a cui voleano, togliendoli a cui la santa Chiesa gli avea investiti, e
a’ legati del papa non lasciavano in tutta loro tirannica giurisdizione
fare uficio, e alquanti n’aveano fatti morire crudelmente; e come
aveano trattato con messer Palletta da Montescudaio di tradire
l’imperadore, e di torgli la città di Pisa, e come per loro violenta
tirannia aveano occupate le città e’ popoli di Lombardia pertinenti al
santo imperio, e come in vergogna della maestà imperiale, tornandosi
l’imperadore in Alamagna, valicando per Lombardia, gli feciono serrare
le porte delle città e castella di loro distretto, e guardare le mura
con gente d’arme, come da loro nemico, avendo titolo di suoi vicari;
e formato il processo, mandò per sue lettere a richiedere i tiranni,
che a dì 11 del presente mese d’ottobre del detto anno comparissono
personalmente dinanzi da lui a scusarsi del detto processo, altrimenti
non ostante la loro contumace contro a loro pronunzierebbe giusta
sentenza. E di quella, coll’aiuto di Dio, e del santo imperio e del suo
potente esercito, tosto intendea fare piena esecuzione.