CAP. LXI.

_Come i Fiorentini s’accordarono di fare porto a Talamone._

Avemo narrato addietro, come il comune di Firenze per lo torto

ch’e’ Pisani faceano a’ suoi cittadini, d’avere levata loro la

franchigia contro a’ patti della pace, essendo venuto il termine che

i mercatanti s’erano partiti da Pisa, e ritrattone le mercatanzie e’

danari, del presente mese d’agosto del detto anno, avendo i dieci del

mare lungamente trattato col comune di Siena di volere far porto a

Talamone, recato l’acconciamento del porto e del ridotto in terra,

e della guardia, che da loro parte era a fare, e del dirizzamento

del cammino, e dell’albergherie, e appresso di quello che per dazio

e gabelle la mercatanzia de’ Fiorentini avesse a pagare, in piena

concordia, per riformagioni de’ consigli di catuno comune, si fermò

per dieci anni di fare i Fiorentini porto là e ridotto a Siena, e i

Sanesi di conservare i patti promessi. È vero, che tra gli altri patti

era promesso di sbandire le strade da Siena a Pisa per divieto d’ogni

mercatanzia, ma questo non osservarono i Sanesi, anzi correa il cammino

dall’una città all’altra in grande acconcio de’ Pisani. Avvedendosene

i Fiorentini, se ne dolsono, ma ’l reggimento del comune di Siena non

se ne movea. Vedendo de’ cittadini che voleano s’attenesse la fede al

comune di Firenze, e che i loro rettori non lo faceano, ordinarono,

che certi sbanditi loro cittadini rompessono e rubassono la strada e

la mercatanzia, e forse fu d’assentimento de’ rettori per coprirsi

al comune di Pisa. Costoro feciono volentieri il servigio per modo

che ’l cammino al tutto per terra fu loro tolto. E i Pisani sopra gli

altri Toscani saputi e maliziosi, a questa volta si trovarono presi

nella loro malizia; perocchè incontanente che i Fiorentini presono

porto a Talamone e ridotto a Siena, tutti gli altri mercatanti d’ogni

parte abbandonarono il porto e la città di Pisa, e votarono la città

d’ogni mercatanzia, e le case dell’abitazioni, e ’l mestiere delle

loro mercerie, e gli alberghi de’ mercatanti e de’ viandanti, e’

cammini de’ vetturali, e ’l porto delle navi, per modo che in brieve

tempo s’avvidono, che la loro città era divenuta una terra solitaria

castellana; e nella città n’era contro a’ loro rettori grande repetio.

Allora s’accorsono senza suscitamento di guerra quanto guadagno tornava

al loro comune per avere rotta la pace e la franchigia a’ Fiorentini.

Allora cominciarono a cercare ogni via e modo, con ogni vantangio che

volessono i Fiorentini, di ritornarli a stare in Pisa; ma i Fiorentini,

sdegnati della fede rotta pe’ Pisani cotante volte al loro comune, non

poterono essere smossi del fermo proposito di fare col fatto conoscenti

i Pisani, che i Fiorentini poteano ben fare le mercatanzie per terra

e per mare senza loro, ed eglino male usare il porto, e’ mercatanti,

e la mercatanzia, e l’arti, e’ mestieri a utilità de’ loro cittadini,

e l’entrate del loro comune senza i Fiorentini. E perchè per indietro

non si potessono atare, si fece divieto in tutto il distretto di

Firenze d’ogni mercatanzia o roba ch’andasse o venisse verso Pisa,

senza rompere il cammino a’ viandanti. E di questo seguitarono appresso

maggiori cose per mare e per terra, come leggendo innanzi per li tempi

si potrà trovare,

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 154 / 289 题