_Come i Visconti feciono contro a’ prelati di santa Chiesa._
Avvenne in questi dì, che ’l papa mandò un valente prete in Lombardia
a predicare la croce, guardandosi i maggiori prelati di non volere la
grazia di quell’uficio. E la croce si bandiva e predicava, come detto
è, contro al capitano di Forlì e al signore di Faenza. Il valente
sacerdote se n’andò a Milano, e ivi favoreggiato dal vescovo di Parma,
cominciò sollicitamente a fare l’uficio che commesso gli era dalla
santa Chiesa. Come messer Bernabò ebbe notizia di questo servigio,
senza vietarglielo, o ammonirlo che questo fosse contro alla sua
volontà, il fece pigliare, e ordinata per lui una graticola di ferro
tonda a modo d’una botte, là dentro vi fece mettere il sacerdote, e
accesovi sotto il fuoco come si fa a uno arrosto, e facendolo volgere,
crudelmente il fece morire a grande vitupero, non tanto per la sua
persona ch’era prete sagrato, quanto per lo dispregio e irreverenza
che per lui si mostrò fatto a santa Chiesa che l’avea mandato. E per
arrogere al mal fatto aggiunse, che al vescovo di Parma fece torre
il vescovado, e delle rendite di quello investì altrui, e contradiò
alla predica della croce. E acciocchè il capitano si potesse difendere
dal legato li mandò subitamente dieci bandiere di cavalieri, dandogli
speranza di maggiore aiuto, e avendoli presso il castello di Luco, che
tenea tra Bologna e la Romagna, senza contasto li vi mise dentro.