CAP. XXVIII.

_Come i Visconti feciono contro a’ prelati di santa Chiesa._

Avvenne in questi dì, che ’l papa mandò un valente prete in Lombardia

a predicare la croce, guardandosi i maggiori prelati di non volere la

grazia di quell’uficio. E la croce si bandiva e predicava, come detto

è, contro al capitano di Forlì e al signore di Faenza. Il valente

sacerdote se n’andò a Milano, e ivi favoreggiato dal vescovo di Parma,

cominciò sollicitamente a fare l’uficio che commesso gli era dalla

santa Chiesa. Come messer Bernabò ebbe notizia di questo servigio,

senza vietarglielo, o ammonirlo che questo fosse contro alla sua

volontà, il fece pigliare, e ordinata per lui una graticola di ferro

tonda a modo d’una botte, là dentro vi fece mettere il sacerdote, e

accesovi sotto il fuoco come si fa a uno arrosto, e facendolo volgere,

crudelmente il fece morire a grande vitupero, non tanto per la sua

persona ch’era prete sagrato, quanto per lo dispregio e irreverenza

che per lui si mostrò fatto a santa Chiesa che l’avea mandato. E per

arrogere al mal fatto aggiunse, che al vescovo di Parma fece torre

il vescovado, e delle rendite di quello investì altrui, e contradiò

alla predica della croce. E acciocchè il capitano si potesse difendere

dal legato li mandò subitamente dieci bandiere di cavalieri, dandogli

speranza di maggiore aiuto, e avendoli presso il castello di Luco, che

tenea tra Bologna e la Romagna, senza contasto li vi mise dentro.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 121 / 289 题