CAP. XXVI.

_D’un grosso badalucco fu a Pavia._

Essendo l’oste de’ signori di Milano sopra la città di Pavia, del

mese di maggio del detto anno, uscirono cavalieri della terra, e

cominciarono giostre e badalucchi con quelli del campo; e venendo

a poco a poco crescendo l’assalto e la gente da catuna parte, vi

s’allignò un’aspra battaglia di più di mille cavalieri di catuna

gente, tutti i più pro’ e i più arditi, che di grande volontà per

fare d’arme si metteano in quello stormo. Infine per lo superchio de’

cavalieri che messer Galeazzo sollecitava di mandarvi, quelli di Pavia

non poterono sostenere, e per forza convenne che dessono le reni, e

fuggendo, alquanti ne furono presi; gli altri per campare si tornarono

nel borgo della città, ed essendo fortemente incalciati da’ nemici

che li seguivano, con loro insieme si misono follemente nel borgo, ove

racchiusi, si trovarono prigioni per troppa sicura gagliardia, e ben

quattrocento se ne rassegnarono a bottino, per li quali quelli di Pavia

riebbono tutti i loro prigioni; e guadagnati i cavalli e l’arme, tutti

gli lasciarono andare alla fede, secondo l’usanza de’ Tedeschi.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 119 / 289 题