CAP. IX.

_Come l’oste del Biscione ch’era a Reggio si levò in isconfitta._

A Reggio era stata lungamente l’oste de’ signori di Milano in una

forte bastita presso alla terra, nella quale avea ottocento cavalieri

e grande popolo, e in quel tempo vi s’aspettava il fornimento della

vittuaglia da Parma con grande scorta. Il marchese di Ferrara, e

quegli di Mantova, e ’l signore di Bologna sentendo quell’apparecchio,

accolsono loro gente per impedire la scorta a loro podere; e avendo

a Modena seicento barbute e cinquecento masnadieri, il signore di

Bologna n’aggiunse dugento cavalieri e cinquanta masnadieri; e avendo

lingua come la vittuaglia in dugento carra colla scorta dovea l’altro

dì venire alla bastita, cavalcarono la notte per modo, che essendo

giunta l’altra parte alla bastita, e messavi la roba, tornandosene

senza sospetto, costoro li assalirono sprovveduti, i quali non feciono

retta, e quasi tutti furono presi, i buoi e le carra in preda. E

avuta subitamente questa vittoria, con grandi grida e con maggiore

baldanza percossono alla bastita dalla parte di fuori; e quelli di

Reggio ch’aveano veduta la vittoria della loro gente francamente li

assalirono dalla parte d’entro, e combattendo la bastita d’ogni parte,

in fine per forza v’entrarono dentro, ed ebbono a prigioni i cavalieri

e’ masnadieri che quella guardavano, e pochi ne poterono campare; e

messa la vittuaglia e l’arme, e tutti i prigioni guadagnati in Reggio,

arsono in tutto la bastita: e riposati alcuno dì la gente in Reggio,

cavalcarono infino a Parma, e valicarono quella facendo grandi prede

e danno a’ paesani: e del mese di febbraio del detto anno, con grande

onore e ricca preda, in vergogna de’ tiranni di Milano, si ritornò

catuna gente a’ suoi signori senza trovare alcuno contasto.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 102 / 289 题