_Come l’oste del Biscione ch’era a Reggio si levò in isconfitta._
A Reggio era stata lungamente l’oste de’ signori di Milano in una
forte bastita presso alla terra, nella quale avea ottocento cavalieri
e grande popolo, e in quel tempo vi s’aspettava il fornimento della
vittuaglia da Parma con grande scorta. Il marchese di Ferrara, e
quegli di Mantova, e ’l signore di Bologna sentendo quell’apparecchio,
accolsono loro gente per impedire la scorta a loro podere; e avendo
a Modena seicento barbute e cinquecento masnadieri, il signore di
Bologna n’aggiunse dugento cavalieri e cinquanta masnadieri; e avendo
lingua come la vittuaglia in dugento carra colla scorta dovea l’altro
dì venire alla bastita, cavalcarono la notte per modo, che essendo
giunta l’altra parte alla bastita, e messavi la roba, tornandosene
senza sospetto, costoro li assalirono sprovveduti, i quali non feciono
retta, e quasi tutti furono presi, i buoi e le carra in preda. E
avuta subitamente questa vittoria, con grandi grida e con maggiore
baldanza percossono alla bastita dalla parte di fuori; e quelli di
Reggio ch’aveano veduta la vittoria della loro gente francamente li
assalirono dalla parte d’entro, e combattendo la bastita d’ogni parte,
in fine per forza v’entrarono dentro, ed ebbono a prigioni i cavalieri
e’ masnadieri che quella guardavano, e pochi ne poterono campare; e
messa la vittuaglia e l’arme, e tutti i prigioni guadagnati in Reggio,
arsono in tutto la bastita: e riposati alcuno dì la gente in Reggio,
cavalcarono infino a Parma, e valicarono quella facendo grandi prede
e danno a’ paesani: e del mese di febbraio del detto anno, con grande
onore e ricca preda, in vergogna de’ tiranni di Milano, si ritornò
catuna gente a’ suoi signori senza trovare alcuno contasto.