CAP. LXXXVIII.

_Come in Napoli fu romore._

A’ Napoletani parendo essere gravati de’ danari pagati per la compagnia

e d’alcune altre gravezze, del mese di novembre del detto anno, per

mostrare la potenza e la franchigia di quella città, tutti di concordia

presono l’arme, e feciono armare tutti i forestieri mercatanti e

artefici ch’erano nella città, e levarono il romore, gridando: Viva la

reina, e muoia il suo consiglio. E di questo tumulto seguitò solamente,

che la misura del sale fu alcuna cosa consentita loro migliore mercato:

convenevole prezzo di cotanto movimento, non volendosi francare

dell’antica consuetudine della loro natura, che come sono pieni di

furore per ambizioso vento, così poco mantengono l’ira, che li riduce a

pace.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 92 / 289 题