_Come messer Maffiolo Visconti fu morto da’ fratelli._
Messer Maffiolo de’ Visconti di Milano essendo il maggiore de’ tre
fratelli signori di Milano, perchè era dissoluto nella sua vita e senza
alcuna virtù era riputato il minore nel reggimento della signoria:
tuttavia messer Bernabò e messer Galeazzo gli rendeano assai onore.
Avvenne, che per scellerato stemperamento della sua lussuria accolse
nella camera sua venti tra donne maritate, e fanciulle, e altre
femmine, colle quali, avendole fatte spogliare ignude, si sollazzava a
suo diletto con loro bestialmente; e ricordandosi in quello sformato
e sfrenato ardore di libidine d’una bella giovane moglie d’un buono
cittadino di Milano, mandò per lei, e minacciandolo di farlo morire
se immantinente non glie la menasse, o mandasse. Vedendosi questo
buono uomo a così villano partito, come disperato piangendo se n’andò
a messer Bernabò, e contogli il grave partito a che messer Maffiolo
l’avea messo, dicendo, che innanzi volea morire ch’assentire a cotanta
sua vergogna, pregandolo che ’l dovesse atare. Messer Bernabò disse:
Io non ho a gastigare il mio maggiore fratello, per non mostrare a
colui la sua intenzione, e di presente cavalcò all’ostiere di Messer
Maffiolo, e trovò la scellerata danza del suo fratello; e senza dire
alcuna cosa diede la volta, e accozzossi con messer Galeasso, e disse:
Noi corriamo gran pericolo di nostro stato, e le sconce e dissolute
cose di messer Maffiolo ci faranno cacciare della signoria, se per noi
non si ripara a cotanto pericolo a che ci conduce. E manifestatoli
ciò che facea delle donne de’ buoni uomini di Milano, e il richiamo
che n’avea avuto, di presente s’accordarono alla morte sua, che altro
gastigamento non avea luogo. E però essendo andato messer Maffiolo
a Moncia a fare una caccia, la sera di sant’Agnolo di settembre, li
feciono dare con quaglie veleno; e la mattina vegnente essendo nella
caccia si cominciò a sentir male nel ventre, e di presente se ne tornò
a Milano; e vicitato la sera da’ fratelli, la mattina si trovò morto in
sù ’l letto. Alcuni dissono, che in quella visitazione e’ fu soffocato
da loro, e altri tennono che morisse delle quaglie; e l’una cagione e
l’altra potè essere, per non farlo storiare. Il vero fu che morì come
un cane, senza confessione, di violenta morte, e forse degnamente per
la sua dissoluta vita.