CAP. LXXXI.

_Come messer Maffiolo Visconti fu morto da’ fratelli._

Messer Maffiolo de’ Visconti di Milano essendo il maggiore de’ tre

fratelli signori di Milano, perchè era dissoluto nella sua vita e senza

alcuna virtù era riputato il minore nel reggimento della signoria:

tuttavia messer Bernabò e messer Galeazzo gli rendeano assai onore.

Avvenne, che per scellerato stemperamento della sua lussuria accolse

nella camera sua venti tra donne maritate, e fanciulle, e altre

femmine, colle quali, avendole fatte spogliare ignude, si sollazzava a

suo diletto con loro bestialmente; e ricordandosi in quello sformato

e sfrenato ardore di libidine d’una bella giovane moglie d’un buono

cittadino di Milano, mandò per lei, e minacciandolo di farlo morire

se immantinente non glie la menasse, o mandasse. Vedendosi questo

buono uomo a così villano partito, come disperato piangendo se n’andò

a messer Bernabò, e contogli il grave partito a che messer Maffiolo

l’avea messo, dicendo, che innanzi volea morire ch’assentire a cotanta

sua vergogna, pregandolo che ’l dovesse atare. Messer Bernabò disse:

Io non ho a gastigare il mio maggiore fratello, per non mostrare a

colui la sua intenzione, e di presente cavalcò all’ostiere di Messer

Maffiolo, e trovò la scellerata danza del suo fratello; e senza dire

alcuna cosa diede la volta, e accozzossi con messer Galeasso, e disse:

Noi corriamo gran pericolo di nostro stato, e le sconce e dissolute

cose di messer Maffiolo ci faranno cacciare della signoria, se per noi

non si ripara a cotanto pericolo a che ci conduce. E manifestatoli

ciò che facea delle donne de’ buoni uomini di Milano, e il richiamo

che n’avea avuto, di presente s’accordarono alla morte sua, che altro

gastigamento non avea luogo. E però essendo andato messer Maffiolo

a Moncia a fare una caccia, la sera di sant’Agnolo di settembre, li

feciono dare con quaglie veleno; e la mattina vegnente essendo nella

caccia si cominciò a sentir male nel ventre, e di presente se ne tornò

a Milano; e vicitato la sera da’ fratelli, la mattina si trovò morto in

sù ’l letto. Alcuni dissono, che in quella visitazione e’ fu soffocato

da loro, e altri tennono che morisse delle quaglie; e l’una cagione e

l’altra potè essere, per non farlo storiare. Il vero fu che morì come

un cane, senza confessione, di violenta morte, e forse degnamente per

la sua dissoluta vita.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 85 / 289 题