CAP. LXXII.

_Come arse la bastita da Modena._

Essendo lungamente mantenuta per la forza di messer Bernabò di Milano

una grande e forte bastita sopra la città di Modena con molti cavalieri

e masnadieri, i quali aveano per stretto modo assediata la città,

e recata in grandi stremi, come piacque a Dio, quello che non avea

potuto fare la gran compagnia nel caso della ribellione di Bologna,

nè appresso tutta la forza della lega di Lombardia, fece subitamente

un fuoco che vi s’apprese, ma piuttosto fu fama ch’un soldato corrotto

dal signore di Bologna il vi mise. Questo fuoco infiammò per sì fatto

modo la bastita, che per la gente dentro non si potè ammortare. I

Modenesi stati a vedere lungamente, e sentendo il romore, presono

l’arme, e corsono verso la bastita con smisurato romore. I cavalieri

e’ masnadieri, che ve n’erano assai, impacciati dal fuoco, e impauriti

del romore, si ritrassono fuori della bastita con animo di fermarsi di

fuori, ma non ebbono potere di farlo, che di presente catuno cominciò

a fuggire senza essere cacciati, e abbandonarono la bastita. I Modenesi

la presono e spensono il fuoco: e appresso per tema che messer Bernabò

non la rifacesse da capo riporre, ch’era il luogo molto forte, la

feciono riparare e rafforzare, e misonvi gente a guardarla lungamente

per sicurtà della terra.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 76 / 289 题