_Novità di Padova._
Essendo messer Iacopino da Carrara signore di Padova, e avendo
lungamente tenuta la signoria in compagnia di Francesco suo nipote
carnale, avendosi portato insieme grande onore, non sentendosi alcuna
cagione d’odio o di sospetto tra loro, salvo che messer Francesco
volea pace co’ signori di Milano, e messer Iacopo la volea con loro,
e voleala co’ signori di Mantova insieme con cui erano collegati, non
dovea però per questo essere cagione d’odio tra loro, ma piuttosto
quello che non soffera d’avere consorto nella signoria tra gli animi
ambiziosi di quella; e per questo Francesco ch’era più giovane e più
atto a guerra, e avea il seguito della gente d’arme, una sera, a dì
26 del mese di luglio del detto anno, essendo messer Iacopino nella
sua sala posto a cena, messer Francesco con suoi compagni armati
copertamente venne al palagio, dove non gli era nè di dì nè di notte
vietata porta, e andato suso, trovò il zio che cenava, e accogliendo
il nipote senza alcuno sospetto, fu da lui preso, e incamerato e messo
in buona guardia, senza essere per lui alcuna resistenza fatta nel
palagio. La mattina vegnente messer Francesco cavalcò per la città, e
senza fare novità nella terra fu ubbidito in tutto come signore, e si
scusò al popolo, che questo avea fatto perocchè avea trovato di certo,
che poichè messer Iacopino si vide avere figliuolo, avea cercato di
fare avvelenare lui: e che ciò fosse vero o no, tanto se ne dimostrò,
che alcuni di ciò furono incolpati e martoriati, tanto che confessarono
il malificio, e perderonne le persone.