CAP. LI.

_Come l’imperadore ebbe l’ultima paga da’ Fiorentini, e fè la fine._

Restavano i Fiorentini a dare all’imperadore ventimila fiorini d’oro

per lo resto de’ centomila, e sentendolo partito da Pisa, e ch’egli

era a Pietrasanta, s’affrettarono di mandarglieli più tosto, e a dì

10 di giugno gli feciono appresentare contanti ventimila fiorini a

Pietrasanta. L’imperadore considerato il suo partimento non d’onore

ma piuttosto d’abbassamento dell’imperiale maestà, e vedendo la

sollecitudine della fede promessa del comune di Firenze, e il luogo

dove gli aveano mandata la pecunia, fu molto allegro, e commendò

magnificamente la fede e il buono portamento ch’avea trovato ne’

cittadini di Firenze, dicendo, come i Pisani ch’erano camera d’imperio,

e’ Sanesi che liberamente s’erano dati senza mezzo alla sua signoria

l’aveano ingannato e tradito, e fattagli gran vergogna per loro

corrotta fede, e’ Fiorentini l’aveano atato e consigliato dirittamente,

e onorato molto i suoi baroni, e la sua gente, e adempiutogli

pienamente ciò ch’aveano promesso, onde molto si tenea per contento da

quello comune; e di proprio movimento li privilegiò di nuovo ciò che

teneano in distretto, e riconobbe diciotto migliaia di fiorini che il

comune diede per lui al sire della Lippa suo alto barone, e tremila che

per suo mandato avea pagati ad altri baroni, e di tutta la quantità

di centomila fiorini d’oro ch’aveano promesso, come addietro abbiamo

narrato, fece fine al detto comune per suoi documenti e cautela,

per carta fatta per ser Agnolo di ser Andrea di messer Agnolo da

Poggibonizzi notaio imperiale, fatta nella detta terra di Pietrasanta

il detto dì.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 55 / 289 题