L’ultimo canto dell’Orlando innamorato, breve contro il consueto degli
altri, termina abbandonando i lettori a mezzo un racconto d’amore.
Però che il poeta vede la Italia tutta a fiamma e foco per i Galli che
vengono e non può piú cantare; racconterà, egli promette, un’altra
volta; ma non raccontò, perchè morí poco dopo, in quel funesto 1494
venuto a chiudere i quaranta anni di pace e prosperità dell’Italia
equilibrata nella federazione.
La quinta età della letteratura nazionale, l’età del perfezionamento
nella copia ordinata, nella ricca e baliosa eleganza, nell’armonica
varietà, nell’unità concettuale delle forme, si svolge a punto
dal 1494, l’anno della prima invasione straniera, con l’uscire del
Sannazaro e del Bembo a dittatori del nuovo gusto e riformatori della
lingua nelle regioni del mezzogiorno e del settentrione, co ’l crescere
del maggior poeta, l’Ariosto, e del maggior prosatore, il Machiavelli.
La maturità è circa il 1530, l’anno della caduta di Firenze, nel quale
morirono il Sannazaro e Andrea del Sarto: il Machiavelli era morto
nel 27 e il Castiglione nel 29; Leonardo da Vinci nel 19 e Raffaello
nel 20: l’Ariosto morrà nel 33 e il Correggio nel 34. Il movimento
fecondo séguita fino al 1559, l’anno della pace di Castel Cambrésis
che affermò il dominio e il predominio della casa austriaca di Spagna
sopra l’Italia e aprí nella penisola l’età delle signorie straniere
avvalorate dal diritto europeo; e si può tenere che venisse mancando
circa il 1565, un anno dopo la chiusura del concilio tridentino, che
compí il rinnovamento cattolico e soffocò la libertà del pensiero e
della parola, fino allora, di fatto se non di diritto, lasciata alle
lettere, o, salvo qualche resipiscenza furiosa, almen tollerata. Questi
ultimi anni nell’arte son pieni della vecchiezza di Michelangelo e
di Tiziano; nella letteratura, del fiore dei minori prosatori: il
Guicciardini morí nel 40 e il Bembo nel 47, il Fracastoro nel 53 e il
Vida nel 66: Torquato Tasso era nato nel 44.