Ora la storia di queste tre varie o forze o elementi, l’ecclesiastico,
il cavalleresco, il nazionale, e dell’accordo e della discordia tra il
misto elemento ecclesiastico e l’elemento nazionale complesso i quali a
diversi fini incontraronsi in una azione medesima, e dell’opera loro di
modificazione su l’elemento cavalleresco il quale in Italia fu soltanto
e sempre soggetto e materia, e dell’ultimo e final dissidio, dopo un
momento di armonia, tra que’ due primi elementi, e della scissione
dell’elemento nazionale vittorioso ne’ suoi due principii, il romano
e l’italico, il dotto e il popolare, e dell’ultima armonia di essi
due principii signoreggianti oramai nell’ideal della forma tutta la
materia soggetta del medio evo; questa storia, dico, è la storia della
letteratura italiana. Da Arnaldo al Savonarola, da Francesco d’Assisi
a Filippo Neri, da’ due Landolfi e da Falcando al Machiavelli e al
Guicciardini, dalla traduzione della Tavola rotonda e dal Febusso e
Breusso all’Ariosto, da Dante o meglio da Giacomino di Verona al Tasso,
dal Novellino al Bandello e al Giraldi, da Folgore di San Gemignano al
Berni, da Albertano al Castiglione, da Lorenzo vernense e da Arrigo
settimellese al Fracastoro al Vida al Flaminio, da Nicolò pisano e
da Cimabue a Michelangelo e a Tiziano, è perennità, è continuità, è
processo e progresso di svolgimento e di moto.