LXXIX. — L’ACCUSA.

Il sig. d’Avrigny richiamò ben presto a sè stesso il magistrato che

sembrava un secondo cadavere in questa funebre camera: — Oh! la morte è

nella mia casa, gridò Villefort.

— Dite pure il delitto, ripetè il dottore.

— Sig. d’Avrigny, gridò Villefort, non posso esprimervi tutto ciò che

succede in me in questo momento: è spavento, dolore, follia.

— Sì, disse d’Avrigny con una calma imponente, ma credo che sia tempo

di mettere una diga a questo torrente di mortalità. In quanto a me, non

mi sento capace di poter sopportare più a lungo simile segreto senza la

speranza di farne uscir ben presto la vendetta per la società e per le

vittime.

Villefort girò attorno a sè un tetro sguardo: — In casa mia!

— Via, magistrato, disse d’Avrigny, siate uomo; interprete della legge,

onoratevi con una completa immolazione.

— Voi mi fate fremere, dottore! volete che io mi immoli? precisamente

questa è la parola: sospettate dunque qualcuno?

— Non sospetto alcuno; la morte batte alla vostra porta, entra, va,

non cieca, ma intelligente com’è, di camera in camera. Ebbene io ne

seguo la traccia, ne riconosco il passaggio; adotto la saggezza degli

antichi, vado a tastoni, perchè la mia amicizia per la vostra famiglia,

il mio rispetto per voi, sono come due bende che mi siano state messe

agli occhi; ebbene...

— Oh! parlate, parlate, dottore, avrò coraggio.

— Ebbene! signore, voi avete in casa vostra, nel seno della vostra

casa, forse nella vostra famiglia, uno di quegli orribili fenomeni

come ciascun secolo ne produce qualcuno. Locusta ed Agrippina, perchè

vivevano nel medesimo tempo erano una eccezione che provava il furore

della provvidenza per perdere l’impero Romano lordato da tanti delitti.

Brunehault e Fredegonda sono i resultati del lavoro penoso di una

civilizzazione alla sua genesi, nella quale l’uomo impara ad assopire

lo spirito, fosse ancora per inviarlo nelle tenebre. Ebbene, tutte

queste donne erano state, o erano ancora giovani e belle. Si era veduto

fiorire sulla lor fronte, e sulla fronte fioriva ancora questo stesso

fiore d’innocenza che si trova parimente sulla fronte della colpevole

che è in vostra casa.

Villefort mandò un grido, congiunse le mani, e guardò il dottore con un

gesto supplichevole. Questi però continuò senza pietà: — Guarda a chi è

vantaggioso il delitto, dice un assioma di giurisprudenza.

— Dottore; gridò Villefort, ahimè! dottore, quante volte la giustizia

degli uomini non si è ingannata sopra queste funeste parole? io non so,

ma mi sembra che questo delitto...

— Ah! voi confessate dunque finalmente che vi è delitto?

— Sì, lo riconosco. Che volete? bisogna bene; ma lasciatemi continuare.

Mi sembra, diceva, che questo delitto cada soltanto sopra di me, e

non sulle vittime: sospetto qualche disastro per me sotto tutti questi

strani disastri.

— Oh! uomo, mormorò d’Avrigny, che si mostra il più egoista di tutti

gli animali, che vuol credere sempre che la terra giri, che il sole

brilli e che la morte si affatichi tutto per lui solo; formica che

mormora della provvidenza dall’alto di un filo d’erba! e quelli

che hanno perduta la vita, non han perduto qualche cosa? il sig. di

Saint-Méran, la sig.ª di Saint-Méran, il sig. Noirtier.

— Come, il sig. Noirtier...

— Sì, credete che si sia voluto uccidere questo disgraziato servitore?

no, no... come il Pollonio di Shakespeare, egli è morto per un altro.

Il sig. Noirtier doveva bere la limonata, è Noirtier che l’ha bevuta

secondo l’ordine logico delle cose... l’altro non l’ha bevuta che per

accidente; e quantunque sia stato Barrois quello che è morto, pure era

Noirtier quegli che doveva morire.

— Ma allora come va che mio padre non ha sofferto?

— Ve l’ho già detto una sera nel giardino, dopo la morte della sig.ª

di Saint-Méran, perchè il suo corpo è divenuto a guisa di uno stesso

veleno; perchè la dose per lui insignificante, era mortale per un

altro; perchè finalmente nessuno sa, e neppure l’assassino, che da un

anno io curo con la brucnina la paralisi del sig. Noirtier, mentre che

l’assassino non ignora, e se ne è assicurato con l’esperienza, che la

brucnina è un veleno violento.

— Mio Dio! mormorò Villefort contorcendosi le braccia.

— Seguitate la traccia del delinquente; egli uccide il sig. di

Saint-Méran... — Oh! dottore!

— Lo giurerei; ciò che mi è stato detto dei sintomi si accorda troppo

bene con ciò che ho veduto coi miei proprii occhi.

Villefort cessò di combattere, e mandò un gemito.

— Egli uccide il signore di Saint-Méran, ripetè il dottore, egli uccide

la sig.ª di Saint-Méran, doppia eredità da raccogliere (Villefort

asciugò il sudore che gli colava dalla fronte).

— Il sig. Noirtier, ripetè con la sua voce implacabile d’Avrigny, il

sig. Noirtier aveva non ha guari fatto un testamento contro la vostra

famiglia in favore dei poveri; il sig. Noirtier viene risparmiato

perchè non si aspetta niente da lui. Ma egli non appena ne ha fatto

un secondo, che per timore che si penta e non ne faccia un terzo, vien

colpito: il testamento fu fatto ier l’altro, credo; voi lo vedete, non

si è perduto tempo.

— Oh! grazia! sig. d’Avrigny.

— Nessuna grazia, signore! il medico ha una missione sacra sulla terra;

e per adempirla egli risale fino alle sorgenti della vita, e discende

nelle misteriose tenebre della morte. Quando il delitto è stato

commesso, sta al medico il dire: eccolo là!

— Grazia per mia figlia, signore! mormorò Villefort.

— Vedete bene che siete stato voi che l’avete nominata, voi, suo padre!

— Grazia per Valentina! ascoltate, è impossibile! amerei meglio

accusare me stesso! Valentina, un cuore di diamante, un giglio

d’innocenza!

— Nessuna grazia, signor procuratore del Re, il delitto è flagrante.

Madamigella de Villefort ha impacchettati colle sue mani i medicamenti

che furono inviati al sig. di Saint-Méran, ed il sig. di Saint-Méran

è morto. Madamigella de Villefort ha preparato l’orzata alla sig.ª di

Saint-Méran, ed ella è morta. Madamigella de Villefort ha preso dalle

mani di Barrois, che si è mandato fuori, la bottiglia di limonata

che il vecchio ordinariamente vuota nella mattinata, ed il vecchio

non è sfuggito, che per un miracolo. Madamigella de Villefort è la

colpevole! ella è l’avvelenatrice! sig. procuratore del Re, vi denunzio

madamigella de Villefort; fate il vostro dovere!

— Dottore, non resisto più, non mi difendo più, vi credo; ma

risparmiate la mia vita, il mio onore!

— Sig. de Villefort, riprese il dottore con una forza crescente, vi

sono delle congiunture in cui sorpasso tutti i limiti della sciocca

circospezione umana. Se vostra figlia avesse commesso soltanto un primo

delitto, e la vedessi meditarne un secondo, vi direi: «avvertitela,

punitela, che ella passi il resto della sua vita in un qualche ritiro,

in un qualche convento a piangere e pregare.» Se avesse commesso

un secondo delitto, vi direi: «prendete, sig. de Villefort, ecco un

veleno che non conosce l’avvelenatrice, un veleno che non ha conosciuto

antidoto, pronto come il pensiero, rapido come il lampo, mortale come

il fulmine; datele questo veleno, raccomandate la sua anima a Dio, e

salvate così il vostro onore e i vostri giorni, perchè ora sta a voi

il divenire la vittima, ed io la vedo avvicinarsi al capezzale coi

suoi sorrisi ipocriti, e le sue dolci esortazioni. Infelice voi, se non

siete il primo a percuotere!» ecco ciò che vi direi se ella non avesse

ucciso che due persone, ma, ella ha veduto l’agonia di tre, ella ha

contemplato tre moribondi, si è inginocchiata vicino a tre cadaveri;

al patibolo l’avvelenatrice! al patibolo! Voi parlate del vostro onore?

fate ciò che vi dico, e l’immortalità vi aspetta.

Villefort cadde in ginocchio: — Aspettate, diss’egli, io non ho la

forza che voi avete, o piuttosto che voi stesso non avreste se, invece

di mia figlia Valentina, si trattasse di vostra figlia Maddalena. (Il

dottore impallidì.) Dottore, ogni uomo è figlio di donna, è nato per

soffrire e morire; dottore, soffrirò, ed aspetterò la morte.

— Ma, disse d’Avrigny, essa sarà lenta... la vedrete avvicinarsi dopo

che avrà colpito vostro padre, vostra moglie, e forse vostro figlio

ancora.

Villefort, soffocando, strinse il braccio del dottore.

— Ascoltatemi! gridò egli, compiangetemi, soccorretemi.... No, mia

figlia.... non è colpevole... Trascinatela davanti ad un tribunale;

dirò sempre: no mia figlia non è colpevole... Non vi è delitto in casa

mia; perchè allorquando il delitto entra da qualche parte è come la

morte: non entra mai solo. Ascoltate, che importa a voi che io muoia

assassinato?... Siete mio amico, siete un uomo, avete un cuore?..

No, siete un medico!... Ebbene! ve lo dico, no, mia figlia non sarà

trascinata da me nelle mani del carnefice!... Ah! ecco un’idea che

mi divora, che mi spinge come un insensato a lacerarmi il petto con

le unghie!... E se voi v’ingannaste! se fosse un altro invece di mia

figlia!.... Se un giorno venissi pallido come uno spettro a dirvi:

Assassino! tu hai uccisa mia figlia! Vedete, se ciò accadesse, son

cristiano, sig. d’Avrigny, e ciò nonostante forse mi ucciderei!

— Sta bene, disse il dottore dopo un momento di silenzio, aspetterò.

— Villefort lo guardò come se dubitasse ancora delle sue parole. —

Soltanto, continuò d’Avrigny con voce lenta e solenne, se qualcuno

della vostra casa cade malato, se voi stesso vi sentiste male, non

mi chiamate, perchè non verrò più. Io voglio divider con voi questo

segreto terribile, ma non voglio che la vergogna ed i rimorsi vadano

in me fruttificandosi ed ingrandendosi nella mia coscienza, come il

delitto e l’infelicità s’ingrandiranno, e fruttificheranno nella vostra

casa.

— Per tal modo dottore, mi abbandonate?

— Sì, perchè non posso più seguirvi, e non mi fermo che ai piedi del

patibolo. Verrà qualche altra rivelazione che porterà la fine di questa

terribile tragedia. Addio.

— Dottore, ve ne supplico!

— Tutti gli orrori che lordano il mio pensiero mi fanno la vostra casa

odiosa e fatale. Addio, signore.

— Una parola, una parola sola ancora dottore! vi ritirate, mi lasciate

in tutto l’orrore della situazione, orrore che voi avete aumentato

con ciò che mi avete rivelato. Ma che si dirà della morte subitanea di

questo vecchio servitore?

— È giusto, accompagnatemi. — Il dottore uscì pel primo, de Villefort

lo seguì, i domestici inquieti erano nel corridoio, e sulle scale da

dove doveva passare il medico.

— Signore, disse d’Avrigny a Villefort parlando ad alta voce ed in

modo che tutti lo sentissero, il povero Barrois era da qualche anno

troppo sedentario; abituato in altri tempi a correre col padrone, a

cavallo o in carrozza, le quattro parti d’Europa, egli si è ucciso

con questo servizio monotono intorno ad una poltrona. Il sangue è

divenuto pesante. Egli era grasso, aveva il collo grosso e corto, è

stato colpito da una apoplessia fulminante, ed io sono stato avvertito

troppo tardi. A proposito, aggiunse egli a bassa voce, abbiate cura

di gettare nelle ceneri quella tazza collo sciroppo di violette. — Il

dottore, senza toccar la mano di Villefort, senza ritornare su ciò che

aveva detto, uscì accompagnato dalle lagrime e dai lamenti di tutte le

persone di casa. La sera stessa, tutti i domestici di Villefort che si

erano radunati in cucina, e che avevano lungamente parlato fra loro,

vennero a domandare alla sig.ª de Villefort il permesso di ritirarsi

dal servizio. Nessuna istanza, nessuna proposizione di aumento di paga

potè trattenerli; a tutte le parole, essi rispondevano: — Vogliamo

andarcene perchè la morte è entrata nella casa. — Essi partiron dunque

ad onta delle preghiere che loro furono fatte, testimoniando i loro

vivissimi dispiaceri, per dovere abbandonare così buoni padroni, e

particolarmente madamigella Valentina tanto buona, tanto benefattrice,

tanto affabile; Villefort a queste parole guardò Valentina. Ella

piangeva.

Cosa strana! in mezzo all’emozione che gli fecero provare queste

lagrime, guardò ancora la sig.ª de Villefort, e gli sembrò che un

sorriso fuggitivo e sinistro fosse passato sulle sue labbra sottili,

come quelle meteore che si vedono strisciare, funeste fra due nubi nel

fondo di un cielo tempestoso.

Il Conte di Monte-Cristo · 第 97 / 140 题