LVIII. — IL TESTAMENTO.

Al momento in cui Barrois uscì, Noirtier guardò Valentina con

quell’interessamento malizioso, che annunzia in un tempo tante cose.

La giovinetta capì quello sguardo, e lo capì anche Villefort, perchè

la sua fronte si oscurò ed il sopracciglio si aggrottò. Prese una

sedia e si stabilì nella camera del paralitico per aspettare. Noirtier

lo guardava fare con la più perfetta indifferenza, ma coll’angolo

dell’occhio aveva già ordinato a Valentina di non inquietarsi e di

restare ella pure. Tre quarti d’ora dopo rientrò il domestico col

notaro. — Signore, disse Villefort dopo i primi saluti, voi siete

stato chiamato dal sig. Noirtier de Villefort che qui vedete; una

paralisi generale gli ha tolto l’uso delle membra e della voce, e noi

soltanto ed a gran stento giungiamo ad afferrare qualche brano dei suoi

pensieri.

Noirtier fece coll’occhio una chiamata a Valentina, chiamata talmente

seria ed imperativa ch’ella rispose sul momento: — Io, signore, capisco

tutto ciò che vuol dire mio nonno.

— È vero, soggiunse Barrois, tutto, assolutamente tutto come io lo

diceva al signore venendo qua.

— Permettete, signore, e voi pure madamigella, disse il notaro

indirizzandosi a Villefort ed a Valentina; questo è uno di quei casi

in cui il pubblico ufficiale non può procedere inconsideratamente

senza assumere una responsabilità pericolosa. La prima necessità,

perchè l’atto sia valevole è che il notaro sia ben convinto che sia

fedelmente interpretata la volontà di quello che l’ha dettata. Ora

io non posso essere sicuro dell’approvazione o della disapprovazione

di un cliente che non parla, e siccome l’oggetto dei suoi desideri e

delle sue ripugnanze non può essermi provato chiaramente, atteso il suo

mutismo, il mio ministero, oltre di essere inutile sarebbe esercitato

illegalmente.

Il notaro fece un passo per ritirarsi. Un impercettibile sorriso di

trionfo si disegnò sulle labbra del procuratore del Re. Da sua parte

Noirtier guardò Valentina, con tale una espressione di dolore ch’ella

si pose davanti al notaro:

— Signore, diss’ella, il linguaggio ch’io parlo con mio nonno, è un

linguaggio che si può imparare facilmente, e come lo comprendo io, sono

in istato di poterlo in pochi minuti far comprendere egualmente a voi.

Che vi abbisogna, per giungere alla perfetta edificazione della vostra

coscienza?

— Ciò che è necessario, affinchè i nostri atti sieno valevoli,

Madamigella, rispose il notaro, è la certezza dell’approvazione. Si

può far testamento malato di corpo, ma bisogna sempre farlo sano di

spirito.

— Ebbene! signore, con due segni voi acquisterete la certezza che

mio nonno ha sempre goduto fin qui la pienezza delle sue facoltà

intellettuali. Il sig. Noirtier, privato della voce, privato dei

movimenti, chiude gli occhi quando vuol dire di sì, e batte le palpebre

a più riprese quando vuol dire di no. Voi ora ne sapete abbastanza per

parlare col sig. Noirtier, provatevici. — Lo sguardo che il vecchio

vibrò a Valentina era sì pieno di tenerezza e di riconoscenza che fu

capito dallo stesso notaro.

— Voi avete inteso e compreso ciò che ha detto vostra nipote, signore?

domandò il notaro. — Noirtier chiuse dolcemente gli occhi e dopo un

momento li riaprì.

— Ed approvate ciò che ha detto, cioè che i segni da lei indicati sono

quelli col mezzo dei quali fate comprendere i vostri pensieri?

— Sì, fece ancora il vecchio.

— Siete voi che mi avete fatto chiamare? — Sì.

— Per fare il vostro testamento? — Sì.

— E non volete che mi ritiri senza averlo fatto?

Il paralitico battè fortemente le palpebre degli occhi a più riprese.

— Ebbene, signore, lo capite ora? domandò la giovinetta, e la vostra

coscienza potrà stare tranquilla?

Ma prima che il notaro avesse potuto rispondere il sig. de Villefort

lo tirò in disparte. — Signore, credete che un uomo possa impunemente

sopportare un colpo fisico così terribile quanto quello che ha provato

il sig. Noirtier de Villefort, senza che il morale non abbia gravemente

a risentirsene?

— Non è precisamente ciò che m’inquieta, ma domando in qual modo

giungeremo ad indovinare i pensieri per provocare le risposte.

— Non vedete dunque ch’è impossibile?

Valentina ed il vecchio intesero questo dialogo. Noirtier fermò il suo

sguardo così fiero, e così risoluto su Valentina, che questo sguardo

esigeva evidentemente una risposta.

— Signore, diss’ella, non v’inquietate per questo; per quanto sia

difficile, o piuttosto per quanto vi sembri difficile, di scoprire

il pensiero di mio nonno, ve lo rivelerò in modo da togliervi ogni

dubbio su questo argomento; sono già sei anni ch’io sono presso il

sig. Noirtier; che vi dica egli stesso, se in sei anni un solo dei

pensieri è rimasto sepolto nel suo cuore per non avermelo potuto far

comprendere.

— No, fece il vecchio.

— Proviamo dunque, disse il notaro; accettate voi madamigella per

vostra interprete? — Il paralitico fece segno di sì.

— Bene vediamo: signore, che desiderate da me, e quale atto è quello

che volete che io faccia? — Valentina articolò tutte le lettere

dell’alfabeto fino alla lettera T.

A questa lettera l’eloquente occhio di Noirtier la fermò. — È la

lettera T che il signore domanda, la cosa è visibile. — Aspettate,

disse Valentina; poi voltandosi da suo nonno: ta... te.... — Il vecchio

la fermò alla seconda di queste sillabe. Allora Valentina prese il

dizionario e sotto gli occhi dell’attento notaro sfogliò le pagine.

— _Testamento_ indicò il suo dito fermato dal colpo d’occhio di

Noirtier.

— _Testamento_, gridò il notaro, la cosa è visibile, il signore vuol

fare testamento.

— Sì, fece Noirtier a più riprese.

— Ecco ciò che può dirsi veramente maraviglioso, signore, disse il

notaro a Villefort stupefatto, convenitene.

— In fatto, replicò egli, questo testamento sarà ancora più

maraviglioso: poichè ritengo che gli articoli non si potranno estendere

sulla carta parola per parola senza l’intelligente aspirazione di mia

figlia. Ora Valentina sarà forse una parte troppo interessata a questo

testamento per essere interprete conveniente delle oscure volontà del

sig. Noirtier de Villefort?

— No, no, no, fece il paralitico.

— Come, disse il sig. de Villefort, Valentina non è interessata nel

vostro testamento?

— No, fece Noirtier.

— Signore, disse il notaro incantato di questa prova, promettendosi

di raccontare in società i particolari di questo pittoresco episodio;

signore, nulla mi sembra or più facile di quel che poco fa riguardava

come impossibile; e questo testamento sarà semplicemente un testamento

mistico, vale a dire preveduto e permesso dalla legge, purchè sia

letto alla presenza di sette testimoni, approvato dal testatore avanti

ad essi, e chiuso dal notaro sempre alla loro presenza. In quanto al

tempo, durerà appena poco più degli ordinari testamenti. Da prima

vi sono le formole consuete, che sono di rubrica, e sono sempre le

stesse; in quanto ai particolari saranno somministrati dallo stato

medesimo degli affari del testatore, e da voi che avendoli amministrati

li conoscerete. D’altra parte perchè quest’atto non possa essere

attaccato, noi vi daremo la più completa autenticità, uno dei miei

confratelli mi servirà d’aiutante, e contro l’uso assisterà alla

dettatura. Siete soddisfatto, signore? continuò il notaro volgendosi al

vecchio.

— Sì, rispose Noirtier contento di essere capito.

— E che farà? — chiedeva a sè stesso Villefort, cui l’alta sua

posizione imponeva tutta la riserva, e che d’altra parte non poteva

indovinare a quale scopo tendesse suo padre.

Si volse dunque per mandare a cercare il secondo notaro indicato dal

primo; ma Barrois che aveva tutto inteso, e indovinato il desiderio del

padrone, era già partito.

Allora il procuratore del Re fece dire a sua moglie di salire. In

capo ad un quarto d’ora tutta la famiglia era riunita nella camera

del paralitico, ed il secondo notaro era giunto. In poche parole i due

ufficiali ministeriali si ritrovarono d’accordo. Fu letta a Noirtier

una formula di testamento vago, insignificante, quindi per cominciare

la investigazione per così dire, della sua intelligenza, il primo

notaro gli disse: — Quando si fa testamento, signore, è in favore di

qualcuno, o a pregiudizio di qualche altro.

— Sì, fece Noirtier.

— Avete qualche idea sulla cifra della vostra fortuna?

— Sì. — Vi nominerò alcune cifre che saliranno progressivamente; mi

fermerete quando sarò giunto a quella che credete possa essere il

vostro ammontare. — Sì.

In questo interrogatorio vi era una specie di solennità; d’altra parte

la lotta dell’intelligenza contro la materia non poteva mai essere

stata più visibile, e se questo non era uno spettacolo sublime, come

vedremo, per lo meno era curioso. Fu fatto cerchio intorno a Noirtier,

il secondo notaro era assiso ad un tavolo pronto a scrivere; il primo

notaro stava in piedi davanti a lui e lo interrogava.

— La vostra fortuna sorpassa i 300 mila fr.? domandò.

Noirtier fece segno di sì. — Possedete 400 mila fr.? — domandò il

notaro. Noirtier restò immobile. — 500 mila?...

La stessa immobilità. — 600 mila?... 700 mila?... 800 mila?... 900

mila? — Noirtier fece segno di sì.

— Dunque possedete 900 mila fr.? — Sì.

— In immobili? domandò il notaro. — Noirtier fece segno di no. — In

iscrizioni di rendite? — Noirtier fece segno di sì.

— Queste iscrizioni sono nelle vostre mani?

Un colpo d’occhio diretto a Barrois fece uscire il vecchio servitore,

che ritornò un momento dopo con una piccola cassetta.

— Permettete che si apra la cassetta? domandò il notaro.

Noirtier fece segno di sì. Fu aperta la cassetta e si ritrovarono le

iscrizioni sul Gran Libro per 900 mila fr.

Il primo notaro passò una dopo l’altra ciascuna iscrizione al suo

collega: il conto era quello annunziato da Noirtier.

— In realtà è così, diss’egli; ciò dimostra evidentemente che la sua

intelligenza è in tutta la forza ed estensione; — indi ritornando

al paralitico: — Dunque, voi possedete 900 mila fr. di capitali, che

nel modo con cui sono situati devono produrvi circa 40 mila lire di

rendita?

— Sì, fece Noirtier.

— A chi desiderate lasciare questa fortuna?

— Oh! disse la sig.ª de Villefort, su ciò non cade dubbio, il sig.

Noirtier ama unicamente sua nipote, madamigella Valentina de Villefort:

ella ne ha avuto tutta la cura per sei anni; colla sua assiduità

ha saputo procurarsi l’affezione di suo nonno, e direi quasi la

sua riconoscenza; è dunque giusto che raccolga il premio della sua

affezione.

L’occhio di Noirtier sfavillò un baleno, come per far conoscere che

non si lasciava facilmente ingannare dal falso assenso dato dalla

sig.ª de Villefort alle intenzioni che in lui supponeva. — È dunque

a madamigella de Villefort che lasciate 900 mila fr.? — domandò il

notaro, che credeva di non aver più altro da fare che registrare

questa clausola, ma che però voleva essere ben sicuro dell’assenso di

Noirtier, e far constare questo assenso da tutt’i testimoni di questa

straordinaria scena. Valentina aveva fatto un passo addietro e piangeva

ad occhi bassi. Il vecchio la guardò un momento coll’espressione della

più profonda tenerezza; poi voltandosi verso il notaro, socchiuse gli

occhi nel modo più significativo.

— No? disse il notaro, come, non costituite vostra erede universale

madamigella de Villefort?

Noirtier fece di no.

— Voi non vi sbagliate? gridò il notaro meravigliato, dite

effettivamente di no?

— No! ripetè Noirtier, no! — Valentina rialzò la lesta; ella era

stupefatta, non dell’essere diseredata, ma di aver eccitato quel

sentimento che d’ordinario detta simili atti.

Ma Noirtier la guardava con un’espressione di tenerezza così profonda

ch’ella gridò: — Oh! buon padre, non mi togliete che le vostre

ricchezze, ma mi lasciate sempre il cuore?

— Oh! sì, sì certamente, dissero gli occhi del paralitico chiudendosi

con una espressione alla quale non poteva ingannarsi.

— Grazie, grazie, mormorò la giovinetta.

Frattanto questo rifiuto aveva fatto nascere nel cuore della sig.ª de

Villefort una inattesa speranza; e si avvicinò al vecchio: — Allora

dunque a vostro nipote Edoardo de Villefort lasciate la vostra fortuna?

domandò la madre.

Gli occhi di Noirtier si chiusero in un modo che esprimeva quasi l’odio.

— No, fece il notaro, allora sarà a vostro figlio qui presente?

— No, replicò il vecchio.

I due notari, si guardarono stupefatti; Villefort e sua moglie

arrossirono l’uno per l’onta, l’altra pel dispetto.

— Ma che vi abbiamo dunque fatto, padre? disse Valentina, voi dunque

non ci amate più?

Lo sguardo del vecchio passò rapidamente sul figlio, sulla nuora, e si

fermò su Valentina con una espressione di profonda tenerezza: — Ebbene!

diss’ella, se tu mi ami, nonno mio, cerca di collegare questo amore con

ciò che stai facendo in questo momento. Tu mi conosci, sai che non ho

mai pensato alle tue ricchezze, d’altra parte dicono che sia ricca dal

lato di mia madre, fors’anco troppo ricca; spiegati dunque.

Noirtier fissò l’ardente suo sguardo sulla mano di Valentina: — La mia

mano? — Sì, fece Noirtier.

— La sua mano, ripeterono tutti gli assistenti.

— Ah! signore, vedete bene che tutto è inutile, e che il mio povero

padre è pazzo, disse Villefort.

— Oh! gridò d’improvviso Valentina, ora capisco; il mio matrimonio,

nonno, n’è vero?

— Sì, sì, sì, ripetè tre volte il paralitico vibrando un baleno ogni

volta che si rialzavano le sue palpebre.

— Tu sei in collera pel mio matrimonio, n’è vero? — Sì.

— Ma ciò è assurdo, disse Villefort.

— Perdono, signore, disse il notaro, tutto ciò al contrario è molto

ragionato, e mi sembra che si colleghi perfettamente a quanto si sta

facendo.

— Tu non vuoi ch’io sposi il sig. Franz d’Épinay?

— No, non voglio, espresse l’occhio del vecchio.

— E diseredate vostra nipote, disse il notaro, perchè fa un matrimonio

che non è di vostro genio?

— Sì, rispose Noirtier. — Di modo che senza di questo matrimonio

sarebbe vostra erede? — Sì. — Un profondo silenzio si sparse allora

in quelli che circondavano il vecchio. I due notari si consultavano.

Valentina con le mani incrociate, guardava suo nonno con un sorriso

riconoscente. Villefort si mordeva le sottili sue labbra: la sig.ª de

Villefort non poteva reprimere un sentimento di gioia, che suo malgrado

le si spandeva sul viso. — Ma, disse finalmente Villefort rompendo

pel primo questo silenzio, mi sembra che io sia il solo giudice delle

convenienze che stanno in favore di questa unione, il solo padrone

della mano di mia figlia; voglio che sposi il sig. Franz d’Épinay, e lo

sposerà. — Valentina cadde piangendo sopra una sedia. — Signore, disse

il notaro indirizzandosi al vecchio, che contate di fare dei vostri

capitali nel caso che madamigella Valentina sposi il sig. Franz?

Il vecchio rimase immobile. — Ciò non pertanto volete disporne? — Sì,

fece Noirtier. — In favore di qualcuno della vostra famiglia? — No. —

In favore dei poveri allora? — Sì.

— Ma, disse il notaro, sapete che la legge si oppone che vengano

interamente spogliati i vostri figli?

— Sì. — Dunque non disponete che della parte che la legge vi autorizza

a distrarre. — Noirtier restò immobile.

— Continuate a voler disporre di tutto? — Sì. — Ma dopo la vostra morte

verrà attaccato il vostro testamento.

— No. — Mio padre mi conosce, disse Villefort, sa che la sua volontà

sarà sacra per me; d’altra parte comprende che nella mia posizione, non

posso muovere lite contro i poveri.

L’occhio di Noirtier espresse il trionfo.

— Che risolvete, signore? domandò il notaro a Villefort.

— Niente! questa è una risoluzione presa nello spirito di mio padre, ed

io so che mio padre non cambia le sue risoluzioni. Dunque mi rassegno.

Questi 900 mila fr. usciranno dalla famiglia per arricchir gli

ospedali; ma non cederò al capriccio del vecchio, ed oprerò a seconda

della mia coscienza. — E Villefort si ritirò colla moglie lasciando

suo padre libero di testare come più gli aggradiva. Nello stesso giorno

fu fatto il testamento, furono ritrovati i testimoni, fu approvato dal

vecchio, chiuso alla loro presenza e deposto presso Descamps il notaro

della famiglia.

Il Conte di Monte-Cristo · 第 77 / 140 题