Famiglia VI. CHEIROMYIDAE _Cheiromys_.
Secondo il Blumenbach, il Cuvier, l’Owen e molti altri naturalisti,
la specie umana costituisce un _ordine_ tra i mammiferi deciduati e
discoplacentari; e questa è anche l’opinione che sostenni nel 1866
e nel 1870 nel mio lavoro _Origine dell’Uomo_. In appoggio di tale
opinione dissi allora, e posso ripetere oggi quanto segue. Se noi
esaminiamo i vari ordini degli aplacentari e dei placentari, troveremo
che la conformazione delle due estremità fornisce spesso dei caratteri
d’ordine. I Monostremi hanno dei piedi corti, a cinque dita, e nei
piedi posteriori dei maschi troviamo uno sprone avente un foro presso
l’estremità; nei Cetacei mancano le estremità posteriori, mentre le
anteriori sono trasformate in pinne; i Pachidermi sono moltunguli,
biunguli i Ruminanti, e monunguli i Solipedi; gli arti anteriori dei
Chiropteri sono trasformati in organi del volo. È perciò naturale che
la diversità della struttura degli arti che troviamo nei Primati debba
indurci a scomporre questo gruppo in due ordini, quello dei Quadrumani
e quello dei Bimani.
Questo risultato viene confermato dallo studio dell’apparato dentario,
poichè osserviamo che i diversi ordini dei mammiferi differiscono
quasi sempre tra loro anche per la dentatura. Così i Monotremi o sono
sforniti di denti oppure hanno dei denti cornei; i Solipedi hanno
sei incisivi in ambo le mascelle e dodici molari; tra gli uni e gli
altri notasi un lungo spazio vuoto, nel cui mezzo sorge un piccolo
canino, il quale spesso manca nella femmina, sopratutto nella mascella
inferiore. Nei Ruminanti la mascella superiore manca d’incisivi e
nel corrispondente margine dentario le gengive diventano grosse e
callose, formando un cuscinetto, contro il quale urtano gli incisivi
della mascella inferiore. I canini mancano in ambedue le mascelle; i
molari, sei per cadaun lato di ciascuna mascella, sono semicomposti
a larga superficie triturante. I denti degli Sdentati, quando vi
esistono, sono presso a poco simili tra loro e muniti di una sola
radice. Il sistema mascellare dentario dei Roditori differisce assai
da quello degli altri mammiferi. I condili della mascella inferiore
hanno un diametro maggiore che corre nel senso della lunghezza del
capo, anzichè in quello della larghezza; le fossette glenoidee dal
loro canto sono ancora più allungate dei condili, ed in forma di
doccia, per cui i movimenti della mascella inferiore sono molto estesi
nel senso longitudinale. Osservansi due denti incisivi in ciascuna
mascella; essi sono più lunghi dell’ordinario ed inseriti in profondi
alveoli; i superiori, più corti, traversano gli ossi intermascellari
e penetrano ne’ mascellari; gli inferiori, più lunghi, si protraggono
verso dietro passando al disotto dei molari. Gli uni come gli altri
sono incurvati ad arco, la loro estremità è troncata obliquamente
d’avanti in dietro con margine libero tagliente, e la loro faccia
interna è priva di smalto. Mancano denti canini; in ogni lato esistono
alcuni pochi molari, rare volte in numero maggiore di quattro, separati
dagli incisivi per mezzo di un notevole intervallo. Nelle Fiere notansi
dei robusti canini e tra i molari un potente ferino. Si vede da ciò
che anche il sistema dentario è di gran valore e fornisce dei buoni
caratteri d’ordine. Ed avendo noi trovato una notevole differenza
tra l’apparato mascellare-dentario della scimia e quello dell’uomo,
dobbiamo non solo pei caratteri offertici dalle estremità, ma per
quelli ancora che ci reca la dentiera, separare l’uomo dalla scimia
e suddividere il gruppo dei Primati in due ordini: i Quadrumani ed i
Bimani.
Haeckel non nega ai caratteri su citati il grande valore che loro
abbiamo attribuito; ma fu condotto sopra una diversa via dalle
considerazioni dell’Huxley intorno alla mano ed al piede dell’uomo
e delle scimie. Parlando dei Marsupiali, l’Haeckel[412] propone di
seguire lo stesso metodo che sopra fu impiegato pei Primati. Egli
dice: «Le varie suddivisioni, che generalmente si distinguono come
altrettante famiglie nella sottoclasse dei Marsupiali, meritano il
rango di ordini separati, perchè differiscono tra loro nella dentiera
e negli arti in modo simile, quantunque meno marcato, come i diversi
ordini degli animali placentari». Quindi, ragion vuole che noi diamo ai
Bimani il rango di un ordine zoologico[413].
La nostra esitazione a seguire la maggioranza de’ naturalisti moderni
nella questione, di cui ci occupiamo, è quasi unicamente determinata
dalle ragioni sopra esposte; tuttavia non devono interamente
trascurarsi alcune altre ragioni che qui addurremo, quantunque di
alcune sia stato fatto cenno nel capitolo precedente. Sono ragioni
di secondario valore, che però nel loro insieme hanno una certa
importanza. Queste ragioni secondarie sono:
1º La capacità craniana dell’uomo normale supera sempre i c. c. 1000;
nelle scimie non raggiunge mai questa cifra; e generalmente non supera
quella di c. c. 500.
2º Quantunque il cervello umano e quello delle scimie sieno costruiti
sul medesimo tipo, nondimeno l’umano presenta alcuni caratteri
suoi propri[414]. Per cui Gratiolet, parlando del cervello umano,
dice: «L’altezza singolare; la larghezza del lobo frontale, la cui
estremità anteriore, invece di attenuarsi con la punta acuta, si
termina con una superficie la cui estensione corrisponde a quella del
frontale; la grandezza dell’angolo formato dai piani delle fessure
orbitali, l’abbassamento della scissura di Silvio, la ricchezza e la
complicazione generale delle pieghe secondarie, distinguono a prima
giunta questo cervello da quello di tutti i Primati».
3º L’indice cefalospinale, per quanto si sappia finora, non è superiore
a 8 nelle scimie, nè inferiore a 13 nell’uomo.
4º L’indice cefalorbitale, secondo le ricerche del Mantegazza, non sale
nelle scimie oltre la cifra 9,7; e nell’uomo normale non discende sotto
quella di 20,8.
5º La specie umana è cosmopolitica, e seppe quindi adattarsi ai climi i
più differenti.
6º L’uomo parla, ed ha facoltà psichiche assai più elevate che quelle
delle scimie.
Una classificazione soddisfacente dei mammiferi è ancor oggi un
desiderio della zoologia. La placenta e la decidua sono parsi tali
caratteri da servire di base ad una classificazione naturale; ma gli
studi fatti dal nostro Ercolani[415] sono atti a spargere dei dubbi
intorno alla bontà di quei caratteri. L’Ercolani ha delle ragioni per
dubitare che nei Marsupiali manchi assolutamente la placenta[416];
e nei casi di placenta diffusa, la decidua caduca «è rappresentata
dall’antico epitelio della mucosa che si distaccò»[417]. Quanto alla
classificazione dei Primati, proposta da Haeckel e riportata nella
tabella I, ognuno deve comprendere, dopo quello che sopra fu detto,
che non approviamo l’idea di fare dell’uomo una famiglia solamente;
di più non sappiamo che cosa sia il genere 21º o _Pithecanthropus_
(_Alatus_) o uomo-scimia (uomo senza linguaggio). Noi ammettiamo che
l’uomo, per diventare ciò che è, abbia attraversato uno stadio, in cui
non aveva ancora il linguaggio: ma ci sembra che non sia buon metodo lo
stabilire un nuovo genere sopra un’ipotesi che da molti naturalisti non
è accettata. Recentemente l’ordine dei Pachidermi è stato decomposto,
per ragioni paleontologiche, in parecchi ordini (Iracoidi, Proboscidei,
Perissodattili in parte, Artiodattili in parte, ecc.); ma nemmeno
questa classificazione soddisfa appieno, perchè animali molto diversi
trovansi così collocati in un istesso ordine, come, ad esempio, gli
Artiodattili bunodonti e gli Artiodattili selenodonti, e perchè i
tapiri costituiscono una forma intermedia fra gli Artiodattili, i
Perissodattili ed i Proboscidei.