maschio femmina
Lunghezza del corpo mill. 1,5 2,8
Lunghezza di una zampa 2º paio mill. 20,0 10,5
Lunghezza di un palpo mill. 4,0 4,0
Il colore è simile in ambedue i sessi.
Grandissime differenze presentano invece le mandibole. Quelle della
femmina sono conformate come al solito, ma nel maschio cadauna
porta due corna. Un corno trovasi sul secondo articolo, ossia sul
discendente, dirigesi in avanti, ed è all’apice uncinato; esso è posto
in prossimità dell’articolazione coll’articolo primo od orizzontale.
L’altro corno vedesi sul primo articolo molto in avanti, in prossimità
dell’articolazione col secondo articolo; esso è più robusto del
corno precitato, si dirige in alto quasi verticalmente (essendo solo
leggermente curvato in dietro), e porta sulla sua faccia posteriore dei
lunghi peli diretti in dietro[184].
Caratteri sessuali secondari degli acari.
Gli autori hanno trattato poco quest’argomento che non è molto
conosciuto e che è tuttavia meritevole di qualche cenno, perchè negli
acari s’incontrano esempi assai istruttivi di dimorfismo sessuale.
Negli Oribatidi (_Oribates, Leiosoma, Nicoletiella, Nothrus_, ccc.)
le differenze sessuali secondarie sono poco manifeste; mentre lo
sono moltissimo nei Gamasidi. Così nel genere _Holostaspis_ i maschi
hanno le mandibole armate di sproni e le zampe di apofisi o tubercoli
che mancano nelle femmine. Altrettanto si osserva sovente nel genere
_Gamasus_; particolarmente noto a questo riguardo è il _G. crassipes_
Lin., nel quale il maschio ha le zampe del secondo paio enormemente
ingrossate e armate di sprone, ciò che del resto si osserva anche
in altre specie, come nel _G. Canestrinii_ Berl., _G. magnus_ Kr.,
_G. tiberinus_ Cn., _G. attenuatus_ Koch, _G. littoralis_ Cn., _G.
brachiosus_ Cn., ecc. Anche in alcune specie del genere _Hypoaspis_
incontransi simili differenze sessuali. Nel genere _Dermanyssus_ Dug.
le mandibole della femmina sono trasformate ciascuna in un lungo
stiletto, mentre nel maschio la chela è sostituita da un’appendice
a forma di coltello. Nel genere _Pteroptus_ Duf. le mandibole della
femmina sono didattili, a dita brevissime e dentate; mentre nel maschio
un dito è tramutato in un robusto uncino, e l’altro è debole e dentato.
Delle differenze sessuali secondarie osservansi anche negli Issodidi;
così nel genere _Ixodes_ il maschio non solo è più depresso della
femmina e possiede uno scudo dorsale più grande, ma ha anche le zampe
assai più lunghe e più robuste; inoltre i maschi adulti, al dire del
Mégnin, non prendono alcun nutrimento, mentre le femmine sono più o
meno voraci.
Assai manifesto è il dimorfismo sessuale nei Tarsonemidi, così nei
generi _Tarsonemus, Disparipes, Pediculoides_ e _Pigmephorus_. Ad
esempio, nel _Tarsonemus floricolus_ Cn. et F., il maschio ha le zampe
del quarto paio fortemente ingrossate e terminate da un’unghia, mentre
la femmina le ha normali.
Differenze anche maggiori si riscontrano negli acari inferiori, ad
esempio negli Analgesidi. I maschi della maggior parte dei generi di
questa famiglia sono provveduti di ventose copulatrici che mancano
nelle femmine e che servono ad agevolare la copula.
Inoltre nel maschio uno o due paia di zampe sono assai più sviluppate
delle altre e delle corrispondenti della femmina, così quelle del terzo
paio nei generi _Megninia_ e _Analges_, quelle del quarto paio nel
genere _Alloptes_, ambedue quelle paia nel genere _Protalges_; mentre
in altri generi, come nel _Paralges_, il maschio ha le zampe del quarto
paio atrofiche. Sovente, nella famiglia medesima, il maschio ha una
forma generale del corpo diversa da quella della femmina; così nel
genere _Proctophyllodes_, dove le femmine adulte hanno l’addome bilobo,
mentre il maschio l’ha troncato e munito di appendici fogliacee. Nel
genere _Falciger_ esistono perfino due forme di maschi, essendo in una
le mandibole normali, nell’altra allungandosi l’unghietta inferiore
delle mandibole a modo di falce; e tale dimorfismo maschile osservasi
ancora nel genere _Bdellorhynchus_, dove una forma ha mandibole normali
come quelle della femmina, l’altra mandibole di enorme sviluppo[185].
Numerosi sono gli esempi di dimorfismo sessuale nei Tiroglifidi. Così
il maschio dell’_Histiogaster carpio_ porta all’estremità posteriore
dell’addome delle espansioni membranose che mancano nella femmina; in
alcune specie di _Tyroglyphus_ (a. e. _T. farinae_ De G.) il maschio
porta sulle zampe del primo paio un robusto sprone che manca nella
femmina. Una struttura notevole presenta il _Sarcoptes scabiei_ L., in
cui la femmina ha i quattro piedi posteriori terminati da lunga setola,
mentre nel maschio, che ha statura assai più piccola ed è rarissimo,
quelli del quarto paio, come quelli del primo e del secondo in ambedue
i sessi, finiscono con ventosa picciuolata.
Caratteri sessuali secondari dei crostacei.
Darò ancora alcuni esempi tolti dalla classe dei crostacei, omettendo
quelli che si riferiscono ai molluschi ed alle infime classi dei
vertebrati. Secondo il prof. Heller[186], fra i podoftalmi, i maschi
dei brachiuri hanno sempre gli arti notevolmente più forti ed un
addome più smilzo che non le femmine. Nei crostacei superiori, le
chele sono in generale più robuste nei maschi; e se v’ha differenza
tra la chela destra e la sinistra, questa differenza è maggiore nel
maschio che nella femmina, ad esempio nel genere _Callianassa_. Nel
genere _Orchestia_, e precisamente nella _O. tucuratinga_, le zampe
del secondo paio sono più robuste nel maschio che nella femmina, e
di diversa conformazione[187]. I generi _Orchestia_ e _Tanais_ hanno
talvolta due forme maschili (dimorfismo). Nei fillopodi i maschi
diversificano dalle femmine per la struttura delle antenne anteriori e
spesso anche dei piedi natatorii anteriori; essi sono inoltre assai più
rari delle femmine e compariscono solamente in determinate stagioni.
Nei crostacei inferiori, i maschi sono spesso nani al confronto delle
femmine, così tra i parassiti e cirripedi.
Considerazioni generali.
Noi abbiamo imparato a conoscere un grande numero di fatti, dai quali
risulta che il maschio e la femmina, oltrechè negli organi essenziali
del sesso, differiscono sovente anche in altri caratteri che si
chiamano sessuali secondari. Se ci mettiamo a classificare questi
caratteri, vediamo che appartengono tutti o quasi tutti ad uno dei
seguenti gruppi.
1º Organi che servono come armi di offesa e di difesa. Tali sono, ad
es., le corna dei cervi, le zanne del cignale, lo sprone del gallo, ecc.
2º Organi o qualità che servono come ornamento, e rendono i maschi
belli agli occhi delle rispettive femmine. Tali sarebbero, secondo il
Darwin, i colori brillanti, le penne allungate, le caruncole, ecc.
3º Gli atteggiamenti singolari, co’ quali i maschi attirano
l’attenzione della femmina, l’allettano e corteggiano. Gli uccelli ce
ne forniscono numerosi esempi.
4º Organi co’ quali i maschi possono tenere ferma la femmina durante
l’accoppiamento; tali sono le ventose copulatrici degli acari, le zampe
del terzo o quarto paio in questi stessi artropodi, ecc.
5º Apparati musicali co’ quali i maschi producono dei suoni grati
all’orecchio della femmina, la corteggiano e la eccitano.
6º Odori penetranti che rendono facile ad uno dei due sessi di trovare
l’altro.
I caratteri sessuali secondari sono generalmente sviluppati nei maschi;
le femmine ne mancano quasi sempre o li hanno poco pronunciati.
Il Darwin attribuisce questi caratteri alla lotta sessuale, ossia
alla lotta tra i maschi pel possesso della femmina, imperocchè, tra
gli animali, si è il maschio che va alla ricerca della femmina e
combatte co’ suoi rivali per possederla. Questa lotta è ora cruenta,
ora incruenta. La femmina invece si mantiene passiva, e si limita a
prescegliere quello fra i concorrenti che è più forte, o più bello, o
canta meglio, od ha odore più grato, ecc. Continuando tale elezione
sessuale per una lunga serie di generazioni, si sono lentamente
e gradatamente sviluppati nei maschi quei caratteri, nei quali
differiscono dalle loro femmine.
Contro questa dottrina il Mantegazza[188] ha sollevato alcune
obbiezioni che meritano di essere qui esposte.
I. «La lotta d’amore esiste; più volte anzi il maschio non raccoglie
la palma che sul campo insanguinato d’una battaglia; ma la femmina
deve pur sempre subire l’amplesso del vincitore, e quand’anche volesse
scegliere fra vari contendenti, essa non lo potrebbe per la sua
forza generalmente minore di quella del maschio... Se è il maschio
che combatte, se è il maschio che sceglie e che conquista, a che gli
può giovare tutto l’apparato di svariatissime bellezze, di cui lo ha
fornito la natura?..... Qual bisogno d’altronde ha di farsi bello il
maschio, quando una volta conquistata la femmina, essa può essere
fecondata anche senza la sua annuenza?.... Io intendo come le corna,
le unghie, i muscoli, tutte le armi difensive ed offensive possano
svilupparsi nel maschio e propagarsi per elezione sessuale; ma non
intendo lo scopo di tutti gli altri caratteri sessuali secondari che
sono di un ordine estetico».
Non mi sembra che questa obbiezione abbia un grande valore. Il maschio
può vincere materialmente la femmina colla sua forza, ma non l’ha
perciò conquistata all’uopo dell’accoppiamento. Occorre che la femmina
sia eccitata ad accoppiarsi, altrimenti il maschio non giungerà mai a
riprodursi. Imperocchè nel massimo numero dei casi, e forse sempre, il
maschio può accoppiarsi solamente con quelle femmine che vi annuiscono:
la violenza riesce inutile. La cagna abbassa la coda, se non vuole
ricevere un maschio; altrettanto fanno la cavalla, la vacca, ecc. Ed
ogni tentativo del maschio riesce vano. La coniglia s’accascia sugli
arti posteriori, ed il maschio non arriva a fecondarla. Nella stessa
specie umana può dubitarsi che vi sia uomo tanto destro e forte da
costringere una donna ricalcitrante a subirne la copula. Negli uccelli,
la femmina tiene chiuso ed abbassato l’orifizio della cloaca, se non
vuole ricevere un maschio. E nei pesci, essa non emette le uova che
alla presenza d’un maschio simpatico. Negli insetti l’accoppiamento
è impossibile, se la femmina tiene chiusa strettamente l’apertura
sessuale; e negli aracnidi la femmina respinge il maschio che non vuole
tanto più facilmente perchè in generale è più forte di lui.
II. «L’olfatto è in molti mammiferi il senso eccitatore per eccellenza
degli organi genitali; e rende perfettamente inutile tutto l’apparato
estetico di colori e di forme, con cui la natura adorna la maggior
parte degli animali maschi. E se il maschio è quasi sempre quello che
cerca, che insegue, che conquista; perchè è desso il più ricco di
profumi genitali? È la femmina pudica, riservata, nascosta, che avrebbe
dovuto mandare sulle ali dei venti al compagno l’aura che eccitasse il
compagno e gli additasse la via all’amore. Io ho esportato per due anni
di seguito a parecchie generazioni di conigli i due occhi, appena erano
slattati, ma l’amore non trovava nei miei ciechi alcun impedimento,
perchè non erano privati dell’olfatto. Schiff ha fatto dal canto suo
un’altra esperienza, che può servire di riprova e di conferma alla mia.
Egli esportò ai cani neonati i nervi olfattori, e fra le altre cose
notò che il maschio non sapeva poi cercar la femmina».
Il maschio è ricco di profumi, grati alla femmina, appunto per essere
da lei preferito ad altri maschi meno ricchi di profumi o di odore meno
grato. In accordo con quest’opinione, noi vediamo apparire i profumi
precisamente in quegli animali, nei quali l’olfatto è sviluppatissimo
ed ha un certo predominio sugli altri sensi, e particolarmente sulla
vista. Noi li troviamo, ad esempio, nei carnivori, nei roditori e nei
ruminanti. In questi ed in simili animali mancano infatti i caratteri
estetici del colore e della forma, e se il maschio differisce dalla
femmina si è, oltrechè nell’odore, nel possesso d’armi. Dove l’olfatto
predomina, la femmina poggierà le sue simpatie sull’odore, e la
elezione sessuale condurrà allo sviluppo dei profumi nei maschi. Nel
coniglio e nel cane i due sessi si somigliano assai, e non differiscono
l’uno dall’altro nè per la forma del corpo, nè pei colori, nè pel
possesso di qualsiasi ornamento; è quindi naturale che l’odore abbia
una parte essenziale nel determinare la simpatia della femmina per un
dato maschio.
Del resto la femmina, nei mammiferi, non è sempre priva di profumi.
Ognuno sa come la cagna, nell’epoca del calore, mandi un odore che
attira i maschi. È probabile che l’odore, in un grado poco intenso,
fosse originariamente proprio di ambedue i sessi, e che poi nel maschio
siasi perfezionato per effetto dell’elezione sessuale, e nella femmina
invece indebolito per la elezione naturale. Imperocchè un forte odore
espone l’individuo all’attenzione de’ suoi nemici, se sono forniti di
buon olfatto. È vero che l’odore crea dei pericoli anche al maschio; ma
esso è più forte della femmina e può più facilmente difendersi dai suoi
assalitori.
III. «La bellezza del maschio varia troppo anche in ispecie molto
vicine di uccelli, per potere ammettere che essa sia la conseguenza
della sola elezione sessuale. Basterebbe citare i fagiani e gli
uccelli del paradiso. Ammettiamo pure il senso estetico più squisito
negli animali, ma troviamo molto difficile l’ammettere che le forme
più svariate, i colori opposti abbiano ad essere il frutto unico
di un gusto speciale di parecchie femmine, che nel resto tanto si
rassomigliano fra di loro. Mi ripugnerà sempre di credere che la penna
del pavone sia creata dalla elezione sessuale della femmina, che la
tavolozza iridescente degli uccelli del paradiso sia stata fabbricata
dall’elezione sessuale, mentre il maschio che è quasi sempre più
intelligente, che ama la femmina e se la conquista come un trofeo di
guerra, si accontenta invece nella sua compagna delle tinte più modeste
e più volgari».
È vero che i caratteri sessuali secondari variano più degli specifici,
ma ciò è in accordo col principio che un carattere è tanto più
variabile, quanto più è recente; e i caratteri sessuali secondari sono
di certo più recenti degli specifici e dei generici. La ripugnanza che
ha il Mantegazza nel ritenere, che la coda del pavone sia l’effetto
dell’elezione sessuale, è divisa da molti. Ma eguale ripugnanza si può
sentire nel credere che un organo così perfetto, come è l’occhio, sia
prodotto dalla elezione naturale; e pure contro quest’ultima idea,
per quanto io sappia, il Mantegazza non ha mai protestato. Anche il
cedrone ha una coda assai più sviluppata della sua femmina, e questa
coda non ha destato la sorpresa di alcuno. Se l’elezione sessuale ha
prodotto la coda del cedrone, non è ragionevole negare, che essa abbia
potuto fare un passo più oltre, e dar origine alla coda del pavone.
Oltre ciò è cosa certa che l’uomo, coll’elezione artificiale, ha creato
la coda del piccione pavone in un tempo relativamente breve; per cui
l’elezione sessuale, che ha agito assai più lungamente e sopra un
numero di individui assai maggiore, può bene aver prodotto la coda del
pavone. Non ostante queste considerazioni, il fenomeno, a cui alluse il
Mantegazza, resta sempre sorprendente, e non sarebbe impossibile che
alla elezione sessuale si fossero aggiunte altre cause per generare
quei risultati più maravigliosi che ad essa solamente si attribuiscono.
Quanto alle tinte modeste della femmina, noi vedremo più tardi ch’esse
sono l’effetto della elezione naturale.
IV. «La domesticità e parecchie altre condizioni esterne di alimento,
di colore, ecc., cambiano troppo presto la veste sessuale; mentre se
essa fosse il frutto di lunghi secoli di elezione, dovrebbe rimanere
profondamente scolpita nella specie. Non basta forse l’albinismo a
far scomparire negli animali di natura più diversa tutte le tavolozze
più ricche e più belle? E forse l’albinismo non è che una leggera
modificazione istologica degli organi che producono il pigmento. Come
ad un tratto sparisce tutto il frutto accumulato di tanti secoli di
elezione sessuale?»
Qui giova riflettere che la domesticità cambia non solo la veste
sessuale, ma eziandio la veste specifica, poichè tra razza e razza
corrono spesso tali differenze, che noi non potremmo non ritenerle
di valore specifico, se le trovassimo in organismi allo stato di
natura. L’opera del Darwin intorno alla _Variazione degli animali e
delle piante allo stato domestico_, ci fornisce numerosi esempi in
appoggio di quest’asserzione. Se l’obbiezione del Mantegazza fosse
giusta, dovremmo abbandonare anche l’ipotesi dell’elezione naturale, ed
anche quella della creazione indipendente delle specie. L’obbiezione
non infirma l’elezione sessuale, ma c’insegna che gli effetti della
domesticità possono essere estesissimi.
V. «Nella maggior parte dei pesci non vi è amplesso, e per quanto si
sforzi il Darwin di dimostrare che anche senza di esso vi può essere
scelta, e che la femmina non partorisce le sue uova che quando si
vede vicino un maschio simpatico, pure chiunque ha veduto la fregola
tumultuosa e febbrile con cui maschi e femmine si inseguono e schizzano
fuori dall’acqua in mezzo al turbamento e al rimescolamento di sessi
che avviene, non potrà persuadersi che sia possibile nei pesci una vera
e propria elezione sessuale. Eppure anche in essi esistono caratteri
sessuali secondari di molta importanza».
Innanzi tutto constatiamo che in alcuni pesci succede l’accoppiamento,
e questi pesci non son pochi, poichè sappiamo ch’esso avviene in tutte
le specie vivipare, ed inoltre nelle Chimere, nelle Raje e negli
Squali. Aggiungasi che nei lofobranchi avviene un accoppiamento _sui
generis_, durante il quale il prodotto degli ovari viene portato in
appositi serbatoi (sacco ovigero od altri) del maschio. Aggiungasi
ancora che in alcuni pesci, non appartenenti ai gruppi su citati, fu
fatta l’osservazione che il maschio e la femmina, nell’epoca della
riproduzione, mettono a contatto le loro aperture sessuali, e collo
sfregamento, in tale posizione, determinano l’uscita dei prodotti
sessuali, e la fecondazione delle uova. In tale caso si ha una
fecondazione esterna, preceduta da una specie di accoppiamento.
Si pensi inoltre che molti pesci sono nidificatori, nel quale caso non
è ammissibile che un sesso sia affatto indifferente verso l’altro,
e che non si compia una elezione. Il numero dei pesci nidificatori
cresce di continuo man mano che si studiano gli istinti e le
abitudini di questa classe. Fra le specie nostrane, non solamente il
ghiozzo (_Cottus gobio_) e lo spinarello (_Gasterosteus aculeatus_)
costruiscono nidi, ma molte altre specie ancora, come fece vedere il
dottor Ninni[189] nel 1872, così il _Gobius ophiocephalus, G. parvus,
G. Panizzae, G. jozo_, ed il dott. Stalio mi dice che anche la menola
(_Maena vulgaris_) fabbrica un nido.
Nondimeno restano ancora molte specie di pesci, in cui non avviene
alcun accoppiamento, o che non costruiscono nidi. È certamente su
queste specie che il Mantegazza appoggerà i suoi dubbi. Ma sembra
che anche in queste specie avvenga una scelta, come ha cercato di
dimostrare il Darwin. Io stesso ho osservato che, ad es., il maschio
e la femmina della trota abitano, durante l’epoca della riproduzione,
costantemente la stessa località, vivono sotto al medesimo sasso od
entro una stessa tana, e se per avventura devono abbandonare la loro
dimora, lo fanno insieme, nè si allontanano l’uno dall’altra che al
termine dell’epoca della frega.
VI. «L’obbiezione più seria di tutte all’elezione sessuale è forse
quella che nasce dall’esame degli animali poligami, nei quali i
caratteri sessuali secondari sono molto più profondi e caratteristici.
Se fra tanti maschi, che combattono per il possesso di un harem, un
solo rimane vincitore, le femmine non hanno alcun bisogno che sia il
più bello, dacchè non la bellezza ma la forza gli concede i diritti di
sultano, e divenutolo, possiede di diritto e di fatto i favori di tutte
le femmine che si è saputo conquistare e che conduce al pascolo e al
riposo come pastore e come re».
Questa è la migliore obbiezione che si possa fare all’elezione
sessuale. Infatti noi conosciamo molti animali poligami, in cui il
maschio è assai più bello della femmina. Ma potrebbe darsi che quei
caratteri, che ai nostri occhi costituiscono la bellezza, abbiamo in
realtà il significato di armi, destinate ad atterrire il nemico. Si
osservino due galletti nell’atto di impegnare la battaglia tra di loro;
l’uno cerca di incutere terrore all’altro con singolari atteggiamenti,
e ciascuno si fa più grande che può, raddrizzando le penne e tutte
le appendici cutanee. Io tenni vivo lungamente un barbagianni, e fu
sempre per me un grande divertimento il vederlo disporsi all’assalto.
Abbassava la testa, e la moveva lentamente a destra e sinistra,
lasciava cadere ambedue le ali, e raddrizzava tutte le piume, così che
sembrava voluminosissimo. Bastava spesso questo suo atteggiamento,
perchè i gatti e cani, che gli erano vicini, fuggissero. Le creste e
caruncole, le penne allungate, la coda ampiamente sviluppata, ecc.
possono avere il còmpito di ingrandire l’animale, e renderlo temibile
a’ suoi nemici; sarebbero quindi armi, anzichè ornamenti, armi però
prodotte dall’elezione sessuale, dovendo i maschi poligami, più
che altri, combattere coi loro rivali pel possesso delle femmine.
Ma rimangono tuttavia inesplicabili i colori brillanti, e di essi
parleremo più sotto. Meditando all’obbiezione suddetta, noi ci troviamo
indotti ad attribuire ad alcuni caratteri della bellezza un significato
diverso da quello che loro diede il Darwin; ma perciò non è invalidato
il principio dell’elezione sessuale.
Il Mantegazza, dopo aver respinta l’ipotesi della elezione sessuale,
cerca di spiegare in altro modo la presenza dei caratteri sessuali
secondari. E dice: «A me pare invece più facile lo spiegare la
differenza sessuale colla natura speciale della secrezione spermatica,
che una volta comparsa alla pubertà, imbevendo per riassorbimento tutti
i tessuti, ne modifica profondamente la nutrizione, facendo apparire
nuove forme, nuovi colori, nuovi caratteri anatomici e fisiologici...
Se nelle formiche e nelle api e in tanti altri insetti un diverso
alimento basta a cambiare il sesso ad una larva; se un salice americano
(_Salix humilis_) punto dagli umori di dieci diversi insetti dà
origine a dieci galle di natura diversa, come un umore così potente,
qual è il seme, non dovrà modificare la nutrizione dei tessuti che ne
ricevono l’influenza, come in taluni casi non dovrà anche la secrezione
dell’ovario modificare l’organismo femmineo, in modo da fornirlo di
caratteri sessuali secondari?»
Io non posso qui che ripetere quanto ho detto altra volta[190]. Queste
sono idee ardite, ma quali fatti le appoggiano? La parte caratteristica
dello sperma sono i corpuscoli spermatici; è possibile il loro
riassorbimento, prima che sieno comunque degenerati ed abbiano quindi
perduto i loro caratteri anatomici e fisiologici? Nelle formiche e
nelle api, è detto, basta un diverso alimento per cambiare il sesso ad
una larva; perchè il seme non deve bastare a modificare la nutrizione
dei tessuti? Ma la premessa è errata; il nutrimento basta, è vero, a
trasformare un operaia, tra le api, in regina; ma l’una e l’altra sono
femmine. Nessuno ha mai osservato che un diverso nutrimento cambii un
fuco in operaia o regina, o viceversa.
Supposti apparati di violenza. Colori brillanti.
Tra i caratteri sessuali secondari furono citati anche quelli
che servono al maschio per tenere stretta la femmina durante
l’accoppiamento. Il prof. Jäger[191] attribuisce loro un significato
nuovo, e li chiama apparati di violenza (_Nothzucht-apparate_). «In
certi animali, esso dice, la femmina non mostra alcun desiderio di
accoppiarsi, nè dà al maschio delle lusinghe, così nei rospi, nelle
rane ed in molti insetti. In tali casi il maschio deve attendere
finchè piaccia alla femmina, ciò che può durare lungamente. In altri
animali la femmina rifugge perfino dalla copula, così che il maschio
è costretto ad usare la forza, come si può vedere agevolmente nelle
anitre domestiche. In questi due casi occorrono degli apparati che
servano ad abbracciare e tenere la femmina fino al momento opportuno.
Noi possiamo dare a questi caratteri sessuali il nome di apparati di
violenza».
Questa opinione del prof. Jäger non mi sembra accettabile. Egli
cita i rospi, le rane e le anitre domestiche, ma in questi animali
non esistono i così detti apparati di violenza, mentre, secondo
le idee del Prof. Jäger, vi dovrebbero essere sviluppatissimi. Di
più, vi sono delle specie animali, in cui si è la femmina, e non il
maschio, che porta quegli apparati, ad esempio nel genere Lithobius;
e difficilmente si vorrà ammettere che in tali specie la femmina
costringa violentemente il maschio alla copula. Oltre ciò, se in una
specie la femmina rifuggisse dalla copula, questa copula non potrebbe
avvenire, e la specie si estinguerebbe. Gli apparati suaccennati
hanno probabilmente un altro significato. Non in tutte le specie
la erezione della verga e la eiaculazione dello sperma si compiono
con eguale prontezza: in alcune sembrano effettuarsi dopo un lungo
abbraccio. Per tenere uniti i due sessi durante questo tempo gli
apparati su menzionati tornano utilissimi, massime in quelle specie
che si accoppiano al volo. Negli acari (_Analgesidi, Tiroglifidi_,
ecc.) i due sessi restano avvicinati per parecchi giorni ed aderiscono
l’uno all’altro con tanta forza che si può prenderli sulla punta di un
bisturì, collocarli sotto il coprioggetti ed esaminarli al microscopio,
oppure gettarli nell’alcool, senza che si stacchino. Quest’adesione è
dovuta alla presenza di ventose copulatrici nel maschio e sovente anche
al possesso di zampe all’uopo adattate.
_Colori brillanti_. — Nel classificare i caratteri sessuali secondari,
noi, seguendo il Darwin, ne abbiamo distinto un gruppo comprendente
quelle qualità che servono di ornamento e rendono i maschi belli agli
occhi delle rispettive femmine. In questo gruppo abbiamo posto i colori
brillanti. Ma tale opinione del Darwin incontra grandi difficoltà,
perchè a certi animali, e specialmente agli uccelli, dovrebbesi
attribuire un elevato senso estetico, e perchè dei colori brillanti si
rinvengono spesso, come sopra fu detto, nei maschi poligami. Sembra
che in questo dettaglio il Darwin sia caduto in errore, od almeno in
esagerazione. Il prof. Jäger[192] fa osservare con ragione, che la
femmina presceglie tutte quelle qualità del maschio che sono atte ad
eccitare i di lei sensi, e tra queste qualità devonsi comprendere
i colori brillanti. Negli uccelli infatti, dove questi colori sono
frequenti, l’occhio è altamente sviluppato, e la vista è di continuo
esercitata colla ricerca del nutrimento. «Ognuno sa, dice Jäger, quanto
gli uccelli diurni sieno eccitati dalla luce, come accolgano con
allegria ogni raggio di sole e diventino più vivaci, mentre sono mesti
nei giorni torbidi. Quindi si comprende perchè in essi si siano così
spesso prodotti dei colori lucenti». È anche noto che alcuni uccelli,
al pari delle farfalle, corrono contro la luce, così le allodole sono
attirate dalla luce riflessa da uno specchio. Questo modo di vedere
accontenta quelli che non vogliono attribuire agli uccelli un elevato
senso estetico; ma sussiste sempre l’obbiezione dei maschi poligami tra
gli uccelli.
Quest’ultima obbiezione è in parte attutita dal considerare gli effetti
della elezione naturale limitata alle femmine. Egli è probabile che
queste debbano, almeno in parte, i loro colori smorti alla protezione
che ne scaturisce. Per la riproduzione della specie la femmina ha
una parte importante anche quando il maschio ha compiuto l’obbligo
suo, perchè essa deve deporre e covare le uova, e nutrire e difendere
i pulcini. Quindi le femmine che covano allo scoperto sono dotate
dall’elezione naturale di colori poco vivi, e che per conseguenza non
attirano l’attenzione dei nemici. Invero noi vediamo che la massima
differenza sessuale di colore esiste nelle specie che fanno il loro
nido allo scoperto; mentre in quelle specie, che fabbricano il loro
nido entro cavità, ambedue i sessi sono vivamente colorati. Esempi per
quest’ultima asserzione ci forniscono le alcedini, le cingallegre,
i pappagalli, i piccioni, ecc. D’altra parte i maschi che hanno
colori vivi, attirando l’attenzione dei nemici e sacrificandosi per
la femmina e pei pulcini, riescono utili alla specie, e tale loro
carattere potrebbe dirsi patriottico. «La semplice osservazione
c’insegna dice Jäger, che in tutti i gallinacei il maschio si espone
alla vista del nemico, per attirare l’attenzione a sè e deviarla dalla
sua progenie»[193]. Si potrebbe ritenere che tale sacrifizio dei
maschi, continuato per lungo tempo, dovesse condurre ad una eccessiva
riduzione degli individui di questo sesso; ma questo timore non è ben
fondato, perchè la femmina è esposta, in conseguenza del suo sesso e
del suo còmpito, ad un maggior numero di cause di distruzione che non
il maschio. D’altra parte il fatto, che i gallinacei sono poligami,
dimostra che una leggera riduzione nei maschi è realmente avvenuta.
Ma forse nemmeno queste considerazioni sono sufficienti a spiegare
le differenze sessuali secondarie dei gallinacei, o, per meglio
dire, a spiegare la bellezza dei maschi in confronto delle femmine.
Probabilmente v’ha in questa famiglia una originaria attitudine a
produrre colori brillanti, ereditata da un antico progenitore, in cui
apparve come un semplice carattere morfologico. Da questa tendenza,
favorita nei maschi dall’elezione sessuale e naturale, contrariata
nelle femmine dall’elezione naturale, potè scaturire il risultato
complesso che noi oggi osserviamo in natura.