riparti, il tuo domani... Se una felicità quaggiù t'è stata carpita,
un'altra felicità tu hai lasciata lontano, ad aspettar follemente
l'impossibile... Non sempre assenza vuol dire addio: talvolta
assenza vuol dire eterno ricordo, insanabile rimpianto, disperata
inconsolabilità... Domani, domani... Domani è la piccola donna rimasta
laggiù, domani è la creatura eroica che t'ha salvato la vita, non per
sè, ma per gli altri, non per tenersela, ma per donarla, ineffabile
olocausto al diritto di quelli che son venuti prima... E tu, fedele
al diritto di quelli che son venuti prima, hai lasciato un cuore
appassionato senza speranze, per sempre... Ma il piccolo cuore ti
disse: «Non avrò mai altro sogno se questo sogno è impossibile e non
avrò mai altro amore se amarvi non m'è concesso...». Domani, amico,
è laggiù, oltremare, oltre la tua vita d'oggi, oltre il tuo sogno
caduto... Pochi giorni di navigazione verso la terra promessa... e
tu sarai felice... Io, sogno, più leggero di te, volerò laggiù prima
di te, dirò a colei che ti aspetta senza speranza: «Il miracolo è
compiuto. E la tua felicità, cui dicesti addio per sempre, sta per
ritornare...»
Ma Pierotto chiama, con voce sorda, dal cancello:
— Padrone, andiamo.
E Fiorvante va, quasi senza dolore, perchè ogni giorno seppellisce
nella polvere rossa della sua aurora il giorno che l'ha preceduto. E,
per il cuore, è sempre domani...
Domani...
65.
Fiorvante ha chiesto al Ministero di poter tornare ad imbarcarsi per
l'Estremo Oriente. Da otto giorni, in compagnia d'un amico, seguito da
Pierotto che questa volta non lo lascerà dovesse andare a nuoto fino in
Cina, da otto giorni Fiorvante, a Montecarlo, attende che il Ministero
risponda, che l'ordine venga...
Ma Pierotto entra come quando ha buone notizie da portare: un fulmine,
a ciel sereno.
— C'è un amico. Il guardiamarina Francucci.
La cosa, che sembra far gran piacere a Pierotto, non sembra farne
affatto a Fiorvante, il quale fa cenno al marinaio di far entrare e
rivoltosi all'amico chiede:
— Che cosa vorrà questo ragazzo da me?... Perchè vengono ad annoiarmi
ed a scovarmi fin qui?
Francucci è entrato, timido, impacciato. Non sa che dire. Poi diventa
tutto rosso e osa mormorare:
— C'è di là... sua moglie...
Pierotto ride, felice. Fiorvante è balzato in piedi e Mimì, senza
aspettare che le dicano d'entrare, è già entrata, s'è gettata ai
piedi di Fiorvante ripiombato a sedere ed ha il capo su le ginocchia
di lui... Francucci e l'amico sentono ch'è un gran momento e si
allontanano per lasciarli liberi...
— Io non voglio lasciarti, mormora Mimì. Io non voglio... Io ti amo! Ti
amo!
E si stringe a lui, per abbracciarlo, per raggiungere il suo viso, la
sua bocca. Ma Fiorvante sorride melanconicamente e scuote il capo:
— No... Tu non mi ami più, Mimì... Tu hai pietà... E non è la stessa
cosa...
Come si dispera, Mimì! Come si aggrappa, Mimì! Come vorrebbe che
Fiorvante se l'abbracciasse, la prendesse su le ginocchia e le desse
forza... Ma Fiorvante le solleva il viso nascosto, e, prese le sue
tempie nelle mani, la guarda in fondo agli occhi e in fondo all'anima
e l'ammonisce:
— No... Non posso accettare il tuo sacrificio d'onore... Non
rinunziare, Mimì alla tua felicità se la tua felicità è quella... La
vita è una sola...
E Mimì che sa quanto Fiorvante ha ragione e non vorrebbe che l'avesse,
scoppia a piangere dirottamente. I due amici appaiono, oltre la
vetrata, nell'altra stanza. E Fiorvante, fatto un cenno, chiamati gli
amici, solleva da terra Mimì:
— Francucci... La riaccompagni.
66.
Pierotto gli ha dato notizie: sa, Fiorvante, che Mimì è ripartita con
Francucci, senza lacrime, quasi senza pena. È ripartita, per sempre.
Ardea l'aspetta laggiù, in un altro paese, per un'altra vita. Ed egli
che l'ha tanto amata, non la rivedrà mai più...
Mai più...
E perchè non soffre? Perchè non piange? Perchè non sente l'orrore
dell'indifferenza che segue l'estasi, del buio freddo in cui s'affonda
il sole? È tranquillo, pacificato, quasi sereno... Vorrebbe piangere:
non ha lacrime. Vorrebbe ricordare: non ha ricordi. I ricordi si
perdono, pallidi, indecisi, non più realtà, ma ombre...
Ombre d'un passato che la luce della vita nuova cancella, impressioni
del tramonto, rimaste non su le cose ma negli occhi, e che lo splendore
della nuova aurora disperde...
Eterna vicenda d'ombre e di luci, incessante rinnovamento, infinita
rinascita del giorno dalle sue ceneri...
Vita!
67.
Una sera, pochi giorni dopo, in una busta ministeriale, l'ordine
d'imbarco per l'Estremo Oriente è giunto. Fiorvante è sùbito corso su
la soglia della sua camera da letto ove Pierotto riordinava nei comò:
— Fa' presto, Pierotto... Le valigie in due ore... Domattina si parte.
Si parte? Che gioia ha Pierotto e come batte le mani... E come si dà da
fare, un quarto d'ora dopo, mentre il suo padrone, col suo amico, esce
di casa e traversa i giardini diretto al _Casino_.
E, alla svoltata d'un viale, un _alt_ improvviso, un colpo al cuore,
la mano al cappello. Maud, colei che lo doveva aspettare inconsolabile,
colei ch'egli doveva raggiungere laggiù, in Cina, per consolarla, Maud
è davanti a lui, rossa in volto, le mani incerte.
— Son qui da un mese, ella spiega. Mio padre è in Europa, per tre mesi,
in congedo... E ha voluto che io l'accompagnassi.
Ma, più che su Maud, gli occhi di Fiorvante si posano su quel
giovanotto rimasto indietro e che ora fa cenno a Maud di presentarlo.
— Mister Treddles... mio fidanzato..
Fiorvante sobbalza. Il fidanzato viene avanti con un sorriso, la mano
stesa. E Fiorvante non può parlare, non parla... Troppe cose egli
avrebbe da dire... Ci rinunzia e, del resto, già Maud, rossa in volto,
tende la mano a Fiorvante e s'allontana col giovane inglese che, non
appena rimasti soli, ombroso come tutti gl'innamorati, chiede notizie
e spiegazioni... E Maud spiega:
— L'ho conosciuto in Cina... Sei mesi or sono... prima d'incontrar
voi...
E il piccolo incontro, la grande tragedia, dalle due parti, non hanno
altre parole...
68.
S'affatica, Pierotto, a preparare, dagli armadii al comò, dal comò
agli armadii, dal salotto al bagno, dal bagno alla camera da letto,
affinchè il padrone trovi tutto pronto, le valigie chiuse, e dica, come
al solito, battendogli una mano su la spalla:
— Bravo!
Ancora due cassetti da vuotare e le cinghie da stringere. E niente
altro. Poi il padrone può ritornare. Il padrone è servito, come sa
servire Pierotto: da soldato, fedele agli ordini.
Ma la porta s'apre dietro le sue spalle e la voce del padrone risuona:
— Lascia, Pierotto... Non parto più.
L'ha visto nello specchio, senza volgersi, Pierotto: pallido, contratto
il viso, l'aria dei suoi giorni peggiori. Ed è rimasto li, una camicia
in una mano, un pacco di cravatte nell'altra, la bocca spalancata, gli
occhi che interrogano...
Chi interrogano? Già Fiorvante è sparito dalla porta. È nell'altra
stanza, nel salotto, col suo amico. S'è seduto e ha fatto sedere
l'amico vicino a sè:
— Vedi?... Due volte lontano, due volte dimenticato...
Luce cruda e sfacciata delle stanze d'albergo, luce senza veli, senza
penombre, luce fatta per chi non ha dolore da nascondere, per chi non
ha nell'anima oscurità che chiedan l'ombra anche fuori... Fiorvante ha
chiamato Pierotto:
— Spegni.
E Pierotto ha spento ed è rimasto lì, nella penombra, a guardare il
suo padrone illuminato nel viso da quella sola lampadina ch'è su la
tavola, piccolo fiore cupo, sotto il paralumino viola. E ode Fiorvante
aggiungere con la voce grave e profonda che vien su dal fondo più
profondo dell'anima:
— Ed è giusto che sia così... Non può essere che così...
C'è un silenzio. E Fiorvante dice ancora parlando più a sè stesso che
al suo amico taciturno:
— Il cuore dimentica... La vita cammina...
Il suo padrone soffre. Come soffre il suo padrone!... Lo sente dalla
sua voce, Pierotto, dalla sua voce che squilla, giovane e forte,
nell'ora lieta, che si fa cupa, velata di lacrime, quando il cuore
fa male. E Pierotto s'è accucciato a terra, s'è trascinato fino al
padrone, cane fedele che non si stacca dal capezzale quando il padrone
è malato...
E ancora una volta la voce di Fiorvante ripete:
— Il cuore dimentica... La vita cammina...
Di sotto in su Pierotto lo guarda: ha gli occhi pieni di lacrime, ma
un sorriso appare agli angoli della bocca, su le labbra dolorose: un
sorriso che è una smorfia.
— Ti rammenti? Il piccolo racconto cinese che leggevamo a bordo e che
anche a te piaceva tanto nella sua desolata, amara verità... Madama
Lu... Il ventaglio bianco...
E, dal petto, dalla gola, da tutto l'essere di Fiorvante prorompe una
risata che suona grottesca e tragica nella stanza, una risata che fa
male a sentirla. E ancora la voce, tra le risa, ripete:
— Il ventaglio bianco... Il ventaglio bianco...
Pierotto non sa mai bene perchè fa le cose. Non è uno psicologo,
Pierotto... Ma le fa. E a vedere il suo padrone con gli occhi pieni
di lacrime, a sentirlo ridere così, si trascina ancora sul tappeto
e bacia, senza che il padrone se ne accorga, la mano ch'egli ha
abbandonata, giù dalla poltrona, verso terra...
69.
E Fiorvante rivede laggiù, in fondo, nel buio della stanza, Madama Lu
che fa vento su la sepoltura del signor Tao, affinchè la terra possa
asciugarsi più presto, Madama Lu che fa vento col suo bel ventaglio
bianco, il ventaglio più bello e più bianco che si sia mai veduto...
70.
Cina, racconti e paesaggi cinesi, fantasie del Celeste Impero, nel
mondo dei favolosi incanti dove le donne son fiori e dove gli Dei son
di porcellana, favole di lontananza e d'impossibile, poesia e filosofia
d'Estremo Oriente, favole d'un mondo vecchissimo e nuovissimo ancora,
favole di laggiù, verità di quaggiù, racconti d'Estremo Oriente che
chiudon le verità dell'Estremo Occidente, tremenda monotonia del mondo,
dove il male è sempre uguale, dove l'uomo è sempre lo stesso, dove
la storia è sempre quella, poesia che tutti sognano, in cui nessuno
crede e che tutti tramandano, verità di cui tutti soffrono, cui nessuno
sfugge e che nessuno insegna, pena e vergogna d'essere uomini e niente
altro che uomini, piccole cose d'un immenso mondo, immenso mondo di
piccole cose...
. . . . . . .
Madama Lu del giuramento fedele, Madama Lu della vita che non si ferma
sui caduti o su gli sperduti, tu hai prestato a Mimì, a Maud, tu presti
sempre a tutte il tuo bel ventaglio bianco che col muovere delle sue
penne leggere abbrevia il tempo del ricordo fedele e allunga quello
dell'oblio inevitabile... Ma ci sarà un giorno anche per te, Madama
Lu, per il tuo nome che tu avrai scritto su la terra umida delle tue
lacrime — ci sarà per asciugare più presto, per più presto cancellare
— ci sarà un giorno Madama Lu, un ventaglio bianco anche per te....
FINE.
_Rocca S. Casciano, 1922. — Prem. Stab. Tip. Licinio Cappelli._
Opere di Lucio d'Ambra
=Romanzi e novelle=
_Il Miraggio_, romanzo — 2ª edizione.
_L'Oasi_, romanzo — 3º migliaio.
_L'Ardore di Settembre_, novelle (esaurito.)
_L'Amore e il Tempo_, novelle.
_Il «Damo Viennese»_, romanzo — 8º migliaio.
_Il Re, le Torri, gli Alfieri_, romanzo — 6º migliaio.
_La Rivoluzione in sleeping-car_, romanzo — 15º migliaio.
_L'Ombra della Gloria_, romanzo — 10º migliaio.
_Il Mestiere di marito_, romanzo.
_L'Uomo che ha fatto uscire il Papa_, romanzo — 10º migliaio.
_Il Trampolino per le Stelle_, novelle — 5º migliaio.
_Mister Wiskey, mio rivale_, romanzo (di prossima pubblicazione).
_La Commedia a Pontassieve_, novelle (di prossima pubblicazione).
_Madame Pompadourette_, romanzo (in preparazione).
=Teatro=
Vol. I. — _L'Amore ricama_, 1 atto — _Castello di carte_, 1 atto —
_Marionette_, 1 atto — _Fantasia_, 1 atto — _La Destra e la
Sinistra_, 1 atto — _Acqua acqua, fuoco fuoco_, 1 atto — _I miei
amici di Sans-Souci_, 1 atto.
Vol. II. — _Acqua stagnante_, 3 atti — _La via di Damasco_, 3 atti —
_Il Giardino d'Armida_, 2 atti.
Vol. III. (In collaborazione con Giuseppe Lipparini) — _Il Bernini_,
4 atti, in versi — _Goffredo Mameli_, 5 atti, in versi — _Il
Matrimonio improvviso_, 3 atti._
Vol. IV. — _Effetti di luce_, 2 atti — _Gli Angeli Custodi_, 3 atti —
_Gli Esuli_, 4 atti.
Vol V. — _La Diva della Scala_, 4 atti — _La Frontiera_, 3 atti.
=Critica=
_Le Opere e gli Uomini_, 1ª serie.
_Le Opere e gli Uomini_, 2ª serie (di prossima pubblicazione).
_Storia della Letteratura Francese_.
_La Commedia dal mio palco_ (1ª serie) Rassegne drammatiche
della «Nuova Antologia» (in preparazione).
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.
End of Project Gutenberg's Il trampolino per le stelle, by Lucio D'Ambra