XXV.

Sono passati molti anni da quel giorno. Poco dopo morì la mia buona

suocera in Valtellina: noi abbiamo appigionate le terre, e siamo venuti

a prendere stabile dimora a Milano, nella casa ereditata dallo zio

canonico dirimpetto ai nostri figli e nipoti, la serie dei quali si è

arricchita di due maschi, Azzone e Daniele, e dell'ultima bambina, che

si chiama Agata.

La povera nonna Savina è mancata ai vivi nel mese decorso.

Incaricato da mio genero di ricercare un documento di famiglia in un

armadio di sua madre, che egli non osava dischiudere per non inasprire

la ferita troppo recente, io andavo rovistando con mano tremante le

carte della defunta, quando mi capitò sotto gli occhi un involto legato

da un nastro nero.

Avendolo aperto, cadde sul tavolo il mazzetto di mammole ed eliotropii

colla rosa nel mezzo, che io le aveva gettato dalla finestra nella mia

gioventù.

Diseccato dagli anni, non aveva ancora perduto ogni profumo. Lo tenni

lungamente fra le mani piangendo. Era il mio ultimo tributo al passato.

Un mazzetto di fiori secchi, bagnati di lagrime... ecco quanto restava

d'un primo amore!...

Però quel mazzetto, reliquia insignificante ai profani, era per il mio

cuore pieno di eloquenti e supreme rivelazioni.... In esso io leggeva la

seconda parte del romanzo della mia vita... la più interessante, ma che

resterà inedita per sempre... Essa non mi appartiene, è il segreto d'un

nobile cuore coperto da un drappo funebre.... Io non ho nè la potenza di

far rivivere quel cuore, nè il diritto di profanare un morto con postume

inquisizioni.

Ho narrato la sola parte che mi riguarda nell'interesse de' miei nipoti.

Leggendo un giorno il racconto del nonno potranno forse sfuggire a quei

sottili prestigi che affascinano l'incauta gioventù con allucinazioni

che sembrano inoffensive, ma che talvolta esercitano una fatale

influenza su tutta la vita.

Voglia il cielo preservare i miei cari dal benchè minimo pericolo,

rendendoli modesti e prudenti in gioventù, e sempre virtuosi, assennati

e felici, fra le cure operose del loro stato e nella pace della vita

domestica.

Villa Saltore, 25 maggio 1874.

Il bacio della contessa Savina · 第 30 / 52 题