Lapaccio è morto, e tu ci arai 'l malanno
Con maniche d'avanzo a tre fibbiette;
Ma non d'occhio fagian sarà tal panno.
=Con maniche ec.= in larga copia; malanni in quantità. Detto da'
pomposi maniconi dell'antica gala Fiorentina, ch'appuntati con tre
fibbiette o con tre nastri pendeano sfoggianti dal braccio.
=D'occhio ec.= panno a color d'occhio di fagiano, che si
fabbricava in Firenze. La misura de' tuoi malanni sarà sfarzosa ed
ampia, come quella de' gran maniconi; ma il panno sarà di lutto e
non di gala.
Per le bruzzole fieno, e per le sette.
Non ti mostrar così da monte grosso:
E monna scocca 'l fuso ha tre cornette.
=Le bruzzole:= l'ore del crepuscolo di sera o di mattina; siccome
=le sette= detto assolutamente intendesi delle sette ore. Saran
maniche d'oscurità e di duolo.
=Da monte grosso:= non ti finger sì grossolano, e che sì poco tu
capisca. Così =da monte gonzi= per gonzo.
=Monna scocca 'l fuso:= si suol dir per giuoco d'una donna
svogliata di lavorare. =Ha tre cornette:= è restata con niente, è
rimasta con tre stuzzicadenti per divertirsi. Ridolf.
Dinoccolato rimase a mezz'osso,
E fecene la salsa cammellina;
E dipoi l'appiccai un arcidosso.
=Dinoccolato:= rotto, spossato. =Atque exossato ciet omni pectore
fluctus=. Lucr. 4.
=Salsa cammellina:= equivoco allusivo alla bava che gettan dalla
bocca i cammelli, e con cui sovente lordan coloro, ch'ad essi
stanno vicini. Rid.
=Un arcidosso:= un arco d'osso, un cornetto. Similmente =attaccar
l'uncino= fra tanti disonesti equivoci del Boccaccio. 40.
Egli è rimasto in calze, e 'n cappellina;
E non sapea le fitte del maccajo:
Adagio pur, che cova la mucina.
=È rimasto ec.= è restato in farsetto; n'è uscito com'un merlotto
spennacchiato; cioè con pochi cenci indosso sbalordito e confuso.
=Le fitte ec.= il Vocabolario l'intende per terreno che sfonda
e non regge sotto i piè, sicchè a stento ne possa uscir chi
c'incappa. =Maccajo:= luogo in cui sian baccelli; essendo
il =macco= una vivanda di fave ridotte in tenera pasta.
L'interpretazione è men laida di quella del Salvini.
=Mucina:= gattina. Oggi gatta ci cova, c'è sotto cosa da temersi.
Un esule di Firenze scrisse a Cosimo I. queste sole parole:
=La gallina cova=; quasi dir volesse che sebbene ei non facea
schiamazzo pel ricevuto esilio, tramava nondimeno gran cose. Il
Duca gli fece rispondere, =che la gallina potea covar malamente,
perchè era fuori del nido=. Paoli Mod. Tosc.
Io mi sputacchio, attienti al colombajo.
Scottobrinzolo carezze; ed a ghiri
Mattaniccio, che hai gozzo panajo.
=Mi sputacchio:= il Salvini lo crede detto sporcamente. =Attienti
al colombajo:= fatti in là, salvati casta colomba. Scherzo
amoroso.
=Scottobrinzolo carezze:= la crederei una di quell'espressioni,
che sovente nascon di nuovo tral brio de' lepidi parlatori; e
significhi cosa picciola ma cara, come =giojuzza mia, carezza
mia=. Da =scotto=, cibo dell'osterie, e =brinzolo=, forse com'il
Franc. =un brin de pain=.
=A ghiri:= il Ridolfi giudica potersi intendere non altrimenti
che =a lupi=; cioè =va che t'ingoino i lupi, levamiti d'intorno=.
E dovrebbe esser risposta di colui, a cui fu detto =attienti al
colombajo=.
=Mattaniccio:= forse fastidioso, rincrescevole; da =mattana=,
noja. =Gozzo panajo:= hai un gozzo com'un otre, capace d'un sacco
di pane.
O siri, vostra coglia il can la tiri:
La pugna vinsi, e poi l'aggavignai:
All'assiuol col buono schizzo ammiri.
=L'aggavignai:= vinta la sua resistenza, l'acchiappai per le
gavigne, lo tenni stretto pel collo.
=All'assiuol ec.= il Ridolfi scorge in questo verso un sentimento
da offender le caste orecchie. Quasi uno rispondesse: Tu che fai?
=Assiuolo:= uccello sulla cui fronte s'alzan due penne a guisa di
corna; onde =testa d'assiuolo= è detto ingiurioso agli ammogliati.
=Ammiri:= prendi la mira.
Per voglia di giucar mi sconcacai:
Martin la cappa perdè per un punto;
Del ringhio seppe, e tutto lucherai.
=Martin ec.= dicesi ad esprimere ch'un minimo accidente porta seco
talvolta conseguenze della maggior importanza. A un certo Ab.
Martino fu ritolta l'abbazia per aver sulla porta del monistero
scolpito: =Porta patens esto nulli claudatur honesto=; e aver
affisso un punto dopo =nulli=, il che rendea un senso villano, e
manifestava la sua ignoranza. Menag.
=Del ringhio ec.= diè a veder la sua rabbia, com'animal che
ringhia e digrigna i denti. =Lucherai:= anch'io feci fronte del
tutto sdegnosa; da =luchera=, truce aspetto. =Un canonico com'un
satanasso, che la luchera avea giusto di Spillo=. Son. Contad.
Spillo era uno sbirro di que' tempi.
Non entro in cul di troja per grassunto;,
Ma terra terra a basso fondo stommi.
Non rosecchiare, o magrettino spunto.
=Non entro ec.= modo laido per dispregiare una cosa, sebben capace
di darne diletto. Finalmente non sei più ch'una troja; non so poi
che farmene.
=Non rosecchiare:= non dar de' morsi; tolto dagli animali in
amore. È risposta a chi disse =non entro ec. Magrettino spunto:=
magro strutto e consumato, secco com'un chiodo.
E con singhiozzo la frigna spacciommi:
Pace dia Dio a chi lasciò l'uscio aperto:
E con rimbrotti a salincervio alzommi.
=Singhiozzo:= palpito convulsivo, che suol succedere ad un gustoso
pasto, ed è segno del fatto buon pro.
=Salincervio:= è propriamente un gioco de' fanciulli che si
saltano a cavallo un dell'altro.
Schippa tosto infardato scoperto.
Messer non mi sbranite: e da buon die
Colombo stava in asserel diserto.
=Schippa:= scappa fuori, guizza com'anguilla che si vibra di mano
al pescatore. Non è lecito il più spiegarsi. =Non mi sbranite:=
non mi fate male; detto lezioso.
=Colombo stava:= era già del tempo che stava come puro colombo
solitario sulla sua mazza senz'accostarsi ad alcuno.
E così si racconcian le badie:
Guardici noi da' funghi cacherelli
Al nome del Dialto, e Fantasie.
=Le badie:= così s'arriva presto a mettersi in bonis, a far
sostanze. Al contrario: =Di buona badia siamo a debole cappella=,
cioè di ricchi siam divenuti poveri.
=Funghi cacherelli:= che nascono ad un tratto dallo sterco.
Non piaccia all'alto Dio e agli Angeli, che tosto dallo sterco
cresciamo in grandezza a somiglianza di questi funghi. =Fantasie:=
gli Angeli che per mostrarsi a noi si veston di corpo fantastico.
E tutti Caorsini, e Pittoncelli
Quand'i' odo alle ghegghe, molto gabbo:
Per la famiglia farem de' bianchelli.
=Caorsini:= di Caorsa. =Pittoncelli:= del Poitù. =E però lo minor
giron suggella Del segno suo e Sodoma e Caorsa.= Dant. Inf. 11.
Ivi Caorsa è per usurarj e barattieri, di cui dovea esser pien
quel paese. Onde Brunetto: Quand'io odo siffatta canaglia invitare
a =(ghegghe)= beccacce, cioè a pranzi delicatissimi; =molto
gabbo=, molto me ne fo beffe. Rid.
=Farem ec.= perchè i loro figli presto finiranno in =bianchelli=,
cioè in fagioli secondo la lingua furbesca, come crede il Ridolfi.
Tattuelle conialla mamma e babbo,
Dolce mona matassa; di presente
In su lo stomaco un cocomer abbo.
=Tattuelle conialla:= tattamelle, o voci storpiate di bambini che
balbettano, di cui vuol qui imitare il linguaggio. =Tato= dicono i
fanciulli per fratello.
=Mona matassa:= soprannome di femmina imbrogliatrice: quasi
dicesse: Madonna mia graziosa, coteste vostre son tutte tattamelle
da bambini; e ci vuol altro. Ridolf.
=Un cocomer abbo:= ho in corpo cose, che ne crepo, e non le posso
dire; come cocomero che non passa, e aggrava lo stomaco.
Groppa non tien madonna la vegnente:
Deh pur non cigolare, e neo neo;
Ed ha una costuma mona ogliente.
=Groppa non tien:= non porta in groppa, non sa soffrire. =La
vegnente:= la grassa e fresca; traslato dalle piante, che si dicon
=vegnenti=, quando son rigogliose.
=Non cigolare:= non cinguettare, non fare strepito; tolto dallo
strider de' ferri o delle carrucole nel fregarsi. =Neo neo:= non
far neo neo, cioè non fremer tra' denti.
=Mona ogliente:= madonna la leziosa, la profumata non fa altro che
una cosa; uno è il vizio suo.
Il messerino storpio col maneo
Sguazzerà sorso a sbacco, e faentina:
Non dabo a te ceterucolo meo.
=Il messerino ec.= un tale storpiato nella mano, noto allora
fralle bettole, e le taverne. Ridolf.
=Sguazzerà= nel vino =(sorso)= bevendo a più non posso. =Il
salario sguazzar bricconeggiando.= Buon. Fier. =Sbacco:= crede il
Ridolfi che sia il nome dell'osteria. =Faentina:= una delle porte
di Firenze, ov'eran molte bettole.
=Non dabo ec.= si rivolge ad un altro: E del bere, gli dice, a te
non darò già io, bello il mio zoccolone. =Ceterucolo:= cetriuolo,
uomo senza garbo nè grazia.
Mencia non è la buona panichina?
Al nome di San Gal co' gran bendoni
Egli è pur cuore e cuffia, e non ha gina.
=Panichina:= è un titolo, che si suol dare scherzando a donne
di cattivo odore. =Qualche buona panichina t'ha messo nel capo
quest'imbratti.= Sacch. 106.
=Bendoni:= strisce che pendon dalle cuffie, o da altro ornamento
di testa sì d'uomo che di femmina.
=Egli è ec.= pare a vederlo un Rodomonte; gran cuore e gran
berrettone; e poi =non ha gina=, non val niente, non c'è un
quattrin di nervo e di sostanza.
Sparagi, guaraguasto, e stranguglioni,
Pilatro, marcorella, e petacciuola:
Calamandrea, e bocciolon marroni.
=Sparagi, guaraguasto:= erbe che crescono in fusto.
=Stranguglioni:= tumori in forma di pallotte, glandule. Ecco cosa
sono in sostanza quest'uomiciattoli fecciosi, com'è costui: son
fusti glandulosi.
=Pilatro ec.= quattro erbe medicinali, o purganti o frigide, che
pur si stendono in fusto. =Bocciolon marroni:= castagne grosse
come bocce, balloccioroni. Segue lo stesso frizzo.
Deh metti un pane in tavola Vivuola,
Ch'ecco Ser Azzo, che vien per lo spazzo;
E faccio tela a ventuna pajuola.
=Deh metti ec.= oh via, al diavolo siffatte bubbole, pensiamo
a noi: e tu, o Vivuola, metti in tavola. =Vivuola= si crede dal
Ridolfi un garzon d'oste.
=Faccio tela ec.= al mio ordito, ch'è ben largo, ci vuol trama
assai; cioè alla mia fame, che non canzona, ci vuol roba in
quantità. =Pajuola:= è una mano di fila per ordito della tela; la
quale è =a ventuna pajuola=, quando alla sua larghezza vi vogliono
ventuna di queste mani. Rid.
Non sa chi la si bevve Papi pazzo;
E 'n Catalogna i buon tavolaccini;
Ed al pan molle aguale è giunto 'l guazzo.
=Papi:= lo stesso che Ciapo, Jacopo. Quello scioccon di Ciapo non
sa chi se l'è bevuta, chi ha ingojato il boccone.
=Catalogna:= fra' Toscani va in detto =Giustizia Catalana=, e
intendesi giustizia barbara iniqua. =Tavolaccini:= donzelli del
Magistrato; dal portare =il tavolaccio=, targone di legno. =Buoni=
per ironia, cioè d'un empio tribunale più empj ministri; o sia ad
un male s'è dato per giunta un mal peggiore.
=Al pan molle ec.= segue il senso medesimo: a un pane per se
stesso molle s'è aggiunto tant'umido, che gliene sopravanza per
=guazzo=. =Aguale:= ora, in questo tempo.
Non varrebbe la fava tre lupini?
A bertolotto tu sai bisticciare:
La schiazzamaglia non ha de' fiorini.
=Non varrebbe ec.= non è così? è tanto certo che così è, quanto è
certo che le fave costan tre volte più de' lupini. Rid.
=Bisticciare:= garrir con alcuno, motteggiandolo e proverbiandolo;
=a bertolotto=, col passarsela franca. Così =mangiare a
bertolotto=, mangiar senza spendere. =Schiazzamaglia:= plebaglia,
feccia del popolo.
Cusoffiole! deh non arrabicare;
Ed ha cacciato l'aglio, e anitrisce;
E le cervella diè a rimpedulare.
=Cusoffiole:= voce d'ammirazione e di sorpresa, come =capperi!=
Lat. =papæ=. L'acutezza del Salvini giunge a vedervi un gergo di
quel =soffiansi in cul=, che segue appresso. =Non arrabicare:= non
ti prender collera.
=Ha cacciato l'aglio:= pensa il Ridolfi che significhi =è
castrato=, siccome in tal senso dicesi =aver cavati i fagiuoli=,
che cogli spicchi dell'aglio hanno qualche somiglianza. =E
anitrisce:= eppur nitrisce contuttociò, com'infocato cavallo.
=Rimpedulare:= è propriamente rifare il pedule delle calze. Quindi
aver dato il cervello a rimpedulare è un motteggio, che val non
averlo presso di se, come se si fosse mandato a risarcire.
A mal in corpo co' granchi le bisce
Soffiansi in cul la mattina a digiuno,
Cardando, perchè teme nol ghermisce.
=A mal in corpo:= si spiega dal Varchi: =Di mal talento, e come
si dice volgarmente, a male in corpo=. =Co' granchi:= quasi con
due bocche, perchè tante se n'attribuiscono a quest'animale. Onde
=parlar com'un granchio=, cioè andar molto avanti nel dir de'
fatti altrui. =Le bisce:= i mormoratori, che sono appunto come
bisce sorde e velenose. Rid.
=Soffiansi in cul:= è un modo della plebe, che significa
motteggiarsi e dirsi male scambievolmente; seguendo la metafora
delle bisce, di cui è proprio il sibilare.
=Cardando:= cardare è trar fuora il pelo a' panni col cardo; qui
metafor. per mormorar d'un altro mentre non è presente.
Tu se' nè dura o mezza, dice ognuno;
E non ha buschia, ed è una gran lappola;
Non ti faria del melarancio un pruno.
=Mezza:= qui co' =zz= aspri in senso di quasi fracida. Cotesti
maldicenti sai tu che dicono? Ognuno dice che se non sei tu
fracida, nemmen sei acerba; che sei matura.
=Buschia:= nulla. =Lappola:= dicesi a persona che facilmente
s'attacca, come fa quest'erba alle vesti. E dicon di te: Ell'è una
femmina, che non ha che stracci; ma è una lappola, che s'appiccica
a quanti le capitano.
=Non ti faria ec.= nemmeno è buona a niente; nè anche saprebbe
dal molto cavare il poco, o come dicesi =da un lenzuolo un
berrettino=.
Alle guagnespole egli è una trappola;
E ben son secche, e di maggio tagliarsi:
Non istare a gambon con una chiappola.
=Alle guagnespole:= specie di giuramento, come =alle guanguele=;
cioè per lo S. Vangelo, antic. =Guanguelo=. =A le guanguel ch'io
v'ho pur dato drento.= Fir. Bell. =Trappola:= è un furbo pieno di
sotterfugi.
=Di maggio ec.= quando interrogato taluno non risponde a
proposito, si suol soggiungere: =Sì sì, tagliaronsi di maggio.=
Rid.
=Non istare ec.= non prender gara, non ti mettere a tu per tu con
una frasca =(chiappola)= con uno scioccherello.
Egli è nuovo cintonchio a scantonarsi:
E ben conosco, chi è ser Marzucco,
Che fornì cerretel per rimbuscarsi.
=Cintonchio:= il Ridolfi si dà per vinto in questo terzetto,
che ha per molto scorretto. Il Salvini col Vocabolario intende
=cintonchio= per un'erba Lat. =centunculus=. Ella vegetando per
le mura con pregiudizio di esse, potrebbe intendersi che costui
è in danno della sua casa non altrimenti ch'il cintonchio.
Ma =scantonarsi= è propriamente sfuggire, voltar canto, e
=centunculus= è anche una ciarpa a pezze di più colori. Direi con
maggior connessione, che la suddetta =chiappola= è appunta com'un
composto di cento colori e di cento facce per ischermirsi; e che
perciò è vano il garrir con lei.
=Cerretel:= forse diminutivo di =cerretano=, che suol dirsi a'
pitocchi. =Rimbuscarsi:= rimettersi in averi. Rid. Io leggerei
=rimbucarsi=; avendosi in Dante Purg. 6. un ser Marzucco, che
finì frate minore. Il senso sarebbe: Quando ti dico che colui è un
=cintonchio=, so quel che mi dico; perchè so ben conoscere chi è
realmente buono, com'il buon Marzucco.
Ma non è fatto sera a Prato aducco,
E l'occhio avrà insalato il baccelliere,
Perch'e' sia frontezzuolo, e troppo ciucco.
=Non è ec.= suol dirsi per modo di minaccia: =Non è ancor sera=,
cioè v'ha tempo a scontarla, ce n'avvedremo. =Prato= è occidentale
a Firenze; e perciò è una grazia il dirsi ch'a Prato non sia ancor
giunta la sera. =Aducco:= ancora; Lat. =adhuc=.
=Insalato:= costerà caro al baccelliere il gusto di quel ch'ha
veduto; dicendosi =ella m'è stata insalata=, quand'una cosa s'è
dovuta pagar bene.
=Frontezzuolo:= testa picciola. Rid. Benchè quel ch'ei fa, lo
faccia perch'è un cervel di gatto, e un asinone. =Ciucco= per la
rima invece di =ciuco=, asino.
Buggiano egli è vertecchio, ed è ciarpiere;
Col cerbolato straluna alle due
Ed orochicco, e traspalline pere.
=Buggiano:= copertamente per titolo ingiurioso; così =mandar
uno al borgo a Buggiano=, mandarlo a farsi friggere. Il Ridolfi
intende =vertecchio= per ingannatore; da =verta=, rivolta di rete
peschereccia. =Ciarpiere:= faccendiere, che tutto acciarpa.
=Cerbolato:= forse da =cerbio=. Nelle rime del Sacchetti:
=Fiorenza mia, poichè disfatte hai Le cerbiatte corna=; cioè gli
Ubaldini, la cui arme eran due corna di cervo. Intenderebbesi che
con uno di cotesta famiglia andasse egli =(alle due)= di notte in
cerca di vaghe donne.
=Orochicco:= gomma usata dalle donne per acconciarsi i capelli;
qui per le stesse ornate donne. =Traspalline:= trasparenti, come
crede il Ridolfi. =Traspalline pere= sarebber gli ornamenti, che
dal collo o dagli orecchi pendono delle femmine, detti così dalla
lor figura di pera.
E fè fascina, e non stette infra due;
In su la siepe egli ha gittato il giacchio:
Tu ti raffredderai a darle 'n due.
=Fè fascina:= strinse subito il fardello, venne alle corte. =Non
stette infra due:= non perdè un momento a risolvere.
=Giacchio:= è una rete rotonda da pescare. Quindi gettar il
giacchio sulla siepe è far cosa non tanto inutile che dannosa;
mentre vi si straccerà la rete anzichè pescarvi.
=Darle 'n due:= detto de' giocatori, in cui arbitrio sta il
distribuir le carte in due o più volte. Rid. Il senso è mordace:
Bada bene, che non t'avessi a pigliare un'infreddatura col tanto
affaticarti.
Della scabbiosa trambasciando pacchio:
Eccoti belle cetere sbadiglia,
E donna Lippa ne ripose un bracchio.
=Scabbiosa:= erba aspra ed amara, già confusa colla stebe spinosa.
=Trambasciando:= con ambascia. =Pacchio:= mangio; modo basso.
Mangio veleno, che dicesi quand'uno si consuma di rabbia.
=Belle cetere:= sicuramente per soprannome di qualche notajo,
di cui è stile empir le carte d'un mondo d'=eccetera=. Ridolf.
=Sbadiglia:= il Salvini l'ha qui per indizio d'appetito venereo.
=Lippa:= per Filippa. =Bracchio:= per braccio, ch'è anche una
misura; Lat. =brachium=.
D'un grosso martignon le calde tiglia!
Tu m'hai posto a piuolo, e va' di nasso:
Per bargagnare spesso si sbadiglia.
=Martignon:= contadinone, come crede il Ridolfi, villanone di
buoni lombi. =Tiglia:= castagne grosse e allesse; oggi =tigliate=,
su cui men onestamente s'equivoca in Toscana. Ardisco prender
tutto il verso per un'espressione ammirativa, come =corbezzoli!=
=Posto ec.= m'hai piantato com'un asino, te ne sei scordato di
me; come chi legato il giumento al piuolo, va pe' fatti suoi.
Quindi =star al piuolo=, star aspettando il comodo altrui. =Va'
di nasso:= vai pe' tuoi venti, dimentico de' nostri patti; da
=lasciare in Nasso=, come fece Teseo ad Arianna. Vedi Paoli Mod.
Tosc.
=Bargagnare:= è astutamente temporeggiare per ricavar dal trattato
un vantaggio maggiore Franc. =barguigner=. Ne' capitoli di Carlo
Calvo: =Fœminæ barcaniare solent.= Du Fr.
Io fui già soppediano, ed or son casso;
E per lanterne vesciche tu fai,
Che volentieri ti mostrerei il chiasso.
=Soppediano:= cassetta anticamente tenuta vicina al letto sotto i
piedi. =Casso:= cassato, scacciato; =ho avuta l'erba cassia=. Poco
io era, ma or son niente. Salvin. Il Ridolfi prendendo casso per
cassa del petto, intende al contrario =migliorai di condizione=.
Con lui non convengo.
=Per lanterne ec.= tu ne prendi a gabbo, dando ad intendere una
cosa per l'altra. Oggi =vender lucciole per lanterne=.
=Chiasso:= via stretta, delle quali abbondava Firenze; e in cui
abitan per lo più persone o donne di mal affare.
Madre del diavolo, io la scapigliai:
Piscia marina colpa col leccone;
E oggi molto vi si dice assai.
=Piscia marina:= acqua in abbondanza; e s'usa, dice il Ridolfi,
dalla plebe quando piove dirottamente. È un peccato il dar vino
adacquato e pisciatello a chi ama il buon mangiare =(leccone)= e
meglio bevere: e un peccato era l'indugiare a saziar le mie brame.
E nell'orciuolo egli ha il calabrone,
Ed è una rivela, e pur tranquilla;
E quante corna, Siri, e va carpone.
=Nell'orciuolo ec.= aver il calabron nell'orciuolo dicesi d'uno
che mormora fra' denti per non farsi ben intendere, =pare un
moscon nel fiasco=.
=Rivela:= Il Ridolfi l'ha in significato d'uomo sciocco.
L'intenderei per inquietatore dal Franc. =reveil=, svegliatojo.
=Tranquilla:= tiene a bada, dà trastullo.
=Quante ec.= allude al giuoco de' fanciulli, in cui uno siede,
l'altro gli pone la faccia in grembo, sulla cui schiena sale il
terzo a cavallo alzando le dita perchè quel l'indovini, e dicendo:
=Biccicalla, calla calla, Quante corna ha la cavalla? Biccicù
cu cu, Quante corna c'en quassù?= Ed il senso è qui: Ora sta a
cavallo, or va sotto; ha degli alti e bassi, ma non si smarrisce.
Pur a cotai folate mi ritrilla,
Poi viddi Annuccio smemora busarli;
La serpe è mescolata con l'anguilla.
=Folate:= in certe occorrenze, che sopraggiungono all'impensata
come folate di vento. =Mi ritrilla:= mi fa risentire; benchè
freddo mi fia, pure mi fa ribollire il sangue nelle vene.
=Busarli:= bucarli, ficcarcela. =La serpe ec.= prov. il furbo s'è
dato a farsela co' semplici.
Pur pissi pissi passera mi ciarli;
E con ciloma sempre frottolando,
La picchierella gli venne per darli.
=Pissi pissi:= quello strepito di voci, che fan molte passere
insieme unite. Onde =fare un pissi pissi=, un passerajo un
bisbiglio.
=Ciloma:= diceria inutile. =Frottolando:= tirando giù una lunga
cicalata o tantafera; da =frotta=, affluenza o scivolata di
parole, che saltan di palo in frasca.
=Picchierella:= dar la picchierella in modo basso è battere, dar
buffe; qui figuratamente per venir tentando, far che =tocchi il
ticchio=.
Indugio: è un de' nostri rinculando;
E' canterella: non farà gonnella,
Perchè gli casca il mannarese stando.
=Non farà gonnella:= non ne ricaverà niente, non potrà vantarne
per suo trionfo le vinte spoglie. Così d'una belva caduta in mano
de' cacciatori suol dirsi: =Le fecer la pelle=.
=Mannarese:= è uno stromento da tagliare, quale il pennato con
cresta a guisa di mannaja. Parla in figura di uno che sia tutto
ardore per gli assalti amorosi, ma poca valenzìa abbia per
trionfarvi.
È ninna ninnarella, che m'appella;
Pur non lo sgomentar, che 'ntrista agli occhi;
Tracanna e pur adagio la cappella.
=Ninna ec.= oggi =ninna nanna=, cantilena per addormentare i
bambini. Sembrami che voglia dire: Ho capito chi è; è quel ninna
nanna, quel =dammene un che te ne caschi due=; come suol dirsi
d'un melenso ed inetto. Poichè =ninnarsela= è star lì senza
concludere.
=Cappella:= rendita del beneficio. Egli se la va bevendo pian
piano, e così sciorina l'entrate della sua cappellania.
Le giraffe, i giumenti, e i cavalocchi,
Il mangiapelo, ed il cencro li venne;
Aperte son le papice agli sciocchi.
=Giraffe ec.= son cinque animali diversi, figurativi del mal umore
saltato in capo a costui. Così suol dirsi gli =venne l'assillo,
gli montò il moscherino=. Pare che gli sia entrato in corpo tutto
l'inferno.
=Le papice:= le palpebre, a dir del Salvini; equivalente a quel
d'oggi; =I mucini hanno aperti gli occhi=.
Della mal'uggia il cappel di cotenne
Anche gli ho tratto, benchè sia in bellezza;
E Lioferne il seppe, che 'l sostenne.
=Mal'uggia:= mal talento. =Il cappel di cotenne= in giocoso gergo
è il capo. Gli ho sgombrata la testa dal frenetico umore, gli ho
tratto il ruzzo dal capo.
=Lioferne:= lo sa Oloferne che lo provò sotto la man di Giuditta,
come si faccia a levar il zurlo di testa ad uno.
E 'l becco a mugner non è gran durezza,
E già non arcimento per la strozza:
La gatta tanto alla pappa s'avezza
=E 'l becco ec.= si dice ad esprimer la difficoltà d'un'impresa.
=Quando giunsono a quello di Casalecchio in sul Reno, trovarono
il becco più duro a mugnere=. M. Vill. Brunetto dice al contrario
ch'il levar la frenesia di testa a colui, non gli par sì difficile
impresa.
=Non arcimento per la strozza:= e in fede mia che non mentisco;
so quel che mi dico. Oggi =mentir per la gola=, dir menzogne
sfacciate.
Che l'è cotta la bocca, e la gargozza.